Dentro la Stand Up Comedy: Intervista a Luca Ravenna

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Quest’estate ho avuto modo di incontrare Luca Ravenna, comico e monologhista della Stand Up Comedy italiana, nonché uno dei protagonisti del programma di Prime Video “Lol – chi ride è fuori“.

Non mi sono lasciata certo sfuggire l’occasione di intervistarlo, chiedendogli qualcosa sulla Stand Up Comedy e sul suo lavoro.

Prima di  farvi leggere quello che mi ha raccontato, vi lascio qualche piccola informazione biografica su Luca, nel caso non lo conosceste. E vi consiglio di andare a vedere al più presto uno dei suoi spettacoli: vi assicuro che passerete una serata davvero divertente!

Chi è Luca Ravenna.

Luca Ravenna è uno sceneggiatore, monologhista e comico nato a Milano nel 1987.

A diciannove anni si trasferisce a Roma dove frequenta il Centro sperimentale di Cinematografia, conseguendo un diploma in Sceneggiatura nel 2011.

Tra le sue primissime esperienze lavorative sono da segnalare le collaborazioni con il gruppo comico “The Pills” in alcuni sketch pubblicati su Youtube e la sceneggiatura del film “The Pills – sempre meglio che lavorare”.

Successivamente ha fatto parte del team di scenggiatori della sit com “Zio Gianni” trasmessa su Raidue ed è stato autore della webserie “Non c’è problema” prodotta da Repubblica.it.

Ma la svolta nella sua carriera arriva nel momento in cui assiste ad uno spettacolo del comico Edoardo Ferrario, decidendo di intraprendere la strada della Stand Up Comedy e diventando così il comico e monologhista che oggi conosciamo.

Da quel momento in poi la sua carriera nell’ambiente italiano della Stand Up prende il volo, con un susseguirsi di spettacoli e di tour in giro per le città di tutta Italia.

Parallelamente, comunque, continua a lavorare come sceneggiatore per importanti programmi televisivi, come “Che tempo che fa” e “Quelli che il calcio“.

Luca Ravenna, stand up comedy
Luca Ravenna – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89346742

1) Quali differenze ci sono tra il Cabaret e la Stand Up Comedy?

Nella cultura di oggi sembra che il Cabaret si rifaccia di più ad una “tradizione teatrale della Maschera“.

Quando un comico fa uno sketch di Cabaret sul palco, in realtà nasconde un po’ la sua persona dietro al personaggio. Il Cabaret si basa sulla condivisione di temi e situazioni che tutti viviamo, come può essere il traffico o il rapporto con la suocera, per esempio… E si espongono questi temi sul palco, attraverso questo Personaggio/Maschera.

Nella Stand Up Comedy il rapporto tra persona e personaggio è un po’ diverso.

Con la Stand Up il personaggio si nasconde dentro la persona, quindi non si parla del traffico in generale ma piuttosto del mio traffico specifico, che vivo ogni mattina nella mia città, che forse voi pubblico non conoscete e che adesso vi spiegherò.

Penso che, a grandi linee, sia questa la differenza tra Cabaret e Stand Up Comedy. In entrambi i casi, l’importante è che il meccanismo comico funzioni.

Spesso sento dire che la Stand Up Comedy, rispetto al Cabret, deve far riflettere. Ma no, non è così. La Stand Up Comedy deve far ridere. L’importante è far ridere. Poi, può anche far riflettere… Ma l’obiettivo è far ridere il pubblico, esattamente come lo è per il Cabaret.

Inoltre la natura stessa della Stand Up Comedy, che prevede che il comico parli un po’ di più della sua esperienza e di se stesso, tende ad essere più irriverente rispetto al Cabaret.

Con la Stand Up è un po’ come se il comico parlasse ad alcuni amici (gli spettatori), quindi è uno spettacolo tendenzialmente senza filtri e perciò più sfacciato.

2) Come viene accolta la Stand Up Comedy dagli italiani?

Direi bene! Già circa dodici anni fa, prima dell’avvento di Youtube, iniziavano a diffondersi su Internet i video dei comici americani della Stand Up.

Questi video poi, con Youtube, sono stati visti e condivisi dai “talebani della comicità” e pian piano qualcuno di loro ha iniziato a dire “non voglio più vedere Zelig. Voglio vedere queste cose qua” .

Non perché Zelig non facesse ridere, ma perché, come capita nella musica dopo anni e anni di un certo tipo di band, vuoi iniziare a sentire e ascoltare qualcosa di diverso. È sempre musica, ma cambia un po’ il linguaggio.

Per quanto riguarda il pubblico, direi che l’accoglienza è davvero buona. Quando gli spettatori scoprono che esistono anche questo tipo di monologhisti, uomini o donne che siano, rimangono entusiasti e abbracciano volentieri la novità.

Ad ogni modo, mi piace che la cosa sia ancora un po’ underground, ti permette di preoccuparti meno circa il cosa dover dire e come dirlo. Sei un po’ più libero di esprimerti.

Luca Ravenna Stand Up comedy
Luca Ravenna in uno degli spettacoli del suo tour dell’estate 2021

3) Come si scrive un monologo per la Stand Up Comedy? Ha una struttura particolare? Ha delle differenze rispetto ad un classico monologo teatrale?

Sicuramente il modo di scrivere un monologo per la Stand Up cambia molto in base alla tua esperienza… Gran parte del monologo lo scrivi col pubblico.

Questo aspetto viene fuori soprattutto nelle serate “Open Mic” in cui ti rendi conto che ogni comico ha il suo stile e il suo modo di lavorare. A me ad esempio piace procedere avendo tre spunti da cui costruire il monologo. Si tratta di momenti-chiave che si trovano all’inizio, poi circa a metà del monologo e alla fine.

Mi costruisco una sorta di canovaccio, con tre idee, e poi procedo.

L’esperienza fa la differenza. Più un monologo lo dici, lo ripeti, magari scrivendoti qualcosa su un foglio o registrandoti, più ti vengono idee e più migliori il monologo di base, quello da cui sei partito. E il pubblico, sotto questo punto di vista, ti dà un’enorme mano.

È un mix di cose preparate e di improvvisazione che fai col pubblico. O almeno, per me è così.

In parte i miei spettacoli sono improvvisazione pura, in parte invece dietro c’è qualcosa di scritto. L’importante è far percepire tutto quanto come qualcosa di davvero improvvisato.

Altri comici, ad esempio, invece scrivono il monologo dalla prima all’utima parola. Poi magari facendo varie serate lo cambiano e lo affinano. Altri invece scrivono il monologo e quello rimane.

Una cosa però è certa: con la Stand Up Comedy la Quarta Parete praticamente non c’è. Viene sfondata.

E lo spettacolo viene fatto anche insieme al pubblico.

Ogni spunto è buono per coinvolgere il pubblico durante la Stand Up, proprio perché la sua natura è quella di farla sembrare una serata tra amici, una cosa quasi intima.

4) Se tu avessi la macchina del tempo, cosa diresti al Luca Ravenna agli inizi della carriera?

Innanzitutto sentirei cosa ha da dire il Luca Ravenna di sette anni fa, quando ho iniziato a fare Stand Up. Starei a sentire cosa ha da dire della Stand Up Comedy, cosa pensa di saperne…

Sicuramente ero uno spocchioso deficiente che dopo una serata di Open Mic diceva “Va beh, dopo Louis C.K. ci sono io!” Sicuramente pensavo una cosa del genere. Fortuna che ho il video di quella serata e, rivedendolo, mi son detto “Ah ecco, questo lo potrei cambiare“. È un video che mi serve per dirmi di non avere mai fretta.

Inoltre, ascolterei il me stesso di sette anni fa per capire come posso usare quello che dicevo allora, per gli spettacoli che faccio ora.

Sono un codardo unico, e ruberei le sue cose per migliorarmi!

Non avrei da dirgli niente se non “bravo” perché ha fatto bene sette anni fa a prendere questa strada… Ma poi lo sfrutterei fino all’ultimo per il Luca Ravenna di oggi!

Non avere mai fretta

Parlare con Luca Ravenna di Stand Up Comedy è stato davvero interessante, non solo perché ho avuto modo di conoscere meglio questa forma di comicità attraverso un professionista del settore.

Scambiare quattro chiacchiere con Luca Ravenna, a mio parere, è stato anche educativo. Proprio con la sua risposta alla mia ultima domanda, se vogliamo quella più scherzosa, ha lasciato un piccolo grande insegnamento.

Quel video degli esordi gli ricorda sempre di non avere mai fretta.

Quel video gli dice che, per raggiungere il successo, è necessario impegnarsi ogni giorno e avere pazienza.

Quel video gli dice anche di non cadere nell’errore di essere convinto di sapere già tutto. Gli ricorda che c’è sempre qualcosa da imparare.

Un insegnamento e una verità che ogni artista dovrebbe sempre tenere in mente.

E quindi a me non resta che dirgli grazie per la stimolante chiacchierata e suggerirvi di andare ai suoi spettacoli, perché è letteralmente uno dei monologhisti di stand up comedy più esilaranti che abbiamo in Italia.

Non perderti neanche un articolo!

Compila il modulo per iscriverti alla Newsletter di Teatro per Tutti. Riceverai una sola e-mail a settimana con tutte le novità! Gli ultimi articoli, le Promozioni e tanto altro.

E poi…puoi annullare la tua iscrizione in qualsiasi momento!

Mailchimp

L'opinione dei lettori

In questo articolo parliamo di:

Hai Letto l'ultimo articolo?

IN OFFERTA QUESTA SETTIMANA

Di cosa parliamo?

Restiamo in contatto?

Prima di uscire dalla pagina,
Perché non dai un'occhiata ai nostri canali social?

Così potrai essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, le novità e le promozioni di Teatro per Tutti!