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L’Avvento del Colore nel Cinema

L’Avvento del Colore nel Cinema

Indice dell'articolo

L’avvento del colore nel cinema è stato un passaggio cruciale, che ha trasformato radicalmente l’esperienza visiva. E naturalmente ha aperto nuovi orizzonti creativi per registi e spettatori. Tuttavia il passaggio dalle pellicole in bianco e nero a quelle colori è stato graduale e frutto di studi ed esperimenti degli addetti ai lavori.

Prima dell’avvento del colore: La coloritura a mano

Le pellicole dei primissimi film erano costituite da un’emulsione fotografica che consentiva solamente riprese in bianco e nero. L’immagine che risultava era quindi caratterizzata da una vasta gamma di grigi, dal bianco al nero, la cui tonalità cambiava a seconda dell’intensità luminosa dei vari punti del soggetto ripreso.

Questa carenza strutturale fu superata attraverso la coloritura a mano della pellicola, che avveniva tramite l’utilizzo dell’anilina. Nel 1895, Thomas Edison, utilizzò proprio questa tecnica per colorare la sua pellicola Annabelle’s dance, per gli spettatori del suo Kinetoscopio. Ma anche altri cineasti utilizzarono questa tecnica per rendere più accattivanti i loro film. Tra questi primeggia George Melies, che, per un costo addizionale, offriva copie colorate dei suoi film in bianco e nero.

Siamo ovviamente lontani dal vero e proprio avvento del colore nel cinema, ma questi primi tentativi hanno comunque aperto la strada a questa innovazione.

Prima dell'Avvento del colore nel cinema. Una scena del film Viaggio nella Luna di Georges Melies
Una scena del film Viaggio nella Luna di Georges Melies. Il cineasta francese dipinse a mano alcune sue pellicole.

I tentativi di Pathé Frères e Eastman Kodak

La colorazione delle pellicole con questo sistema era comunque lunga e complessa, non replicabile per una quantità di film ben più maggiore.

Nei primi anni dieci del novecento, comunque, si arrivò ad un primo processo di colorazione che ebbe un successo commerciale. Fu portato avanti dalla società cinematografica francese Pathé Frères.

Contemporaneamente emerse anche un’altra tecnica, tramite la quale si poteva direttamente dipingere l’emulsione, dando quindi all’immagine riprodotta una dominante monocromatica. Era una tecnica che veniva utilizzata spessissimo nei film muti, per regalare agli spettatori efficaci effetti narrativi. Ad esempio, alcune sequenze della pellicola potevano essere tinte di rosso per le scene in cui era presente il fuoco, o di blu per indicare che quella scena si svolgeva di notte.

Nel corso dei primi primi decenni del novecento si susseguirono un sacco di tecniche diverse per colorare le pellicole a mano. Tra queste, vale la pena nominare il sistema di pellicole in bianco e nero precolorate, chiamato Sonochrome, che la Eastman Kodak, introdusse nel 1929.

Il sistema Sonochrome offriva quindi la possibilità di creare pellicole colorate in ben diciassette colori differenti.

Il primo vero passo verso l’avvento del colore nel cinema

Ancora non si può dire che si fosse compiuto il vero e proprio avvento del colore nel cinema.

La vera svolta nella colorazione delle pellicole avviene grazie all’invenzione di George Albert Smith che ideò il Kinemacolor nel 1906. Era un sistema che permetteva la colorazione delle pellicole, senza la coloritura a mano. Utilizzava, infatti, un processo a mescolanza additiva a due colori, che fotografava e proiettava una pellicola in bianco e nero dietro filtri alternati rosso e verde.

Si tentò una via commerciale di questo speciale proiettore a partire dal 1908, che venne installato in svariate sale cinematografiche in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma gli alti costi del proiettore e la frequente possibilità del formarsi di aloni nelle immagini ne decretarono la fine nel 1914.

L’avvento del colore nel cinema: il Technicolor

Il segreto per avere pellicole colorate in modo veloce era utilizzare processi a mescolanza sottrattiva. Dopo svariati tentativi, tra il 1915 e il 1921 Herbert Kalmus, Daniel Comstock e W. Burton Wescott svilupparono il sistema a mescolanza sottrattiva per la loro azienda Technicolor.

Si trattava di un sistema che utilizzava una macchina da presa particolare, modificata con un prisma separatore. In questo modo si ottenevano immagini multipli monocrome nella ripresa per poi avere nella proiezione un’unica immagine colorata.

Il Technicolor venne utilizzato su larga scala a partire dal 1922, fino agli anni settanta del novecento. Soprattutto agli inizi, intorno agli anni trenta, venne utilizzato per i cartoni animati, i film musicali e per le commedie.

Walt Disney, ad esempio, usò ampiamente il Technicolor per i suoi film d’animazione, come per esempio il celebre Biancaneve e i sette nani.

Il film Il mago di Oz inoltre ha dimostrato in modo magistrale il potenziale del colore. Il passaggio dal bianco al nero al colore, quando Dorothy arriva nella terra di Oz rappresentò una transizione emozionale che meravigliò il pubblico. E che meraviglia ancora oggi.

Una scena dal film Il mago di Oz, uno dei primi film in technicolor che segna l'Avvento del colore nel cinema.
Il ilm Il mago di Oz, uno dei primi in technicolor

Innovazioni Tecniche e Tendenze Stilistiche

L’avvento del colore nel cinema ha rappresentato un balzo in avanti nella qualità visiva e nell’esperienza cinematografica. Il colore ha aggiunto un livello di dettaglio e di profondità che il bianco e nero non poteva offrire, creando mondi più vividi e realistici e dando vita storie e film ancora più coinvolgenti.

L’introduzione del colore ha perciò dato ai registi una nuova tavolozza di possibilità espressive. Ogni colore poteva essere utilizzato per sottolineare l’atmosfera emotiva di una scena o per simboleggiare concetti più profondi.

Ad esempio, l’uso del colore nei film di Alfred Hitchcock, come Psicosi del 1960, ha contribuito a creare tensione e suspense attraverso il gioco di tonalità e contrasti.L’introduzione del colore ha richiesto anche innovazioni tecniche nella produzione cinematografica.

Dallo sviluppo di nuove pellicole a colori alla messa a punto di nuove attrezzature per la regia e l’illuminazione, l’industria cinematografica ha dovuto adattarsi a questa nuova dimensione.

Nel corso degli anni, sono emerse anche tendenze stilistiche specifiche nell’uso del colore, come il minimalismo cromatico di registi come Wes Anderson o l’uso del colore come simbolismo in opere come Schindler’s List del 1993 di Steven Spielberg.

L’Eredità dell’Avvento del Colore nel cinema

L’introduzione del colore nel cinema ha creato un’eredità che ha permeato l’industria cinematografica fino ai giorni nostri. Dai primi esperimenti di fine ottocento, le tecnologie del colore si sono evolute notevolmente, passando dalle prime tecniche del Technicolor per arrivare alle opzioni digitali odierne.

Come puoi ben capire, l’avvento del colore ha rappresentato una svolta fondamentale nell’arte cinematografica. Anche se il cinema in bianco e nero conserva ancora il suo fascino e il suo valore artistico, il colore ha aggiunto un nuovo strato di complessità e bellezza e continua a plasmare la visione e l’evoluzione dell’arte cinematografica moderna.

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