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Tra narrativa e drammaturgia: il reading teatrale

Tra narrativa e drammaturgia: il reading teatrale

Indice dell'articolo

Intervista a Jacopo Tampieri, in scena con “Brividi sotto l’albero”. Come rendere accattivante un testo narrativo da leggere in pubblico

Invogliare alla lettura attraverso il teatro, questa spesso la finalità del reading teatrale .

Ma il reading teatrale dà anche la possibilità di esprimersi attraverso una forma di intrattenimento per così dire borderline, che permette di far conoscere al pubblico un autore letterario che si ama in particolare, ma filtrato attraverso una propria personale interpretazione.

Per approfondire l’argomento Teatro per Tutti intervista Jacopo Tampieri, romagnolo di nascita e milanese di adozione, formatosi all’Accademia Teatrale Veneta e conduttore radiofonico di Poliradio a Milano.

Tampieri ha scelto appunto un reading al suo debutto nei prossimi giorni sul palcoscenico, intitolato Brividi sotto l’albero. Letture da Eraldo Baldini, dedicato alle atmosfere noir dell’autore romagnolo.

Un evento rivolto prevalentemente ad un pubblico giovane, che sarà quello dello spazio di attività culturali e performative Scambiamenti, a Cervia, coordinato da Matteo Fusconi.

Costruire un reading teatrale: scegliere l’autore giusto, con narrazioni avvincenti

Ma come si costruisce un reading avvincente? Già la scelta di un autore come Baldini, dice molto.

“Ho scelto Baldini  – ci racconta Jacopo – perché sono sempre stato un amante dell’horror e del gotico fin da piccolo, in particolare dell’horror psicologico, dove le vicende narrate o filmate si sviluppano su una linea di confine non ben definita tra normalità e follia.

Ora più che mai trovo più interessante un’atmosfera inquietante e ambigua rispetto allo splatter o al jumpscare tipici dei film dell’orrore.

In questi limbi di mistero trovo che Baldini si sappia muovere in maniera egregia, poiché spesso nei suoi romanzi e racconti non vengono date spiegazioni razionali rispetto a fenomeni descritti. Spesso finisci una sua opera e rimani interdetto anche se non ti è ben chiaro che cosa è successo e perché è successo.

E a me piace così.

Inoltre siamo entrambi romagnoli! Oltre a una familiarità condivisa del territorio, trovo che certe nostre zone, nebbiose e umide, in cui hanno luogo i racconti siano perfette per ambientazioni e suggestioni gotiche”.

La necessità di fare una selezione dei testi da leggere, quali scegliere e quali scartare

Quali opere (se più di una) leggerai e quali capitoli hai scelto e perché?

“Porterò in scena parti di racconti tratti dalla raccolta Bambini, ragni e altri predatori del 2003.

In particolare ho scelto tre racconti: La bestia della palude, Spiaggia privata e Il Carognone.

La scelta delle opere è stata ponderata e valutata personalmente su più elementi: predisposizione alla lettura pubblica, tipo di atmosfere specifiche, eterogeneità delle situazioni…

Sul primo punto ad esempio c’erano altri racconti che mi erano piaciuti in particolare, ma mi rendevo conto che avevano, almeno dal mio punto di vista, una natura più intima, da lettura personale.

Sentivo che se avessi scelto alcuni di questi ultimi per leggerli in pubblico non si sarebbe sortito lo stesso effetto.

L’eterogeneità invece riguarda i protagonisti (una famiglia, un ragazzo in carriera, un paese intero), i contesti (una vacanza, un nuovo lavoro, una bestia da macellare), gli antagonisti e i luoghi.

Era mia intenzione infatti cercare di dare, attraverso questo espediente, un dinamismo e una diversità allo spettacolo per non appiattire il tutto.

L’obiettivo è quello di far scivolare lo spettatore tra uno stato angoscioso e l’altro senza abbassare la soglia di attenzione.

Come si sviluppa questo tipo di spettacolo?

“La struttura dello spettacolo è semplice: dopo un’introduzione, scritta da me; si procede alla lettura dei tre racconti intervallati da brevi pause e poi c’è un epilogo, anche questo firmato da me.

Parti dei racconti sono stati rimossi dalla lettura perché ritenuti superflui e perché rischiavano di appesantire la narrazione”.

Eraldo Baldini – Wikipedia

Il ruolo della scenografia e della musica: non troppo invasive, ma che arricchiscano il fascino della narrazione

C’è anche una parte scenografica e/o musicale e che importanza ha secondo te nel contesto di un reading?

“Insieme ai ragazzi dello spazio Scambiamenti abbiamo analizzato diverse soluzioni scenografiche per dare la giusta atmosfera allo spettacolo. (luci, candele, quadri, arredamento).

Ci saranno inoltre musiche lugubri che accompagneranno l’introduzione e l’epilogo e separeranno un racconto dall’altro.

Trattandosi di un reading e non della messa in scena di uno spettacolo teatrale vero e proprio, abbiamo optato per una scenografia minimale in cui ad essere centrale è il leggìo e la profondità è data da un semplice gioco di luci; alcune fredde e siderali, altre calde e soffuse.

Per dare un tocco più lugubre al tutto abbiamo aggiunto un quadro raffigurante una donna che evoca atmosfere alla Tim Burton e un arredamento composto da oggetti vecchi che ricordano luoghi abbandonati e bettole desolate.

All’ingresso, gli spettatori verranno condotti all’interno dello spazio in modo tale da ricordare una processione funebre.

A livello musicale invece ho scelto di inserire una melodia cupa solo durante l’introduzione e l’epilogo per lasciare spazio alla parola e alla storia durante le letture in modo che ogni spettatore scelga la propria colonna sonora per ciascun racconto.

Ogni racconto inoltre è intervallato da un suono specifico studiato ad hoc perché sia efficace nel rimarcare l’atmosfera ricercata: sinistra e inquietante.

Hai portato in scena altri autori?

“Nel contesto accademico, e insieme a diversi registi, ho lavorati su testi di Claudio Tolcachir, Karl Klaus e Rainer Werner Fassbinder. Questo è il mio primo progetto personale”.

I punti di riferimento, dalla letteratura al teatro

Quali sono i tuoi punti di riferimento per quel che riguarda gli scrittori e i drammaturghi e perché?

“È una domanda difficile per me a cui rispondere perché sono veramente tanti: mi piace davvero spaziare tra diversi generi di scrittura e tra tantissimi autori, da Welsh a Tolstoj, da Bukowski a Murakami, da Shakespeare a Kelly ecc…

Quando capisco che un’opera mi sta dando qualcosa (oppure no) cerco sempre di analizzarla e di capire cosa funziona e cosa non funziona: il ritmo della narrazione, le scelte linguistiche, la qualità delle descrizioni, le emozioni che cerca di evocare.

Mi verrebbe da risponderti che i miei punti di riferimento sono coloro che, sensibilmente parlando, parlano una lingua che capisco”.

Cosa ci puoi raccontare sulla tua formazione?

“Mi sono formato all’Accademia Teatrale Veneta di Venezia sulla base di un percorso molto eterogeneo, avevamo lezioni di diverse discipline teatrali: improvvisazione, maschera neutra, clown, teatro russo, teatro di parola, cultura teatrale…

Il vantaggio di questo tipo di formazione è quello di darti una panoramica generale sull’ambito e di farti capire meglio quale può essere la tua strada artistica.

Ho scritto qualcosina, ma niente di pubblicato; preferisco scrivere narrativa, in particolare racconti, rispetto alla drammaturgia; penso che per scriverne bisognerebbe essere dotati di una sensibilità molto particolare e di una conoscenza intuitiva dell’essere umano non comune a tutti”.

Progetti futuri?

“Uno spettacolo sulla vita di Johnny Cash; si tratta di uno storytelling sulla vita del cantautore intervallato da pezzi suoi eseguiti con voce e chitarra”.

Insomma, un Natale da brividi con i racconti di Eraldo Baldini.

E un invito a non perdere mai di vista l’occasione di scoprire nuovi orizzonti attraverso il teatro che nelle sue tante declinazioni, può unirsi in modo accattivante anche alla lettura di un testo da ascoltare…

Condividendo con altre persone piuttosto che da soli le emozioni di suspense e tensione che sempre accompagnano l’opera horror.

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