Intervista a “Licaoni Digital Studio”

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Oggi ho deciso di farvi conoscere uno studio cinematografico e televisivo, i Licaoni . Si tratta di una realtà di provincia che si sta facendo conoscere piuttosto bene nell’ambiente cinematografico.

È una realtà piccola, ma che è composta da professionisti, persone ben preparate e da veri amanti della settima arte.

In queste settimane stanno finanziando il loro ultimo progetto, il lungometraggio Twinky Doo’s Magic World, attraverso una campagna di crowdfunding.

In questa intervista ci racconteranno come è il loro lavoro, ci presenteranno meglio il loro ultimo film e ci spiegheranno come funziona questo ormai celebre e sempre più usato metodo di finanziamento.

1) In queste settimane state portando avanti il finanziamento di un vostro nuovo progetto attraverso il crowdfunding. È la prima volta che finanziate un vostro film con questo metodo? Quali sono le fasi che precedono l’apertura del crowdfunding? Come si stabilisce il budget necessario? Come avete finanziato i vostri lavori precedenti?

Sì, è la prima volta che proviamo a usarlo per un lungometraggio, anche se cinque anni fa vi eravamo ricorsi per realizzare il cortometraggio omonimo, Twinky Doo’s Magic World che ci è servito come test per verificare la bontà del progetto.

Per prepararci al crowdfunding abbiamo fatto diverso lavoro preliminare, soprattutto per capire come comunicare il progetto al meglio – cosa non facile calcolando che si tratta di un’evoluzione lunga dodici anni.

Ci siamo concentrati molto sul video di appello per spargere il messaggio.  Il consiglio che danno tutti gli esperti di crowdfunding è di essere chiari, trasparenti e sintetici.

Poi c’è stata da decidere la parte delle ricompense: chi contribuisce generalmente lo fa per sostenere la causa, ma è cosa buona manifestargli gratitudine con qualcosa in cambio, magari di creativo e legato al progetto.

Noi abbiamo puntato sulla nostra esperienza come docenti di cinema mettendo a disposizione dei mini corsi di Sceneggiatura, Regia, Montaggio o Educazione all’audiovisivo. Abbiamo anche  messo a disposizione delle copie del film in digitale associate ai NFT (Non Fungible Tokens) una tecnologia utile a rendere uniche le copie digitali.

Stabilire la cifra non è stato semplice. Nonostante il nostro film sia piccolo, il costo di produzione è comunque una cifra importante perché servono attrezzature e manodopera specializzata per tempi lunghi.

Nella campagna lo diciamo chiaramente e spieghiamo che il grosso del budget sarà coperto da due bandi pubblici che abbiamo vinto e da risorse interne: in pratica saremo noi i primi a investire sul progetto.

Nonostante questo, la cifra restante era ancora alta, ma non ce la sentivamo di chiederla interamente ai sostenitori. Così, limando e semplificando la sceneggiatura, siamo arrivati a stabilire un goal di 20.000 euro.

Al momento ci siamo vicini, ma c’è del brivido perché è una campagna cosiddetta “tutto o niente” e se non raggiungiamo l’importo dichiarato dovremo rinunciare a tutto il sostegno conseguito finora.

I nostri film precedenti, fatti a inizio carriera (Mandorle nel 2000, N.A.N.O. nel 2002 e Kiss me Lorena nel 2005) erano produzioni indipendenti a budget zero o con contributi di altre società. Film piccoli, ma dal cuore grande che ci hanno insegnato tanto.

2) Parliamo di cinema indipendente. Quale è la situazione in Italia? Come ci si può far strada nel cinema indipendente nel nostro paese? Quali sono gli sbocchi e i luoghi dove proporre le proprie pellicole?

Quando si parla di cinema indipendente generalmente si tende a riferirsi alla produzione underground con zero budget, un po’ garibaldina. Prodotti vivaci e originali, ma poveri e spesso considerati ai limiti dell’amatoriale dal grande pubblico.

In realtà, in Italia una produzione è definita indipendente quando non genera la maggior parte dei propri introiti da un singolo broadcaster (Rai, Sky, Mediaset, etc). Quindi tecnicamente anche società importanti come Fandango o Cattleya producono film indipendenti. Sorrentino, per dire, fa film indipendenti.

La situazione italiana sinceramente non sapremmo fotografarla.

Sicuramente stiamo assistendo a una moltiplicazione vertiginosa delle proposte di film o serie da parte dei servizi di streaming che producono contenuti a ritmi forsennati. Quindi teoricamente dovrebbero esserci più opportunità per gli indipendenti di inserirsi nel mercato.

In realtà non ci sembra di assistere a un gran fiorire di nuove società di produzione, nuovi talenti, nuovi stili. Cioè, sì ovviamente, ma ci pare che tutto sia molto più lento e meno interessante che in altri paesi. Da noi continua a vigere una certa “verticalità” nella catena di comando, e chi sta al vertice forse è troppo legato a vecchie concezioni produttive.

Per tanti anni in Italia si è completamente snobbato il cinema di genere, relegando la narrazione di fantasia in un angolo, in favore di un cinema più ancorato alla realtà. Ma in questo modo siamo rimasti fuori dai gusti del grande pubblico e si è persa, forse, l’opportunità di raccontare il reale attraverso forme metaforiche e universali.

Adesso le richieste del nuovo mercato stanno scuotendo il nostro paese dal torpore, ma quella capacità di fare un certo cinema – che abbiamo avuto fino agli anni ‘80 – probabilmente va ritrovata e re-inventata.

I Co-fondatori di Licaoni Digital Studio: la sceneggiatrice e produttrice Francesca Detti e lo sceneggiatore, regista e montatore Alessandro Izzo.

3) Come selezionate gli attori per i vostri progetti cinematografici? Fate dei casting? Cosa cercate in un interprete, oltre al fatto di essere adatto a interpretare il personaggio che avete in mente?

Avendo avuto la fortuna di nascere come collettivo, abbiamo sempre avuto intorno attori bravissimi coi quali abbiamo iniziato a lavorare venti anni fa e con cui siamo cresciuti assieme.

Quindi  capita spesso che già in fase di scrittura si modelli un personaggio su un attore specifico. Ad esempio nel caso di Twinky Doo, i due protagonisti Guglielmo Favilla e Alex Lucchesi sono attori licaonici fin dagli esordi (Guglielmo addirittura è stato con noi co-autore del soggetto) quindi i personaggi di Selva e Pluto sono letteralmente cuciti su di loro.

Ma capita spesso anche di ricorrere a dei casting per ruoli differenti. In quel caso cerchiamo l’aderenza al personaggio che abbiamo in mente.

È un concetto un po’ difficile da spiegare perché è molto soggettivo e spesso ci ha messo in condizione di dover fare scelte difficili. Ossia avere di fronte attori preparati, motivati e decisamente bravi, e trovarsi a scegliere sulla base di una postura, un timbro di voce, un tratto fisiognomico.

Ovviamente la preparazione tecnica e il talento sono condizioni necessarie, ma purtroppo – almeno nel nostro caso – a volte non basta e cerchiamo quel quid in più che ci faccia dire “ecco il nostro personaggio”.

Mettendoci nei panni degli attori che proviniamo, ci rendiamo conto quanto questo possa essere frustrante perché non basta avere tutti i requisiti giusti.

A volte serve la fortuna di incarnare quel personaggio agli occhi dell’autore.

Un’altra dote per noi indispensabile è la disponibilità umana: il lavoro degli attori è delicato e importante perché concretizza su schermo il lavoro di tante persone.

E questo può generare grandi pressioni. Ma talvolta, per reazione, alcuni attori sviluppano un atteggiamento autoconservativo che può apparire egoistico o addirittura capriccioso agli occhi della troupe.

Questo cerchiamo di evitarlo perché amiamo lavorare in ambienti positivi.

4) Che tipo di regista siete e che rapporto avete con i vostri attori? Che cosa vi aspettate dagli interpreti durante le riprese?

Che tipo di registi siamo? Oddio, è difficile dircelo per conto nostro… forse sarebbe più da chiedere agli attori.

Di sicuro amiamo lavorarci e, quando possibile, prenderci il tempo per fare con loro tutte le prove preliminari.

Essendo anche autori della sceneggiatura, generalmente abbiamo già delle idee piuttosto precise sui personaggi e sullo stile di interpretazione, ma siamo a disposizione per discutere e confrontarci.

Durante le riprese ci aspettiamo un atteggiamento professionale: precisione, puntualità, la memoria sul testo. E soprattutto la disponibilità a giocare e divertirsi facendosi trascinare da quell’esperienza folle che è il set.

Nel cinema, a causa dei ritmi e della lavorazione non cronologica, spesso si arriva a un punto in cui l’attore semplicemente deve affidarsi al regista, sua unica guida nel caos.

5) Il Web è ormai diventato parte integrante della vita di ciascuno di noi e perciò può essere un’ utile risorsa anche in ambito lavorativo. Per un regista emergente quanto è importante saper utilizzare a proprio vantaggio le nuove tecnologie? Le opportunità del web in che modo hanno influenzato il cinema indipendente?

Conoscere le nuove tecnologie e usarle a nostro vantaggio è stato – ed è tuttora – indispensabile per una piccola realtà di provincia come la nostra.

Avendo iniziato sul finire degli anni novanta, siamo stati la prima generazione a utilizzare le camere digitali e i personal computer per fare post-produzione casalinga.

Eravamo visti come degli apostati da parte degli ortodossi del cinema.

Ma la cosa per noi funzionava e abbiamo continuato: nel 2005 siamo stati i primi in Italia a distribuire un film online!

Ci siamo buttati sul web con largo anticipo e abbiamo iniziato a usare Youtube quando ancora nessuno se lo filava.

Questo ha costituito per noi un indubbio vantaggio competitivo su tante società di produzione molto più grandi e strutturate.

Il web ha portato al proliferare del cinema fai-da-te.

Un tempo certe informazioni erano appannaggio solo degli addetti ai lavori, mentre adesso grazie a internet si possono trovare tantissime nozioni e imparare tutti gli aspetti del filmmaking, dalla scrittura alla post-produzione.

Questo ha portato a un innalzamento generale della qualità.

In più, Il web è uno strumento di diffusione dei propri lavori, cosa ottima per testare idee e trovare una comunità di riferimento.

La cosa un po’ più difficile è riuscire a trarne un guadagno diretto, perché la monetizzazione – soprattutto su piattaforme come Youtube o Vimeo – inizia a avere un senso solo con numeri molto alti.

Francesca Detti e Alessandro Izzo in una foto promozionale della raccolta fondi per il loro ultimo progetto “Twinky Doo’s Magic World”. Potete supportare la capagna crowdfunding andando sul sito www.eppela.com

6) Come organizzate il lavoro dei vari professionisti presenti sul set? Avete fatto esperienza su set di grandi produzioni? Quali sono le fasi di lavorazione di un film? Esistono delle differenze organizzative tra una produzione indipendente e una grande produzione?

Siamo fieramente autarchici: siamo partiti giovanissimi facendoci le ossa sul campo direttamente nelle nostre produzioni, commettendo tanti errori ma imparando in fretta.

Abbiamo il nostro stile anche nell’organizzare il lavoro della troupe.

Molte delle persone con cui collaboriamo sono videomaker a 360 gradi come noi, e questo ci garantisce una certa fluidità nei ruoli.

Forse è proprio questa la principale differenza con una grande produzione, dove il flusso di lavoro è più a catena di montaggio, con ruoli e competenze precisamente – e talvolta ferocemente – ripartite (per farsi un’idea è sufficiente guardarsi la serie Boris!).

Ci piace creare un clima collaborativo e fare in modo che la produzione sia un viaggio condiviso da tutta la troupe, mescolando professionisti navigati – magari formatisi su set ufficiali – a videomaker indie che, solitamente, finiscono col trovarsi perfettamente a loro agio.

7) Twinky Doo’s Magic World. Sulla pagina del vostro crowdfunding su Eppela si legge che molti produttori lo hanno definito “Difficile da etichettare”. Quasi una medaglia d’onore per un film indipendente! Cosa rende secondo voi questo film così spiazzante? E cosa lo rende meritevole di essere realizzato?

Durante una sessione di “pitch”, ossia di presentazione del progetto, al festival Canneseries un produttore finlandese ci obiettò che il nostro film non gli sembrava puramente un horror di intrattenimento e ci disse che un prodotto, per risultare appetibile a un produttore, doveva essere chiaro e facilmente etichettabile.

Il nostro film parte come un crime, vira sull’orrore e si tinge di dramma. In poche parole, è un film che non si attiene a uno schema prefissato e che si prende molte libertà autoriali. E proprio l’autorialità del progetto e alcune tematiche trattate sono stati ulteriori campanelli d’allarme per alcuni produttori.

Il punto è che la prospettiva di un produttore, di fatto, è spesso diversa da quella dell’autore.

Il produttore ragiona per target di mercato e di vendibilità: si annusano i trend “redditizi” per andare a produrre le stesse tipologie di storie e si deve ponderare attentamente prima di buttarsi in un progetto meno canonico.

La prospettiva di un autore è inevitabilmente diversa. L’autore è più libero da strategie di vendita, non ragiona per etichette ma per urgenza narrativa.

Ecco: la nostra urgenza è quella di raccontare una storia di intrattenimento con un substrato molto personale e con una stilizzazione stilistica particolare, più vicina possibile al nostro sguardo. Con l’impegno di restarle fedeli, senza compromessi.

Sarà poi il pubblico, a posteriori, a sancire se ne sarà valsa la pena.

 


 

Se siete incuriositi circa i Licaoni Digital Studio, vi consiglio di andare a visitare il loro sito web, dove potrete trovare tutti i loro lavori cinematografici, nonché il ricchissimo Canale Youtube.

Per quanto riguarda il crowdfunding per il lungometraggio “Twinky Doo’s Magic Worldvi invito a visitare il sito Eppela dove si sta svolgendo la raccolta fondi e a dare il vostro contirbuto, se vi va!

A me non resta che ringraziare i Licaoni Digital Studio per la loro disponibilità e augurare un grandissimo in bocca al lupo per il futuro di “Twinky Doo’s Magic World”!

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