Il monologo di Clov, da “Finale di partita” di Samuel Beckett

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Dopo aver conosciuto la dolce e triste Elena da Sogno di una notte di mezza estate, facciamo la conoscenza di  un personaggio davvero singolare, nato dalla geniale penna di Samuel Beckett: il giovane Clov di Finale di partita, atto unico scritto tra il 1955 e il 1957.

A interpretare per noi il monologo di Clov è il nostro amico e attore Luca Carrieri. Puoi vedere la sua interpretazione nel Canale Youtube ufficiale di Teatro per Tutti.

Se hai voglia di sfidare Luca e provare ad interpretare anche tu il monologo di questo personaggio, scopri come fare visitando la pagina web Monologhi del nostro sito, quindi accedi al nostro gruppo facebook Monologo del Mese!

Perché Clov?

Era da diverso tempo che mi girava in testa l’idea di inserire nella nostra rubrica il monologo di Clov.

Finale di partita è, infatti, uno dei testi teatrali più importanti di Samuel Beckett.

Un testo ermetico, forse di non facile comprensione ad una prima lettura… Tuttavia, se si ha la volontà di andare oltre a quei dialoghi un po’ strani e ai suoi personaggi piuttosto assurdi, si potrà intuire che il messaggio di Beckett è tutt’altro che campato in aria.

Beckett ci pone davanti ad una visione davvero pessimista della realtà e forse della vita stessa. E sembra dirci che è impossibile capire l’esistenza fino in fondo.

E, in questo senso, il personaggio di Clov è l’emblema di tale affermazione.

Chi è Clov?

Rispondere a questa domanda non è così semplice.

Nel corso di “Finale di Partita”, costellato da un susseguirsi di dialoghi apparentemente privi di senso, il lettore/spettatore riesce ad avere davvero poche notizie circa il passato di Clov e perciò della sua identità.

Quel che subito salta agli occhi, tuttavia, è il suo ruolo di figlio/schiavo di Hamm. E il fatto che, per una peculiarità davvero difficile da spiegare, è impossibilitato a sedersi.

Ad ogni modo, per riuscire a farsi un’idea un po’ più dettagliata di chi sia Clov e il suo patrigno/padrone Hamm, è bene spendere qualche parola circa la trama di “Finale di Partita”.

La trama di Finale di Partita

Samuel Beckett fa svolgere la vicenda di Finale di Partita interamente dentro una stanza spoglia, una sorta di bunker. Qui vivono quattro persone: Hamm, Clov e i vecchi genitori del primo, Nagg e Nell.

A giudicare da ciò che viene detto dai quattro personaggi, all’esterno del bunker l’ambiente sembra essere tossico e inadatto alla vita, forse a seguito di una non ben identificata catastrofe.

Tutti e quattro sono affetti da patologie che rendono la loro esistenza ancora più difficile.

Nagg e Nell, ad esempio, sono senza gambe e vivono ognuno dentro un bidone della spazzatura. Hamm è cieco e infermo su una sedia a rotelle. Clov invece, per una qualche strana malattia, non può sedersi ed è perciò costretto a rimanere costantemente in piedi.

I quattro sono persone fuori dal comune, non solo per le loro patologie, ma anche per i loro comportamenti sopra le righe. Infatti, i loro discorsi sono piuttosto assurdi e strani.

Tuttavia dalle loro parole traspare in maniera piuttosto evidente il ricordo di una vita ormai passata e lontana. La vita fuori dal bunker, prima della catastrofe di cui nessuno parla con chiarezza. Una vita all’esterno, quando l’ambiente non era così ostile come sembra essere in quel momento.

La vita evocata dai discorsi strampalati dei quattro personaggi creati da Beckett sembra essere di gran lunga migliore rispetto all’esistenza che stanno vivendo dentro il bunker.

E così lo spettatore di “Finale di Partita” capisce che quella che i quattro stanno vivendo è una sorta di non-vita. Quel che salta agli occhi è, infatti, il ripetersi di alcuni rituali, assurdi e privi di senso, che scandiscono l’esistenza di tutti e quattro.

Ad ogni modo questa situazione strana e inverosimile sembra che stia per giungere al termine, come suggerisce il titolo stesso “Finale di Partita”. Clov, il più giovane dei quattro, è l’unico che può camminare e sembra aver deciso di uscire dal bunker.

Il ragazzo è intenzionato a lasciare solo Hamm, il quale nel corso della vicenda ha perso entrambi i genitori, apparentemente senza soffrirne.

Hamm dal canto suo, tenta di rimandare quella che pare essere l’inevitabile dipartita del figlio adottivo.

E lo fa con una ostinazione che ricorda da vicino l’inesperienza del giocatore principiante durante appunto il finale di una partita di scacchi. Quella fase di gioco in cui sulla scacchiera ci sono ormai poche pedine ed è impossibile ribaltare le sorti della partita.

Il finale della vicenda rimane tuttavia sospeso, perché Clov a sipario calato rimane comunque sulla soglia  della porta e lo spettatore non sa se alla fine deciderà di andarsene sul serio.

E Hamm? Beh, il vecchio infermo pare accettare l’abbandono di Clov con indifferenza, come se ciò faccia inevitabilmente parte del “gioco” della vita.

L’assurdità dell’esistenza

Come detto, Finale di partita è un testo teatrale solo apparentemente assurdo, formato da dialoghi ripetitivi e privi di senso.

Per capire o intuire il significato che Beckett ha voluto trasmettere è necessario andare oltre i dialoghi strampalati.

L’intera opera è una grande metafora dell’esistenza.

Ma per capire questa metafora, probabilmente è importante far riferimento all’epoca in cui Samuel ha scritto il suo testo.

Beckett ha infatti vissuto sulla sua pelle l’orribile esperienza della seconda guerra mondiale. Ha visto da vicino cosa possono fare ideologie prive di umanità, come il nazismo e il fascismo.

Gli anni cinquanta, il periodo in cui Beckett scrive la sua opera, sono stati per l’Europa gli anni della rinascita e ricostruzione. Ma sono stati anche gli anni della disperazione per quel che era capitato poco tempo prima.

E soprattutto sono gli anni in cui la gente ha visto quanto l’essere umano possa essere crudele.

E così la catastrofe che ha reso tossico l’ambiente esterno al bunker  è il secondo conflitto mondiale. È l’olocausto. È quell’evento così malvagio e assurdo di cui si è preso coscienza e che ci fa orrore.

L’essere umano deve ricominciare da capo. Deve ricostruire. Ma ricominciare è difficile.

In un mondo distrutto da una guerra priva di senso, tornare a vivere come prima non è per niente facile. I valori e le certezze su cui un tempo si reggeva la vita sono inevitabilmente crollati.

E per non soffermarsi troppo su quella cattiveria inaudita, si vive una esistenza scandita da rituali ormai privi di senso. È quel che Nagg, Nell, Hamm e lo stesso Clov fanno per tutto il tempo. Quei loro dialoghi e rituali assurdi sembrano proprio suggerirci questo.

Tuttavia il giovane Clov, sebbene sia nato in un posto ormai distrutto, è l’unico che può davvero tentare di vivere di nuovo una vita vera. È l’unico che può ricominciare, ricostruire. Clov è infatti il solo che può uscire fuori, essendo l’unico in grado di camminare.

E per ricostruire, deve necessariamente uscire dal bunker, deve evadere da quella esistenza assurda.

Ma la domanda è: ne sarà davvero capace?

Il monologo di Clov

Clov pronuncia questo monologo sul finale della piece, poco prima di andarsene.

E il suo discorso, alla luce di quanto appena detto, è illuminante.

Clov, che fino a questo momento ha parlato solo se interpellato e quasi solo a monosillabi, con questo monologo da libero sfogo alle sue sofferenze.

Finalmente parla e dice quel che prova. Ripercorre la sua esistenza, ricorda gli insegnamenti che gli sono stati dati. Insegnamenti che gli sembrano assurdi, che non capisce.

Si rende conto che, fino a quel momento non ha mai vissuto veramente. Capisce che quella che ha vissuto è una sorta di non-vita, fatta da rituali che forse un tempo avevano significato, ma che adesso non significano più niente.

Clov capisce che fino a quel momento non ha mai osato. Non ha fatto scelte. Ha solo subito scelte di altri. Non ha vissuto, ma ha subito la vita.

E ora è arrivato il momento di avere il coraggio di cambiare. E così, anche se con la paura di sbagliare e di fallire, si dice pronto a provare a vivere davvero.

E non gli importa se dovrà soffrire.

Soffrire, in fondo, fa parte della vita.

E per chi ha vissuto una non-vita, anche soffrire può essere una gioia.

 

Il testo del monologo di Clov, da “Finale di Partita”

M’hanno detto: Ma è questo l’amore, ma sì ma sì, devi credermi, vedi bene che è facile.

M’hanno detto: Ma è questa l’amicizia, ma sì ma sì te l’assicuro, che vai ancora cercando.

M’hanno detto: Ecco fermati, alza la testa e guarda questo splendore. Quest’ordine!

M’hanno detto: Andiamo, non sei mica una bestia, pensa a queste cose e vedrai come tutto diventa chiaro. E semplice!

M’hanno detto: tutti quei feriti a morte, con quanta scienza li curano.

Io mi dico… qualche volta, Clov, bisogna che tu riesca a soffrire meglio di così, se vuoi che si stanchino di punirti… un giorno.

Mi dico… qualche volta, Clov, bisogna che tu sia presente meglio di così, se vuoi che ti lascino partire… un giorno.

Ma mi sento troppo vecchio, e troppo lontano, per poter formare nuove abitudini.

Bene, e allora non finirà proprio mai, non partirò proprio mai.

Poi un giorno, all’improvviso, ecco che finisce, che cambia, io non capisco, ecco che muore, o forse sono io, non capisco neanche questo. Io lo domando alle parole che restano… sonno, risveglio, sera, mattina. Ma loro non sanno dirmi niente.

Apro la porta del capannone e me ne vado.

Sono talmente curvo che vedo solo i miei piedi, se apro gli occhi e tra le gambe un po’ di polvere nerastra.

Mi dico che la terra si è spenta, benché io non l’abbia mai vista accesa.

Quando cadrò, piangerò di gioia.

 

E tu, come lo faresti?

Se ti è venuta la voglia di interpretare questo bel monologo di Clov, non perdere tempo e sfida il nostro amico Luca!

Entra a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del Mese” o vai nella sezione “Monologhi ” del nostro sito per capire come poter partecipare!

 

Se pensi ti sia utile, abbiamo scritto e pubblicato un Manuale di Dizione,  per esercitarti e migliorarti. Nel nostro gruppo potrai essere visto da attori provenienti da tutta Italia, perciò una buona dizione, anche se non obbligatoria, è sempre ben gradita.

Se ritieni possa esserti utile, leggi gli articoli del nostro tutorial di recitazione, sono pieni di consigli utili.

Non pretendiamo, ovviamente, con il nostro Tutorial di sostituirci ad una buona scuola di recitazione, ma siamo certe che può dare un valido contributo a chi sta muovendo i suoi primi passi nel mondo della recitazione!

E infine non preoccuparti se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il tenero personaggio di Clov.

Vogliamo solo vedere come reciteresti tu questo monologo e poi confrontarci!

Che aspetti? Rendi virale il teatro assieme a noi!

 

 

 

 

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