🔊 Sconti Black Friday fino al 30% su tutti i prodoti!

Il pensiero di Dostoevskij che affascina registi e attori

Indice dell'articolo

I suoi romanzi sono da sempre una sfida affascinante per registi e attori.

Il giocatore, Delitto e castigo, L’idiota, I demoni, I fratelli Karamazov: sono i romanzi di Fëdor Dostoevskij, scrittore russo tra i più rappresentati a teatro e del quale l’11 novembre ricorre l’anniversario della nascita, nel 1821, a Mosca. È difficile definire il pensiero di Dostoevskij, che da sempre ha avuto una straordinaria capacità di scavare a fondo nei suoi personaggi per parlare dell’uomo di ogni tempo e dei temi dominanti del pensiero filosofico occidentale.

Ad esempio di l’immortalità, di sofferenza come catarsi e del suo rapporto con la conoscenza di sé, della negazione dell’esistenza di Dio e del nichilismo. Ma soprattutto di ingiustizia sociale che troviamo già in Povera gente del 1846, opera d’esordio di denuncia contro la Russia zarista che lo pone all’attenzione del famoso critico letterario Vissarion Belinskij e coincide con la sua iniziale adesione alle teorie socialiste di Charles Fourier. Le sue idee si erano infatti diffuse anche in Russia attraverso gruppi di giovani intellettuali, seguaci di Herzen e dello stesso Belinskij e dal quale Dostoevskij tuttavia si distaccherà successivamente. 

I Fratelli Karamazov di Sandro Bolchi in tv

Tv e teatro gli hanno reso omaggio e sempre con riscontri notevoli di pubblico. Il pensiero di Dostoevskij ha così sconfinato dalle pagine dei suoi romanzi, per farsi materia viva in scena.

Basti pensare allo sceneggiato televisivo I fratelli Karamazov, per la regia di Sandro Bolchi e la sceneggiatura di Diego Fabbri. Andato in onda nel 1969, in sette episodi, ha registrato un ascolto medio di 15 milioni di telespettatori a puntata. Merito di un plot avvincente fondato sull’omicidio del vizioso e debosciato capofamiglia Fëdor Pàvlovic intorno al quale si stringono gli antagonismi dei quattro figli maschi. Ognuno connotato da uno specifico aspetto dell’uomo: Ivan rappresenta la ragione, Dmitrij la passionalità e la vitalità, Aleksej la fede e la purezza d’animo, Smerdjakov, il servo-fratellastro non riconosciuto, il rancore.

Il pensiero di Dostoevskij
“I Fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij nella trasposizione televisiva di Bolchi

Sempre di forte impatto, sia nella lettura che nell’assistere allo spettacolo teatrale, sono il monologo del Santo Inquisitore che dice a Gesù di andarsene perché la Chiesa non ha più bisogno di lui, o l’intenso dialogo di Aleksej con lo starec Zosima, ma anche l’irruenza di Dmitrj che è innamorato dell’affascinante usuraia Grùšen’ka, contesa dal padre.

Il pensiero di Dostoevskij
Umberto Orsini nel 2022 in “Memorie di Ivan Karamazov”, photocredit Francesco Sansoni

Molto, però hanno contribuito alla riuscita della serie, le interpretazioni di Umberto Orsini (Ivàn), Corrado Pani (Dmitrij) e Lea Massari (Grùšen’ka) solo per citarne alcuni. Orsini, come sappiamo, è tornato altre due volte ad interpretare il romanzo dei Karamazov: nel 2014 diretto da Pietro Babina, ne La leggenda del grande inquisitore e nel 2022 per la terza volta, a 88 anni, con il regista Luca Micheletti ha pubblicato per Cue Press Le memorie di Ivan Karamazov, andato in scena in prima nazionale al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

… e I Fratelli Karamazov di Luca Ronconi

A teatro, invece, non si può non ricordare, nel 1998, l’ambiziosa trasposizione di Luca Ronconi al Teatro Argentina di Roma, con due serate da 4 ore ciascuna, la prima dal titolo I lussuriosi in scena il 23 gennaio e l’altra, Un errore giudiziario, dedicata alla figura de Il grande inquisitore, il 24 gennaio.

Il pensiero di Dostoevskij
“I Fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij nella trasposizione teatrale di Luca Ronconi

Anche qui un cast di primo livello dal quale emerge tra gli altri, un giovane Massimo Popolizio nel ruolo di Dmitrij. Sulla trasposizione teatrale di un testo narrativo, Ronconi, scomparso nel 2015, ha raccontato di aver voluto evitare il ricorso a una mediazione drammaturgica in senso stretto, mantenendosi invece fedele al pur lunghissimo testo, pensando invece ad una sua edizione teatrale. Per farlo, ha utilizzato la traduzione di Agostino Villa, che riporta al meglio, secondo le parole del regista, il “linguaggio sbriciolato”, la “sintassi sconnessa” e la frammentarietà di Dostoevskij rendendolo affine a Pirandello. 

Il pensiero di Dostoevskij: la tragedia umana e le riflessioni filosofiche 

Si tratta di una scelta funzionale al pathos dei personaggi, che racconta ancora il regista, sono agiti dalle loro passioni: avidità, libidine, vendetta, odio, rivalsa. Lontani anni luce dall’ironia di Čechov e dai suoi malinconici ma rassegnati personaggi che si agitano nella Russia dominata dalla crisi della vecchia aristocrazia terriera. L’uomo di Dostoevskij è scisso, spinto irrimediabilmente verso il suo personale baratro. Come le passioni, e questo ha reso secondo Ronconi particolarmente interessante la sfida di portare il romanzo dei Karamazov a teatro, anche le questioni metafisiche affrontate dal romanzo vengono espresse attraverso una sconcertante immediatezza, in contesti quotidiani dove non verrebbe in mente di cercarli. 

L’uomo del sottosuolo di Roberto Bacci

Un altro coinvolgente tributo a Dostoevskij è arrivato dal regista Roberto Bacci che nel 2015 a Pontedera, ha portato in scena 2×2=5 L’uomo dal sottosuolo con la drammatizzazione a cura di Stefano Geraci del romanzo Memorie dal sottosuolo pubblicato nel 1864.

In quest’opera si sviscera il pensiero di Dostoevskij, dove niente è lasciato al caso.

Il sottosuolo è, infatti, la vera natura dell’uomo dostoevskijano che vuole essere indipendente dal già costituito e dall’assioma della razionalità per cui 2×2 deve per forza fare 4, anche a costo di autodistruggersi. Ma il sottosuolo è anche la terra dell’ignavia, del rifiuto dell’azione e dell’inclinazione al degrado, a dispetto di qualsivoglia istanza filosofica di tipo positivista, unico spazio di libertà e autodeterminazione.

Il pensiero di Dostoesvkij
Foto della messinscena 2×2=5 L’uomo del sottosuolo, Regia di Roberto Bacci – Photocredit: Roberto Palermo

Un’opera che prepara i grandi romanzi degli anni successivi, caratterizzati da personaggi che prima o poi nel sottosuolo sprofondano, a volte riuscendo a riemergere e a volte invece implodendo. Bacci affida a Cacà Carvalho la parte dell’uomo del sottosuolo, che in questo caso implode. Chiuso in uno spazio angusto e ristretto, fisicamente e metaforicamente, paga le conseguenze del suo senso di onnipotenza e del suo pensiero sterile che si perde in lunghe e inutili elucubrazioni. È il fallimento della creazione e della gioia di vivere, la sua, avendo negato ogni possibilità di alterità, di pluralità, di l’altro da sé.

Il giocatore e la trasposizione teatrale di Vitaliano Trevisan 

Veniamo ora ad un altro romanzo, dove il pensiero di Dostoevskij ha affascinato un altro grande regista teatrale italiano.

Scritto in poco più di un mese per far fronte ai debiti di gioco contratti dallo scrittore Il giocatore, viene pubblicato nel 1866 e scritto in contemporanea a Delitto e Castigo che nel frattempo viene pubblicato a puntate sulla rivista Il messaggero russo. Vorrei ricordare la trasposizione teatrale dello  scrittore e drammaturgo veneto scomparso due anni fa, Vitaliano Trevisan, con l’allestimento di Gabriele Russo. Trevisan ambienta la vicenda in una immaginaria città termale tedesca, Roulettenbourg, in cui il ruolo del protagonista Aleksej, che in realtà è l’alter ego di Dostoevskij, è interpretato dall’attore Daniele Russo. Nelle note di regia era stato scritto che per parlare della dipendenza dal gioco:

“nulla era più adatto de Il giocatore di Dostoevskij. Per un motivo molto semplice: qui il gioco non è solo l’oggetto centrale dell’opera, ma è presente, in forma di metafora o di allusione, ovunque. È nelle relazioni ossessive tra i personaggi, nei continui rilanci a cui le circostanze li costringono, nelle vane speranze a cui sono aggrappati e che li fanno stare sospesi; come si è sospesi quando si è in attesa che la pallina cada sul rosso o sul nero”.

Quello stesso caso che nella travagliata vita di Dostoevskij in questa circostanza non gli ha giocato un tiro mancino, anzi lo ha in un certo senso graziato. Lo scrittore, infatti, temendo di non riuscire a consegnare in tempo il manoscritto, per accelerare la stesura del testo, si affida ad una giovane stenografa, Anna Grigor’evna. Grazie alla sua velocità e competenza il lavoro viene terminato in tempo. Lui si innamora della donna che in seguito diventa sua moglie e lo aiuta sia a dimenticare la turbolenta relazione con Apollinarija Suslova sia ad uscire dal tunnel della dipendenza dal gioco. 

il pensiero di Dostoevskij
Foto della messinscena di “Il giocatore” di Vitaliano Trevisan – Photocredit: Francesco Squeglia

La frase di Dostoevskij da ricordare

Terminiamo questo nostro approfondimento sull’autore russo, con una frase che rappresenta al meglio il pensiero di Dostoevskij:

“Tutte le cose e tutto nel mondo è incompiuto, per l’uomo, e nel frattempo il significato di tutte le cose del mondo è racchiuso nell’uomo stesso”.

altri articoli interessanti
Chi ha letto questa pagina, ha apprezzato molto i seguenti articoli
Uno dei modi migliori per promuovere i tuoi spettacoli o i tuoi corsi è creare una community che ti segue e ti apprezza. Ecco come fare!
Crocevia di interessi e curiosità e cuore pulsante della vita metropolitana, il Teatro Franco Parenti rappresenta un vero paradigma di teatro militante.
La parola è uno degli strumenti principali di un attore. Per emettere correttamente i suoni, in modo che tutto il pubblico capisca cosa stai dicendo, è fondamentale avere muscoli e
Una locandina fatta bene è importantissima per promuovere un evento. Ecco 5 consigli utili per realizzare locandine migliori per i tuoi spettacoli.
Cerca
Cerca tra tutti gli articoli di Teatro per Tutti, compilando il campo qui sotto.
ARTICOLI A SORPRESA
Ti proponiamo due articoli scelti casualmente dal nostro vasto archivio, per scoprire argomenti che non sapevi di voler conoscere!