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Registi Italiani Famosi: Gabriele Lavia

Registi Italiani Famosi: Gabriele Lavia

Indice dell'articolo

«Il teatro è una cosa troppo complicata. Mi sono sempre sentito inadeguato, anche se so che ce ne sono molti, moltissimi, peggio di me. Il teatro è determinante per l’essere umano, che solo quando si è visto rappresentato ha scoperto chi era».

È questo che dice di sé Gabriele Lavia, una delle più importanti voci teatrali italiane a noi contemporanee.

Vita e carriera

Gabriele Lavia nasce a Milano nell’ottobre del 1942 da genitori siciliani, ma cresciuto insieme alla famiglia a Torino, dove il padre era stato trasferito per lavoro.

Il suo interesse verso il mondo della recitazione si palesa sin da bambino. A Catania assiste alle rappresentazioni della Compagnia di Filodrammatici dalle quali rimane profondamente colpito.

Studia recitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e dopo il diploma, nel 1963 inizia la sua carriera da attore teatrale. Si fa notare in spettacoli come “Edipo Re” (Teatro alla Scala, 1969) in cui interpreta il Servo della casa di Laio.

Recita anche in “Re Lear” (Piccolo Teatro di Milano, 1973), per la regia di Giorgio Strehler vestendo i panni di Edgar.

Insieme a questi spettacoli, Gabriele Lavia si distingue in grandi opere. Viene diretto da grandi registi come ne “Il Gabbiano” di Čechov, con la regia di Orazio Costa del 1969.

Oltre Strehler e Costa, Gabriele Lavia ha occasione di lavorare con altri importanti nomi come Giuseppe Patroni Griffi, Giancarlo Sbragia, Luigi Squarzina, Mario Missiroli, Marco Sciaccaluga.

Primi passi alla regia e approdo sul grande schermo

Dopo aver avviato la sua carriera da attore, Gabriele Lavia muove i primi passi verso la regia. È nel 1975 che firma il suo primo spettacolo – Otello di William Shakespeare, autore a cui è molto legato.

Non si ferma alla regia teatrale e approda alla regia cinematografica. Nel 1983 firma la regia del film “Principe di Homburg”, che l’anno successivo gli varrà il Nastro d’argento al miglior regista esordiente.
Il 1983 è anche l’anno della sua prima regia lirica che lo vede alla direzione de “I pellegrini alla Mecca” di Gluck.

In questi anni continua a recitare e sperimentare e arriva al grande pubblico nel 1971 in “Ipotesi su un omicidio”. Successivamente, nel 1975, recita la parte di Ottorino Visconti nello sceneggiato televisivo “Marco Visconti”, con Raf Vallone e Pamela Villoresi, per la regia di Anton Giulio Majano.

L’anno successivo prende parte allo sceneggiato “Aut Aut – Cronaca di una rapina”, interpretando un rapinatore protagonista di un colpo a una banca.

Nella sua carriera si presta anche al doppiaggio. Celebri sono i suoi doppiaggi di Hugo Weaving in “V per Vendetta” (2005) e di Stanley Tucci in “Il diavolo veste Prada” (2006).

Come attore cinematografico è stato diretto da Dario Argento, Gabriele Muccino, Tonino Cervi, Giuseppe Tornatore, Pupi Avati, Francesco Maselli, Damiano Damiani e Mauro Bolognini.

Gabriele Lavia da giovane
Gabriele Lavia, nel 1973

La Compagnia Lavia e altre direzioni

Nel 1989 con Giancarlo Volpi fonda a Milano la Compagnia Lavia, che ha diretto fino al 2010.
È stato anche co-direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma (dal 1980 al 1987), direttore artistico del Teatro Stabile di Torino (dal 1997 al 2000) e del Festival Taormina Arte (nel 1993), direttore artistico del Teatro di Roma (2011-2014) e dal 2014 è Direttore Artistico del Teatro della Pergola di Firenze.

Nel 2004 è il vincitore del Premio Olimpici del Teatro per la migliore regia e per il migliore spettacolo (L’avaro di Molière). Nel 2008 è stato presidente di giuria del Gran Premio Internazionale del Doppiaggio.

In occasione del Giorno della Memoria al Quirinale, il 27 gennaio 2012, Lavia legge un brano tratto da “Se questo è un uomo” di Primo Levi, nel 25º anniversario della scomparsa dello scrittore.

“Il berretto a sonagli” di Gabriele Lavia

Sono tante le regie firmate da Lavia, come scegliere quella di cui parlare? Andiamo con la più recente!
Nel 2022 Gabriele Lavia dirige uno dei più celebri testi di Pirandello “Il berretto a sonagli”.

Opera scritta nel 1916 è un testo amaro, comico e crudele, specchio di una società “malata di menzogna”.

Gabriele Lavia dirige e interpreta “Il berretto a sonagli” con protagonista l’umile scrivano Ciampa, che ricorre alla follia per mantenere la facciata di rispettabilità del suo infelice matrimonio. La verità può essere detta solo da un pazzo.

Quest’opera, infatti, ci pone di fronte al dramma dell’individuo contemporaneo: Ciampa è costretto a vestire la maschera dell’impiegato efficiente, del marito perfetto, del cittadino rispettabile.

Lavia, reso palese anche in questa messinscena, è un regista che cura ogni aspetto dello spettacolo nei minimi dettagli. Dà spazio a una ricca scenografia, ai giochi di luci e ombre e ad atmosfere suggestive.
In questo caso si ispira al clima della Belle Epoque e ai dipinti di Renoir. E dona alla sua messinscena un tocco di sontuosità, messo a contrasto con la scelta di mobilio disposto male e rotto.

Questa scelta vuole comunicare come l’ambiente esterno rifletta l’interiorità corrotta e sofferta dei personaggi . E ci dice che è solo dentro casa che si può avere la libertà di esprimere il proprio malessere, le proprie contraddizioni, la propria natura.

Lo stesso Gabriele Lavia racconta:

«Il mio personaggio, Ciampa, è il più umile ma anche il più colto di tutti. La moglie è l’amante del suo principale, la cui consorte a sua volta decide di raccontare la verità. E lui resterà in silenzio per non dover ricorrere al delitto d’onore, mentre per l’altra tradita, unica a non fingere, non resterà che un breve soggiorno in manicomio, per dimostrare che le dichiarazioni sono quelle di una folle»

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