Continua il nostro viaggio attraverso il magico mondo del Musical ! E dopo aver scoperto quali sono le sue origini, continuiamo il nostro viaggio dentro la storia del musical. Conosceremo più da vicino il periodo che va dagli anni ’30 agli anni ’50 del novecento, anni in cui il musical si impose anche nel cinema.
È in questi decenni che hanno visto la luce musical le cui canzoni sono celebri e passate alla storia.
Preparati ad un fantastico viaggio indietro nel tempo, perché nelle prossime righe andremo alla riscoperta dei protagonisti e degli spettacoli di questi decenni!
Il fascino del musical
Per capire pienamente il fascino dei musical degli anni ’30, ’40 e ’50 è bene fare riferimento al contesto storico in cui sono inseriti.
Questi sono stati decenni di eventi mondiali di grande portata: la Grande Depressione del 1929 e la Seconda Guerra Mondiale.
Si tratta di avvenimenti che scossero profondamente la società americana. Il musical si rivolgeva soprattutto alle masse, ai proletari e agli immigrati, che subirono maggiormente gli effetti della Grande Depressione e del conflitto mondiale.
E il musical, con i suoi spettacoli pieni di colore, luci, musica e allegria rappresentava una vera e propria via di fuga dalla realtà e dai problemi quotidiani!
La storia del musical negli anni ’30: l’approdo al cinema
Fino alla fine degli anni venti, il famoso distretto teatrale di New York, Broadway, ha visto la nascita dei musical e degli spettacoli di maggior successo.
Ma all’indomani del Crollo di Wall Street la crisi economica portò ad una profonda crisi del teatro. I costi aumentarono e così anche i prezzi dei biglietti e il teatro diventò un lusso per pochi.
Al contrario, proprio nei primi anni ’30 il cinema fiorì, grazie soprattutto al costo ridotto dei biglietti.
Per questo motivo il Musical, genere di spettacolo che fin dalla sua nascita si rivolgeva alle masse, cercò la sua sopravvivenza nel grande schermo.
I primissimi musical cinematografici si ispirarono direttamente ai grandi successi di Broadway, ma i mezzi tecnici del nascente cinema sonoro causarono una notevole perdita di fascino.
A quell’epoca, infatti, la registrazione del suono era solo in presa diretta e la cinepresa fissa. Questi limiti tecnici portarono a scene fisse, statiche. I numeri di danza scomparvero e i film erano un susseguirsi di canzoni e dialoghi, supportati molto spesso da una trama davvero esile.
Con il passare del tempo si idearono e scrissero musical cinematografici con soggetto e struttura adatti al nuovo linguaggio.
In quel periodo ebbe grande successo il “backstage musical“, cioè film musicali in cui si raccontano le prove di uno spettacolo. Questo espediente metateatrale era infatti perfetto per inserire coreografie e danze.
In questi anni nascono anche le grandi Major e, in ambito di musical, le due case discografiche più importanti furono la MGM e la RKO.
“42nd Street”
All’interno del filone dei “bakstage musical”, “42nd Street” del 1933 è senza dubbio il film di maggior successo!
Il soggetto del film si ispirava all’omonimo romanzo di Bradford Ropes e narra la vicenda di un regista che, nell’America della Grande Depressione, vuole mettere in scena uno spettacolo di varietà.
Le musiche furono composte e scritte da Harry Warren e Al Dubin.
Le coreografie furono curate da Busby Berkeley, uno dei coreografi e registi più importanti e celebri del musical cinematografico che verrà assodato dalla MGM.
Il protagonista venne interpretato dall’attore e cantante Warner Leroy Baxter mentre le due ballerine rivali che si contendono il posto di soubrette sono Ruby Keeler e Bebe Daniels.
Tra i comprimari vale senza dubbio la pena ricordare Ginger Rogers!
L’attrice, cantante e ballerina fu una delle artiste più richieste del periodo. Assieme a Fred Astaire creò una coppia artistica che mandava in visibilio il pubblico.
Ancora oggi, Ginger Rogers e Fred Astaire sono l’icona del musical americano degli anni ’30. E sono stati la coppia d’oro della major RKO fino al 1939.
Gli anni ’40: Broadway e Studio System
Il decennio degli anni ’40 è storicamente ricordato per l’avvento della seconda guerra mondiale. Conflitto che creò sofferenza e incertezza anche negli Stati Uniti. Ed è in un contesto simile che il musical fu una necessaria e gradevole forma di intrattenimento in grado di far evadere gli spettatori dalla realtà.
In questo decennio si assistette alla nascita di nuove melodie, piene di ritmo e allegria, che furono anche la colonna portante dei musical del periodo.
I generi del jazz, del blues e dello swing crearono un’atmosfera unica che ancora oggi associamo agli anni’40 .
Tra i musicisti più importanti sono sicuramente da ricordare i più celebri compositori del musical: Cole Porter, Irving Berlin, Jerome Kern e il duo formato da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II.
Negli anni ’40 il musical tornò a occupare il teatro in grande stile.
Questi sono gli anni in cui Broadway ebbe una sorta di seconda rinascita. Le nuove tecnologie teatrali e sceniche hanno dato vita a musical grandiosi e ancora più spettacolari di quelli degli anni precedenti.
In questo periodo videro la luce musical passati alla storia come “Carousel”, “South pacific” e “Oklahoma!”.

“Oklahoma!”
Questo è probabilmente il musical più importante degli anni ’40 perché è l’opera che portò allo sviluppo del cosiddetto book musical, cioè un musical in cui le canzoni e le danze sono totalmente integrate nella trama.
I balli, infatti, svelano allo spettatore emozioni e intenzioni dei personaggi.
Inoltre, con “Oklahoma!” si ha per la prima volta la ricorrenza di temi musicali e motivi lungo tutto lo spettacolo, in modo da creare un’unità organica fra tutte le varie parti del libretto.
Il musical è stato il frutto della primissima collaborazione del fortunato duo Rodgers – Hammerstein e è tratto dalla commedia di Lynn Riggs, “Green Grow the Lilacs” del 1931.
Ambientato in Oklahoma, racconta le vicende del cowboy Curly McLain e della sua amata Laurey Williams, una giovane che vive in una fattoria.
La produzione originale debuttò il 31 marzo 1943 e lo spettacolo ebbe un così grande successo, da avere più di duemila repliche!
Il musical fu fortemente voluto da Theresa Helburn, una delle produttrici del Theatre Guild che nel 1931 produsse uno spettacolo teatrale ispirato alla commedia di Riggs, che non ebbe molto successo.
Dieci anni più tardi, dopo aver visto una produzione estiva dello stesso spettacolo, con l’ aggiunta di canzoni e danze popolari, decise di produrre un musical, certa che con l’elemento musicale stavolta lo spettacolo avrebbe avuto più fortuna.
Contattò quindi Rodgers, che a sua volta propose il lavoro al suo collaboratore, il librettista Lorenz Hart. Ma Hart declinò l’offerta e quindi Rodgers tentò la sorte con Hammerstein.
I due iniziarono subito a lavorare sul musical e, contro ogni logica di allora, composero il cast di cantanti che sapevano recitare, rifiutandosi di prendere attori e attrici famosi che sapessero cantare.
Il risultato fu la composizione di un cast di completi sconosciuti al grande pubblico, cosa piuttosto insolita e azzardata per quei tempi. Le coreografie furono affidate a Agnes de Mille che per “Oklahoma” realizzò uno dei balletti più belli, lunghi e dinamici mai visti prima.
Data la grande popolarità nei teatri, “Oklahoma!” sbarcò anche al cinema nel 1955, con una pellicola di grande successo!
L’avvento degli Studio System
Parallelamente, anche il mondo del cinema visse un fermento creativo, che nel decennio successivo esploderà in tutto il suo splendore.
Negli anni ’40 nacque il fenomeno dello Studio System. In questi anni, ogni studio cinematografico puntò ad avere un proprio staff tecnico ed artistico e propri teatri di posa per produrre i film.
Nell’ambito del musical La MGM iniziò a dare del filo da torcere alla RKO, che fino alla fine degli anni 30 si era avvalsa della strepitosa coppia Rogers Astaire per le sue produzioni.
La MGM invece aveva tra le sue fila Busby Berkeley che creava spettacolari coreografie e il regista Vincente Minelli.
Minnelli ha firmato la regia di film che sono diventati icona del musical americano di quegli anni caratterizzati da colori accesi e da un ritmo incalzante e sostenuto.
Celebre e passato alla storia è il suo “Meet Me In St. Louis” del 1944, che ha per protagonista la celebre e strepitosa Judy Garland.

Gli anni ’50: la realtà che diventa sogno
La conclusione della seconda guerra mondiale lasciò alle sue spalle un mondo devastato.
La stessa società americana visse con sgomento questi anni, avendo partecipato attivamente al conflitto.
E ancora una volta il mondo del musical corse in soccorso, per intrattenere la popolazione.
Ma se un tempo il musical aveva rappresentato una vera e propria fuga dalla realtà, con storie ambientate in posti esotici o fantastici, stavolta si pose l’obiettivo di abbellire e alleggerire la realtà delle persone.
Le storie narrate attraverso recitazione, balli e canti avevano per protagonisti persone e ambienti conosciuti dal grande pubblico, ma tutto veniva raccontato con leggerezza. E il lieto fine era sempre assicurato.
Il teatro continuava a produrre successi, ma fu nel cinema che nacquero veri e propri capolavori, passati alla storia.
Sono gli anni d’oro del musical hollywoodiano che non si accontentò di produrre solo storie orIginali, ma adattò per il cinema anche i grandi successi di Broadway!
Tra i protagonisti di questo periodo, vale la pena ricordare Gene Kelly.
Debuttò al fianco della grande Judy Garland, che lo ha voluto come co-protagonista nel film “For me and my gal” del 1942.
Da quel momento, il carismatico Gene Kelly con i suoi acrobatici numeri di danza, conquistò gli spettatori, contrapponendosi al celebre Fred Astaire…
Gene Kelly diventò egli stesso icona del musical hollywoodiano, protagonista di tantissime pellicole ormai celebri, come l’intramontabile “Singing in the rain“
“Singing in the rain”
Chi non ha mai canticchiato tra sè “Singing in the rain“, canzone simbolo del musical hollywoodiano degli anni’50?
Diretto da Stanley Donen e dallo stesso Gene Kelly, questo musical è diventato icona del tipico virtuosismo del cinema americano.
Ogni elemento della pellicola rimane impresso nella mente degli spettatori. La sceneggiatura, che racconta del passaggio dal cinema muto al sonoro, fa da sostegno a un impianto filosofico e morale che unisce insieme ritmo, divertimento e buoni sentimenti.
Poi la scenografia e le coreografie rendono magico e strabiliante il film, che è un vero e priprio atto d’amore nei confronti della Settima Arte. Rimaste nella storia sono poi le perfomance e le interpretazioni del grande Gene Kelly, Donald O’Connor e Debbie Reynolds.
Insomma tutto, in questo film, ha contribuito a creare un vero e proprio Caplavoro del cinema!
I musical di questi anni sono ormai parte della cultura popolare occidentale. Le loro canzoni ci sono familiari e le canticchiamo perché il loro fascino è rimasto immutato nel tempo. E ogni volta che guardiamo un musical, sappiamo per certo di essere testimoni di un’eredità che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dello spettacolo.
Se ti piace il Musical, segui Teatro per Tutti, perché la prossima volta parleremo dei grandi musical che hanno caratterizzato gli anni ’60 e ’70 del novecento!
