Teatro e apprendimento della lingua straniera: intervista a Massimiliano Piva

In questo articolo Anna Cavallo ti parlerà di:

Alla scoperta, insieme al regista ferrarese, del Gruppo Straliani Theatre e degli spettacoli basati sulla Cosquillas Theatre Metodology

Il teatro ha moltissime finalità pedagogiche e, all’interno di quello che viene comunemente chiamato teatro sociale, approfondiamo oggi il teatro di inclusione per i cittadini di nazionalità straniera. E vedremo in che modo, insieme a Massimiliano Piva, regista, e ad Alberta Gaiani, insegnante di italiano come lingua straniera del Cpia di Ferrara.

Il Centro provinciale per l’istruzione degli Adulti (Cpia), istituito nel 2012 dal Ministero della Pubblica Istruzione, si occupa infatti di insegnare la lingua italiana a chi si trovi nel nostro Paese per motivi di lavoro o di studio. Da anni porta avanti attività culturali che spaziano dallo sport al teatro alla pittura. Attività laboratoriali dove il tema dell’apprendimento della lingua si incrocia sempre più spesso con quello dell’inclusività e della valorizzazione delle differenze.

Alberta Gaiani, docente, insieme a Massimiliano Piva, regista e ideatore della Cosquillas Theatre Metodology – photocredit Anna Cavallo

Il Gruppo Straliani Theatre, a tu per tu con la diversità

Quest’anno, il Gruppo Straliani Theatre del Cpia estense, guidato da Piva e Gaiani ha portato in scena lo spettacolo “Dove finisce l’ascolto” lo scorso 4 giugno nella piazza della Cattedrale.

Lo straniero, il diversamente abile, l’omosessuale, l’anziano, queste le categorie di persone più esposte allo stigma sociale che hanno sfilato incessantemente, per tutta la durata dello spettacolo, alternando riflessioni drammatiche ad altre di speranza e positività. Insieme a loro, proprio nel desiderio di azzerare qualsiasi verticalità supponente nel rapporto tra chi apprende e chi insegna, gli stessi insegnanti.

L’evento, possibile grazie al bando TalentInAzione indetto dal Cpia di Ferrara e realizzato nell’ambito del progetto RiCreAzione, coordinato dalla docente Cristina Zamboni, ha avuto tra i protagonisti il giovane pittore, ballerino, musicista e cantante africano Pascal Zambé che con le sue percussioni ha accompagnato la seconda parte della rappresentazione in un’allegra e coinvolgente danza collettiva.

Uno spettacolo basato sulla Cosquillas Theatre Metodology, che andiamo a conoscere più da vicino con il regista Piva.

Una scena dello spettacolo Dove finisce l’ascolto di M.Piva – photocredit A. Cavallo

Massimiliano Piva, ideatore della Cosquillas Theatre Metodology

Puoi raccontarmi qualcosa di te? Prima di tutto, qualche dato biografico, dove sei nato, qual’è la tua formazione come regista e da quanto tempo ti occupi di attività teatrali per i Cpia e di teatro sociale in genere

“Sono nato a Ferrara il 7 giugno del ‘73.

Vivo in una bella casa in campagna che ho comprato proprio perché in mezzo al nulla. Sono circondato dal silenzio, che mi ricarica per affrontare le mie guerre quotidiane.

Ho iniziato la mia ricerca nell’arte all’età di undici anni, attraverso tanto ascolto del mio bisogno che già allora manifestava la volontà di essere nel mondo dell’arte.

Ma (chiaramente) allora non sapevo quale forma inseguire: Conservatorio, Istituto d’Arte, Accademia di belle Arti, Danzatore … finalmente sono approdato all’età di 19 anni nel mondo del teatro! Ho iniziato come attore professionista al Teatro Nucleo di Ferrara che, per anni, mi ha consentito di conoscere il mondo attraverso lunghe e difficili tournée europee.

Poi, col servizio civile (allora il servizio militare era obbligatorio), sono entrato nel mondo del sociale. Da quel giorno, il mondo è cambiato in maniera rivoluzionaria e da quel momento non me ne sono più separato”.

Parliamo della Cosquillas Theatre Metodology  che tu hai ideato: in cosa consiste?

“Il metodo è la sintesi di tutti i miei anni di ricerca iniziati, appunto, da giovanissimo. Il metodo è tutto quello che mi è servito per sopravvivere ai troppi problemi, difficoltà e umiliazioni vissute nel corso della mia vita di bambino e studente.

Oggi è un mezzo per ascoltare chi vive situazioni di disagio di ogni natura proprio perché è da questo che è nato, si è sviluppato e, tutt’oggi, si sta evolvendo attraverso il costante cambiamento dei bisogni umani.

Dove finisce l’ascolto di M.Piva – photocredit A. Cavallo

L’evoluzione costante è dovuta al fatto che C.T.M non si insegna ma si vive e chi conduce lo deve usare per osservare e imparare dai partecipanti.

Il Cosquillas Theatre Methodology (CTM), è oggi un marchio depositato e ufficialmente riconosciuto. Nel 2019 infatti è stato promosso dalla Commissione di Nizza come Brand e, dal 2020, approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico Italiano.

Cosquillas Theatre Methodology non è una metodologia teatrale o pedagogica, ma uno strumento per la comunicazione di rielaborazione narrativa non verbale, per questioni di qualunque natura umana. Dall’ambito didattico a quello artistico, la Metodologia riesce a generare un’ atmosfera integrativa dove la proposta di analisi dei diversi ruoli esistenti all’interno della dinamica del gruppo di lavoro, viene sostenuta, accettata ed elaborata.

Si tratta di una metodologia potenzialmente utile per la ricerca psicologica e sociologica, (oltre che per quella artistica), in quanto applicabile nei più ampi contesti nel sociale. L’esperienza può generare una performance teatrale, attraverso un percorso completo e possibilmente condivisibile con un pubblico”.

Da quest’anno anche persone esterne nel Gruppo Straliani Theatre

Da chi è composto il Gruppo Straliani Theatre che guidi tu, quante sono le persone che ne fanno parte attualmente e come si è caratterizzata questa edizione 2022?

“Il Gruppo Straliani Theatre è composto da studenti che necessitano di conoscere la lingua italiana, proprio perché provenienti da Paesi diversi, o da persone alle quali la loro storia non ha consentito di parlare meglio.

Da quest’anno il gruppo ha iniziato ad accogliere persone esterne alla scuola, grazie alla volontà e all’intuito del Dirigente Scolastico Fabio Muzi.

L’idea è stata straordinaria, perché ha portato gli Straliani ad una vera opportunità di inclusione.

Per C.T.M. non c’è integrazione se non si passa dall’inclusione. Oggi il gruppo è completamente eterogeneo, tanto da avere persone di ogni età, provenienza, identità e compresa la straordinaria presenza attiva di un ragazzo con sindrome di Down”.

Perché la scelta del titolo “Dove finisce l’ascolto”?

“I testi vengono scritti dai partecipanti stessi, man mano che le esigenze della ricerca lo richiedono (se lo richiedono).

Dove finisce l’ascolto è la domanda che poniamo al pubblico, perché possa chiedersi se almeno si sia iniziato ad ascoltare.

Solletichiamo (Cosquillas) le persone a pensarsi, a vedersi e a comunicare con se stesse diversamente da come sono abituate a fare solitamente”.

Dove finisce l’ascolto di M. Piva – photocredit A.Cavallo

Dalla disabilità all’immigrazione e in giro per l’Europa per far conoscere il C.T.M.

Avevi già realizzato spettacoli simili anche in altre città e con altre scuole o enti istituzionali?

“È con gli Straliani che ho potuto approfondire il lavoro con l’immigrazione, cinque anni orsono. Prima il mio lavoro era concentrato sulla disabilità congenita o acquisita da trauma cranico, psichiatria e nelle scuole di diverso grado.

Ho sempre viaggiato tanto per lavoro e, negli ultimi otto anni, viaggio per esportare il mio metodo in tanti Paesi europei. Quindi sì, ho avuto la possibilità di conoscere le diverse culture e vivere situazioni simili, ma non da ospitante.

Col Cpia ho davvero avuto la fantastica possibilità di immergermi nella bellezza delle culture ed essere accogliente nel mio Paese”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai preparando altri spettacoli ?

“Ho tantissimi progetti futuri e tanti già in atto, tra i quali due regie in Germania e una terza in Spagna.

Ho uno straordinario progetto, in collaborazione col Lions Club Diamanti di Ferrara, sul tema Dopo di Noi: che fine farà mio figlio disabile, se sopravvive a noi? Dove andrà? Potrà vivere la stessa qualità di vita? Ma anche tanti altri progetti che fatico ad elencarli tutti.

Sono davvero molto fortunato, anche se tutto questo l’ho comunque conquistato con tanta ma tanta fatica e innumerevoli sacrifici che, a volte, mi domandavo dove stessi andando o se ne stesse valendo la pena rinunciare a tanto per un qualcosa che non sapevo minimamente a cosa mi avrebbe portato”.

A sinistra il regista Massimiliano Piva, a destra il Dirigente scolastico del Cpia Ferrara Fabio Muzi – photocredit A. Cavallo

Gaiani: l’importanza di portare in scena valori universali come amore, empatia e accettazione delle diversità

Ad Alberta Gaiani invece chiedo da quanto tempo sei referente dell’attività teatrale del Cpia e perché hai scelto di aderire?

“Sono referente dal 2020 quando, nonostante la pandemia, abbiamo provato a mettere in scena uno spettacolo non sapendo quando l’emergenza sarebbe terminata.

Ho scelto di partecipare perché mi piaceva l’idea di condividere un progetto comune con i nostri studenti e anche di portare in scena valori importanti come l’accettazione del diverso, del disabile e dello straniero, l’empatia, l’amore universale, tutti temi importanti che vengono trattati durante gli spettacoli”. 

Avevi già svolto in precedenza attività teatrale? Cosa ti piace del teatro?

“No, non avevo mai partecipato a laboratori teatrali ma mi piace proprio la possibilità di esprimersi liberamente lasciandosi emozionare”.

Quali sono state le fasi di organizzazione e di realizzazione dell’evento e i costi?

“Il mio compito è di fare da collettore tra il regista, i partecipanti e la mia scuola, nello specifico tengo aggiornato il registro delle presenze durante le prove, acquisto alcuni materiali necessari alla realizzazione delle scenografie utilizzate durante lo spettacolo, mi occupo di organizzare i trasferimenti delle scenografie al momento della rappresentazione e, più in generale, rappresento la mia scuola per ogni bisogno e necessità.

I costi sono rappresentati dalla parcella per il regista, per il professionista che costruisce le scenografie in legno utilizzate durante gli spettacoli e per alcuni materiali a completamento dei manufatti in legno.

Per quest’ultima voce sono stati spesi circa 300 euro”.

Pascal Zambé, musicista e cantante, uno dei vincitori del bando del Cpia TalentInAzione – photocredit Cpia Ferrara

Migliorare, con il teatro, la comprensione della lingua e comprendere regole e valori del Paese ospitante

A entrambi chiedo: perché è importante fare teatro per gli studenti che stanno imparando l’italiano? 

M.P.: “Perché C.T.M. non è un corso di teatro, ma un’esperienza di vita che aiuta a realizzare il proprio potenziale attraverso la nascita di un gruppo. Questo gruppo è l’opportunità per imparare, attraverso gli step del C.T.M., i valori e le regole necessarie per vivere in un Paese nuovo e, spesso, troppo lontano da quello d’origine dei partecipanti”.

A.G.: “È davvero importantissimo dal punto di vista dell’apprendimento della lingua  poiché si parla principalmente in italiano anche se, a volte, si utilizzano inglese e francese. Chi frequenta il laboratorio è, nella norma, studente della nostra scuola e dunque, grazie al teatro, ha l’opportunità di migliorare molto la comprensione dell’italiano e il modo di parlare.

Alla fine del laboratorio, che dura circa 6 mesi, tutti i partecipanti stranieri hanno appreso nuovi vocaboli, si esprimono nettamente meglio e comprendono molto più di prima.

Inoltre questo tipo di teatro è fortemente emozionale e i partecipanti avvertono ciò in modo profondo così da creare un unicum fra loro. Nascono amicizie e frequentazioni, si confrontano culture, usi e costumi, si impara e si cresce molto stando in un gruppo così variegato”.

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