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Teatro e Olocausto, come raccontarlo ai più giovani?

Teatro e Olocausto, come raccontarlo ai più giovani?

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Intervista ad Elisabetta Rivalta e Alessandro Braga sull’importanza di sensibilizzare anche attraverso il teatro, su questo tema

Tanti gli spettacoli proposti anche quest’ anno, soprattutto nelle scuole, nella ricorrenza del 27 gennaio, Giornata della Memoria, istituita nel 2005 dal Consiglio delle Nazioni Unite per ricordare la deportazione degli Ebrei ad opera del nazifascismo.

L’importanza di mantenere viva la memoria storica

Se è vero che la maggior parte dei testimoni diretti dell’Olocausto sono ormai pochissimi e c’è il rischio che le nuove generazioni avvertano quanto accaduto come qualcosa di ormai lontano nel tempo, il teatro si interroga su come mantenere viva la memoria storica. Si interroga su come trasmettere a un pubblico giovanissimo l’importanza dei valori della tolleranza e della fraternità.

Il teatro si chiede anche se occorre una rimodulazione sulle modalità attraverso le quali comunicare contenuti così forti e drammatici, in una società come la nostra sempre più dominata dalla velocità del cambiamento.

Ricordare l’Olocausto impegna le menti e le coscienze di vecchi e giovani a fermarsi per riflettere, per ricordare e soprattutto per prevenire anche oggi, forme di razzismo, antisemitismo, intolleranza verso minoranze etniche e/o sociali.

Ne parliamo con Elisabetta Rivalta, attrice, e Alessandro Braga, regista e attore, che dal 2008 lavorano insieme  all’interno della compagnia teatrale Piccolo Teatro di Ravenna.

Due anni fa il debutto a teatro dello spettacolo Destinatario sconosciuto, ispirato al romanzo di Katherine Kressmann Taylor, pubblicato nel 1939 e che hanno riproposto anche nelle scuole.

” Il libro – spiega Elisabetta Rivalta – inizialmente ignorato, venne tradotto in lingua francese diventando un best- seller, tradotto poi in venti lingue. È un romanzo epistolare, che Alessandro Braga ha adattato per il teatro.

Lo spettacolo ispirato al romanzo di Katherine Kressmann Taylor sul potere della lettera come arma

Quali sono la trama e il messaggio dello spettacolo ispirato al libro?

E.R.: “Un uomo d’affari, cristiano, ritorna con la sua famiglia in Germania. La sua socia in affari, un’ebrea, rimane negli Stati Uniti per proseguire l’attività lavorativa. Lontani, i due, si scrivono. La storia è interamente raccontata attraverso una ventina di lettere, scambiate dal 12 novembre 1932 al 3 marzo 1934, nella fase d’ascesa al potere di Adolf Hitler. L’idea della storia è nata all’autrice grazie ad un trafiletto di giornale: gli studenti americani in Germania iniziano a rivelare ai familiari le atrocità naziste.

I familiari ritengono che potrebbe essere utile inviar loro lettere che si prendano gioco di Hitler, ma gli studenti dalla Germania rispondono: ‘Piantatela… Siamo in pericolo… Queste persone non scherzano… Potreste uccidere qualcuno semplicemente scrivendogli…‘. Da qui, l’idea della lettera come arma .

Dopo un po’ che i due personaggi si scrivono, infatti, lei si accorge che il loro rapporto d’amicizia si è guastato, lo sente diventare poco a poco ostile. A un certo punto, lui le scrive: Ti ho sempre voluto bene malgrado tu fossi ebrea’. 

Cresce la rabbia, la delusione. Le due sedie che all’inizio dello spettacolo erano in direzione convergente, nella scena finale si danno le spalle. L’amicizia è finita.

Nella donna infatti, si fa strada l’idea di vendicarsi continuando a scrivere al suo socio, ma cambiando lo stile e iniziando ad usare una sorta di linguaggio in codice per far nascere il sospetto nella polizia nazista, che ormai controlla in modo capillare tutte le comunicazioni provenienti dall’estero, che l’uomo sia un collaborazionista. Alla fine, infatti, viene arrestato e l’ultima lettera a lui indirizzata, torna al mittente con la dicitura Destinatario sconosciuto.

Lo spettacolo fa riflettere sul potere che ha avuto il nazismo di erodere i rapporti di amicizia o cordialità tra tedeschi ed ebrei che fino a poco tempo prima vivevano in pace”.

Elisabetta Rivalta e Alessandro Braga – photocredit Simone Masini

In scena ci sono un uomo e una donna, mentre nella versione originale del romanzo erano due uomini, Max Eisenstein, ebreo, e Martin Schulze, tedesco. Questo adattamento ha comportato anche una diversa caratterizzazione dei personaggi?

E.R.: “La parte di Max era l’unica che poteva essere resa al femminile senza dover fare particolari modifiche al testo. Questo cambiamento è stato da me proposto, quando ho regalato il libro ad Alessandro per il suo compleanno nel 2017, dicendogli di volerlo mettere in scena insieme.

Ritengo sia stato un cambiamento che ha restituito maggior calore e delicatezza al personaggio, almeno nella mia interpretazione, in cui emerge un trasporto particolarmente intenso e drammatico nei confronti di mia sorella (che è stata l’amante di Martin)… che sembra quasi filiale”.

In che modo vi siete preparati a interpretare i due personaggi, oltre a leggere il testo della Kressmann? Avete visionato anche altro materiale, film o documentari dell’epoca, avete fatto delle ricerche, ascoltato testimonianze?

E.R. e A.B.: “La preparazione è stata tutta incentrata sulla lettura di molte testimonianze, documentari e film sull’epoca”.

Sempre un grande coinvolgimento da parte dei ragazzi nelle scuole

Qual è di solito la reazione dei ragazzi nelle scuole: fanno domande, sono colpiti da qualcosa in particolare?

A.B.:” I ragazzi vengono coinvolti in un dibattito alla fine dello spettacolo.

Riscontriamo che tutti sono molto incuriositi  da un movimento scenico, da me ideato, in cui i personaggi si spostano di sedia in varie posizioni (da una di apertura, in cui, anche se lontani, sono l’uno di fronte all’altro, a quella di massima chiusura, in cui sono entrambi di spalle, quando ormai non c’è più dialogo né comprensione reciproca).

Poi sono attratti anche da un cambio di luci, che da blu diventano rosse nel momento in cui si deve evidenziare il dramma. Abbiamo anche notato che sono incuriositi e a volte confusi dalla nostra interpretazione, che percepiscono molto reale, al punto da interrogarci ogni volta, come se noi avessimo vissuto l’esperienza sulla nostra pelle, chiedendoci se avremmo fatto una scelta diversa…”.

Attori e tecnici a scuola – photocredit Simone Masini

È più difficile parlare dell’Olocausto oggi che è un evento ormai lontano nel tempo e stanno scomparendo i testimoni viventi di quanto è accaduto? In che modo riuscire a farlo in modo efficace, soprattutto con i più giovani?

E.R. e A.B.: “L’idea della Giornata della Memoria è sicuramente stata vincente perché ogni anno, dal 2005, ha fatto ritornare il tema alla ribalta con film, eventi, manifestazioni e dibattiti.

Anche se oramai mancano i testimoni del tempo ci sono più occasioni per parlarne e sensibilizzare le nuove generazioni. Abbiamo lavorato molto con questo spettacolo e questo dimostra che è ancora vivo l’ interesse per la tematica”.

Comunicare l’importanza della Memoria in una società che cambia rapidamente e con radici storiche differenti

La società di oggi è sempre più multietnica, con popolazioni che hanno radici storiche molto differenti tra loro. In che modo secondo voi si può rendere universale il messaggio che la Giornata della Memoria porta con sé?

E.R. e A.B.: “Proprio oggi ci è stato chiesto perché ci si focalizza solo sugli ebrei e non su altre minoranze che erano perseguitate, ed è stato spiegato che il numero di questo massacro era preponderante rispetto alla percentuale che poteva interessare omosessuali, zingari, portati di handicap, persone di colore ecc…

L’importate è riuscire a creare un dialogo e un interesse su queste tematiche e da lì esplorare, analizzare e portare paragoni con attualità che coinvolgono i ragazzi, dall’odio e violenza che non possono far altro che generare altro odio, al bullismo e a tutte le situazioni di esclusione che si possono creare”.

I Giusti tra le Nazioni ricordati il 6 marzo

Oltre a Destinatario sconosciuto, avete dedicato un altro spettacolo a questo tema. Di cosa si tratta e quando andrà in scena?

E.R.: e A.B.: “Dai dibattiti post spettacolo degli anni scorsi è emerso l’interesse su quelle persone che, a rischio della loro vita, hanno salvato altri esseri umani e ci è sembrato importante portare questa testimonianza… un qualcosa di luminoso che è emerso da quella tragedia!

Così abbiamo deciso di cercare e approfondire lo studio di diverso materiale sui Giusti tra le Nazioni ed è nato PauraSilenzioCoraggio – tracce di anime giuste. Un reading scritto da noi, adatto alle celebrazioni della Giornata della Memoria o a quella dei Giusti tra le Nazioni che si celebra il 6 marzo.

Ci sono diversi punti di vista: racconti di genitori e figli, di persone che hanno sacrificato la loro vita per mantenere viva la memoria, di Giusti andati controcorrente che hanno scelto il bene, di giovani d’oggi di fronte a testimoni del passato.

Ogni traccia è una storia di paura e coraggio che porta ad una riflessione per la collettività sull’arbitrio dell’uomo: scegliere quale sentiero intraprendere tra il bene e il male. Il nostro obiettivo è stato quello di stimolare spettatori, con particolare attenzione ai giovani studenti, a confrontarsi e ad aprirsi a nuovi punti di vista.

Chi sono i giusti? Che cosa è giusto o sbagliato?  È giusto mettere a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari per aiutare qualcun altro? Un messaggio che sia d’insegnamento di empatia, tenacia, resilienza, gentilezza. E soprattutto di stimolo ad ascoltarsi nel profondo senza condizionamenti, prendendo ad esempio personaggi che hanno compiuto atti di eroismo in un momento di smarrimento.

Una riflessione pronta ad attivare un processo di presa di coscienza rispetto al ruolo che il singolo individuo svolge nella costruzione della realtà sociale e per operare una trasformazione dell’esistente di fronte alle ingiustizie. Lo proporremo a marzo in occasione della giornata celebrativa sui Giusti tra le Nazioni”.

Cover: photocredit Simone Masini

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