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Lo spettacolo comico, i trucchi del mestiere

Indice dell'articolo

Ironia, gag, satira, comicità corporea sono alcuni dei trucchi per costruire uno spettacolo comico divertente. Un’attenta regia deve stabilirne i tempi, dilatandoli o accelerandoli, a seconda della risposta del pubblico. Ma tra le peculiari caratteristiche della compagnia che conosciamo oggi, c’è anche una selezione dei testi da portare in scena, adattandoli all’attore e alle sue caratteristiche e non viceversa.

La Compagnia dell’Anello, nata 20 anni fa a Forlì con la produzione di musical. E poi è cresciuta negli anni attraverso una riscrittura in chiave grottesco-comica di film e opere famose.

Teatro per Tutti intervista il regista Francesco Lezza, per conoscere più da vicino gli ingranaggi dello spettacolo comico. Se è vero infatti, che saper far ridere è una dote innata, è fondamentale la capacità di portare in scena con i giusti accorgimenti uno spettacolo comico o brillante, perché l’impatto sul pubblico sia garantito. A.A. Aspiranti Assassini, il musical Frankestein Junior,  Not2Be, Star Trash, sono alcuni dei titoli delle esilaranti interpretazioni della compagnia forlivese. 

Foto di scena dello spettacolo comico "Il funerale di papà" della Compagnia dell'Anello.
Foto di scena dello spettacolo comico “Il funerale di papà” della Compagnia dell’Anello.

Lo spettacolo comico, l’omaggio allo humor nero di Frank Oz

A Francesco Lezza, appena concluso lo spettacolo Il Funerale di papà andato in scena nei giorni scorsi aForlì e ispirato al film Funeral Party (2007) di Frank Oz, chiediamo prima di tutto com’è nata la compagnia e perché la scelta di un repertorio comico/brillante?

F.L.: “La compagnia è nata per caso e dalla passione per il teatro. È avvenuto come per tante realtà simili sul territorio di Forlì-Cesena, in cui la gente ama andare al teatro e molti si iscrivono a corsi di recitazione amatoriale. Lo dimostra d’altronde la presenza di ben 13 associazioni simili alla nostra.

Negli anni è andata sempre più strutturandosi e la sua attività di Aps, che si articola in corsi di recitazione, dizione, laboratori, oltre alla produzione e alla realizzazione di spettacoli dal vivo, ad oggi conta la presenza di 40 attori, tesserati e assicurati attraverso la Uilt.

A capo dell’Associazione c’è un direttivo, di cui faccio parte anch’io e che si riunisce periodicamente per decidere sulla produzione degli spettacoli comici e il relativo percorso di formazione.

Il politically correct, una questione sempre più vincolante per lo spettacolo comico

In base alle varie proposte si decide per un testo o un film già noti di cui realizzare la parodia o una versione comica. Poi partono i corsi di formazione guidati da professionisti nelle varie discipline, generalmente articolati in 5 o 6 incontri, oltre a un periodo di formazione della durata di un intero anno, e infine si arriva allo spettacolo finale. Siamo una compagnia quasi del tutto autogestita finanziariamente, se non per alcuni aiuti e agevolazioni da parte dell’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune, che mette a disposizione alcuni teatri del territorio a costi agevolati. 

La scelta del repertorio comico è stato spontaneo e non deciso a tavolino.

Ognuno, nel direttivo porta suggerimenti e contaminazioni differenti derivanti da esperienze artistiche precedenti e/o concomitanti. Ad ogni modo, la componente che è sempre prevalsa è stata quella della comicità, in tutte le sue sfaccettature.

Il potere educativo della comicità

Portare in scena uno spettacolo comico è sempre una sfida. Saper far ridere non è semplice e oggi è ancora più complesso, Nella società del politically correct si deve fare attenzione a non offendere nessuno. Eppure, con tutto il rispetto per la sensibilità altrui, l’essenza della comicità è l’esatto opposto: il sorridere delle tragedie umane.

Questo atteggiamento moralista, anche se parte da istanze giuste e sacrosante, se è portato all’eccesso, a volte finisce per snaturare quella che è l’essenza della comicità, che è sempre esistita.

Se non scade nella volgarità, infatti, la comicità insegna a ridere delle proprie idiosincrasie e a non prendersi mai troppo sul serio. Negli ultimi anni la tendenza a pontificare si è sviluppata molto sui social dove la gente manifesta spesso malcontento se in uno spettacolo comico si prendono in giro determinate categorie di persone. Ma quando noi ridiamo dell’attore che scivola sulla buccia di banana, che è una scena comica tra le più generiche a cui si possa pensare, non stiamo ridendo di una persona a cui è capitata una disgrazia? Occorre intelligenza per godere dello spettacolo, capire il testo e il sottotesto. Che si faccia ironia o si prenda in giro in modo palese, si tratta comunque di una finzione”. 

Spettacolo comico

Quali sono i vostri autori di riferimento e/o le figure alle quali vi siete ispirati?

F.L.: “Se Il Funerale di papà, che abbiamo appena portato in scena, è un omaggio allo humor inglese, è anche vero che io sono sempre stato molto attratto da figure come De Filippo e dalla commedia partenopea più recente rappresentata da Vincenzo Salemme e da attori come Carlo Buccirosso”.

L’importanza dei tempi comici e l’assegnazione azzeccata dei ruoli

“Come nasce e come si sviluppa un vostro testo e poi il vostro spettacolo comico? Quali gli errori da evitare e quali le strategie, se ce ne sono? Cosa potete raccontare invece sui tempi comici in scena? Devono essere gestiti o c’è sempre un margine per l’improvvisazione?

F.L.: “Di solito prendiamoun testo che funziona e lo adattiamo al tipo di pubblico che ci segue. Solitamente è sempre abbastanza variegato, ma ogni platea è diversa nelle sue reazioni.

Sta al regista la capacità di modulare i tempi comici, che sono un dogma nello spettacolo comico. Se il pubblico è partecipe e parte un applauso imprevisto, allora si cercherà di dilatare i tempi Mentre se si nota un certo stallo, allora si deve essere pronti a dare un ritmo più sostenuto alle scene e c’è spazio in entrambi i casi per l’improvvisazione. Per cui, anche se lo spettacolo comico è lo stesso, ogni sera avrà un ritmo diverso in base alla risposta del pubblico ed è uno degli aspetti più affascinanti del teatro.

Altro aspetto fondamentale è la capacità di attribuire il ruolo giusto a ciascun attore. Sta al regista capire chi deve fare la spalla, il finalizzatore, il caratterista, il furbo, l’impacciato, altrimenti c’è il rischio che la parte, anche se efficace e brillante, sull’attore sbagliato non funzioni”.

Che tipo di comicità preferite? Ironia, satira, gag, comicità corporea? O cercate di unirle tutte in uno stesso spettacolo comico?

F.L.: “Anche in questo caso dipende dal testo che viene scelto e dall’impronta che stabiliamo di dargli.

Si lavora sulla comicità corporea quando ci sono situazioni in cui c’è molto contatto fisico. In questo caso ci saranno le smorfie, le cadute, i capitomboli. Altre situazioni comiche invece possono essere basate esclusivamente sulle battute, quindi sul testo”.

Costumi di scena e scenografia, un must imprescindibile

Musica e teatro nelle vostre produzioni. 

F.L.: “Siamo nati come compagnia di musical, in realtà, e ne abbiamo prodotti diversi, mentre ora ci dedichiamo anche alla prosa. Mettere in scena un musical è impegnativo, sia perché richiede attori versatili e brillanti in tutte e tre le discipline del canto, del ballo e della recitazione, sia dal punto di vista registico”.

Parliamo infine dei costumi in scena che nei vostri spettacoli comici sono sempre molto curati

F.L.: Costumi e scenografie sono fondamentali nei nostri spettacoli. Spesso, infatti, portiamo in scena opere ambientate in epoche del passato e per noi è importante restituire al pubblico la massima cura dei dettagli legati a quel periodo storico. E questo è possibile tramite una ragionata scelta dei costumi e dei materiali di cui sono composti. E grazie anche all’attenzione che poniamo sul e gli oggetti di scena.

Ad esempio, non ha senso portare in scena abiti in raso o cotone se l’opera è ambientata in un periodo in cui si utilizzava il damascato. Così come per la scenografia, se siamo nel 1500 non si possono mettere i sottobicchieri in feltro, perché non erano ancora stati inventati.

I costumi, fintanto che lo spettacolo è in produzione e gira in tournée, vengono affidati all’attore che li indossa. Dopodiché vengono riconsegnati e posti nel magazzino della compagnia, magari tenuti sottovuoto per garantire che si mantengano nel miglior modo possibile in vista di un loro riutilizzo. Altrimenti vengono dismessi e riciclati per crearne dei nuovi. 

Per il trucco di scena, invece, ci affidiamo ad una professionista del make up, Apollonia Tolo. Stare in scena truccati e vestiti con un costume d’epoca, con la parrucca, mentre in sala è caldo, non è per niente facile”. 

Lo spettacolo comico non è un’arte minore

Spesso la comicità viene vista come una sorta di sorella minore della vera arte. In verità, come espresso dal regista Francesco Lezza, saper far ridere lo spettatore è molto più difficile rispetto a far commuovere.

Lo spettacolo comico ha quindi un suo valore artistico e la sua realizzazione non è affatto semplice.

Abbiamo cercato di spiegarlo anche nell’articolo Come far ridere, in cui diamo alcuni consigli per affrontare al meglio l’arte della comicità.

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