Il rapporto tra teatro e politica. Intervista ad ErosAntEros

In questo articolo Anna Cavallo ti parlerà di:

Ne parliamo con la compagnia fondata da Davide Sacco e Agata Tomsic nel 2010.

Nel nostro teatro politico il senso del nostro fare

C’è chi fa politica nei propri spettacoli in modo esplicito, dichiarato. C’è chi sceglie invece di non farlo e c’è chi dice che il teatro fa sempre politica, a prescindere che lo si ammetta oppure no. Non è nostra intenzione aprire un dibattito su chi abbia ragione o torto, piuttosto di indagare il rapporto che c’è tra queste due realtà, certamente complesso.

Ne parliamo con la compagnia teatrale ErosAntEros, nata nel 2010 e formata da Agata Tomsic e Davide Sacco.

Entrambi gli artisti sono impegnati in questi giorni nella direzione artistica del Polis Teatro Festival a Ravenna in vari luoghi della città, dal 3 all’8 maggio.

Agata, slovena, classe 1986 e Davide, italiano, classe 1979, sono in coppia sulla scena e nella vita.

Confini – photocredit Donato Aquaro

La passione per il teatro di ricerca e la nascita di ErosAntEros

Quando e come vi siete incontrati e quale è il vostro background formativo?

“Ci siamo incontrati a gennaio 2010, durante un laboratorio dei Motus a Ravenna.

Davide lavorava già da alcuni anni con il Teatro delle Albe e i Fanny & Alexander come music designer e performer. Io invece mi ero appena iscritta alla laurea magistrale in Discipline dello spettacolo a Venezia.

Entrambi eravamo appassionati di teatro contemporaneo e determinati nel farlo. Frequentavamo gli stessi luoghi da anni, seguivamo laboratori con le stesse compagnie del teatro di ricerca italiano. Dopo pochi mesi mi trasferii a Ravenna e debuttammo con il nostro primo spettacol.

E così iniziammo a condividere il percorso d’arte e di vita a cui abbiamo dato il nome di ErosAntEros”.

“Confini”, tra teatro documentario e distopia

Uno dei vostri più recenti lavori, Confini, realizzata insieme allo scrittore italo lussemburghese Ian De Toffoli e presentata lo scorso anno a Ravenna Festival, è un’opera visionaria. Parla di un ipotetico mondo futuro.

Ma soprattutto è distopica, perché presenta il futuro dopo ciò che resta della Terra in seguito alle catastrofi ambientali e alle crisi politiche ed economiche con particolare riferimento a quelle dell’Europa.

Come è nata l’idea di questo spettacolo?

“Era il 2018 e ci trovavamo nel Sud della Puglia a leggere Alessandro Leogrande, l’Eneide di Virgilio e a ragionare sui confini dell’Europa di oggi.

Era dicembre e si festeggiava Santa Barbara. Eravamo in uno di quei paesi dove molti cittadini, nel secondo dopoguerra, avevano lasciato le proprie terre per andare a lavorare nelle miniere del Belgio e del Lussemburgo.

Da lì ci è venuta l’idea di parlare delle migrazioni e di Fortress Europe, che con il proprio lavoro nei bacini minerari del Nord Europa ha costruito la solidità economica dell’Unione europea. Ricordando agli europei che siamo noi i primi migranti.

Poi il progetto si è evoluto molto fino a trasformarsi in una grande epopea sulla storia dell’Unione europea, che arriva fino ai giorni nostri ed oltre.

Si toccano temi attuali come l’imminente catastrofe ambientale e che da teatro documentario (costruito mediante dichiarazioni ufficiali e interviste) si trasforma in distopia.

E questa distopia, con la pandemia prima e con la guerra ora, è purtroppo sempre meno fantascientifica. È sempre più reale, simile al nostro presente”.

“Ci sono giovani con una coscienza politica impressionante”

Vogliamo tutto! – photocredit Andrea Macchia

Un’altra opera di cui chiedo di parlare è Vogliamo tutto!, del 2018.

Un’opera dedicata al periodo delle contestazioni del ’68, realizzata insieme a Teatro Piemonte Europa.

Agata, tu sei della generazione Millennials, Davide è nato qualche anno prima ma è comunque vicino. Una generazione considerata spesso come “sospesa nel limbo” tra passato e futuro . Una generazione connotata da una continua incertezza e dal disinteresse per la politica.

Cosa vi sentite di dire a questa generazione e anche quelle venute dopo che la pensano così?

E cosa a chi vorrebbe iniziare a fare teatro politico oggi, in questo periodo storico?

“Entrambi non ci riconosciamo in questa descrizione.

In realtà, proprio lavorando a Vogliamo tutto! che nacque in occasione dell’anniversario del ’68, non come semplice commemorazione, bensì come tentativo di mettere in relazione le lotte di quegli anni con le lotte dei giovani che avevano tra i 20 e i 30 anni nel 2018 – abbiamo scoperto che molti giovani non sono per nulla disinteressati alla politica. Soprattutto quelli più attivi politicamente, all’interno dei centri sociali e dei movimenti.

Spesso non votano, questo è vero, ma perché non si sentono rappresentati dai partiti e dai politici di oggi.

Si tratta però di persone che studiano moltissimo e hanno una coscienza politica impressionante, anche se molto giovani.

Noi abbiamo trovato nel nostro teatro politico, che non rinuncia al valore estetico della ricerca sulla forma, il senso del nostro fare e il motivo per cui ogni giorno ci svegliamo la mattina e cominciamo a correre.

Nel nostro teatro politico abbiamo trovato il motivo per lavorare senza sosta né paura con l’obiettivo di condividere il nostro sogno:

il fatto che delle persone possano ancora riunirsi in un luogo per riflettere attraverso l’arte sul proprio presente, e magari fare qualcosa loro stesse per modificarlo”.

Eugenio Barba, amico e maestro

Cosa potere raccontarci sul vostro rapporto con l’Odin Teatret di Eugenio Barba e con il Living Theatre di Judith Malina? Quali aspetti rendono questo tipo di teatro ancora attuale?

“Certamente l’ostinazione e la capacità di coinvolgere le persone attorno a delle questioni importanti, e di farlo con arte.

Però non siamo d’accordo con l’accomunare totalmente queste due esperienze. Il Living Theatre purtroppo ormai sta passando alla storia.

E invece Eugenio Barba, uno dei nostri più cari amici-maestri, ‘lotta ancora insieme a noi’.

E ha creato spettacoli necessari e meravigliosi negli ultimi anni. Proprio in questo momento sta lavorando a un nuovo spettacolo”.

I fondi per il teatro: tante ancora le criticità

Con Strehler il teatro in Italia ha conosciuto una svolta diventando di fatto, anche un servizio pubblico.

Ma secondo voi l’appoggio istituzionale nelle produzioni teatrali incide sulle scelte degli artisti e/o può essere limitante? Come descrivereste la situazione attuale in Italia?

“Le politiche culturali e le tante regole che costituiscono il sistema dei (pochi!) fondi per la cultura e in particolare per il teatro, determinano certamente le espressioni artistiche, influiscono sulla vita e le opere degli artisti in maniera diretta e indiretta (come d’altronde sulla vita di tutte le persone!) . E allo stesso modo sulle strutture teatrali, le loro scelte, i loro programmi e progetti.

Esistono molte criticità nel sistema attuale, ma per una risposta seria a questa domanda non basterebbe lo spazio di un’intervista intera!”.

Polis Teatro Festival 2022, dedicato a Simone Weil

Veniamo ora al Polis Teatro Festival, di cui siete artefici e direttori artistici, in corso di svolgimento a Ravenna, dedicata alla figura di Simone Weil, scrittrice e filosofa del ‘900. Ci saranno diverse prime nazionali e un focus sulla drammaturgia contemporanea francese…

“Quest’anno il festival si è aperto alla dimensione europea, ospitando alcuni dei massimi esponenti del teatro contemporaneo internazionale come Pascal Rambert e Ivica Buljan.

Ma anche artisti italiani di rilievo come Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro, Motus, Compagnia Licia Lanera, Teatro i, Capotrave, Kepler-452 e gli artisti emergenti scelti dai cittadini ‘Visionari’ di Ravenna.

Un programma ricchissimo con più di 20 eventi, di cui 14 spettacoli (3 in prima nazionale) che affrontano i temi fondamentali del nostro presente come la depressione economica, la violenza tra gli esseri umani e nei confronti della Terra, le migrazioni, i diritti fondamentali.

Per noi si tratta forse di una follia, perché dal punto di vista organizzativo siamo ancora una piccola realtà, ma in cui ci siamo lanciati con coraggio, sperando che i nostri sforzi vengano ripagati”.

Essendo il 2022 centenario della nascita di Pasolini, vi chiedo un breve pensiero, come già fatto con altri artisti che quest’anno sono stati coinvolti nelle celebrazioni nelle varie città italiane, fra le quali, anche la vostra Ravenna

“Adoriamo Pasolini, tanto che già tra il 2012 e il 2015 gli abbiamo dedicato Come le lucciole. Uno spettacolo che è stato un punto di svolta nel nostro percorso artistico, che rifletteva sull’utilità e il ruolo dell’arte nella società e che ci ha portato a definire il nostro linguaggio artistico di oggi.

Pasolini è stato e continua ad essere un faro per noi, per il suo impegno politico da un lato e per la ricerca profonda sul linguaggio che ha portato avanti nelle sue opere poetiche, cinematografiche, teatrali. Opere che non smettono mai di influenzarci e guidarci.

In realtà, quest’anno non siamo stati coinvolti in alcuna celebrazione e anche a causa del Covid che ha posticipato diversi nostri progetti, non abbiamo preparato nulla in suo ricordo.

Abbiamo però avuto il piacere di vedere il nuovo lavoro di Ascanio Celestini su Pasolini, uno dei pochi che nei contenuti ci è parso rendergli finalmente giustizia”.

Nella cover Davide Sacco e Agata Tomsic – photocredit Alessandro Dragoni

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