Il monologo di Lopachin da “Il giardino dei ciliegi” di Cechov

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Ben ritrovati al nostro consueto appuntamento con il Monologo del Mese. La volta scorsa avevamo conosciuto da vicino il personaggio di Emilia in “Otello” di William Shakespeare.

Stavolta, invece, faremo la conoscenza di un personaggio completamente differente, il dinamico Lopachin de “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov.

A interpretare per noi questo personaggio è l’amico e attore Andrea Brenna. Puoi vedere la sua interpretazione del monologo nel canale Youtube ufficiale di Teatro per Tutti.

Se hai voglia di sfidare Andrea e recitare anche tu questo monologo, scopri come fare cliccando nella pagina web del nostro sito “Monologhi“, o entrando nel nostro gruppo facebook “Monologo del Mese“.

Perché Lopachin?

Lopachin è il tipico esempio di self-made man. Un personaggio che, sebbene sia stato pensato e costruito nei primi anni del novecento, è ancora incredibilmente moderno.

Il suo fiuto per gli affari e la sua voglia di accumulare ricchezze, che possono anche calpestare sentimenti e amicizie, sono qualcosa di ancora attuale.

Ma sarebbe sbagliato vedere Lopachin solamente sotto questo punto di vista.

Lopachin, in verità, nel corso dell’intero dramma sembra essere l’unico che si preccupi di salvare la famiglia protagonista dagli enormi debiti in cui è finita, spinto da un sincero affetto d’amicizia per la matriarca e le sue due giovani figlie.

Anton Cechov

Chi è Lopachin

Lopachin è un mercante nella Russia del primo novecento. Una Russia ancora in fase evolutiva, dopo l’emancipazione dei servi della gleba del 1861. Una Russia in cui avvengono grandi e lenti cambiamenti in ambito sociale ed economico.

Lopachin, in questo contesto, è un uomo che non se ne sta certo con le mani in mano.

Abituato com’è a non aver mai ricevuto nessun aiuto per se stesso, è sempre pronto ad ingegnarsi per migliorare la propria situazione.

Lopachin è quindi il tipico esempio di borghese del primo novecento.

Un borghese la cui infanzia è stata segnata da povertà e ingiustizia.

E infatti, una volta adulto, Lopachin sente in sé un gran desiderio di rivalsa. Sentimento che lo porterà anche a valicare i sentimenti di affetto e amore che lo legano ai membri di una famiglia aristocratica ormai caduta in rovina. La famiglia per la quale suo nonno e suo zio sono vissuti come schiavi per tutta la loro vita.

Nonostante ciò, tuttavia, prova un sincero affetto per questa famiglia.

Ed infatti nel corso dell’intero dramma, sarà l’unica persona a provare attivamente a far qualcosa per evitare il disastro economico a cui la famiglia è destinata. Ma ogni suo consiglio rimane inascoltato.

Tuttavia, per capire meglio questo bel personaggio e la storia in cui è inserito, è bene dare qualche cenno della vicenda.

La trama de “Il giardino dei ciliegi”

Protagonista della vicenda è Ljuba, una nobildonna russa che torna nella sua tenuta di campagna assieme a Anja, la figlia diciassettenne. Nonostante la loro assenza, durata ben cinque anni, tutti accolgono con amore e amicizia Ljuba e Anja e quasi sembra passare in secondo piano il motivo del loro ritorno.

L’aristocratica famiglia di Ljuba è infatti ormai caduta in rovina, perciò si deve trovare una soluzione per evitare che la grande tenuta di campagna, con relativo giardino di ciliegi, venga venduta all’asta al miglior offerente.

Quella casa e soprattutto il giardino di ciliegi, tuttavia, sono molto di più di quello che appaiono.

Per Ljuba, e suo fratello Gaev, sono il ricordo felice e spensierato della loro infanzia. Sono il simbolo di un passato ormai morto, in cui non avevano nessun tipo di preoccupazione economica.

Al contrario, per Anja e per Trofimov, l’ex giovane insegnante del suo fratellino annegato, quella tenuta rappresenta un passato da cui sono desiderosi di staccarsi.

Per la figlia adottiva di Ljuba, Varja, quella tenuta è invece una fonte di preoccupazione a causa dei tanti debiti a cui, tuttavia non sa trovare una soluzione.

Sebbene la famiglia si sia riunita per decidere il da farsi, ognuno di questi personaggi non prende alcuna iniziativa concreta per scongiurare la vendita all’asta della proprietà.

E rimangono tutti inermi di fronte all’evolversi degli eventi.

Lopachin, invece, è l’unico che a più riprese tenta di convincere Ljuba della necessità di vendere tenuta e giardino, per trasformarli in lotti da poter affittare ai turisti.

Idea che Ljuba neanche prende in considerazione, visto il valore affettivo che il giardino ha per lei.

L’ineluttabile inerzia di Ljuba e della sua famiglia conduce all’inevitabile vendita all’asta dell’intera proprietà.

Ma ciò che rende il finale ironicamente amaro è che la tenuta è stata acquistata all’asta proprio dallo stesso Lopachin che, nel corso dell’intero dramma, ha cercato di evitarne la vendita.

La vendita della tenuta di campagna, con il conseguente distruzione del giardino dei ciliegi, diventa così il simbolo del cambiamento socio-economico in atto nella Russia del primo novecento.

Un cambiamento a cui la secolare aristocrazia russa, nella maggior parte dei casi, è rimasta inerme, ferita e abbattuta.

Un cambiamento che, al contrario, per altre persone ha significato un miglioramento del proprio tenore di vita, come è indicato dall’evoluzione del personaggio di Lopachin.

Lopachin, tra affetto e denaro

In quest’opera, a mio parere, uno dei personaggi più interessanti è proprio quello di Lopachin.

Lopachin, infatti, si distingue dagli altri per il suo dinamismo e la sua volontà di riscatto.

Lopachin non è abituato a farsi travolgere dagli eventi. Al contrario, è qualcuno che cerca di trarre vantaggio da ogni situazione, anche da quella più disperata.

Il nostro mercante è un uomo ricco e, come poi si capisce dall’evolversi degli eventi, non ha assolutamente nessun interesse a consigliare Ljuba di vendere la sua proprietà prima che possa finire all’asta.

Lopachin è infatti con un sincero affetto che tenta di salvare la tenuta di campagna. Ma allo stesso tempo, il suo fiuto per gli affari, non gli permette di vedere il valore affettivo che l’intera tenuta, e in particolar modo il giardino dei ciliegi, ha per la matriarca aristocratica.

Un valore che non solo non vede, ma che nemmeno comprende.

Un mercante come lui, probabilmente, è abituato a giudicare ogni situazione che gli si presenta davanti con il metro del denaro.

Da tutto si può trarre profitto, basta volerlo.

Ed è proprio questa sua mentalità, tipicamente borghese, che alla fine lo porterà a comprare all’asta la tenuta della famiglia di Ljuba.

Un acquisto che rende felice il suo essere mercante, ma che allo stesso tempo lo fa soffrire, essendo conscio del dolore che ciò provoca in Ljuba e negli altri componenti familiari della matriarca.

Il monologo di Lopachin

Il monologo che propongo viene pronunciato da Lopachin sul finire del terzo atto.

Anja ha appena annunciato che la proprietà è stata venduta e poco dopo entrano in scena lo zio di Anja, Gaev e Lopachin di ritorno dall’asta.

Il primo è visibilmente scosso, frastornato e stanco del lungo viaggio se ne va a dormire.

Lopachin, al contrario, ha un atteggiamento ambiguo. Quando la matriarca gli chiede chi abbia comprato la tenuta, visibilmente alterato dall’alcool, risponde di essere stato lui.

Si lascia così andare al racconto dell’asta, diviso tra la gioia che quel gesto comporta, essendo un chiaro simbolo di riscatto della sua famiglia, e il dispiacere di far così soffrire Ljuba e gli altri.

Io L’ho comprato. (Pausa. Andreevna è abbattuta, cadrebbe per terra se non si trovasse fra la poltrona e la tavola. Varja prende le chiavi e le getta sul pavimento, in mezzo al salotto e se ne va)

L’ho comprato io! (Sorride, compiaciuto) Arriviamo all’asta e c’era già Deriganov. Leonid Andrei aveva solamente quindicimila rubli, mentre Deriganov ha offerto subito trentamila rubli oltre al debito. Visto che le cose si mettevano così, sono entrato in zuffa con lui, ho offerto quarantamila. Lui, quarantacinque. Io, cinquantacinque. Capite, lui aumentava di cinque e io di dieci… Beh finalmente è finita. Avevo offerto novantamila oltre al debito, così è rimasto a me. Il giardino dei ciliegi adesso è mio! Mio! (Ride)

Dio mio, Signore, il giardino dei ciliegi adesso è mio! Ditemi che sono ubriaco, fuori di me, che è tutta una mia illusione… Se mio padre e mio nonno si levassero dalle tombe e vedessero quello che è successo, che il loro Ermolaj che pigliava le botte, che era mezzo analfabeta, Ermolaj che d’inverno correva scalzo, che proprio Ermolaj ha comprato una proprietà più bella al mondo. Io ho comprato la proprietà dove mio nonno e mio padre erano schiavi, dove non li lasciavano entrare nemmeno in cucina… Io sto sognando, tutto è soltanto una mia illusione, un’apparenza…

(guarda le chiavi sul pavimento, le raccoglie). Ha gettato via le chiavi, vuole dimostrare che non è più lei la padrona qui.

(Fa tintinnare le chiavi.) Ma sì, fa lo stesso. (Si sente l’orchestra che prende gli accordi)

Ehi, musicisti, suonate, desidero sentivrvi! Venite tutti a vedere quando Ermolaj Lopachin darà di piglio alla scure nel giardino dei ciliegi, quando gli alberi cadranno a terra! Noi costruiremo ville e i nostri nipoti e pronipoti vedranno qui una nuova vita! Musica, suona!

E tu, come lo faresti?

Se hai voglia di recitare anche tu questo monologo allora prendi coraggio e buttati!

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Non pretendiamo, ovviamente, di sostituirci ad una buona scuola di recitazione, ma siamo certe che i nostri articoli possono essere un valido aiuto a chi sta muovendo i suoi primi passi nel mondo della recitazione!

E infine non preoccuparti se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il personaggio di Lopachin.  A noi va bene lo stesso.

Vogliamo solo vedere come interpreteresti tu questo monologo e confrontarci!

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