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Marlon Brando, la vita di un’icona del cinema

Marlon Brando, la vita di un’icona del cinema

Indice dell'articolo

Nella storia del cinema ci sono attori e attrici che sono delle autentiche icone. Tra queste, Marlon Brando è forse una delle più importanti e carismatiche del ventesimo secolo. In questo articolo esploriamo la sua storia e la sua carriera!

L’infanzia e la famiglia

Nato il 3 aprile 1924 in Nebraska, Marlon Brando è stato il terzo figlio di Marlon Brando Sr. e di Dorothy Julia Pennebaker.

Marlon Brando non ha avuto un’infanzia particolarmente felice, segnata soprattutto dal difficile rapporto con il padre. Quest’ultimo, infatti, si assentava molto spesso lasciando alla moglie il compito di crescere da sola i tre figli. Marlon Brando ha perciò sviluppato con il padre un rapporto molto conflittuale, mentre era molto affezionato alla mamma.

Anni dopo, in un’intervista, l’attore ha affermato che la sua ostilità nei confronti del padre era dovuta al fatto che l’uomo spesso frequentava bordelli e night club. I genitori arrivarono alla separazione e Marlon Brando andò a vivere con la madre e le sorelle a Santa Ana, in California, anche se dopo un paio di anni i due tornarono insieme, sposandosi a Chicago.

L’incontro con la recitazione

Nello stato dell’Illinois, Marlon Brando ha frequentato dapprima la Libertyville High School, per poi accedere all’Accademia Militare del Minnesota. Grazie al suo carattere ribelle si farà espellere dopo poco, quindi raggiungerà le sorelle a New York. E qui avverrà il suo primo incontro con la recitazione.

A New York si iscrive alla scuola d’arte drammatica The Dramatic Workshop, diventando allievo di Stella Adler e conoscendo il famoso Metodo Stanislavskij. In seguito, lo stesso Brando ha affermato che Stella Adler era l’anima della scuola e che proprio grazie al Metodo Stanislavskij ha potuto esplorare i suoi sentimenti, riscoprire esperienze passate che hanno caratterizzato la sua recitazione, così sincera e autentica.

Negli stessi anni fa le sue primissime esperienze sul palcoscenico. Esordisce a Broadway nel 1944 con la commedia agrodolce I Remember Mama e nel 1946 prende parte al dramma politico A flag is born.

Marlon Brando continua a perfezionare la sua recitazione, sempre nel solco del Metodo Stanislavskij, iscrivendosi alla celebre Actor’s Studio di Lee Strasberg.

Stella Adler e Lee Strasberg sono stati gli insegnanti di recitazione più importanti di Marlon Brando. Entrambi hanno influenzato la sua carriera e plasmato il suo stile recitativo. Brando è stato infatti tra i primissimi attori di Hollywood a portare sul grande schermo una recitazione caratterizzata da un forte realismo e da una incredibile profondità emotiva, che successivamente diventerà il tratto caratterizzante dello stile recitativo di tantissimi divi di Hollywood.

Marlon Brando nel film "Un tram chiamato desiderio"
Marlon Brando nel film “Un tram chiamato desiderio”

Un tram chiamato desiderio, la svolta di Marlon Brando

Il successo dell’attore americano arriva nel 1947, con Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams. Pare che la produttrice Irene Mayer Selznick per la parte di Stanley avesse in mente Burt Lancaster o John Garfield, ma che cambiò idea non appena vide Marlon Brando recitare in A flag is born.

La sua straordinaria interpretazione di Stanley ha lanciato la carriera di Marlon Brando ad Hollywood.

Qualche anno più tardi, infatti, il regista Elia Kazan lo ha voluto per il suo adattamento cinematografico di Un tram chiamato desiderio del 1951, al fianco di Vivien Leigh.
Hollywood finalmente si accorge di Marlon Brando e grazie al suo Stanley riceve la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore.

Gli anni cinquanta e il primo Premio Oscar

Dal 1951 in poi sono state tante le sue interpretazioni indimenticabili.

Dopo Un tram chiamato desiderio, Elia Kazan lo vuole anche nel suo Viva Zapata. Per la sua interpretazione di Emiliano Zapata, Brando vince il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes.

Poi nel 1953 Brando interpreta Johnny Strabler, un ribelle motociclista ne Il Selvaggio di Benedek. Marlon Brando nel film appare con il giubbotto di pelle e in sella alla motocicletta Triumph Thunderbird, diventando un’icona del ribelle motociclista viva ancora oggi.  Negli anni successivi, infatti, la vendita di giubbotti di pelle e blu jeans salirono alle stelle!

L’anno successivo, Marlon Brando interpreta Terry Malloy nel film Fronte del porto, diretto ancora una volta da Elia Kazan. Assieme al regista, l’attore ha curato molte scene riguardanti il protagonista, un ex pugile che fronteggia la malavita locale.

Kazan rimase profondamente colpito dalla capacità di immedesimazione di Marlon Brando. In seguito, il grande regista ha affermato che pochissime volte ha incontrato attori così in grado di comprendere l’animo dei personaggi.

“…quello che è stato straordinario, a mio parere, è il contrasto del carattere da duro e l’estrema delicatezza del suo comportamento. Quale altro attore, quando Charlie maneggia una pistola per costringere Terry a fare qualcosa di vergognoso, avrebbe messo la mano sulla pistola e l’avrebbe spinta via con la dolcezza di una carezza? Chi altro poteva mormorare “Oh, Charley!” con un tono di rimprovero così amorevole e così malinconico da suggerire la profondità terrificante del dolore? […] Non riesco a immaginare una migliore performance da un attore nella storia del cinema in America”

La sua intensa interpretazione di Terry Malloy non è passata inosservata e infatti Brando nel 1955 ha vinto il suo primo Oscar come attore protagonista.

 Marlon Brando nel film "Fronte del porto" del 1954
Marlon Brando nel film “Fronte del porto” del 1954

Negli anni seguenti, Brando ottiene sempre più ingaggi, lavorando in produzioni di successo e al fianco di grandi attori e attrici dell’epoca come Jean Simmons e Montgomery Clift.

Il decennio si concluderà con Pelle di serpente di Sidney Lumet, al fianco della nostra Anna Magnani. Una delle poche attrici che è riuscita a instaurare sul set un buon rapporto con Brando. La loro alchimia sullo schermo fu enorme, tanto da compensare gli incassi non proprio altissimi del film.

Gli anni sessanta: il declino di Marlon Brando

Gli anni sessanta si aprono con la prima e unica regia di Marlon Brando, il film western I due volti della vendetta. Tratto da un romanzo di Charles Neider, Brando oltre a dirigere il film ne prende parte come protagonista.

L’originale film girato dal regista era una pellicola di oltre quattro ore, lunghissima. Ma la casa di produzione Paramount Pictures ha ridotto la durata del film a circa due ore. Nonostante il generale responso positivo da parte della critica, il film non ha ottenuto però il successo sperato al botteghino.

Questo fu solo il primo di una serie di insuccessi e flop che hanno caratterizzato la carriera di Marlon Brando durante gli anni sessanta.

Nel 1962 recita nel film Gli ammutinati del Bounty che racconta la storia del vero ammutinamento del Bounty avvenuto nel 1789. Marlon Brando interpreta il ruolo del leggendario primo ufficiale Feltcher Christian. Anche in questo caso, l’attore ha fatto della ricerca del personaggio, l’arma vincente della sua interpretazione. Il premio Oscar, infatti, per interpretare la morte del suo personaggio e simulare al meglio le scosse e i fremiti provocati dalle ustioni, è rimasto sdraiato per alcuni minuti sui blocchi di ghiaccio.

Nonostante il grande impegno di Brando, il riscontro della critica non fu del tutto positivo. E anche se al botteghino il film ottenne buoni incassi, questi non furono all’altezza degli obiettivi prefissati.

Mentre la sua carriera sembrava avere un punto di arresto, l’attore prendeva parte a numerosi iniziative sociali e morali. È stato proprio a partire dagli anni sessanta, infatti, che il suo impegno nel sociale si è fatto sempre più frequente. Celebre è stata infatti la sua partecipazione, nel 1963 alla famosa Marcia su Washington per il lavoro e la libertà.

Molti critici sostengono che proprio a causa dell’attivismo sociale di Brando, negli anni sessanta la sua carriera è stata un susseguirsi di insuccessi cinematografici. E neanche la commedia del 1967, La contessa di Hong Kong che vedeva insieme sul set Sophia Loren e Brando e alla regia Charlie Chaplin ottenne il successo sperato.

Il Padrino e il ritorno al successo

Sul finire degli anni sessanta, solo il dramma politico Queimada di Pontecorvo ha rappresentato un fugace momento di riscatto per Brando. Ma dopo così tanti flop, l’attore americano ha iniziato seriamente a convincersi di smettere di recitare.

Il pubblico e la critica non vedevano più in Brando il grande attore e divo di un tempo. Le grandi major americane lo snobbavano e Brando non riusciva quasi più a ottenere ingaggi.

Questo almeno fino al 1971. Il poco più che trentenne Francis Ford Coppola voleva il grande Marlon Brando per un suo ambizioso progetto cinematografico: Il Padrino.

Per il giovane regista Brando era perfetto per la parte di Don Vito Corleone, anche se la casa produttrice del suo film, La Paramount Pictures non era dello stesso parere. La major statunitense, infatti, era dell’opinione che Brando ormai avesse fatto il suo tempo.

Propose al regista un sacco di altri grandi attori, tra cui il nostro Gian Maria Volontè. Ma Coppola era irremovibile e alla fine la produzione ha deciso di venire incontro al regista. Ma Brando ha dovuto firmare un contratto in cui si impegnava a superare un provino per ottenere la parte e in cui giurava di non creare problemi durante le riprese.

Marlon Brando all’epoca aveva ancora un aspetto troppo giovanile per Vito Corleone. Ma l’attore al provino è riuscito ad apparire più anziano e ad avere un aspetto da bulldog, recitando con del cotone all’interno della bocca per appesantire le guance. L’espediente era geniale e perciò durante le riprese del film il cotone era stato sostituito da un particolare apparato costruito appositamente da un dentista.

La scelta di Francis Ford Coppola si rivelò quella esatta, visto che Brando nel 1972 ha vinto il suo secondo premio Oscar come miglior attore, donandoci uno dei personaggi più celebri del cinema!

La scena iniziale del film “Il Padrino” con Marlon Brando.

L’eredità di Marlon Brando

Brando con Vito Corleone ha consacrato il suo successo e ha dimostrato a pubblico e critica di non aver mai smesso di essere un grande attore.

L’anno successivo, ha confermato la sua grandezza di interprete con il capolavoro Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Una pellicola controversa, oggi vero e proprio cult, dove Brando interpreta un vedovo di mezza età che ha una turbolenta storia con una ventenne in procinto di sposarsi.

La sua è stata una carriera straordinaria, costellata da interpretazioni autentiche e sincere. La sua capacità di capire i personaggi e di immedesimarsi in essi è, a detta dei colleghi, qualcosa di davvero eccezionale.

Era un attore che riusciva a carpire anche le sfumature più sottili della sceneggiatura, per poi ampliarle e renderle vive con la sua interpretazione. Spesso, inoltre, diventando il personaggio che interpretava improvvisava le sue scene, trasportando gli attori sul set. Come è capitato in Apocalypse Now, dove la sua interpretazione ha reso il personaggio del colonnello Kurtz ancora più enigmatico e misterioso.

Era un vero e proprio genio della recitazione che ha ispirato moltissimi attori, come James Dean, Al Pacino, Jack Nicholson, Robert De Niro, Dustin Hoffman e Johnny Depp.

Marlon Brando ha lasciato quindi un’impronta indelebile nella storia del cinema e la sua eredità continuerà a brillare nel panorama cinematografico per sempre.

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