Quest’oggi parliamo di un attore, regista e sceneggiatore di cui avete certamente sentito parlare, di cui forse riconoscete il volto ma a cui non sapete dare un nome. Sembra sminuente quello che sto dicendo, forse, tuttavia Sergio Castellitto è uno di quegli attori italiani così versatili da avere avuto nella sua carriera molteplici ruoli in contesti molto diversi e in vesti via via differenti. Una versatilità che, a volte, rende difficile per uno spettatore distratto associare il volto al nome. È stato un attore nazional popolare e lo è per certi versi ancora oggi, ma è anche un regista che ha frequentato diversi festival.
Il suo volto, perfetto per un caratterista, ha preso parte, secondo il sito Mymovies, a ben 94 prodotti audiovisivi. Proprio per quello, vi dicevo che è una personalità del cinema italiano che tutti almeno una volta hanno visto. Il merito è di questa sua versatilità e di un’impostazione attoriale ricorrente come abbiamo potuto osservare in questa rubrica.
Ebbene sì, anche questo interprete ha esordito a Teatro per poi spostarsi sul grande e piccolo schermo. Il suo percorso da regista ha anche ispirato il figlio Pietro, anch’egli regista, il quale si è fatto notare per il suo umorismo e per un cinema solitamente alieno nell’industria italiana. Nel momento in cui scrivo, l’attore ha 71 anni, la sua filmografia è molto ricca e contiene, oltre alle tante pellicole in cui ha partecipato come attore, anche sei film di cui è stato regista. Due di questi li affronteremo in questo articolo.
La carriera d’attore al cinema e in tv
Classe 1953, nasce a Roma da una famiglia molisana. Inizia a frequentare l’Accademia nazionale d’arte drammatica ma la interrompe per darsi immediatamente al teatro. Se in teoria non sarebbe una saggia decisione, per lui funziona. La carriera in teatro procede molto bene e all’età di ventotto anni circa, esordisce al cinema con Tre fratelli (1981) di Francesco Rosi.
Nella sua carriera da attore, escludendo quando interpreta e dirige le sue pellicole, Castellitto ha scelto per sé una quantità di ruoli molto diversi tra loro. La maggior parte di questi ultimi sono molto comuni ma c’è anche qualche guizzo di coraggio. Penso ad esempio a La Carne di Marco Ferreri, regista abbastanza dimenticato del cinema italiano. In quest’ultimo film interpreta un uomo che vive una storia passionale di sesso e cibo con una donna. Non vi spoilero il finale ma sarebbe molto piaciuto a Cronenberg.
Anche nel piccolo schermo è un interprete molto attivo fin dai suoi esordi. Ma probabilmente il lavoro del piccolo schermo per cui è più famoso è la miniserie tv del 2000 Padre Pio, di cui Castellitto è il protagonista.

Come altri attori d’impostazione teatrale, il nostro interprete quando deve dar sfogo a interpretazioni enfatiche piene declamazioni non fugge dalla sfida. Negli ultimi anni, specialmente in un film, ha dimostrato la sua bravura. Mi riferisco a Il Tuttofare diretto da Valerio Attanasio, in cui è un avvocato borioso che tratta male e sfrutta il suo sottoposto.
I meno avvezzi al cinema italiano avranno invece conosciuto l’attore romano in un blockbuster di una saga molto famosa quando era in corsa per il botteghino. Sto parlando dell’avventura de Le Cronache di Narnia. Castellitto interpreta, nel secondo capitolo, lo zio del principe Caspian. Sorpresi?
La fase da regista: due pellicole da vedere
Come dicevamo, ha realizzato sei film di cui due molto esemplificativi del suo cinema: Non Ti Muovere tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mazzantini e Fortunata.
Il primo ha come protagonista femminile Penelope Cruz che recita in lingua italiana ed interpreta una donna albanese violentata dal personaggio di Castellitto. Non Ti Muovere (2004) è uno di quei lungometraggi con cui stare molto attenti, poiché racconta di come una violenza sessuale si trasformi in una storia passionale. Questo film è l’adattamento dal romanzo omonimo vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Strega. Non ti muovere non è certamente un film facile da affrontare e ha il rischio di romanticizzare la violenza, anche lo sguardo dietro la camera è di un uomo. Per la loro interpretazione sia Penelope Cruz che il nostro vincono il premio David di Donatello.

L’altra pellicola, Fortunata (2017) è stata nella prestigiosa competizione di Un Certain Regard, sezione parallela del Festival di Cannes dove l’attrice protagonista, Jasmine Trinca, ha vinto il premio come miglior interpretazione femminile.
La vicenda ha per protagonista una ragazza, Fortunata, una giovane madre della periferia di Roma, che ha alle spalle un matrimonio fallito e il sogno di aprire un negozio di parricchiera, conquistando la propria indipendenza. Un’esistenza tutt’altro che fortunata, in cui la protagonista lotta quotidianamente per la propria auto realizzazione e per la sua biba di otto anni. Anche qui c’è della violenza, del sesso, della passione e una donna che non riesce a gestire i suoi traumi e si fa sedurre dalla tossicità delle relazioni in cui incorre.
È un tipo di cinema, quello di Castellitto, di interpretazioni molto enfatiche, di urla, pianti, calci e pugni. Ma è anche un cinema molto efficace quando deve generare desiderio e dannazione. Non tutti i registi sanno individuare un registro nel quale inserire tutto questo, senza trovare il ridicolo.
