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Niccolò Ammaniti: 3 libri per conoscerlo

Niccolò Ammaniti: 3 libri per conoscerlo

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La biografia di un autore come Niccolò Ammaniti si può solamente ricostruire attraverso i libri che ha scritto. Personalità riservata e introversa, si è dimostrato un autore capace di inserirsi ed emergere nell’affollato panorama letterario contemporaneo grazie alle sue riflessioni e alla scrittura incisiva e penetrante. 

Gli esordi di Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti nasce a Roma nel 1966. Si iscrive alla Facoltà di Scienze biologiche, ma non riuscirà mai a terminare gli esami e conseguire il titolo. Tuttavia, in virtù dei suoi meriti in campo letterario, otterrà nel 2017 la laurea honoris causa in Filologia, Lettere e storia. 

Quando è ancora iscritto alla Facoltà di Biologia, invece di dedicarsi alla stesura della tesi, Niccolò Ammaniti scrive il suo primo romanzo. Il libro esce nel 1994 con il titolo Branchie, quasi una dedica implicita ai suoi studi, iniziati e mai finiti. 

Il romanzo racconta la storia di Marco, ragazzo appassionato di pesci affetto da un tumore, e del suo mirabolante viaggio in India. Ne viene subito ricavato il film Branchie del 1999 diretto da Francesco Raniero Martinotti, che però non ottiene il successo sperato. 

Le collaborazioni con la famiglia

Dopo l’uscita del suo primo libro, Niccolò Ammaniti capisce che le sue vere passioni sono la letteratura e il cinema. In questi primi anni della sua carriera si dedica ad entrambi supportato dalla sua famiglia e nel 1996 pubblica Nel nome del figlio, al quale lavora insieme al padre Massimo Ammaniti, noto psicologo specializzato nell’età evolutiva. 

Si tratta di un saggio scritto a quattro mani, in cui un padre psicanalista e suo figlio scrittore analizzano i momenti più difficili del loro rapporto negli anni dell’adolescenza. Lo stile dialogico è la vera cifra distintiva del libro, che mantiene così una struttura aperta e problematizzante. 

Un anno dopo Ammaniti debutta al cinema nel film di Fulvio Ottaviano Cresceranno i carciofi a Marengo, in cui recita insieme alla sorella. Verosimilmente proprio da questo primo film nasce l’interesse di Ammaniti per la sceneggiatura, passione che coltiverà negli anni a venire. 

Lo scrittore Niccolò Ammanniti
Lo scrittore Niccolò Ammanniti

Genere letterario e racconti

Ma è possibile ricondurre Niccolò Ammaniti ad un genere letterario ben preciso? Effettivamente, quando lo scrittore pubblica i suoi primi racconti, aderisce alla corrente dei cosiddetti Cannibali. 

Quest’ etichetta viene affibbiata dai media a quegli scrittori degli anni ‘90-tra cui lo stesso Ammaniti- che parteciparono con i loro racconti all’ antologia Gioventù cannibale: questi autori sono accomunati da un certo gusto per il noir e per il realismo molto crudo, che in parte avvicina il loro stile a quello di molte Avanguardie del ‘900.  

In relazione ai fatti accaduti poco dopo la pubblicazione dell’ antologia, il comico e scrittore Daniele Luttazzi si è espresso in questi termini: 

 “Fu un’antologia profetica: intellettuali come Mauri e Guglielmi la criticarono perché secondo loro conteneva una narrativa lontana dalla realtà italiana. Dopo qualche mese, l’Italia conobbe i casi del mostro di Firenze, del serial killer ligure, di Erika e Omar, dei satanisti lombardi eccetera. Gli artisti hanno le antenne e sentono in anticipo quello che sta per arrivare.” 

Niccolò Ammaniti pubblica nello stesso anno anche una raccolta contenente racconti scritti esclusivamente di suo pugno dal titolo Fango, che può sempre essere ricondotta allo stile dei Cannibali. 

Lo scrittore non abbandonerà mai completamente il genere del racconto: pur prediligendo il romanzo, torna nel 2012 a pubblicare un’antologia dal titolo Il momento è delicato

I libri e i film di Ammaniti: uno stile realistico

Da piccolo sognavo sempre i mostri. E anche ora, da adulto, ogni tanto, mi capita, ma non riesco più a fregarli“.

Da questa semplice frase si possono cogliere alcuni elementi tipici dello stile di Niccolò Ammaniti. L’autore si caratterizza per una scrittura cruda, realistica e a volte anche scarna: non stupisce, allora, che più volte i suoi romanzi siano stati resi oggetto di adattamenti cinematografici grazie alla spiccata capacità descrittiva e immaginifica dell’autore. 

Negli anni successivi ai suoi primi esperimenti letterari Niccolò Ammanniti ha pubblicato romanzi come Ti prendo e ti porto via (1999),seguito dal grande successo di Io non ho paura, libro vincitore del premio Viareggio, e da Come dio comanda (2006), con cui tra mille polemiche lo scrittore si è aggiudicato il prestigioso Premio Strega. 

Agli ultimi anni risalgono invece Che la festa cominci (2009), Io e te (2010) e Anna (2015). Da quest’ultimo romanzo è stata tratta una serie tv, scritta e sceneggiata dallo stesso Ammaniti. 

Io non ho paura

Io non ho paura è un romanzo pubblicato nel 2001, con il quale Niccolò Ammanniti vince il Premio Viareggio. Dal libro è stato tratto nel 2003 l’omonimo film di Gabriele Salvatores, che si è aggiudicato due David di Donatello. 

È l’estate del 1978 e ad Acqua Traverse, piccolo paese del sud Italia, Michele Amitrano non ha altro a cui pensare se non a scorrazzare nella campagna assolata e polverosa. Un giorno, però, la sua vita viene sconvolta da un’indicibile scoperta: costretto da altri bambini ad inoltrarsi in una casa abbandonata, trova in catene Filippo, bambino tenuto ostaggio dalla famiglia di Michele e da altre persone complici nel paese. 

Il libro racconta il legame che si instaura tra i due bambini e che va oltre la tragedia di entrambi: la duplice prospettiva del racconto ci consente di balzare costantemente dalla punto di vista degli adulti, carnefici indifferenti, a quello di Michele, bambino coraggioso e dalla grande fantasia. 

La storia prende corpo in una campagna rurale abbacinata dal sole, descritta magistralmente da Ammaniti nelle sue tinte brucianti, trasposte anche nell’omonimo film.

Una foto tratta dal film Io non ho paura, il cui soggetto viene dall'omonimo romanzo di formazione di Niccolò Ammanniti
Una foto tratta dal film Io non ho paura, il cui soggetto viene dall’omonimo romanzo di formazione di Niccolò Ammanniti

Io e te

Niccolò Ammaniti pubblica questo romanzo nel 2010 e due anni dopo ne viene ricavato un film diretto dal regista Bernardo Bertolucci.

Io e te è la storia di due ragazzi, Lorenzo e Olivia. Lorenzo ha 14 anni, è introverso e non vuole socializzare con nessuno. Per rassicurare la madre sceglie di mentirle, dicendo di andare per una settimana in gita scolastica con i suoi compagni, e invece si rifugia nella cantina di casa all’insaputa di tutti. 

All’improvviso lo raggiunge Olivia, la sorellastra, che è in cerca di soldi. Lorenzo si rende conto a questo punto che la ragazza è una tossicodipendente e decide di assisterla in una delle sue crisi d’astinenza: tra i due si instaura un legame molto profondo e al termine del soggiorno Olivia gli promette di disintossicarsi. Anni dopo Lorenzo scoprirà tristemente che la promessa non è stata mantenuta. 

Sia Io non ho paura, sia Io e te sono diventati romanzi di formazione di grande successo, letti nelle scuole sia italiane che estere.

L’ultimo libro dell’autore: La vita intima

La vita intima è l’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti, uscito nel 2023 per Einaudi. L’autore, giunto ormai ad una maturità artistica notevole, sceglie di dare la precedenza all’aspetto psicologico di Maria Cristina, la protagonista, piuttosto che alla storia in sé. 

Il libro racconta la settimana di una donna bellissima, moglie del Presidente del Consiglio, il cui ruolo istituzionale viene messo a rischio da un caso di revenge porn. Niccolò Ammaniti in una recente intervista ne ha parlato in questi termini: 

«Raccontare la società di oggi non era uno dei miei obiettivi. La storia però si sviluppa attraverso la nostra società, e quindi è difficile evitare di parlarne. Quello che mi interessava era l’idea di una donna con un ruolo importante e significativo a cui arriva un video che, se reso pubblico, cambierebbe le sorti sue e probabilmente addirittura quelle del governo italiano. Una donna minacciata da una specie di bomba pronta a esplodere, di cui si vergogna e di cui senza ragione si sente in colpa. Volevo raccontare come Maria Cristina vive questa cosa, l’idea che mi aveva colpito: quella secondo cui improvvisamente il passato ritorna con qualche cosa di sconveniente. Da questo poi ho ricavato il resto, compresa la descrizione della nostra società».

Una vita intima è dunque un romanzo attuale, necessario, in cui Niccolò Ammanniti adopera nuove strategie narrative: in primis la narrazione in terza persona al presente e poi la consuetudine di rivolgersi direttamente al lettore, da lui stesso ritenuta in precedenza obsoleta. 

Insomma, quella di Ammaniti è una scrittura in continua evoluzione: dagli inizi pulp, passando attraverso uno stile violentemente realistico e a tratti grottesco, l’autore riesce infine a piegare la sua penna alle esigenze di un romanzo psicologico sottile e subdolo, dimostrandosi uno scrittore versatile e capace di conquistare il lettore ad ogni pagina. 

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