Il monologo di Tom da “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams

In questo articolo Rebecca Luparini ti parlerà di:

Ben ritrovato con un nuovo appuntamento della nostra rubrica del Monologo del Mese. Stavolta ci lasciamo alle spalle Gertrude e la fredda Danimarca per trasferirci nell’America degli anni trenta e conoscere più da vicino il giovane tormentato Tom di “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams.

A interpretare per noi questo bel monologo è l’amico e attore Francesco Carrieri.

Puoi vedere il video della sua interpretazione nel canale Youtube ufficiale di Teatro per Tutti.

Se hai voglia di sfidare Francesco, visita la nostra pagina web “Monologhi” per capire come fare e poi entra a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del Mese”.

Nel caso ti interessi, ti ricordo che da questa bella opera abbiamo preso e analizzato anche un monologo di un altro personaggio, Amanda.

Perché Tom?

Noi di Teatro per Tutti abbiamo un debole per il testo teatrale di Tennessee Williams, quindi non potevamo certo ignorare la potenza e la forza di questo bel personaggio.

Tom, sebbene sia un ragazzo dell’America degli anni trenta, è una figura molto attuale. Purtroppo, infatti, può capitare in un periodo della nostra esistenza di sentirsi insoddisfatti della vita che si sta vivendo.

Quante volte ci capita di sentirci come ingabbiati dai doveri e dalle responsabilità che la vita ci pone davanti? Quante volte ci verrebbe la voglia di mollare tutto e di scappare via?

Tom, nel corso dell’intera opera, è una sorta di animale in gabbia che vuole evadere dalla sua esistenza, vuole realizzarsi.

E poiché questa sua condizione, prima o poi, l’abbiamo vissuta tutti, ci è venuto fin troppo naturale inserirlo nella nostra rubrica… con la speranza, tuttavia, che a tutti noi la vita possa regalarci più gioie di quante non ne abbia ricevute il nostro protagonista.

Chi è Tom?

Come già ho accennato poco più su, Tom è un ragazzo che vive nell’America degli anni trenta.

Un’America difficile, in piena depressione economica all’indomani del tristemente celebre crollo di Wall Street del 1929.

Tom vive sulla sua pelle questa brutta situazione. La sua, infatti, è una vita fatta di rinunce e di duro lavoro, poiché deve provvedere al sostentamento economico di sua madre e di sua sorella, visto che il capofamiglia li ha abbandonati lasciandoli in povertà.

Ma Tom è un ragazzo dalle forti aspirazioni letterarie, sogna di diventare un poeta. E quando ne ha tempo, scrive poesie. Tuttavia sua madre Amanda non manca di ricordargli quanto sia importante che lui non perda tempo in qualcosa di così poco remunerativo, esapserando ancor di più la sua insoddisfazione e infelicità.

La Trama de “Lo Zoo di Vetro”, di Tennessee Williams

Dopo l’abbandono del capofamiglia, Amanda Wingfield si è ritrovata improvvisamente sola a crescere i suoi due figli, Tom e Laura.

È una madre dolce, ma allo stesso tempo soffocante.

Come ogni mamma che si rispetti, vuole il meglio per i suoi figli, tuttavia non capisce fino in fondo che Tom e Laura possono avere aspirazioni e desideri diversi da quelli che lei ritene giusti.

E così, finisce per non comprendere appieno sia la timida e delicata Laura, quanto l’insofferente e sognatore Tom, finendo per diventare asfissiante e spietata, se non addirittura crudele con entrambi.

Come detto, Tom sogna di diventare uno scrittore di successo, tuttavia in cuor suo sa bene quanto possa essere irrealizzabile il suo progetto, pressato com’è dalla fragile condizione economica della sua famiglia che lo costringe ad accantonare i suoi sogni per lavorare come magazziniere.

Inoltre Tom è continuamente oppresso da Amanda, pronto sempre a criticarlo, e insofferente nei confronti di una situazione familiare resa particolamrente difficile dall’amata sorella Laura.

Laura Wingfield è infatti una ragazza insicura, buona ma decisamente timida. Leggermente zoppa a causa di una malattia, la giovane diventa terribilmente introversa e impaurita dal contatto con gli altri.

È bella, ma non sapendo di esserlo, non sa valorizzarsi. Passa quasi tutto il suo tempo ad ascoltare vecchi dischi e a prendersi maniacalmente cura del suo piccolo e luccicante zoo di vetro, che è tutto il suo mondo.

Amanda, vedendo che la figlia è troppo chiusa in se stessa per trovarsi un lavoro, è tormentata dall’idea di trovarle un marito che si prenda cura di lei.

Per questo motivo, chiede aiuto al figlio Tom, pregandolo di invitare a cena a casa loro un amico che possa essere interessato a Laura.

Ed è in questo modo che entra in scena Jim, un ragazzo di cui Laura era innamorata ai tempi del liceo… Purtroppo, però, Jim è già fidanzato e sta per sposarsi, quindi il piano di Amanda va in fumo. La situazione precipita e Tom, che da tempo covava l’inconfessato desiderio di andarsene, abbandonerà madre e sorella andandosene via per sempre.

Un dramma di memoria

È esattamente con queste parole che Tennessee Williams definisce che cos’è “Lo zoo di vetro”.

E in effetti è proprio lo stesso Tom a dirci, fin dall’inizio, che quello che lo spettatore sta per vedere è qualcosa che non avviene in quel momento ma che appartiene al passato.

La particolarità che, probabilmente, rende ancor più affascinante questo testo teatrale è il continuo entrare e uscire dalla storia del protagonista, che è anche il narratore oltre che uno dei personaggi di “Lo zoo di vetro”.

Tom, quindi, nel suo primo monologo ci spiega che tutto ciò che vedremo in scena è frutto dei suoi ricordi. Ci avvisa che Laura, Amanda e Jim, essendo frutto della sua memoria, forse ci appariranno poco definiti nella loro sfaccettata complessità. Ci avverte che, molto probabilmente, verranno ingigantiti alcuni loro aspetti a discapito di altri.

Tuttavia, è innegabile che la storia che unisce questi tre personaggi e lo stesso Tom è molto coinvolgente.

È come se quei ricordi di Tom diventino, con il susseguirsi della trama, ricordi anche nostri. E, infine, ci è possibile identificarci di tanto in tanto in quei personaggi.

Un dramma autobiorafico?

Molti studiosi ritengono che questo dramma sia uno dei testi teatrali più autobiografici di Tennessee Williams.

E allora ecco che la definizione di Dramma della memoria ha una doppia valenza: la dolce e delicata Laura è infatti la versione idealizzata di Rose,  la sorella del drammaturgo.

La giovane era affetta da schizofrenia e venne convinta dalla madre a sottoporsi alla lobotomia. Pratica che la trasformò in un vegetale per il resto della sua vita.

Fu un dramma familiare che segnò per sempre Tennessee Williams, il quale forse si è sempre rimproverato di non essere riuscito a salvare sua sorella. E che lo ha portato ad avere un rapporto difficile con sua madre. Rapporto che, infatti, è stato messo in scena attraverso il conflitto continuo che lo stesso Tom ha con sua madre Amanda.

Alla luce di questo, ben si capisce come mai questi personaggi, sebbene siano solo dei ricordi del protagonista, risultano essere tanto veri e decisamente poco evanescenti.

Tutti i personaggi, infatti, ad eccezione della sola Laura, hanno dei lati negativi che nel corso della storia escono fuori più o meno velatamente.

Amanda, pur essendo una madre affettuosa, è decisamente asfissiante e poco incline a empatizzare con i suoi figli, cercando in entrambi un modo per riscattare la propria infelicità.

Jim, l’amico di Tom, inizialmente appare come un giovanotto di bell’aspetto, allegro e gentile. Ma poi si rivelerà essere un po’ meschino nei confronti della povera Laura.

E infine Tom, verso il quale proviamo empatia e simpatia fin dall’inizio, all’ennesimo litigio con la madre si comporterà da vero egoista, usando i soldi della bolletta della luce per scappare via, abbandonando mamma e sorella al loro triste destino, come tempo prima aveva fatto suo padre.

Il monologo di Tom

Il monologo che proponiamo è quello che conclude l’opera.

A questo punto della vicenda il nostro protagonista ha abbandonato Amanda e Laura. Se ne è andato per non fare mai più ritorno. Ha deciso quindi di seguire le sue aspirazioni letterarie.

Tuttavia, come afferma Tom stesso, qualcosa lo ha sempre tormentato in quel suo eterno viaggiare di città in città.

Il ricordo di sua sorella Laura sola lo perseguita giorno e notte, senza lasciargli tregua.

Gli basta, infatti, il bagliore di una luce riflessa da un frammento di vetro perché la mente corra a Laura e il senso di colpa gli divori l’anima.

Il testo del monologo

Non andai sulla luna, molto più lontano andai… perché è il tempo la linea più lunga tra due punti.

Poco tempo dopo mi licenziarono per aver scritto una poesia su una scatola di scarpe.

Lasciai Saint Luis. Discesi per l’ultima volta i gradini di questa scaletta, e seguii da allora le orme di mio padre, cercando di riprendere in moto quel che era perduto in spazio.

Viaggiai e viaggiai. Le città sfioravano come foglie morte, foglie dai colori vivaci, ma avulse dal ramo.

Avrei voluto fermarmi, ma qualcosa mi perseguitava. Mi prendeva all’improvviso, mi coglieva a tradimento.

Forse un motivo familiare. O forse il riflesso di un pezzo di vetro.

Una sera, magari, cammino per strada in una città straniera, senza compagni. Passo davanti alla vetrina illuminata di un negozio di profumi. La vetrina è piena di vetri colorati, di sottile bottigliette multicolori, quasi un arcobaleno in frantumi.

Ecco, a un tratto mia sorella mi tocca sulla spalla.
Mi volto e la guardo negli occhi.

Oh Laura, Laura, ho fatto di tutto per staccarmi da te, ma sono più fedele di quanto volessi.

Accendo una sigaretta, traverso la strada, mi butto in un cinema o in un bar, tracanno un bicchierino, parlo al primo che trovo… tutto pur che si spengano le tue candele… perché oggi il mondo è rischiarato dai lampi! Spegni le candele Laura… e addio!

 

E tu, come lo faresti?

Se hai voglia di interpretare anche tu il tormentato Tom Wingfield, allora prendi coraggio e buttati!

Entra a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del Mese” oppure vai nella sezione “Monologhi ” del nostro sito e leggi come poter partecipare!

 

Se ritieni possa esserti utile, abbiamo scritto e pubblicato un Manuale di Dizione,  che può tornarti utile nel caso pensi di aver bisogno di correggere il tuo accento regionale.

Nel nostro gruppo, infatti, potrai essere visto da attori provenienti da tutta Italia e una buona dizione, anche se non obbligatoria, è comunque ben accettata.

Se pensi di averne bisogno, puoi consultare gli articoli della nostra rubrica di recitazione, che possono darti un sacco di consigli utili. Non pretendiamo, ovviamente, di sostituirci ad una buona scuola di recitazione, ma siamo certe che i nostri articoli possono essere un valido aiuto a chi sta muovendo i suoi primi passi nell’entusiasmante mondo della recitazione!

E infine non preoccuparti se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il personaggio di  Tom.  A noi va benissimo lo stesso.

Vogliamo solo vedere come interpreteresti tu questo monologo e confrontarci!

Aiutaci a rendere virale il teatro!

 

 

 

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