La campagna social “Apriamo le stanze di Barbablù” di Amleta

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Ho già avuto modo di conoscere la realtà di “Amleta”.

Un gruppo di donne, di attrici e artiste, che durante il primo lockdown del 2020 ha dato vita ad un collettivo femminile che fa luce sulle tante discriminazioni di genere esistenti nel mondo dello spettacolo.

Oggi ho il piacere di dar spazio nuovamente a questo splendido collettivo per farvi conoscere la loro Campagna Social “Apriamo le stanze di Barbablù” dedicata alla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre.

Raccontateci la vostra campagna social #apriamolestanzedibarbablù. Come è nata? Qual è l’obiettivo di questa campagna social?

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Amleta ha dunque deciso di dedicare tutto il mese a un fenomeno finora completamente sommerso e tollerato, ossia la violenza sulle attrici.

Cerchiamo dunque di dare voce alle sopravvissute, condividere le testimonianze e, soprattutto, di aprire le tante stanze di Barbablù sparse attorno ai palcoscenici dei teatri italiani.

Con l’Osservatoria di Amleta il fenomeno della violenza sulle attrici emerge come un fiume in piena.

Amleta raccoglie infatti da più di un anno segnalazioni alla sua mail: osservatoria.amleta@gmail.com

Dalle testimonianze deriva che la violenza sulle attrici è particolarmente diffusa e pervasiva sia perché le attrici lavorano col corpo, sia perché i confini fra ciò che è arte e ciò che è abuso sono spesso sfumati e volutamente confusi.

E sia perché le violenze vengono agite in un ambiente che le tollera isolando le persone vittime di abusi.

Abbiamo dunque deciso di sollevare il sipario sulla violenza di cui sono vittime le attrici attraverso la campagna social #apriamolestanzediBarbablù.

Ci siamo ispirate alla fiaba di Barbablù in cui un uomo, Barbablù, rinchiude una giovane donna nel suo castello dandole un mazzo di chiavi con le quali può aprire tutte le porte meno che una.

La giovane non ascolta però quest’ultimo divieto e scopre così i cadaveri delle precedenti donne di Barbablù chiuse proprio in una stanza.

La metafora, e il motivo per cui chiediamo di farsi una foto con anche le chiavi in mano, sta proprio nel tentativo di dire:

“apriamo tutte le stanze, scoperchiamo i vasi di Pandora, tiriamo fuori gli scheletri nell’armadio che il sistema tanto tenacemente protegge.”

Barbablù è quindi l’incontro che non avremmo voluto fare, il provino cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere.

Questa iniziativa ha coinciso con l’ onda sollevata dalle nostre colleghe in Francia con il movimento @metootheatre, che Amleta vuole sostenere e rilanciare.

In quanto collettivo femminista intersezionale, quali obiettivi si pone Amleta per questo fenomeno sommerso ma decisamente esteso della violenza contro le attrici?

Supportiamo le colleghe accompagnandole in ogni momento qualora da una segnalazione si potesse, e volesse, procedere per vie legali.

L’associazione si fa carico di tutte le spese legali, grazie alla sinergia con le avvocate dell’associazione Differenza Donna esperte di violenza e di tematiche di genere.

Ci piacerebbe tutelare maggiormente le donne che lavorano nel mondo dello spettacolo e che si andasse maggiormente nella direzione di situazioni normative più stringenti e dettagliate.

Il problema è infatti la peculiarità del nostro mestiere che fa sì che la violenza possa essere “scambiata” per genio e creatività.

Ne deriva che poche volte si riesce effettivamente a procedere per vie legali.

Come poter sostenere il collettivo Amleta?

Quando ci dicono “come possiamo aiutare concretamente Amleta”, rispondiamo che è anche grazie alle donazioni, al tesseramento all’associazione che tutto questo è possibile.

Quali mezzi ha attualmente un’attrice per capire di chi fidarsi, prima di ritrovarsi in brutte situazioni? E nel caso in cui l’attrice dovesse subire una situazione di abuso, cosa le consigliate di fare per uscirne?

Amleta ha pubblicato un decalogo per il provino “corretto”.

Terremo degli incontri nelle principali Accademie di recitazione proprio per sensibilizzare chi si deve ancora diplomare.

Molte delle persone abusate risultano essere proprio giovani ragazze: chi abusa fa leva su una inevitabile mancanza di esperienza e conoscenza delle corrette dinamiche.

Consigliamo dunque di leggere il nostro decalogo pubblicato sui nostri social, di non comunicare mai via whatsapp con la produzione soprattutto quando questo riguarda l’invio di materiale fotografico o video di nudo.

Se un’attrice o un attore ha subito un abuso, chiediamo di inviarci la sua segnalazione a osservatoria.amleta@gmail.com.

Trattiamo caso per caso con la cura e riservatezza necessarie, insieme alle nostre avvocate ed esperte di violenza.


L’iniziativa di questo affiatato e bellissimo gruppo di donne è davvero lodevole, per cui vi consiglio caldamente di seguire il collettivo Amleta attraverso il loro profilo Instagram e la loro  pagina Facebook.

A me non resta altro dche ringraziarle per il tempo dedicatomi, con la speranza che il loro lavoro possa davvero fare la differenza e rendere l’ambiente teatrale e cinematografico italiano meno tossico.

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