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Il vaudeville: è davvero un genere minore?

Indice dell'articolo

Il Vaudeville, nato in Francia e molto diffuso anche negli States, che cos’è? È davvero un genere minore? In questo articolo ti spieghiamo che cos’è, che cosa significa Vaudeville.

Iniziamo subito col dire che il Vaudeville è un tipo di commedia ancora oggi piuttosto diffuso e portato in scena a teatro, ma considerato, a torto o a ragione, un genere minore.

Il Vaudeville è il cosiddetto spettacolo leggero, recitato in costumi d’epoca, senza alcun’altra finalità di divertire il pubblico con umorismo frizzante, doppi sensi, equivoci, prendendo di mira ipocrisie e moralismi. Eppure non è così facile portare in scena spettacoli di vaudeville, dove all’attore sono richiesti tempi veloci, espressività, grande padronanza vocale, oltre che versatilità, nel caso in cui nell’opera siano inseriti anche momenti di canto e danza.

La storia del vaudeville, dalla Normandia al Pont Neuf

Nato in Francia, il vaudeville è conosciuto fin dal quattordicesimo secolo, riferito alle composizioni satiriche e licenziose sotto forma di canzone dei menestrelli che si esibiscono nella piccola cittadina di Vire in Normandia, vicino alle valli del fiume omonimo (Vaux de Vire).

Si diffonde sempre di più grazie al gruppo letterario dei Compagnons Gallois e alle loro canzoni satiriche di argomento politico, dalle campagne alle città, fino alle piazze e ai rioni. Voix de la ville (Voci della città), era la frase usata per identificare le esibizioni di questi cantastorie. Il Pont Neuf era uno dei punti di ritrovo del pubblico che voleva assistere a questa particolare forma d’intrattenimento. 

Vaudeville significato
Georges Courteline

Tra satira e ideali rivoluzionari, il primo Theatre du Vaudeville

Il vaudeville riesce poi a raggiungere finalmente i teatri e a fare il suo ingresso accanto alla commedia. Si arriva così al 1792 quando viene inaugurato il primo Theatre du Vaudeville, in piena rivoluzione, portando le istanze di libertà, fraternità ed uguaglianza anche in scena, senza però trascurare la parte umoristica.

Conosce il suo periodo di maggiore apprezzamento e visibilità nel diciannovesimo secolo, con un eccezionale riscontro di pubblico. Solo nel 1800 i vaudevilles messi in scena a Parigi pare siano stati oltre diecimila. In Francia gli autori più noti sono Georges Courteline, Maurice Desvallières, Georges Feydeau, Alfred Hennequin, Maurice Hennequin, Eugène Labiche, Eugène Scribe. 

Vaudeville francese e americano, due tipologie differenti 

Anche negli Stati Uniti tra le fine del 1800 e gli anni 20 del 1900 il vaudeville conosce una straordinaria e lunga scia di gloria, ma qui sviluppa peculiarità molto diverse rispetto a quello francese, per cui non è possibile considerare il vaudeville americano erede di quello europeo. 

Negli Stati Uniti, innanzitutto, il termine vaudeville si riferisce sia ai teatri sia alle compagnie che rappresentavano spettacoli di varietà, principalmente di musica e danza. La prima Vaudeville House apre a New York nel 1840 con l’impresario William Valentine . Nel 1871 fu seguito da H. J. Sargent, fondatore della compagnia di attori e musicisti Sargent’s Great Vaudeville Company, che si esibisce al National Theatre di Cincinnati e al Weisiger’s Hall. Questa è la prima compagnia ad usare ufficialmente il termine vaudeville, sfruttandone il richiamo esotico.

Vaudeville significato
Georges Feydeau

Negli States il vaudeville per famiglie di Tony Pastor 

La svolta del vaudeville in America, però, avviene con il manager protestante di tendenze puritane Tony Pastor, che nel 1881 apre al pubblico il Tammany Hall Building, a New York. Pastor, convinto dell’importanza della funzione sociale, morale ed educativa del teatro, cerca di attirare il pubblico delle famiglie e dei bambini. Attraverso una studiata strategia di marketing e di inserzionistica pubblicitaria, riesce ad accattivarsi un target molto più sobrio di quello che solitamente assisteva ai vaudeville. 

Il cartellone degli spettacoli che propone, ovviamente, è cambiato nei contenuti e nel linguaggio. Vengono spazzati via scurrilità, scene ammiccanti o violente, qualsiasi aspetto possa offendere la moralità comune. Vengono offerte caramelle ai bambini e fiori alle signore, è vietata la vendita di alcolici. Si arriva addirittura a regalare farina, caffè e vestiti, entusiasmando le madri di famiglia che accorrono sempre più numerose.

I notevoli introiti economici gli permettono di ingaggiare cantanti lirici di prim’ordine e di affrancare il vaudeville dal provincialismo ma anche dagli eccessi, a volte rozzi, di fenomeni locali come l’Honky Tonk con ballerine dagli abiti procaci. 

Al Bijou Theatre spettacoli teatrali non stop dalla mattina alla sera e artisti di qualità

Questa tendenza moralizzatrice del vaudeville prosegue anche con Benjamin Franklin Keith ed Edward Franklin Albee che nel 1885 aprono il Bijou Theatre. Al Bijou c’erano spettacoli ininterrotti dalle dieci di mattina alle undici di sera. Un aspetto che andava incontro allo stile di vita delle grandi città: le casalinghe andavano a teatro nel primo pomeriggio con le amiche, il sabato e la domenica mattina erano affollati soprattutto dai bambini, mentre alla sera c’erano spettacoli riservati ad un pubblico adulto e alle coppie. Il prezzo del biglietto era ancora a buon mercato e gli artisti di qualità: Jerry & Ellen Choan, Sam Hodgdon, Gilbert & Sullivan.

Censura sempre più rigida e paghe sempre più basse, inizia la crisi

L’età dell’oro del vaudeville è destinato però ad incrinarsi. Da una, la grande spinta educatrice e moralizzatrice comporta per gli artisti di sottoporsi ad una sempre più rigida censura dei propri spettacoli per potersi esibire. Dall’altra, c’è da segnalare che nei primi anni del 1900 alla gestione di Keith e Albee si affianca quello di Beck, il loro più grosso concorrente. In tal modo si crea una situazione di totale monopolio e per gli artisti le condizioni di lavoro peggiorano. I piccoli circuiti alternativi dei teatri indipendenti, guidati da William Morris e David Belasco non riescono a contrapporsi, anche se le controversie fra attori e manager sono ormai sempre più frequenti. Tanto che parte di attori, tra i quali anche Sarah Bernardt , viene esclusa dai teatri più noti degli Stati Uniti per alcuni anni. Gli attori americani vengono pagati poco, i testi sono sottoposti a tagli e revisioni e vengono licenziati con grande facilità. Nasce il sindacato The White Rats che rivendica orari di lavoro più contenuti e salari più alti e maggiore tutela negli ingaggi, ma inutilmente. 

vaudeville significato
Foto di scena della Compagnia teatrale Luigi Rasi
Foto di scena della compagnia Luigi Rasi, impegnata nel vaudeville Baby Hamilton di A.Hart e M. Braddel, 1931

Controversie tra artisti e produttori, rivalità tra compagnie e inevitabile declino

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, quando arrivano gli attori provenienti soprattutto dalle compagnie della Gran Bretagna, vengono ingaggiati subito per gli spettacoli negli States, a scapito degli artisti nazionali. Questi allora devono accontentarsi di esibirsi in teatri di provincia, sono costretti a lunghe trasferte che comportano tempi morti senza guadagni, mentre chi viene ingaggiato nel circuito cittadino deve comunque aumentare le performance durante la giornata e questo si ripercuote sul livello qualitativo dello spettacolo. 

La lunga vita del vaudeville, malgrado il destino avverso, anche in Italia

Inizia così la fase discendente del vaudeville che negli Stati Uniti tramonta dopo gli anni ’20. Tante però le compagnie teatrali che continuano a proporre questo tipo di intrattenimento che, a dispetto del suo destino infelice, causato da un business fagocitante, ha continuato a divertire e ad emozionare il pubblico in giro per il mondo. Tra questi paesi c’è anche l’Italia. Ne parliamo con la regista e direttrice artistica della Compagnia Teatrale Luigi Rasi di Ravenna, Alessandra Casanova.

Nel tuo repertorio ci sono molti autori del genere vaudeville, sia francese che americano. Che cosa ti attrae di questo tipo di spettacolo?

“I colpi di scena, i tradimenti, gli equivoci e l’inevitabile lieto fine che lo caratterizzano, rendono il vaudeville una forma di teatro che ha varcato i confini francesi lasciando uno stile inconfondibile a disposizione dei commediografi di tutte le nazionalità.

Io amo il vaudeville proprio per l’arguzia che si nasconde dietro ad un testo apparentemente molto leggero. Gli attacchi ai costumi corrotti della società del tempo, alla corruzione o alla politica lo rendono sempre attuale”. 

Quale è stata la prima opera che hai portato in scena? 

“Il primo vaudeville presentato (ormai molti anni fa) è stato Le pillole d’Ercole di Charles Maurice Hennequin e Paul Bilhaud”.

“Importante entrare nel personaggio senza renderlo ridicolo”

Ci sono strategie specifiche per la buona riuscita di uno spettacolo di questo genere che ha ritmi molto veloci e incalzanti? 

“La strategia è sempre la stessa: tanto studio e tante prove. I personaggi vanno studiati a fondo per renderli nel migliore dei modi. Nel vortice del vaudeville si può rischiare di sminuirli o renderli ridicoli e questo non va bene. Il vaudeville resta un’opera elegante. E poi massima concentrazione per evitare la caduta di ritmo”.

Un bravo attore di vaudeville che caratteristiche deve avere? 

Deve essere un bravo attore formatosi lavorando su tutti i generi teatrali. Se lavorasse solo sui vaudevilles non riuscirebbe a maturare come attore e, di conseguenza, a rendere bene il vaudeville”.

È più agevolato un attore/attrice caratterista?

“A volte sì, ma se l’attore è ben preparato riesce ad affrontare qualsiasi parte”.

La difficoltà a rendere il ritmo originario che è quello della lingua francese

E tu che sei regista, come ti trovi nella gestione dei tempi comici? Ti capita di dover introdurre cambiamenti repentini se ad esempio il pubblico non ride?

“Come accennato in precedenza, bisogna stare molto attenti ai tempi. Il vaudeville è nato in Francia e il suo ritmo originario è quello della lingua francese (molto più veloce della lingua italiana). Ti basta assistere ad un vaudeville in lingua francese per accorgerti della diversità di velocità. In Italia sarebbe impensabile presentarlo così. Sarebbe impossibile per il nostro pubblico seguirlo.

Per prima cosa quindi la velocità va adeguata alla lingua nella quale si presenta il vaudeville.

Un’altra cosa da considerare è la nazionalità dell’autore di vaudevilles. Ad esempio gli atti unici Una domanda di matrimonio, L’orso e L’anniversario di Antòn Čechov (che abbiamo in programma per la prossima stagione teatrale), vennero definiti proprio dall’autore scherzi o vaudevilles, ma si capisce bene che il ritmo è diverso…

Di solito non considero cambiamenti durante la rappresentazione. Mi attengo al testo”.

Un genere snobbato, ma secondo Sobel è Aristofane il padre del vaudeville 

Il vaudeville è considerato un genere minore del teatro comico che a sua volta è considerato un genere minore rispetto a quello drammatico. Eppure saper far ridere è un’arte molto difficile…

“Dici perfettamente. È così. Personalmente non ritengo il genere comico inferiore a quello drammatico. Pensa che il critico teatrale Bernard Sobel considerò Aristofane il padre del vaudeville. Direi un padre di tutto rispetto. 

Con la Compagnia presentiamo molti autori e ci cimentiamo nel repertorio sia comico che drammatico. Se vuoi che venga bene, ogni lavoro richiede tanto studio e tanto impegno. E tutti i lavori vengono affrontati con la stessa serietà. Anche i vaudevilles”.

Multidisciplinarietà, satira e leggerezza, il segreto della sua longevità

Il vaudeville esprime un umorismo malizioso e leggero, ed è fortemente ibrido perché combina diverse discipline: operetta, recitazione, danza. È questo il segreto della sua longevità nei teatri anche oggi secondo te?

“Sì. Il vaudeville ha lasciato un bagaglio dal quale hanno attinto a piene mani il teatro di rivista, l’avanspettacolo e i commediografi un po’ di tutte le nazionalità.

Resta attuale perché i temi trattati nei testi teatrali sono temi attuali e ogni epoca vi ritrova un riferimento al tempo in cui si sta vivendo”.

Vaudeville significato
Foto di scena della Compagnia teatrale Luigi Rasi
Foto di scena della compagnia Luigi Rasi, impegnata nel vaudeville Sarto per signora di Georges Feydau

La cura dei costumi, piatto forte del vaudeville

Altro aspetto da considerare è l’attenzione ai costumi. Avete una costumista oppure vi procurate i costumi di volta in volta acquistandoli? Quanto incide la parte costumistica sui costi di produzione di uno spettacolo di vaudeville che richiede solitamente molta cura di questo aspetto?

“Non abbiamo una costumista, ma stiamo attenti a portare in scena i personaggi nei costumi d’epoca. Alcuni costumi sono stati acquistati durante gli anni, altri vengono affittati di volta in volta.  

Per quello che riguarda i costi di produzione, bisogna dire che il costo non è indifferente, ma lavorare nel costume giusto aiuta anche l’attore ad entrare meglio nel personaggio in scena e quindi cerco di stare attenta a tutto quello che serve. Costumi, accessori, ecc…”.

Le difficoltà: saper recitare senza microfono per tempi lunghi

Veniamo alla parte vocale. Non ci sono microfoni in scena, mi pare di avere visto nei vostri spettacoli. Questo comporta un addestramento continuo della voce. Quante ore al giorno di esercizio per arrivare a reggere uno spettacolo di almeno 60 minuti, dove i personaggi parlano tutti molto, di solito?

“È vero, recitiamo senza microfono. E bisogna avere una respirazione diaframmatica ben allenata per reggere lavori lunghi con una buona voce, senza cedere all’urlo (l’urlo uccide il teatro!) e mantenere una buona intensità. Sono necessari tanti esercizi ed un allenamento continuo per arrivarci…”.

Infine il tuo autore preferito o la tua opera di vaudeville preferita e perché.

“L’autore preferito è senza dubbio Georges Feydeau. In Francia è considerato il secondo drammaturgo dopo Molière. La satira alla borghesia francese del suo tempo lo rende sempre attuale perché in quella società possiamo trasporre ogni società. Molti i suoi lavori presentati, ma se devo sceglierne uno, ti dico Sarto per signora”.

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