Registi italiani famosi: Carmelo Bene

In questo articolo Noemi Spasari ti parlerà di:

Continuiamo il nostro viaggio volto alla conoscenza dei più celebri artisti italiani.

Ci sono casi in cui arte e artista si fondono in un’unica inscindibile identità: è il caso di Carmelo Bene, la cui vita, carriera e opera sono parte di un’unica narrazione continua, dominata da una prorompente espressività, una natura rivoluzionaria assolutamente fuori dagli schemi.

È decorazione l’arte, è volontà di esprimersi

Gli inizi di Carmelo Bene

Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene, noto poi semplicemente come Carmelo Bene, nasce a Campi Salentina, in provincia di Lecce nel settembre 1937.

Fino all’adolescenza trascorre le sue giornate fra Campi e Lecce con la madre fervente cattolica e praticante.

Segue gli studi classici presso la scuola degli scolopi e poi dei gesuiti, ritrovandosi spesso coinvolto nella vita religiosa.

Lascia la terra natia per trasferirsi nella Città Eterna, in cui, secondo le aspettative della famiglia, avrebbe dovuto laurearsi in giurisprudenza.

Non rispetta a pieno le volontà della famiglia.

E contemporaneamente si iscrive alla scuola di recitazione Pietro Scharoff e successivamente anche all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per frequentare i corsi di recitazione.

Però abbandona prima di ottenere il diploma, perché fortemente convinto della sua “inutilità”. Lui aveva già ciò di cui necessitava dentro sé stesso.

Già in questa scelta si può iniziare ad intuire la scarsa simpatia fra l’idea “classica” di teatro, andando a preferire poi la “destrutturazione” di questa idea.

Oltre quarant’anni di teatro

È il 1959, Bene ha ventidue anni ed esordisce a teatro con l’opera di Albert Camus “Caligola”, sotto la regia di Alberto Ruggero.

Da questo momento porta avanti per oltre quarant’anni un’intensa attività artistica da cui sono nati decine di spettacoli teatrali, ampliando il raggio anche ad altri campi con film, libri, dischi, video nei quali si vede scagliata una genialità assolutamente creativa.

Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può.
Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.

Nel 1960 sposa a Firenze Giuliana Rossi, con cui poi avrà un figlio Alessandro che morirà giovanissimo.

Sarà proprio a Firenze che avviene l’incontro letterario fondamentale della vita e del pensiero di Bene leggendo l’Ulisse di James Joyce. Il romanzo lo affascina al punto da sconvolgere il suo modo di pensare. Dopo questo primo impatto letterario vivrà un periodo di «pura erranza» fino a trasferirsi a Genova.

La seconda serie di repliche del Caligola del 1961 vedono Bene diventare «regista di se stesso».

Ed è da questo momento che deciderà di non delegare più a nessun altro la regia del suo teatro, iniziando così un’opera di alterazione e straniamento di alcuni classici immortali. Tra questi, vale la pena di rciordare Amleto, Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde, Ubu roi e Pinocchio.

Il Teatro Laboratorio di Carmelo Bene

Tra il 1961 e il 1963 si data il “Teatro Laboratorio”, realizzato in un locale di Trastevere in cui vengono allestiti spettacoli-cabaret. Un esempio su tutti è Addio porco, una sorta di happening, nato con lo scopo di raccogliere denaro attirando quella fetta di società “snob” e che in quel periodo va alla ricerca di emozioni diverse.

Il Teatro Laboratorio ha vita breve e viene chiuso definitivamente a seguito di uno spettacolo che ha attirato urla allo scandalo e numerose critiche.

Lo spettacolo in questione è Cristo ’63 che vedeva la regia di Alberto Grifi. L’opera, che narra gli ultimi momenti della vita di Gesù, provocò un grande scandalo per i contenuti blasfemi e il comportamento “osceno” di uno degli attori.

All’irruzione della polizia in scena segue la sospensione dello spettacolo. Quello che diede adito alle polemiche fu la presenza di una rappresentazione della crocifissione che fu giudicata blasfema.

Ma attorno a quest’evento nacquero una serie di false notizie e grottesche interpretazioni che portarono Bene ad essere condannato in contumacia a otto mesi con la condizionale.

Solo dopo anni Bene (che dopo l’evento sparì dalla circolazione per circa un mese) e l’attore Alberto Greco (morto suicida nel 1966) ricevettero una sentenza di assoluzione a formula piena.

Approdo al cinema e al mondo dei libri

Nel 1965 decide di ampliare i suoi orizzonti e di cimentarsi nel ruolo di scrittore con il romanzo Nostra signora dei Turchi, che l’anno successivo sarà adattato e portato in scena al teatro Beat ’62 e che vedrà poi anche una traduzione cinematografica (con la regia di Carmelo Bene).

È infatti in questo periodo che si avvicina anche al mondo del cinema.

Inizialmente nel ruolo di attore guidato dalla regia di Pier Paolo Pasolini nel film Edipo Re, in seguito si dedica alla regia con la trasposizione del già citato Nostra signora dei Turchi. Un caso unico nell’ambito della sperimentazione cinematografica.

Continua così a dedicarsi al cinema, con film come Capricci (1969), Don Giovanni (1970), Salomé (1972) e Un Amleto in meno (1973) e alla scrittura con L’occhio mancante (1972), libro edito da Feltrinelli e rivolto polemicamente ai suoi critici.

Gli anni Settanta: tra Radio e TV

Il suo genio creativo e incontrollato non si accontenta di un solo mezzo e così debutta anche nel mondo della radio!

Nel 1973 tiene le sue “interviste impossibili” radiofoniche con testi di Ceronetti, Sermonti e Manganelli, in cui Carmelo Bene e altri attori danno immaginariamente voce a vari personaggi storici e preistorici.

L’anno successivo arriva anche in televisione con “Quattro modi di morire in versi: Majakowski, Blok, Esenin, Pasternak” che ottiene un grande successo di pubblico e critica nonché un indice d’ascolto elevatissimo, grazie alla collaborazione con Roberto Lerici e Angelo Maria Ripellino.

In questi anni, sia grazie alla frequentazione della Versilia, sia di altri ambienti culturali, Bene incontra intellettuali e uomini di arte e cultura come Salvador Dalì, Eugenio Montale, Vittorio Bodini, Henry Moore.

È alla fine degli anni Settanta che inizia a dedicarsi a un nuovo genere di “spettacoli concerto”.

Il 1979 è l’anno che segna infatti l’inizio di quello che può essere definito il suo periodo “concertistico” e della “macchina attoriale”.

Periodo che culmina nell’esibizione al Teatro alla Scala di Milano di un Manfred in forma di concerto, accompagnato dalle musiche di Robert Schumann.

Il mondo letterario e il caso della Biennale di Venezia

Nel corso della sua evoluzione personale e artistica Bene si dedica spesso allo studio e alla riproposizione di testi classici e letterari, a volte con letture e recite direttamente delle parole dei grandi autori.

È il caso della Lectura Dantis del 1981 dalla Torre degli Asinelli di Bologna, occasione in cui – per la ricorrenza del primo anniversario della strage della stazione – porta la lettura della Divina Commedia davanti ad un pubblico di oltre centomila persone.

Altro momento che lo vede riportare in vita parole di grandi poeti è il 12 settembre del 1987 quando a Recanati, il natio borgo selvaggio, recita i Canti di Giacomo Leopardi.

Di Bene e di scandali, una vita in parallelo potremmo dire.

Fra i tanti eventi che lo vedono protagonista di polemiche da ricordare è sicuramente in momento in cui, nel 1988, Carmelo Bene viene nominato clamorosamente direttore artistico della sezione teatro della Biennale di Venezia.

Questo evento suscita non poche polemiche, finendo per degenerare in querele e contro-querele, ricorsi. Un’intricata questione di competenze e responsabilità.

Nel frattempo, continua a dedicarsi alla scrittura con “Sono apparso alla Madonna” (1982) e a calcare le scene teatrali italiane, da Pisa a Roma, Milano, Firenze e Bari.

Gli ultimi anni di Carmelo Bene

Polemiche, alcol, interventi chirurgici, accuse di violenza domestica da parte della seconda moglie Raffaella Baracchi, Carmelo Bene non smette mai di far parlare di sé.

Nell’ottobre del 2000 decide di affidare i diritti delle sue opere (tramite pubblico testamento) alla Fondazione l’Immemoriale di Carmelo Bene).

Ne è dunque “istituita e nominata erede” e ha come obiettivo quello della: “…conservazione, divulgazione e promozione nazionale ed estera dell’opera totale di Carmelo Bene, concertistica, cinematografica, televisiva, teatrale, letteraria, poetica, teorica”.

Questo, ovviamente, attraverso l’organizzazione e l’esecuzione di concerti, spettacoli, etc.

Carmelo Bene morirà poi due anni più tardi, a Roma il 16 marzo del 2002.

Nostra Signora dei Turchi

“Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno vista la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai”

Vale la pena soffermarsi brevemente su quest’opera in quanto, per scelta di Bene, ha visto diverse traduzioni su diversi mezzi.

Nostra Signora dei Turchi nasce come romanzo nel 1966 e nello stesso anno vede una trasposizione teatrale.

Successivamente approderà anche con una versione cinematografica per essere riproposta versione scenica a Roma il 10 ottobre 1973, al Teatro delle Arti. Esiste anche una versione radiofonica di Nostra Signora dei Turchi.

Questo romanzo, che secondo Carmelo Bene, non è soltanto una “geniale parodia della vita interiore”, è anche un racconto di una vita al Sud, della sua vita. Il protagonista del libro è un attore pugliese, che vive in un tempo indefinito, così come lo spazio dell’intera storia.

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