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Cinque testi teatrali contemporanei che ogni amante del teatro dovrebbe leggere

Cinque testi teatrali contemporanei che ogni amante del teatro dovrebbe leggere

Indice dell'articolo

Mi capita abbastanza spesso di sentire affermazioni drastiche sulla drammaturgia contemporanea, che mi lasciano senza parole.

Le più gettonate sono:

  • Non mi piace la drammaturgia contemporanea!”
  • I testi teatrali di oggi non eguaglieranno mai i grandi classici!
  • Una qualsiasi altra frase che denigra il presente a favore del passato, tipo “si stava meglio quando si stava peggio“.

Generalmente chi fa questo tipo di affermazioni lo fa con estrema sicurezza e senza alcun dubbio, tanto che mi riesce difficile anche solo pronunciare un “Ma, veramente…”

Forse il mio rimanere in silenzio, di fronte ad affermazioni tanto sicure, deriva dal fatto che sono una persona costantemente piena di dubbi.

Ma proprio perché sono il prototipo di persona “che sa di non sapere”, mi informo e studio di continuo.

E soprattutto leggo.

E leggere mi ha fatto conoscere cinque autori teatrali contemporanei davvero “forti”. Autori i cui testi teatrali vengono messi in scena da compagnie professionsitiche sia italiane che straniere, con molto successo.

Autori che con le loro opere possono controbattere tranquillamente alle affermazioni drastiche di cui parlavo poco più su.

1. Stefano Benni

Il primo autore contemporaneo di cui voglio parlare è Stefano Benni.

Classe 1947, è nato a Bologna e penso sia una persona dall’animo un po’ ribelle.

Questo suo modo di essere si può intravedere già dal suo modo di scrivere, davvero particolare e mai uguale a se stesso. Puoi farti un’idea di come scrive, leggendo la sua autobiografia presente nel sito web, www.stefanobenni.it .

Stefano Benni
Stefano Benni, di Claude Truong-Ngoc, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Benni penso che rispecchi al meglio la mia idea di artista.

Un artista, per me, è una persona che esprime le sue migliaia di idee in modo non convenzionale ma nonostante questo comprensibile.

Benni è una forza dirompente, che esprime i suoi pensieri su ciò che lo circonda, attraverso una fervida immaginazione e una pungente ironia, che personalmente adoro.

Una persona in fervente attività come lui, non può dire quel che pensa attraverso un unico genere letterario.

E infatti non scrive solo testi teatrali, ma anche racconti, romanzi e  ha scritto perfino per il cinema.

Inoltre Stefano Benni è un attore e perciò un artisa davvero poliedrico!

“Le Beatrici”

Ho conosciuto “Le Beatrici” quando mi sono imbattuta nel video di una messinscena di questo testo. Affascinata dalla crudele ironia delle parole pronunciate dalle attrici, mi sono affidata al nostro amico Google per saperne qualcosa di più.

Comprarmi il libro un paio di giorni più tardi è stato un processo del tutto naturale.

“Le Beatrici” non è un testo teatrale canonico. Non c’è una storia con dei protagonisti che ha un inizio, uno svolgimento e una fine.

È un insieme di otto ritratti, di otto donne differenti. Ogni donna è figlia dei tempi che corrono. E con i tempi che corrono, non sono ritratti consolatori e positivi.

Ogni ritratto è un monologo. E ogni monologo è il modo attraverso cui ognuna di queste donne si racconta e racconta l’Italia dei nostri giorni.

C’è la ragazzina viziata e crudele, la donna d’affari bella e senza scrupoli, una suora ninfomane e tanti altri ritratti di donne, estremi e atroci. Come estrema e atroce sa essere la nostra società.

Questi otto personaggi sono ironici e sanno come farti ridere. Ma ognuno di loro ti lascia in bocca un sapore amaro.

Ogni donna, infatti, ha un aspetto terrificante che espone senza vergogna e con una naturalezza disincantata, che spaventa.

La grandezza di questo testo teatrale risiede quindi nel ritratto di queste otto donne e nella critica alla società che ognuna di loro porta con sè.

A intervallare i ritratti di queste otto donne, ci sono ballate e poesie caratterizzate dalla stessa ironia pungente e amara dei monologhi.

E infine, una canzone che l’autore ha scritto e dedicato al grande Fabrizio De Andrè, che ha sempre avuto uno sguardo critico nei confronti della società italiana, dando voce agli utlimi e agli emarginati.


 

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2. Yasmina Reza

Un’altra autrice contemporanea che ha fatto dell’ironia pungente e cattiva il suo segno distintivo è Yasmina Reza.

Yasmina Reza

Francese, ma con padre iraniano e madre ungherese, è nata a Parigi nel 1959 e fin da giovanissima ha avuto un forte rapporto col teatro, sia in veste di attrice che di autrice.

Yasmina è assolutamente una che sa il fatto suo. A conferma di questo è il grande successo internazionale del suo terzo testo teatrale “Art” , che è stato tradotto in trenta lingue e rappresentato in tutto il mondo.

Come Benni, Yasmina Reza esprime la sua arte narrativa non solo attraverso il teatro, ma anche tramite sceneggiature, racconti e romanzi.

Il suo stile è sempre caratterizzato da un’ironia pungente e dissacrante. Nelle sue opere teatrali tratteggia con chiarezza i meccanismi più assurdi della società a noi contemporanea. Non esprime nessun giudizio e lascia che sia il lettore o lo spettatore a giudicare.

“Il dio del Massacro”

Probabilmente la mia commedia teatrale preferita di questa autrice è “Il Dio del Massacro”.

Conosciuto grazie al riadattamento cinematografico che ne ha fatto Roman Polansky nel 2011 col film “Carnage”, mi sono letteralmente innamorata di questa piccola grande opera teatrale.

La trama è articolata in un atto unico. Protagonisti sono due coppie di genitori della borghesia francese, che decidono di risolvere un litigio avvenuto tra i loro figli, parlandone un pomeriggio a casa di una delle due.

Le intenzioni, da entrambe le parti, sono tra le più nobili. L’educazione e la buona creanza la fanno da padroni, perché tutti e quattro i nostri protagonisti sono convinti di essere persone adulte e civili.

Ma in realtà quella che indossano è solo una maschera costruita dalla società che ci vuole sempre moralmente integri, buoni e dalla mentalità aperta.

Una maschera che ben presto inizierà a sgretolarsi, lasciando venir fuori la vera natura di ogni essere umano. Una natura violenta, animalesca e prevaricatrice.

In effetti, non poteva essere altrimenti. Ogni genitore, quando si tratta dei propri cuccioli, ha l’istinto di proteggerli. E proteggere il proprio cucciolo, in natura, significa anche attaccare chi lo minaccia, con ogni mezzo.

Quello che fanno queste due coppie di genitori è questo, ma è solo la punta di un iceberg ben più grande.

Risolvere il litigio tra i loro due bambini è solo un pretesto per sfogare quella loro parte istintiva e più animalesca che la società ci costringe a tenere a bada.

È il pretesto per sfogare la frustrazione di un rapporto di coppia (in entrambe le coppie) che non va più così bene. E così non fanno altro che attaccarsi l’un con l’altro perché alla base non c’è nessuna mentalità aperta. Non c’è comprensione e voglia di venirsi incontro.

Ne consegue che questi quattro adulti, rappresentanti della borghesia di una qualunque società contemporanea, si comportano quasi come dei bambini viziati. Ognuno di loro rimane ancorato alle proprie idee e pretende che l’altro faccia o dica esattamente quello che vuole.

L’incomunicabilità la fa da padrona, così come la violenza, verbale e fisica.

E tutti e quattro i protagonisti si ritroveranno, senza nemmeno accorgersene, assoggettati alla regola del più forte, cioè al Dio del Massacro.

3. Stefano Massini

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Stefano Massini, Di 13forseOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Tornando in Italia, un altro autore teatrale contemporaneo davvero degno di nota è il fiorentino Stefano Massini.

È nato nel 1975 e poco più che ventenne ha avuto modo di entrare in contatto con il mondo del teatro.

E ha avuto anche l’enorme fortuna di conoscere il grande regista Luca Ronconi.

È stato proprio Ronconi ad avviare il giovane Massini alla carriera di regista teatrale, incoraggiandolo a prender contatti col Piccolo di Milano, dove scriverà i diari delle prove degli spettacoli che venivano allestiti in quel periodo.

E da lì l’amore di Stefano Massini per il teatro è stato indissolubile. Abbandona gli studi universitari e si dedica al teatro completamente. Dapprima come regista e poi, ancora una volta consigliato e stimolato da Luca Ronconi, si avvicina alla scrittura.

È così che ha inizio il suo impegno teatrale, che si alterna tra regie e stesura di drammaturgie di grande impatto e successo.

Attualmente le sue opere teatrali vengono tradotte e allestite in tutta Europa, in America e in Cina.

Con la sua drammaturgia porta avanti un teatro civile, affrontando casi e tematiche scomode e spinose, anche di natura politica.

Per Stefano Massini il teatro è il mezzo attraverso cui risvegliare le coscienze degli spettatori, e lo fa attraverso testi scritti in modo chiaro e con uno stile colloquiale.

“7 minuti. Consiglio di fabbrica”

Ho conosciuto questo testo teatrale quando il mio maestro e regista Marco Conte mi ha contattata per dirmi che mi voleva come attrice nella sua prossima regia, “7 minuti”, appunto.

Prima, devo confessare, non avevo idea di chi fosse Massini e non avevo letto nessuna sua opera.

Ho letto il suo atto unico in un quarto d’ora. Mi prese così tanto, che non vedevo l’ora di salire sul palco e impersonare una di quelle donne.

Il testo è infatti un’opera corale, dove protagoniste sono undici donne. Nove operaie e due impiegate di una fabbrica tessile.

È un consiglio di fabbrica. Di una fabbrica che ha appena subito un cambio di gestione.

I nuovi padroni, per scongiurare la chiusura della fabbrica stessa, chiedono al consiglio di rinunciare a sette minuti dell’intervallo. La loro pausa, perciò, non durerebbe più quindici minuti, ma otto.

Un compromesso che sembra quasi un regalo, che chiunque accetterebbe di buon grado, visto che l’opzione è essere licenziati.

In fondo “cosa sono sette minuti?”.

E la risposta a questa domanda, non è così scontata. Quei sette minuti sono un lusso o un diritto? Perché rinunciarvi, se quei sette minuti di intervallo spettano di diritto e per contratto ad ogni lavoratrice della fabbrica?

Sono queste ed altre domande che Blanche, la portavoce del consiglio di fabbrica, ripete più volte.

Blanche, un’operaia non più giovane, cerca così di insinuare nelle colleghe  il dubbio che forse questa richiesta non è così innocente. Che una richiesta del genere, i nuovi padroni della fabbrica non avrebbero neanche dovuto pensarla, figuriamoci proporla al consiglio.

Siamo di fronte ad un atto unico che scandaglia, senza filtri, le tante sfaccettature dell’essere umano. Che ci fa capire come l’essere umano, sebbene inserito nella società, non sia altro che un animale che tende all’autoconservazione. E che per autodeterminarsi agisce anche con violenza, spinto dall’istinto di sopravvivenza.

Avere un lavoro, infatti, è anche una questione di sopravvivenza. Chi ha un impiego sopravvive meglio di chi un lavoro non ce l’ha, perché la nostra è una società ogni giorno sempre più diseguale e ingiusta. E meschina nei confronti degli ultimi.

4. Luigi Lunari

Luigi Lunari

Un autore teatrale italiano che, forse, si meriterebbe maggior successo è il milanese Luigi Lunari!

Classe 1934, è stato un drammaturgo tradotto in svariate lingue.

Con la sua produzione drammaturgica ha contribuito alla grande trasformazione del teatro italiano della seconda metà del novecento. E numerosi suoi testi teatrali sono ancora messi in scena in tutto il mondo.

Il padre, per evitargli l’indottrinamento fascista, nel 1939 lo fece studiare presso la Deutsche Schule di Milano, gestita dalla “Congrega delle suore di Nostra Signora”. Una congrega lontana da ogni ideologia fascista e nazista.

Questo ha contribuito, a mio avviso, a farlo diventare un acuto osservatore della società italiana e del suo rapporto con il fascismo.

Si laureò in Giurisprudenza nel 1956, ma la sua passione per il teatro lo spinse ad entrare in contatto con questo meraviglioso mondo nel 1960. In quell’anno entrò a far parte del Piccolo Teatro di Milano, dove rimase fino al 1982.

In questi decenni collaborò con il regista Giorgio Strehler, in veste di traduttore. Lunari, infatti, tradusse per il grande regista numerose opere teatrali di Shakespeare, Checov e Brecht.

Contemporaneamente, però, si dedicava anche alla scrittura creativa, componendo numerse opere teatrali. Attività che continuò a coltivare anche dopo il suo abbandono del Piccolo, fino ai primi anni duemila.

La grandissima maggioranza dei suoi testi sono commedie divertenti, dove è possibile notare una notevole dose di satira politica.

Con i testi teatrali di Lunari perciò si ride ma anche si riflette sulla società italiana, sulle sue sfaccettature e sulle sue contraddizioni.

Quello di Lunari è perciò un teatro che sa arricchirti e che ti fa uscire dalla sala del teatro con preziose riflessioni su noi stessi e sulla nostra realtà.

“Tre sull’altalena”

Ho scoperto questo testo teatrale durante il lockdown del 2020. Per esorcizzare quel periodo orrendo, in cui tutti siamo stati costretti a rimanere nelle nostre case, avevo deciso di leggermi questa commedia, in cui tre uomini vivevano la mia stessa condizione.

La trama di “Tre sull’altalena” parla infatti di tre persone che si ritrovano per caso in un elegante foyer. Ognuno si trova lì per motivi diversi ma con il passare del tempo, quell’elegante foyer si rivela essere un posto pieno di misteri e stranezze. Fatti surreali e apparentemente inspiegabili si susseguono uno dietro l’altro, lasciando spaesati i tre uomini.
La situazione per i protagonisti peggiorerà non appena scatterà il coprifuoco anti inquinamento, che li costringe a rimanere rinchiusi in questa stanza per tutta la notte.
La convivenza non sarà affatto semplice, poiché i tre rispondono alla loro situazione surreale in maniera del tutto differente. I litigi e i battibecchi saranno quindi frequenti e sempre spassosamente divertenti.

Ma intanto il mistero si infittisce e niente è come sembra… e forse quel foyer non è neanche una vera stanza, qualcosa di reale…

“Tre sull’altalena” non è semplicemente una commedia divertente e surreale. Lunari, con il pretesto del coprofuoco e della convivenza obbligata dei tre protagonisti porta avanti tematiche sociali rilevanti e questioni morali.

Sempre con l’ironia e la satira che contraddistingue Lunari, si parla di filosofia, Dio, ateismo e di morte. E frequentemente ci verrà di pensarla come uno dei tre protagonisti, riflettendo così sulla vita e sulla religione, quasi senza rendercene pienamente conto.

5. David Mamet

David Mamet

Un altro autore teatrale contemporaneo degno di nota è, senza dubbio, David Mamet.

Classe 1947, David Mamet in Italia è conosciuto soprattutto grazie al cinema. Ha infatti firmato la sceneggiatura di alcuni grandi successi cinematografici come “Il postino suona sempre due volte”, “Gli intoccabili”, “Il verdetto”.

In realtà però l’esordio della sua carriera come scrittore inizia nel mondo del teatro.

Dopo aver frequentato la Neighborhood Playhouse School of Theatre a New York, intraprende dapprima l’attività di attore e regista teatrale, per poi successivamente cimentarsi nella scrittura.

E già nel 1976 ottiene i suoi primi grandi successi con tre piece teatrali Off Broadway: “The Duck Variations”, “Sexual Perversity in Chicago”, e “American Buffalo”.

Autore prolifico, eclettico e poliedrico, nel corso della sua lunga carriera ha scritto ben 28 film , 34 opere teatrali, 3 fiction per la tv, 21 saggi, 2 raccolte di poesie…

Se c’è un elemento che lo contraddistingue, è un linguaggio che aderisce il più possibile alla realtà che vuole rappresentare.

I dialoghi di Mamet, infatti, sono molto spesso brutalmente ironici, soprattutto quando porta avanti gli accesi scontri verbali di cui sono protagonisti i suoi personaggi, molto ben delinati dal punto di vista psicologico.

“Boston marriage”

Forse una delle commedie teatrali più divertenti di David Mamet è proprio “Boston marriage”, dove protagoniste sono due dame statunitensi dell’Ottocento.

Il titolo già è spia di quello che il lettore e lo spettatore conosceranno a breve. Boston marriage è infatti un’espressione di fine ottocento che veniva utilizzata nel New England per indicare la convivenza di due donne, che riescono ad essere economicamente indipendenti dagli uomini.

Protagoniste sono infatti Anna e Claire, due donne ricche, ora amiche e un tempo amanti.

Anna vanta la protezione di un uomo aristocratico e proprio in virtù del suo stato privilegiato tenta di riconquistare il cuore di Claire. Quest’ultima, a differenza dell’amica, è molto più disinvolta nel vivere la sua omosessualità e chiede aiuto all’amica per conquistare una giovanissima dama di cui si è invaghita.

Questa ragazza non è altro che la figlia del protettore di Anna ed è a questo punto che la trama di “Boston marriage” si infittisce e si ingarbuglia.

Una trama dipanata attraverso un ritmo serrato, dove il linguaggio ampolloso tipico dell’epoca ci ricorda molto da vicino l’ironia arguta di Oscar Wilde.

Tuttavia a rendere particolarmente originale e divertente il testo, è che questo linguaggio aulico è contrappunto da parole volgari che inevitabilmente portano alla risata.

Le continue allusioni sessuali e i rocamboleschi tentativi delle due protagoniste di uscire pulite e indenne dall’ingarbuigliarsi degli eventi, coinvolgerà anche la giovane e ingenua cameriera di Anna.

Un’avventura rosa divertente e allegra, dove la risata è assicurata, poiché è evidente quanto David Mamet si sia divertito nello scrivere questa bella e irriverente commedia!

Conosci altri autori contemporanei degni di nota?

Questi sono gli ultimi cinque testi teatrali che ho divorato nel giro di poco tempo.

Sono stati scritti da autori contemporanei, ancora in vita (ad eccezione di Lunari) e che hanno ancora tanto da dire.

Se è giusto e sacrosanto conoscere la storia del teatro e quindi i grandi drammaturghi del passato, penso che sia altettanto giusto leggere e conoscere i testi di chi scrive e inventa storie ora, nel nostro tempo.

Magari non sempre riusciamo a capire cosa gli autori contemporanei vogliono dirci con le loro opere, altre volte può succedere che la loro arte ci infastidisca, ma sono convinta che è una sorta di dovere morale provare a conoscerli.

In ogni caso ci faranno vedere la realtà da un punto di vista differente dal nostro. E questo, sicuramente, non è un male.

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