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Ritmo e rivoluzione: il musical degli anni ’60 e ’70

Indice dell'articolo

Ben ritrovati, con questo articolo ci immergiamo nelle atmosfere rivoluzionarie del musical anni 70 e 60, epoca di ribellioni che ha contribuito alla nascita di un nuovo modo di fare musical!

La crisi del musical classico

Ci lasciamo alle spalle l’epoca d’oro del musical, dove le grandi produzioni teatrali e le major cinematografiche regalavano spettacoli magnifici!

L’obiettivo era chiaro: meravigliare il pubblico con un’esperienza memorabile.

Le canzoni e le coreografiche strabilianti erano la vera attrazione di questi spettacoli, dove la trama era semplice, quasi sempre a lieto fine e infarcita di buoni sentimenti.

Ma agli inizi degli anni 60 le cose incominciarono a cambiare.

Gli Stati Uniti e il mondo occidentale vivevano un periodo di forti tensioni sociali, politiche e culturali che hanno contribuito alla realizzazione della società di oggi. La moda anni 60 rivoluzionò completamente lo stile ingessato del decennio precedente.

La lotta per l’uguaglianza e lo scontro tra i movimenti giovanili, come il Movimento Hippie, e le generazioni precedenti furono così lunghi e duraturi da influenzare il teatro e il cinema di quegli anni.

E in mezzo a queste dinamiche tumultuose, il musical fu in grado di intercettare e mettere in scena i messaggi e i sentimenti dell’epoca.

Insomma, si stavano iniziando a formare nuove correnti stilistiche e nuovi tipi di musical.

West side story

Un primissimo esempio di Musical che cambiò le carte in tavola è stato West Side Story del 1957.

Liberamente tratto dalla tragedia di Romeo e Giulietta, già al suo debutto teatrale fu qualcosa di diverso agli occhi del pubblico.

Il libretto, scritto da Arthur Laurents e Stephen Sondheim, ha un linguaggio violento che si discosta molto dal tenore dei musical precedenti.

Ma anche l’ambientazione e le tematiche affrontate segnarono un punto di svolta, rispetto a quanto si era visto fino a quel momento.

West Side Story parla dello scontro tra due band giovanili e ha tra i protagonisti, alcuni immigrati portoricani.

Con il pretesto di raccontare una storia d’amore tra due ragazzi appartenenti alle gang rivali, si portarono avanti tematiche serie e importanti, come la delinquenza e il razzismo.

Inoltre, l’amore puro dei due giovani innamorati non viene ripagato con un lieto fine, ma con un finale tragico.

Con West Side Story si arrivò forse per la prima volta alla consapevolezza che anche coi Musical si può parlare di tematiche attuali, senza addolcire la pillola.

La versione cinematografica di West Side Story arrivò pochi anni più tardi, nel 1961.

musical anni 70
musical anni 60
I protagonisti della versione cinematografica di West Side Story: Richard Beymer (Tony) e Natalie Wood (Maria)

Come nella sua versione teatrale, anche nel film si affrontano argomenti spinosi, attraverso il canto, la musica e la danza. E, per la prima volta nella storia del musical cinematografico, vennero effettuate riprese in luoghi reali.

West Side Story segna perciò un netto confine. Suggerì che il mondo stava cambiando, il pubblico stava cambiando. E che era arrivato il momento di superare il vecchio metodo glamour di fare musical.

Il Musical teatrale

Il musical teatrale fu il primo a cogliere i nuovi umori e sentimenti del pubblico.

A capire che gli spettatori stavano cambiando mentalità, che volevano vedere sul palcoscenico storie in grado di far riflettere sulla realtà.

Tra gli anni 60 e 70 il musical teatrale non era più un rifugio dalla realtà, ma diventò lo specchio delle dinamiche sociali che la gente stava vivendo. La moda degli anni 70 è tra le più iconiche e riconoscibili di sempre.

Un primo grande cambiamento in questo senso è rappresentato dalla musica.

Se prima il musical affondava le sue radici nell’operetta, il musical di questi anni abbracciava nuovi stili musicali: il soul, il pop e il rock!

E attraverso canzoni e musiche ritmate e coinvolgenti, il musical affrontava tematiche spinose e difficili, in cui i giovani si riconoscevano pienamente.

Iconici, sotto questo punto di vista, sono Hair e Jesus Christ Superstar.

Musical anni 60: Hair

Hair è il musical che più rappresenta la controcultura hippie e che ha contribuito al suo diffondersi in tutto il mondo occidentale.

Scritto da James Rado e Gerome Ragni, con le musiche di Galt MacDermot, debuttò nel 1967.

La trama vede protagonisti due ragazzi, Claude e Berger, che fanno parte di un gruppo politicamente attivo di “capelloni” (hippie) che osteggiano la coscrizione alla guerra in Vietnam.

La trama ruota intorno alle manifestazioni pacifiche contro la guerra e contro i valori conservatori delle famiglie dei protagonisti. Ma il musical è anche un vero e proprio inno alle libertà sessuali e ai nuovi valori di uguaglianza promossi dal Movimento Hippie.

musical anni 70
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Michael Butler e James Rado insieme al cast di Hair, produzione del 2006

Rado e Ragni conoscevano molto bene gli ambienti della ribellione hippie e Claude e Berger sono chiaramente due personaggi autobiografici. E infatti lo stesso Rado, qualche tempo dopo il debutto disse: “drammatizzammo il nostro rapporto“.

Sempre Rado, al Los Angeles Time, dichiarò che l’ispirazione per il loro musical venne da realtà che conoscevano e vivevano sulla loro pelle. Sia Rado che Ragni avevano conosciuto ragazzi che, contrari alla guerra in Vietnam, cercavano di sfuggire alla leva.

Bazzicavano gli ambienti hippie e sapevano quale era l’opinione di queste persone nei confronti della guerra e dei valori conservatori dell’America di allora.

E per quanto riguarda il titolo Hair, fu ispirato da un’opera artistica che entrambi videro al Whitney Museum e fa riferimento ai tantissimi casi di ragazzi cacciati dalle scuole, perché si facevano crescere i capelli.

Le musiche vennero composte dal canadese MacDormot. I tre collaborarono a distanza, ma riuscirono comunque a creare un musical indimenticabile, le cui canzoni sono ancora oggi celebri… tutti infatti riconoscono le melodie di “Aquarius” e di “Let the sunshine in”.

Let the sunshine in, la versione cinematografica di “Hair” del 1979

Musical anni 70: Jesus Christ Superstar

Insieme ad Hair, Jesus Christ Superstar non fu solamente un musical, ma un vero e proprio atto rivoluzionario.

Scritto da Tim Rice con le musiche di Andrew Lloyd Webber, racconta l’ultima settimana di vita di Gesù a suon di musica rock.

Nato come doppio disco nel 1970, divenne musical il 15 maggio 1971, quando debuttò.

Tra gli interpreti principali figurarono il frontman dei Deep Purple, Ian Gillan nel ruolo di Gesù, Murray Head nel ruolo di Giuda e Yvonne Eillman nel ruolo di Maria Maddalena. L’unica a mantenere il proprio ruolo anche nella trasposizione cinematografica del 1973.

Jesus Christ Superstar è, con ogni probabilità, uno dei musical più celebri e conosciuti al mondo.

Ciò che rende iconico questo musical è il fatto che gli ultimi giorni di Cristo ci vengono raccontati dagli insoliti punti di vista di Giuda e di Maria Maddalena.

Gesù ci viene raccontato come un uomo e non solamente come il Figlio di Dio. E quindi come un essere umano pieno di paure.

Jesus Christ Superstar: Superstar nella versione cinematografica del 1973

Tra i grandi successi di questi anni è giusto ricordare anche Cabaret del 1966 e Grease del 1971.

In entrambi i casi, si tratta di musical che, nonostante i loro ritmi travolgenti, portano avanti tematiche serie e importanti.

Cabaret è ambientato in un locale notturno della Berlino degli anni 30. Attraverso atmosfere sensuali, esplora il tema del nazismo, in cui la minaccia della dittatura del Führer si fa via via sempre più persistente mentre ci si avvicina al finale.

Grease ci ha donato canzoni indimenticabili e forse la sua storia romantica e a lieto fine può trarci in inganno e farci classificare questo musical come un prodotto leggero e frivolo.

In realtà Grease affronta tematiche sociali rilevanti come la violenza tra band giovanili e le gravidanze adolescenziali.

La sua attualità è enorme e non è certo un caso che ancora oggi questo musical viene replicato con successo in ogni parte del mondo… E la sua trasposizione cinematografica, con i mitici Olivia Newton-John e John Travolta è ancora amata e vista sia dalle vecchie generazioni che da quelle nuove!

musical anni 70
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Un’immagine dal film Grease, del 1978 con Olivia Newton-John e John Travolta

Il Musical cinematografico

L’industria cinematografica, invece, fece fatica a cogliere il grande clima di rinnovamento e sperimentazione che invece animava l’ambiente teatrale.

E così, durante gli anni sessanta produsse musical che mantenevano le impostazioni che caratterizzarono le produzioni del decennio precedente.

Questo tuttavia non significa che Hollywwod in questi anni non fosse stata in grado di sfornare grandi successi.

Il successo della commedia musicale May Fair Lady del 1964, è innegabile, per esempio.

Così come l’indimenticabile Mary Poppins, uno dei film Disney più amati di sempre! Musical che meravigliò gli spettatori per la sua tecnica mista.

Hollywood tentò quindi negli anni successivi di ricreare i successi del passato e, a parte qualche raro caso, fallì con la produzione di musical che ormai erano considerati qualcosa di antiquato, sia per l’aspetto musicale che per le storie raccontate.

Solo sul finire degli anni ’60 il cinema capì che ormai era finito il tempo dei mega musical e si adattò ai nuovi gusti del pubblico, producendo moltissime versioni cinematografiche dei musical di maggior successo del periodo.

Un altro esempio di iconico musical anni 70 è Rocky Horror Picture Show (1975) che con il suo stile audace e stravagante, è tutt’oggi un vero e proprio cult!

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