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Cesare Zavattini, tra arte e vita

Cesare Zavattini, tra arte e vita

Indice dell'articolo

Con la sua profonda riflessione sul rapporto tra intellettuale e società, lo sceneggiatore Cesare Zavattini ha elaborato alcune delle teorie più fertili sul cinema del secondo Novecento italiano. 

Le idee e i film di Cesare Zavattini hanno avuto un impatto sui suoi contemporanei. Ma hanno anche una notevole influenza sugli autori delle generazioni successive. Quest’ultimi spesso sono dovuti necessariamente passare attraverso il contributo dato da Zavattini prima di approdare ad esiti artistici personali ed innovativi. 

E proprio la riflessione sul Neorealismo farà sì che progressivamente vita e spettacolo comincino a coincidere nella sua poetica, che sceglie volutamente di prendere a soggetto la realtà nella sua dimensione più autentica.

Il ruolo di Cesare Zavattini nell’industria culturale del ‘900

«Avevamo dentro quella confusione, mista a dolcezza e perfino angoscia, di chi improvvisamente può far di tutto, dir tutto e si attarda un momento davanti alle meraviglie del possibile.»

Con queste parole Zavattini nella sezione “Addio al cinema” di Cinema d’Oggi restituisce quel clima post-bellico fatto di speranze e attese in cui muove i primi passi in qualità di intellettuale. 

Ma per capire veramente la poetica di Cesare Zavattini, è necessario fare un passo indietro e guardare ad alcuni importanti momenti della sua esistenza, funzionali a comprendere l’evoluzione della sua poetica, per cui vita e arte sono legate indissolubilmente.

Primogenito di 5 figli, Zavattini nasce a Luzzara, un paese sulle rive del Po in provincia di Reggio Emilia, il 20 settembre del 1902. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, si iscrive alla Facoltà di Legge dell’Università di Parma. Lavora come istitutore presso il Convitto nazionale Maria Luigia. Qui ha tra i suoi allievi Giovannino Guareschi e Pietro Bianchi, con cui stringerà un legame di amicizia. 

A Firenze svolge il servizio militare e frequenta il celebre Caffè Le giubbe rosse. Cesare Zavattini entra così a far parte della cerchia dei solariani e viene a contatto con intellettuali del calibro di Eugenio Montale ed Elio Vittorini.

Capisce ben presto, però, che la sua vera passione è la scrittura e riesce ad avviare una collaborazione con la casa editrice Rizzoli.

Per il suo talento, gli viene affidata la direzione di tutti i periodici dell’editore, incluso Cinema illustrazione. Quest’ultima esperienza si rivelerà particolarmente significativa per il giovane Zavattini, che ha modo di accostarsi direttamente al mondo del cinema ed in particolare al mestiere di sceneggiatore

Cesare Zavattini è uno scrittore instancabile. L’attività di giornalista non gli basta, e perciò si dedica attivamente anche alla stesura di alcuni libri, come I poveri sono matti (1937) e Io sono il diavolo (1941). Con Totò il buono (1943) immagina una sceneggiatura scritta appositamente per il Principe della Risata. In questi volumi emerge in modo particolarmente evidente la spiccata vena umoristica dell’autore, caratteristica che si evidenzia anche nella sua attività di fumettista e in seguito di sceneggiatore.

I Film di Zavattini a cavallo tra Surrealismo e Neorealismo

Dai primi tre libri emerge con forza in Cesare Zavattini un personaggio comico puro e astratto, in grado di trasfigurare la verità in chiave surreale. Questo personaggio impersonato da un attore che discende dal teatro dei generi minori (esemplificato da Totò). 

In un primo momento, sembra avviarsi in effetti ad esiti surrealisti, come dimostra la sua firma del soggetto Darò un Milione per la regia di Mario Camerini. Con la sceneggiatura di questo film, Zavattini crea un’atmosfera pervasa di accensioni fantastiche e stupore infantile. Sul set ha tra l’altro modo di conoscere Vittorio De Sica, attore protagonista, con il quale Zavattini stringerà un sodalizio molto fecondo. 

Ben presto, però, la sua poetica vira verso il Neorealismo. Preludono all’adesione a questa corrente da parte di Cesare Zavattini i film Quattro passi fra le nuvole (1942) di Alessandro Blasetti e I bambini ci guardano (1944), prima opera nata dalla collaborazione fra Zavattini e Vittorio De Sica. 

Ma è soprattutto l’atmosfera di assoluto rinnovamento e di speranza che respira Zavattini nell’immediato dopoguerra a inaugurare un ripensamento del cinema, che procede in parallelo all’ideazione dei film neorealisti con De Sica È a questo punto che il cinema si svincola dalla dimensione del fantastico per aprirsi al reale, diventando così esperienza conoscitiva allo stato puro.

Il sodalizio De Sica – Zavattini e i film capolavoro del Neorealismo

A partire dal 1946, con Sciuscià, la collaborazione con De Sica entra nella fase matura. Prosegue con altri film di cui Cesare Zavattini firma la sceneggiatura: Miracolo a Milano (1951), Umberto D. (1952), L’oro di Napoli (1954), Il tetto (1956), La ciociara (1960), Il giudizio universale (1961), La riffa (episodio di Boccaccio ’70, 1962), Ieri oggi domani (1963), Matrimonio all’italiana (1964), e termina nel 1973 con Una breve vacanza.

Dopo che il fascismo aveva intorpidito le coscienze e l’occhio dello spettatore, Zavattini si fa latore di una vera e propria rivoluzione dello sguardo, che si realizza soprattutto nella feconda collaborazione con Vittorio De Sica. 

Trailer di Ladri di bicilette, capolavoro del Neorealismo di cui Cesare Zavattini è stato sceneggiatore

In film considerati capolavori del Neorealismo come Ladri di biciclette (1948) e Umberto D (1952) Zavattini si svincola dal cinema spettacolare ed evasivo che lo aveva preceduto, per approdare ad un tipo di cinema che è esso stesso mezzo conoscitivo della realtà. Per raggiungere questo scopo, Cesare Zavattini ricorre a due strumenti fondamentali: lo sguardo straniante del regista e la predilezione per soggetti semplici, ovvero reali, che possano veramente essere indagati e scavati. 

La ricerca della verità e la concezione del cinema come mezzo epistemologico non devono tuttavia portarci fuori strada. I film di Zavattini non si alimentano di verità assolute e precostituite, ma al contrario sono caratterizzati spesso da finali aperti. 

La concezione del cinema di Zavattini si pone dunque in radicale contrapposizione rispetto a quei film-cliché di origine statunitense, dove una serie di indizi disseminati qua e là guidano lo spettatore verso l’esito della vicenda. Cesare Zavattini con i suoi film invece indaga e interroga la realtà, ma senza fornire risposte preconfezionate al suo pubblico… per usare le sue parole, 

“Tutti i personaggi e tutte le situazioni dei film restano insoluti da un punto di vista pratico perché questa è una realtà”

La teoria del pedinamento

È in questo contesto che Zavattini elabora la teoria del pedinamento. Ma in cosa consiste? Per dirla con parole semplici, consiste nell’inseguire la realtà soffermandosi sui dettagli e rappresentando l’uomo nella sua durata. Insomma, 

“Il cinema deve afferrare la realtà per la gola prima che essa si trasformi”.

Ciò implica che la cinepresa indugi sui suoi soggetti. Ci deve essere una pazienza dello sguardo, perché solo in questo modo i fatti riescono a spiegarsi da soli, senza l’intervento di un autore onnisciente. 

Gli anni ‘50 e ‘60 e la crisi del Neorealismo

Nell’ultima fase la fiducia post-bellica viene meno e con lei anche quella spiccata vena neorealistica, frutto della convinzione che l’arte possa sempre rappresentare in maniera compiuta l’uomo.

È da questo desiderio di autenticità e di autobiografia che derivano le nuove sperimentazioni dei film di Cesare Zavattini, tra cui i film-inchiesta (L’amore in città; Siamo donne, 1953; I misteri di Roma, 1963) e il documentario autogestito (Cinegiornali liberi e Cinegiornali della pace). Fino alla proposta della vita vissuta e raccontata in diretta, poi realizzata dal talk show e dal reality show televisivo.

Gli anni ‘60 sono anni particolarmente importanti anche per l’impegno di Zavattini nel dotare Cuba, dopo la rivoluzione di Castro, di un cinema libero. Inoltre, grazie al suo spirito cooperativistico, nasce l’esperienza dei cinegiornali liberi del proletariato. 

Il testamento spirituale e i figli di Cesare Zavattini

Zavattini muore a Roma il 13 ottobre del 1889 e viene sepolto nella sua Luzzara. Dal legame con Olga Berni ha avuto 3 figli, Marco, Arturo e Milli. Marco Zavattini si è reso particolarmente noto per aver firmato molti programmi del piccolo schermo come Domenica In, Varietà e Porta a Porta

Decide di affidare a La veritàaaa, la concezione del cinema cui approda negli ultimi anni di vita, film scritto e diretto da Zavattini stesso, che interpreta il ruolo di un pazzo fuggito da un manicomio. 

È proprio da questa sorta di testamento spirituale che si può cogliere l’importanza dell’autobiografia nel cinema di Zavattini: 

Un conto è demitizzare e un conto è demolire. Il problema è di scrivere atti di cultura per cui ogni uomo sia portato alla consapevolezza quotidiana di se stesso. E poi, creda, l’autobiografismo affrontato sul serio è uno dei pochi modi rimastici per conoscere gli altri.

Straparole di Cesare Zavattini

Per conoscere meglio questo grande autore e sceneggiatore italiano, consigliamo la lettura di Straparole un libro in cui Cesare Zavattini racconta la sua vita e la sua carriera di scrittore, con il suo stile corrosivo.

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