Registi Italiani Famosi: Luigi Squarzina

In questo articolo Noemi Spasari ti parlerà di:

Artista, studioso, innovatore, pedagogo e docente. Da Livorno a Yale, Luigi Squarzina è stato uno dei più grandi nomi del teatro. E ha portato sui palchi italiani rivoluzioni, studi, uniti all’attenzione rivolta ai grandi classici.

Gli inizi

Luigi Squarzina nasce a Livorno da genitori romagnoli il 18 febbraio 1922. La famiglia si trasferisce a Roma, dove Luigi frequenta il Liceo Classico “Tarquato Tasso”. Sarà sui banchi di scuola che conoscerà Vittorio Gassman e Luigi Silori, suoi compagni di classe.

In ogni caso, anche Squarzina è un figlio della “d’Amico”, infatti si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica per poi proseguire gli studi in altro campo e laurearsi in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma.

Dopo il saggio di regia all’Accademia, esordisce ad appena ventidue anni con una sua riduzione del romanzo di Steinbeck Uomini e Topi. Sarà il primo spettacolo ad andare in scena nella primavera 1944, a Roma liberata.

Non ancora soddisfatto, tra il 1951 ed il 1952 continua i suoi studi in America grazie a una borsa di studio Fullbright alla “Yale University” e si specializza in Metodologia della Storia dello Spettacolo presso il Drama Department.

Grazie a questa esperienza inizia un approfondimento della drammaturgia americana, che al suo rientro in Italia, introduce anche nel suo modo di fare teatro. Poi fonda e dirige con Vittorio Gassman (1952-1954) il Teatro d’Arte Italiano con un programma di classici e novità italiane.

Dal sodalizio con Gassman negli anni nascono diversi spettacoli che vedono Squarzina regista e Gassman protagonista. Tra questi ci sono il memorabile Amleto integrale (1952) e Tre quarti di luna (1953).

Quest’ultimo in particolare, basato su un testo scritto da Squarzina, segna il debutto come attore di un giovanissimo Luca Ronconi.

Poi dal 1962 al 1976 ricopre il ruolo di direttore artistico del Teatro Stabile di Genova, al fianco di Ivo Chiesa.

In questo periodo lavora su autori classici e il suo studio lo porta ad avere una lettura innovativa e di intensa attenzione interpretativa. Fra le opere di questo periodo citiamo Il diavolo e il buon Dio da Sartre (1962) e la sua Emmetì (1965).

I grandi cicli

La produzione registica di Squarzina, che accompagna sempre con importanti Note di Regia, si può in realtà ricondurre in grandi cicli di produzione e di approfondimento.

In questo modo, Squarzina si dedica ai grandi autori del passato e, in particolare sono da ricordare i cicli dedicati a Goldoni e a Shakespeare e il teatro elisabettiano. Importanti sono poi, naturalmente, i cicli dedicati al teatro greco e latino, senza dimenticare Pirandello e Brecht.

Il ciclo goldoniano e il ciclo dedicato a Shakespeare

Il “ciclo goldoniano” parte con la messa in scena con la compagnia Torrieri-Gassman-Zareschi di La vedova scaltra nel 1951. Continua con I due gemelli veneziani (1963) , che prima di vedere una tournée mondiale, è andato in scena al Teatro Stabile di Genova con Alberto Lionello.

La fine degli anni Sessanta vede la riscoperta della “trilogia della partenza”. Sempre di Goldoni non possiamo non citare Il Ventaglio (1979), La Locandiera (1991) e La guerra (1998).

Il volume Da Amleto a Shylock (Bulzoni, Roma, 1995) raccoglie tutte le Note di Regia del ciclo dedicato Shakespeare e al teatro elisabettiano. Oltre al già citato Amleto integrale del 1952 con Gassman, Squarzina dirige anche la prima rappresentazione italiana di Misura per misura (1957). Poi è la volta di Troilo e Cressida (’64) in cui ha fatto indossare agli attori delle uniformi militari del tempo.

Fanno parte del ciclo shakesperiano anche le regie di Giulio Cesare nel 1971, Timone d’Atene (1983) e Il mercante di Venezia (1992) di cui cura anche la traduzione. Non si fa mancare Volpone di Ben Jonson nel 1977.

Il ciclo classico

Nel 1954 firma la sua prima regia “classica”: si tratta di Prometeo che va in scena a Siracusa nel 1954. Questa messinscena segna il punto di partenza dal suo ciclo greco-latino. Tra le messinscene, vanno ricordate la regia di Le donne al Parlamento (Teatro Romano di Benevento, 1957) e quella di Misantropo di Menandro (Teatro Olimpico di Vicenza, 1959).

Nel 1968 propone a Genova una versione delle Baccanti di Euripide in abiti moderni, che stava a marcare il contrasto tra razionale e irrazionale.

Alla ricerca classica si uniscono anche altre rappresentanzioni. Il Vantone di Plauto di Pier Paolo Pasolini (Teatro Morlacchi di Perugia, 1976) e l’ Oreste di Euripide a Siracusa (1984). Senza dimenticare la regia del 1992 di Sette contro Tebe all’Olimpico di Vicenza.

Luigi Squarzina sul palcoscenico, durante lo spettacolo “Maria Stuarda” insieme a Giorgio Albertazzi, Lilla Brignone e Anna Proclemer. (1965)

Pirandello e Brecht

Luigi Squarzina, nel corso della sua carriera registica, si dedica anche al teatro contemporaneo, soprattutto attraverso numerose messinscene delle opere di Pirandello e Brecht.

Per quanto riguarda il premio nobel siciliano, Squarzina nel 1961 cura la regia di Ciascuno a suo modo. Si tratta di una messinscena particolare, che si ispira alle avanguardie e all’indeterminismo delle rivoluzioni scientifiche. Altra regia degna di nota è quella de Il fu Mattia Pascal del 1974.

Fanno parte del ciclo dedicato a Pirandello anche le messinscene de Il berretto a sonagli, Liolà e tante altre. Si tratta di messinscene di cui abbiamo ancora le note di regia, contenute nel volume Questa sera Pirandello (Marsilio editore, 1990).

Per quanto riguarda il tedesco Brecht, Squarzina porta avanti svariate messinscene. Importante è la riduzione del 1961 di Sette peccati capitali , che ha visto in scena Carla Fracci e Laura Betti.

I grandi contributi

Squarzina lavora anche molto sulla drammaturgia minore italiana del primo Novecento, come su momenti e personaggi cruciali e spesso controversi della storia del ventesimo secolo.

A questi studi unisce quello di autori italiani contemporanei dal primo dopoguerra a oggi.

Importante è anche lo studio del teatro americano con testi attraverso i quali affronta tematiche all’avanguardia come omofobia, militarismo, droga, disabilità e delusione giovanile.

Uno studio che, per Squarzina non è solamente teorico ma che mette in pratica, ad esempio, mentre riveste il ruolo di Direttore Artistico del Teatro di Roma dal 1976 al 1983.

In quegli anni Squarzina promuove iniziative degni di nota come la “teatralizzazione dello spazio urbano” e i laboratori teatrali per “adolescenti portatori di handicap”, con straordinari risultati terapeutici. Un’iniziativa che, prima d’allora, mai era stata portata avanti in Italia.

Ma Squarzina non si ferma a questo. E così, oltre alle sue regie e al suo lavoro come direttore artistico, si impegna anche nll’organizzazione di convegni a tema teatrale come quelli su Goldoni (1979) e ad allestimenti di mostre come quella su Majakovskij, Mejerchol’d e Stanislavskij.

Collabora anche al rinnovamento della scena lirica italiana, lavorando con i maggiori enti lirici italiani e con teatri stranieri da Tokyo, alla Staats-Oper di Vienna, a Chicago e a Montecarlo.

Da non dimenticare anche il supporto all’inquadramento della Storia del Teatro italiano, in particolar modo segnata dalla direzione, insieme a Silvio d’Amico, della sezione dell’Enciclopedia dello Spettacolo dedicata al teatro drammatico, contribuendo poi alla definizione di regia critica.

Infine, incisivo è anche il suo impegno come pedagogo e docente.

Squarzina, infatti, ha insegnato sia al DAMS dell’Università di Bologna dove ha tenuto il corso di “Istituzioni di regia” sia alla Sapienza con il corso di “Storia del Teatro e dello Spettacolo”. Senza dimenticare il suo impegno come docente, presso il DAMS a “ROMA TRE”.

Luigi Squarzina, nel corso della sua vita, è stato un uomo di cultura a tutto tondo con l’obiettivo di sensibilizzare le persone su temi iportanti, proprio attraverso la straordinaria arte del teatro.

Un regista, pedagogo e artista straordinario che tanto ci ha dato e che ci ha lasciati nel gennaio del 2010 all’età di 88 anni.

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