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Intervista a Emanuela Bizi, del Sindacato Lavoratori della Comunicazione CGIL

Intervista a Emanuela Bizi, del Sindacato Lavoratori della Comunicazione CGIL

Indice dell'articolo

In seguito al blocco totale degli spettacoli, per via della quarantena necessaria ad arginare la pandemia di Corona Virus, si è venuto a creare un grande fermento sul tema del mondo del lavoro nel settore dello spettacolo dal vivo.

Abbiamo deciso quindi di realizzare delle interviste ad alcune realtà del settore, che si stanno impegnando per migliorare le condizioni dei lavoratori dello spettacolo, in modo da farci raccontare da loro la situazione attuale.

Speriamo di riuscire a spiegare meglio la complessa situazione attuale del mondo del lavoro nel settore dello spettacolo dal vivo e contemporaneamente a far conoscere meglio il preziosissimo lavoro di queste realtà.

Il Sindacato Lavoratori della Comunicazione

In questa intervista parliamo con Emanuela Bizi, segretaria nazionale di SLC CGIL Nazionale (Spettacolo, cinema, sport), della situazione del mondo del lavoro nel settore dello spettacolo italiano.

Puoi parlarci del vostro Sindacato? Di cosa si occupa e quali sono gli obiettivi che si prefigge?

Siamo la SLC CGIL, un sindacato che si occupa anche dei lavoratori della produzione culturale, ovvero cinema e spettacolo dal vivo. La costituzione del SLC, nel 1996, ha rappresentato l’approdo finale di un progetto di omogeneizzazione, decisamente complesso ma sicuramente lungimirante, che ha consentito di realizzare, in ambito CGIL, la rappresentanza univoca di tutti i lavoratori che operano nel mondo della comunicazione, in senso lato (dalle telecomunicazioni alle attività teatrali e musicali).  In questo periodo di Covid diverse centinaia di lavoratori atipici del settore si sono iscritti.

Quale era la situazione dei lavoratori dello spettacolo prima del Corona Virus? Quali sono le maggiori problematiche e perché si sono verificate? Ci sono delle oggettive difficoltà intrinseche al settore che impediscono il miglioramento?

La situazione prima dell’epidemia dei lavoratori, in particolare quella degli atipici era quella di essere senza tutele specifiche per quella attività.

Le tutele in atto per la generalità dei lavoratori mal si adattano a queste specificità.

Inoltre il settore dello spettacolo dal vivo in particolare è scarsamente abituato a rispettare i CCNL sottoscritti. Ad esempio viene frequentemente utilizzata una tipologia contrattuale che viene genericamente definita “Intermittente“.

In realtà si tratta di una modalità di assunzione a termine stagionale non prevista dal CCNL e per quanto ci riguarda non applicabile.

Questo ha comportato serie difficoltà per i lavoratori per ottenere le tutele messe in campo dal governo in questa fase.

Per ottenere un vero miglioramento delle condizioni del settore credo che debba partire da maggiori tutele per i lavoratori atipici e da maggiori controlli per le imprese che ottengono risorse pubbliche da parte delle istituzioni.

Credo anche che le piccole imprese debbano crescere e fare rete tra di loro anche per poter partecipare ai bandi sia locali che europei.

Cosa pensi dell’estrema frammentazione del mondo dello spettacolo in Italia? Non solo dal punto di vista legislativo, ma anche dell’esistenza di tante iniziative che per quanto lodevoli rimangono pur sempre delle singolarità, senza riuscire ad unirsi? Come potrebbe riuscire ad unificarsi il settore dello spettacolo in Italia?

Credo che sia il grande tema.

La frammentazione fa si che lo spettacolo dal vivo non diventi mai un soggetto davvero autorevole con la politica, che fa fatica a capire la complessità del settore. Lo dimostra anche il recente documento espresso dalla task force capitanata da Colao che non vede nessuna riflessione sul ruolo della cultura immateriale.

Le poche righe che si leggono sul documento sono relative alla cultura materiale in funzione del turismo.

Questo ci dice che se non saremo capaci di unire le forze, imprese, sindacati, lavoratori non avremo mai la capacità di sfondare questo soffitto di vetro e di dare alla cultura il vero valore che deve avere in un paese. Per noi ha un ruolo fondante, perché il declino culturale fa arretrare tutti i settori, anche quello industriale.

Proviamo ad immaginare un mondo perfetto. Come dovrebbe essere il mondo del lavoro nel settore dello spettacolo secondo te?

Nel mondo perfetto ci vogliono tutele per le attività atipiche dello spettacolo.

Bisogna tener conto che parte del lavoro non può rientrare nel rapporto di lavoro di natura autonoma o subordinata. Per questo ci vogliono ammortizzatori di continuità, che permettano a chi è professionista di lavorare e magari dire anche qualche no.

Ma serve anche riscrivere le modalità di finanziamento pubblico.

L’attuale decreto presenta molte criticità. Vanno trovate anche modalità di sostegno alle imprese, a partire da quelle minori e considerare un abbassamento dell’iva.

Durante il mese di giugno è prevista la possibilità di riaprire i teatri, pur con le limitazioni necessarie per evitare ulteriori contagi. Pensi che questa parziale riapertura e il ritorno al lavoro possa togliere forza alle tante iniziative per i diritti dei lavoratori dello spettacolo che durante il lock down si sono venute a creare? Ognuno tornerà a pensare soprattutto alla propria realtà prima che al settore nel suo complesso?

La ripartenza non può essere quella che vediamo. Monologhi di attori noti e poco altro.

Adesso è il momento di ripensare il teatro, perché già prima della crisi non si sentiva bene.

C’è il tema di come adempiono alla funzione assegnata i grandi teatri pubblici, il tema di come deve funzionare il teatro privato. Ma c’è anche il tema del pubblico. Se ci raccontiamo che i teatri sono pieni ci raccontiamo bugie.

Si deve quindi ripartire dal basso, attivando le realtà regionali con tanti spettacoli diffusi.

Ma è necessario che queste attività siano sostenute da finanziamenti pubblici, per evitare che sia lavoro gratuito. Dobbiamo insomma portare il teatro al pubblico non il pubblico a teatro.

Veniamo alla situazione attuale. Il Lock Down necessario a contenere il Corona Virus ha messo in ginocchio tutto il settore dello spettacolo. Quali sono le misure che il governo dovrebbe adottare che ritieni più urgenti?

Il settore ripartirà gradualmente e temo che potremo ripartire davvero solo dopo che avranno individuato un vaccino. Quindi è necessario ripartire dalle misure che ho descritto precedentemente, attivando il lavoro ove è possibile e individuare misure almeno fino a dicembre a sostegno dei lavoratori.

Se questo non avverrà, inevitabilmente ci sarà una dispersione di professionalità e questo minerà seriamente il futuro dello spettacolo dal vivo.

Pensi che contestualmente a una riforma del settore professionistico dello spettacolo dal vivo, sia necessario regolamentare anche il vasto settore amatoriale? In che modo?

E’ urgente regolamentare il settore professionale, ma anche quello amatoriale affinché non faccia dumping (ovvero il ribasso dei prezzi mediante l’utilizzo di manodopera a costi inferiori e senza tutele sociali, ndr) al primo.

Crediamo che partire dalla tutela del lavoro professionale sia la vera sfida.

Su questo come sindacato stiamo già lavorando.

Sarà la volta buona?

Noi di Teatro per Tutti ci ritroviamo sempre più spesso a parlare di questi temi tra di noi o con le persone del settore che conosciamo. Per fortuna quello del lavoro sta diventando un tema sempre più “caldo”, per cui speriamo che sia la volta buona per un cambiamento radicale.

Per essere del tutto onesti, il mondo dello spettacolo dovrebbe rimproverarsi il fatto di aver avuto bisogno di un’epidemia mondiale per essere costretti ad affrontare questo tema.

Per anni i lavoratori dello spettacolo si sono dovuti arrangiare come potevano, accettando condizioni di lavoro pessime, per poi lamentarsene ma senza mai riuscire a mettersi insieme per lottare per i propri diritti.

Sono significative le parole dell’intervista che hai appena letto, quando si dice che la frammentazione del mondo dello spettacolo è il vero problema.

Questo mondo è molto complesso e la politica fa fatica a capirlo e non ha nessun soggetto forte (nel senso di una rappresentanza autorevole della maggioranza dei lavoratori del settore) con il quale confrontarsi.

Anche in questa fase, sono tante le iniziative che si prefiggono l’obiettivo di riformare il settore, ma il problema è proprio questo: sono tante. Il gran numero di iniziative riflette il peccato originale del mondo dello spettacolo: la frammentazione.

Tu cosa ne pensi di questo argomento? Quali domande vorresti che facessimo nelle prossime interviste?

Faccelo sapere nei commenti!

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