Il teatro ha l’obiettivo di contribuire alla crescita intellettuale dei suoi spettatori. Esistono quindi opere teatrali che, forse, valgono quanto i migliori testi scolastici. È il caso di queste cinque opere teatrali di cui sto per parlarti. Cinque testi sulla Shoah che ci insegnano molto sull’ Olocausto e sul nazismo.
Una pagina nera della storia recente che si ricorda ogni anno con la Giornata della Memoria.
Una ricorrenza internazionale che, forse, negli ultimi tempi sta diventando una vuota e ipocrita giornata, in cui si ricorda il genocidio degli ebrei, senza effettivamente capire perché avvenne una cosa del genere. Come si arrivò a compiere l’Olocausto.
Come mai, persone normali come me e te, arrivarono a pensare che fosse giusto discriminare altre persone in base alla loro religione. O ancora, in base al loro orientamento sessuale o alle loro idee politiche. Che fosse giusto rinchiuderle nei campi di sterminio e togliere loro ogni dignità. Trattarle come bestie.
Si tratta di opere non sempre di facile lettura. Ci mettono di fronte, senza troppi fronzoli, la natura umana che sa essere crudele, egoista e meschina.
Ma è proprio per questo motivo che questi testi sulla Shoah andrebbero letti. Che queste opere teatrali andrebbero studiate a scuola. E andrebbero viste a teatro.
1. Terrore e Miseria del Terzo Reich di Bertolt Brecht
Inizio questa classifica sui testi sulla Shoah con un testo teatrale che ci fa riflettere sul significato di Olocausto e sul devastante effetto delle discriminazioni. È probabilmente tra i più famosi in questo ambito. Un’opera che ci racconta la pagina nera del nazismo.
Terrore e Miseria del Terzo Reich di Bertolt Brecht è una raccolta di ventiquattro scene teatrali che descrivono la quotidianità del popolo tedesco, durante il regime Nazista.
Scritta tra il 1935 e il 1938, l’opera offre allo spettatore e al lettore uno spaccato disilluso delle vittime e dei carnefici che vissero in quel periodo.
Vale la pena soffermarsi sul fatto che Brecht scrisse Terrore e Miseria del Terzo Reich mentre il nazismo stava dominando il suo paese come un cancro. Questo fa comprendere bene quanto l’autore fosse lucido e consapevole di ciò che stava accadendo.
Con quest’opera si capisce fin troppo bene quanto una dittatura entri nelle vita delle persone. Quanto la dittatura non sia solo parate militari e censura, ma che sia viva e presente come un macigno anche all’interno delle mura domestiche. E come domini la vita di tutti con la paura.
Terrore e Misera del Terzo Reich rappresenta, quindi, una spietata denuncia del regime di Adolf Hitler. Una diapositiva di come quel regime fosse fondato sulla discriminazione dell’altro e del pericolo che un principio del genere si porta dietro.
Ma è una denuncia che vale la pena leggere ancora oggi, per capire i meccanismi che portano ad un regime autoritario e come tutto questo si ripercuota sulla società e sulle persone.

2. Processo a Dio di Stefano Massini
Stefano Massini ha scritto Processo a Dio nei primi anni duemila. Tra i testi sulla Shoah di questa lista, questo è quello in cui, la protagonista assoluta è la religione.
A fare da sfondo è l’ambientazione fredda e spietata di un campo di sterminio nazista, nella primavera del 1945. Il campo è stato liberato dagli Alleati, ma i personaggi che popolano la pièce, alcuni ex detenuti ebrei, sono in realtà ancora prigionieri dell’orrore che hanno subito.
Lo è in particolare Elga Fisher attrice ebrea che porta avanti il suo personale Processo a Dio, dove Dio è un ex ufficiale nazista, suo aguzzino durante la prigionia nel campo.
Ad aiutarla e accompagnarla in questo processo da lei stessa voluto sono altri ebrei ex detenuti del campo, tra cui il rabbino Nachman che è chiamato a difendere l’ufficiale nazista.
Durante il processo è soprattutto una domanda a ricorrere insistentemente. Dov’era Dio mentre avvenivano le atrocità dentro il campo di concentramento? Dov’era?
Una domanda che pesa come un macigno sui protagonisti della vicenda e il cui peso lo sentono anche il lettore e lo spettatore.
Di questo straordinario testo puoi anche leggere una mia recensione.
3. Incidente a Vichy di Arthur Miller
“Incidente a Vichy” di Arthur Miller ha debuttato nel 1964 a New York. rientra in questa mia lista di testi sulla Shoah che è bene leggere, perché ritengo che faccia capire bene come si sia arrivati a tanta crudeltà.
L’ambientazione, come suggerisce lo stesso titolo, è quella della Francia meridionale dei primi anni quaranta durante la Repubblica di Vichy, uno “stato satellite” del Terzo Reich.
Il dramma racconta la vicenda di un eterogeneo gruppo di uomini che sono detenuti in una stanza della centrale di Polizia in attesa di una ispezione da parte delle autorità per chiarire la loro etnia di origine.
La maggior parte dei detenuti è di origine ebrea, ad eccezione di un uomo Rom e del principe austriaco Von Berg. Molti di loro, infatti, arrivano dal Nord della Francia nel vano tentativo di sfuggire alla persecuzione nazista.
La situazione, quindi, è ben chiara ai loro occhi, ma nonostante questo si rifiutano di percepire il reale pericolo in cui si trovano e vivono la loro prigionia senza ribellarsi.
Si tratta di una mancanza di azione che potrebbe essere fatale e che, comunque, questi uomini continuano a portarte avanti, anche quando il comunista Bayard racconta dei campi di sterminio in Germania e in Polonia.
Questo testo teatrale descrive molto bene il tema della natura umana e della paura in particolar modo.
Miller porta lo spettatore e il lettore a interrogarsi su come si sia potuta realizzare la Shoah e come mai ci sia stata così poca presa di coscienza e ribellione nei suoi riguardi.

4. Bent di Martin Sherman
“Bent” è una delle più famose opere teatrali dell’inglese Martin Sherman. che debuttò a Londra nel 1979. Forse penserai che non è giusto inserirlo in una lista di testi sulla Shoah, ma è comunque un’opera che tutti dovrebbero leggere. Purtroppo qualsiasi categoria di persona può incorrere nel pericolo di essere discriminata e nei peggiori dei casi, uccisa.
Il dramma parla, non senza una pungente ironia, della storia d’amore tra Max e il ballerino Rudy nella Berlino hitleriana e racconta la loro successiva deportazione a Dachau.
Fino ad allora l’opinione pubblica sapeva ben poco del cosiddetto “Olocausto degli omosessuali“.
Sterminio che fu reso possibile grazie ad un singolo paragrafo del codice penale tedesco, rimasto in vigore fino al 1969.
La bellezza di questo testo teatrale sull’Olocausto risiede, a mio avviso, soprattutto nell’evoluzione del personaggio principale, Max. Quest’ultimo, dapprima di fronte ai soldati nazisti, rinnega la sua omosessualità, per poi prendere coscienza della propria dignità, che significa non rinnegare la sua natura.
“Bent” fa così capire allo spettatore che l’amore è, dopotutto, una forza superiore ad ogni male. Ci fa vedere che l’amore può germogliare e crescere anche nel luogo più impensabile, ostile e tremendo che esista: in un campo di sterminio nazista.
“Bent” è una storia di speranza e solidarietà che merita di essere letta, vista e ascoltata.
5. Il Vicario di Rolf Hochhuth
Il Vicario è un’opera teatrale di Rolf Hochhuth che debuttò a Berlino nel 1963.
Il dramma racconta la storia del giovane gesuita Riccardo Fontana, personaggio di fantasia, che venuto a sapere dell’esistenza delle camera a gas nei campi di sterminio, cerca invano di ottenere dal papa Pio XII la denuncia nei confronti della Shoah.
Altro personaggio realmente esistito presente nel dramma è l’ufficiale delle ss Kurt Gernstein. Quest’ultimo, realmente, tentò invano di rendere noto quel che succedeva nei campi di sterminio nazisti.
Come è facile intuire, tra i vari testi sulla Shoah, questa è forse l’opera più criticata per il suo non velato biaismo nei confronti della Chiesa. Al suo debutto, Il Vicario suscitò infatti aspre polemiche, a causa della denuncia nei confronti dello Stato Vaticano, accusato di inerzia di fronte al genocidio nazista.
In Italia Il Vicario debuttò nel 1965 a Roma, per la regia di Gian Maria Volonté. Ma già il giorno successivo la Polizia e il Prefetto di Roma ne vietarono la messinscena perché violava il primo articolo del Concordato del 1929, che impegnava lo Stato Italiano a garantire il carattere sacro della città di Roma.
Il Vicario si inserisce in un dibattito, ancora aperto, circa la presunta conoscenza da parte della Chiesa della persecuzionenazista contro gli ebrei.
Il ruolo del pontefice è ancora oggi oggetto di studi e di ricerche… Si parla dell’esistenza di documenti che attestano che all’interno dello Stato Vaticano si fosse a conoscenza dei campi di sterminio, ma tuttavia ci sono anche moltissime testimonianze dell’impegno personale da parte del Papa Pacelli nel salvare migliaia di ebrei dalla deportazione.
Quel che è certo è che Il Vicario è davvero interessante, perché mette a confronto le ragioni etiche con quelle politiche. Per questo motivo vale la pena leggere o vedere a teatro quest’opera.
Conosci altri testi sulla Shoah?
Il teatro è molto di più di una forma di intrattenimento. Attraverso svariate opere teatrali riesce a scuotere le coscienze delle persone, le induce a pensare o a informarsi su determinate questioni di cui, magari, mai si sarebbero interessate.
Per questo motivo ti consiglio caldamente di leggere uno di questi testi, se non lo hai fatto…
Ma anche ti invito ad indicarmene altri che, invece, conosci tu…
È sempre bene e giusto informarsi su questa brutta pagina della storia e farlo attraverso il teatro è sicuramente più interessante!
