Čechov nella formazione dell’attore, intervista a Lilli Cecere

In questo articolo Anna Cavallo ti parlerà di:

Direttrice artistica della scuola di teatro Centro Internazionale La Cometa di Roma, parla dei seminari dedicati alle sue opere

Anton Čechov, drammaturgo e romanziere russo tra i più amati e rappresentati nel teatro contemporaneo, rappresenta per chi voglia fare l’attore teatrale uno step fondamentale.

Le sue opere teatrali sono caratterizzate da un forte realismo e con la sua capacità introspettiva, Cechov descrive vivamente i tratti caratteriali dei suoi personaggi, ambiziosi o insoddisfatti e immancabilmente perdenti per mancanza di coraggio e paura del cambiamento.

A lui e all’opera Tre sorelle, scritta nel 1900, il Centro Internazionale La Cometa di Roma, scuola articolata in un triennio di studi, con i due indirizzi di Recitazione e Regia ha dedicato un seminario, nel maggio scorso, così come la Prova Aperta degli aspiranti attori del corso avanzato ha affrontato Il giardino dei ciliegi, scritto e pubblicato nel 1903.

Perché Čechov è importante, soprattutto nella formazione di un attore?

Ne parliamo con Lilli Cecere, direttrice artistica del Centro, fondato nel 1997 insieme a, Gianfranco Isernia, Valeria Benedetti Michelangeli, Nikolaj Karpov, Alan Woodhouse, Giovanni Lombardo Radice, mossi, come racconta lei stessa, “dal desiderio di formare – anche attraverso lo scambio con la scuola russa e quella inglese – professionisti delle arti sceniche che avessero un approccio di stampo internazionale al lavoro attoriale e registico”.

L’utilità di Čechov dal punto di vista pedagogico per l’attore, il drammaturgo e il regista

Partiamo con il seminario di maggio dedicato all’opera Le tre sorelle di Cechov.

Perché la scelta di quest’opera? Tanti i registi che l’hanno portata in scena e di cui si è parlato durante il seminario. C’è una versione che trovate particolarmente interessante tra quella di Benedict Andrews, di Lev Dodin, di Ross Mc Gregor, di Frank Murray e della versione ambientata in Nigeria?

Čechov è un autore che noi affrontiamo sempre nel Triennio Accademico e spesso anche nei corsi propedeutici.

Il seminario intensivo, nel nostro programma di studi, si tiene all’inizio del trimestre per introdurre l’autore e la sua opera. E al termine del trimestre lo studio si chiude con un altro seminario intensivo finalizzato alla preparazione della Prova Aperta.

Personalmente credo che Cechov sia un autore estremamente utile da un punto di vista pedagogico sia per la recitazione che per la scrittura drammaturgica e  per la regia.

Lo scorso anno la nostra scelta è stata le Tre sorelle per il primo anno del Triennio. La scelta della pièce avviene insieme agli studenti dopo avere letto ed analizzato le opere principali diČechov.

La versione di Dodin delle Tre sorelle (2011) non l’abbiamo vista ma per  Il Giardino dei Ciliegi, con gli studenti dell’allora primo anno, siamo andati a Milano per  vederla nel novembre del 2017, fu molto amata dagli studenti. L’arrivo della Ranevskaja con i vecchi filmini di famiglia in bianco e nero girati nel giardino, e il monologo finale di Lopachin al suono di My Way, resteranno nella nostra memoria.

La versione nigeriana  delle Tre sorelle per la regia di Nadia Fall,  ho avuto modo di vederla al National Theatre di Londra nel 2020 ed è senz’altro una delle mie preferite.  Attori straordinari e l’ambientazione negli anni della guerra civile del Biafra molto interessante e credibile. Con gli studenti ne abbiamo viste delle scene on line.

Tre sorelle, per la regia di Nadia Fall, la versione nigeriana del dramma di A. P. Čechov – foto dal web

Cosa puoi raccontare invece sul corso avanzato che si è concluso a luglio, anche questo dedicato a Čechov con Il giardino dei ciliegi?

Qual è stato l’approccio scelto per portarlo in scena e perché avete scelto la modalità della Prova Aperta?

“Il Corso Avanzato è un corso propedeutico, con 375 ore di formazione ed un programma molto strutturato. Nel secondo e terzo trimestre si affronta sia l’analisi del testo che lo studio della messa in scena.

Lo scorso anno abbiamo scelto Il Giardino dei Ciliegi. Anche in questo caso è stata una scelta condivisa con gli studenti. L’approccio metodologico fa riferimento all’analisi attiva, ultimo e geniale esperimento di K. S. Stanislavkij.

La pièce viene letta e analizzata secondo determinati criteri e attraverso una serie di Etude, sia individuali che di coppia, ci si avvicina ai personaggi, alle loro emozioni e ai loro pensieri nascosti. La Prova Aperta è la logica conclusione di questo lavoro, si tratta di una restituzione del lavoro, che non è mai uno spettacolo, ma una composizione di scene”.

Anton P. Čechov – photocredit dal web

“Čechov ci insegna a leggere gli eventi non nelle parole ma nei comportamenti”

Quali sono secondo voi gli aspetti fondamentali del teatro e dell’opera di Čechov in generale per l’attore/attrice che voglia portarlo in scena?

“A una prima lettura delle pièce di Čechov sembrerebbe che non succeda nulla, si beve il tè, si parla del tempo… ma poi il giovane protagonista si spara.

Čechov  è un autore che ci insegna a leggere gli eventi non nelle parole ma nei comportamenti, per questo è importante nella formazione di un attore.

E poi parla della famiglia, e ognuno di noi ne ha una! I rapporti e le relazioni più profonde e conflittuali della nostra vita iniziano lì.

I  giovani attori capiscono bene quei sentimenti, quei legami, quella violenza e quell’accoglienza.

Questo perchè Čechov parla dell’essere umano, dei suoi sogni, delle sue paure e di come l’amore muove in un modo o nell’altro le nostre vite”.

A conclusione del primo trimestre del nuovo triennio Scuola di teatro Centro Internazionale La Cometa qual è il bilancio?

Tra gli argomenti affrontati ci sono stati lo studio di un’azione con l’oggetto immaginario e la ricerca sul teatro del ‘900

“Dopo soli tre mesi è difficile fare un bilancio, ma sicuramente si è formato un gruppo di lavoro capace di studiare anche autonomamente, che va a teatro assieme e discute di cosa ha visto.

Lo studio dell’azione con l’oggetto immaginario è un lavoro importante sull’attenzione e sulla percezione   sensoriale, che risulta particolarmente difficile per gli studenti di oggi.

La ricerca su il teatro del Novecento, invece, è importante perché tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’arte drammatica cambia profondamente e molte delle scoperte e delle pratiche elaborate in quegli anni sono ancora valide e utili”.

L’influenza degli autori russi sul teatro tra fine ‘800 e inizi ‘900

L’influenza del metodo Stanislavskij nella vostra scuola e altri punti di riferimento

Il metodo Stanislavskij credo che influenzi ancora molta pedagogia teatrale contemporanea in tutto il mondo.

Per me, e per molti nostri docenti, avendo studiato pedagogia teatrale con due maestri russi, Nikolaij Karpov e Natalia Zvereva, ma anche con pedagoghi inglesi, Peter Clough, Alan Woodhouse e Wendy Alnutt, non parlerei di metodo Stanislavskij, ma di un sistema pedagogico che fa riferimento alle grandi personalità del teatro russo che tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 hanno rivoluzionato la pedagogia teatrale come.

Mi riferisco, in particolare, a M. Čechov, V. Mejerchold, V.I. Neimirovic-Dancenko, E.  Vactangov e ovviamente Konstantin Seghievic Stanislavskij. 

L’attenzione al teatro contemporaneo: Almudena Ramirez Pantanella

Oltre agli autori russi di recente avete portato in scena anche l’opera di Almudena Ramirez Pantanella, intitolata Chirurgia, che parla della famiglia prendendo spunto dalla morte improvvisa, in casa, di un membro che non ne fa parte e che vi lavora in nero, la badante…

“L’incontro con Almudena rientra nell’attenzione al teatro contemporaneo che il Centro Internazionale La Cometa ha sempre avuto.

Molti dei registi che collaborano con il nostro Centro hanno lavorato sul contemporaneo. Lisa Natoli  su  M. Crimp, R. Fassbinder, Spregelburd,  Juan Mayorga;  Fabrizio Arcuri su J. Pommerat , C. Tolcachir, D. GreigAndrea Baracco su J. L. Lagarce, Fabiana Iacozzill S. Kane,  Manuela Cherubini su  R. Spregelburd e Almudena Pantanella.

Ed è proprio Manuela Cherubini che, oltre ad essere una regista è anche la traduttrice dei principali autori teatrali contemporanei  di lingua spagnola, che ha scelto questo testo di Almudena Ramirez Pantanella.

La cosa interessante è che l’autrice si trovava in Italia quando abbiamo deciso di mettere in scena il testo e gli studenti hanno avuto modo di incontrarla sia durante le prove che nei giorni in cui lo spettacolo è andato in scena al Teatro Cometa Off“.

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