Emanuele Montagna, ritorno dal Sudan: “Trattati con disprezzo dai militari”

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Ospite della Farnesina in occasione della celebrazione della Settimana della lingua italiana a Khartum, il regista teatrale racconta la difficile esperienza del rientro in Italia appena prima del golpe

Emanuele Montagna, regista teatrale e direttore della Scuola di Teatro Colli di Bologna, al quale è stata dedicata l’intervista di questa settimana, si è gentilmente reso disponibile raccontando a Teatro per tutti la traumatica esperienza del rientro in Italia dal Sudan, dove, come sapete, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre c’è stato un colpo di Stato da parte dei militari legati al generale Abdel Fattah al-Burhan che hanno assediato l’abitazione del primo ministro Abdalla Hamdok, costringendolo agli arresti domiciliari. La situazione era però già surriscaldata da diversi giorni soprattutto nella capitale. 

Montagna era ospite della Farnesina insieme all’attrice Asia Galeotti e al musicista Franco Eco per esibirsi nello spettacolo Dante Esoterico, in occasione della celebrazione della Settimana della lingua italiana e per partecipare al Sama International Music Festival, con musicisti provenienti da varie parti del mondo.

Riportiamo integralmente a sua testimonianza in merito a quanto accaduto:

“Arrivati a Khartum qualche giorno fa, ospiti del S.I.M.Festival ci siamo ritrovati di fronte alla realtà splendida di ragazzi che da due anni si stanno impegnando a venir fuori dalla Sharìa islamica, cercando di dare un volto più umano e più democratico alla loro terra. Ci hanno accolto con calore, mettendo a disposizione la loro attrezzatura tecnica e trasmettendoci un eccezionale senso di ospitalità, pregandoci di ritornare l’anno prossimo perché, come ci hanno spiegato, loro hanno bisogno di cultura, perché la democrazia possa progredire. Ci siamo esibiti gratuitamente per amore di Dante, della lingua italiana e di questo Paese martoriato da guerre”.

Sudan: la difficile transizione democratica e le divisioni interne

Dopo la cacciata dell’ex presidente Omar Al Bashir nel 2019 e la divisione del Paese in due fazioni, infatti, la delicata transizione democratica che si stava avviando subisce con il golpe una grave battuta d’arresto che rischia di rendere vani gli sforzi delle tante realtà civili e culturali pacifiche presenti che Montagna e tanti altri artisti hanno potuto conoscere.

“Quando abbiamo lasciato il Paese, l’altra notte – prosegue – era circa mezzanotte e trentacinque. Abbiamo saputo del golpe solo una volta arrivati in Italia, all’aeroporto di Roma, nella mattinata. del 25 ottobre. Peraltro nel nostro stesso aereo viaggiava lo stesso ambasciatore italiano a Khartum. anche lui ignaro poiché non avevamo riattivato le connessioni internet e anche lui si è messo le mani nei capelli”.

A rientrare, però, come abbiamo già scritto, sono stati solo Montagna e l’attrice Asia Galeotti, mentre il musicista Franco Eco aveva preferito trattenersi ancora qualche giorno al festival per poi proseguire con una visita nel deserto. Il golpe lo ha invece costretto a rimanere in albergo, dove si trova attualmente insieme ad altri musicisti ospiti della manifestazione, sotto la protezione dell’Ambasciata italiana.

Segnali preoccupanti che la situazione stesse degenerando, come ci racconta ancora il regista, c’erano già all’arrivo: “Per strada c’erano delle manifestazioni piuttosto pericolose e l’autista incaricato di portarci dall’albergo ai luoghi in cui si svolgeva il festival, doveva fare continue deviazioni per evitare che anche noi fossimo assaliti, le strade erano piene di gente che manifestava, c’era caos ovunque.

… ma la violenza non ha fermato né il teatro né la musica

Malgrado il clima turbolento delle strade, siamo riusciti ugualmente a portare avanti la manifestazione che ha avuto un successo inaspettato, con un riscontro del pubblico al di là di ogni aspettativa e per noi è stata un’esperienza bellissima”.

Il comportamento dei militari e del personale in aeroporto

La situazione è precipitata quando il regista, insieme alla Galeotti ha raggiunto l’aeroporto nella capitale per fare scalo a Istanbul e ripartire alla volta di Roma: “Non era ancora scoppiato il golpe ma l’atmosfera era molto tesa.

In aeroporto siamo stati trattati malissimo, non soltanto dagli inservienti che tentavano in tutti i modi di prendere le nostre valigie con l’intenzione di restituircele solo in cambio di soldi, ma anche al check-in, l’impiegata della Turkish Air Lines ci ha fatto notare che non avevamo il visto d’uscita. Nessuno però ci aveva informato che fosse necessario e non volevano farci salire a bordo.

Siamo quindi stati accompagnati fuori dal check in, sono stato costretto a lasciare la Galeotti sola in questo aeroporto inospitale, per uscire dall’aeroporto e cercare di procurarmi questo visto d’uscita, accompagnato da un energumeno.

“Trattato con disprezzo e costretto a pagare sottobanco per il rilascio del visto d’uscita”

Le guardie aeroportuali sono state davvero maleducate, come il loro capo, che ha acconsentito a rilasciarci il visto, senza nascondere il disprezzo. Ho detto che ero andato lì invitato dall’Ambasciata per uno spettacolo. Lui mi ha risposto che quello era il Sudan, non l’Italia. Sono stato costretto a pagare una somma di denaro per ottenere il visto e solo dopo un’ora e dieci minuti siamo passati finalmente al ‘gate’ dell’aeroporto e dopo altri insistenti e ripetuti controlli, alla fine siamo riusciti ad imbarcarci.

“Esistono due Sudan: quello civile pacifico e ospitale, quello tracotante dei militari”

Per sintetizzare, l’opinione che mi sono fatto dopo questa esperienza è che esistono due Sudan: quello meraviglioso di questi ragazzi che tanto si sono adoperati per la riuscita del Sama Interational Music Festival e dei quali ci è rimasto nel cuore il loro sorriso, il loro entusiasmo, la loro accoglienza e la loro dedizione in un contesto così drammatico.

Poi c’è il l’altra faccia della medaglia, quella militaresca, obbrobriosa e impaurente, non trovo altre parole per definirla. Abbiamo provato una paura allo stato puro, come quella che sta provando ora il nostro amico musicista Franco Eco rimasto là. Raggiunto telefonicamente, ci ha raccontato che per non sentire gli spari fuori dalla stanza d’albergo lui e gli altri tentano di esorcizzare questa paura continuando a suonare”.

Nella foto sopra, da sinistra: Franco Eco, Asia Galeotti ed Emanuele Montagna

Nella cover: i tre insieme ad alcuni musicisti del Sama International Music Festival

Photocredit Amabsciata italiana Khartum

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