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Registi Italiani Famosi: Romeo Castellucci

Registi Italiani Famosi: Romeo Castellucci

Indice dell'articolo

Romeo Castellucci – regista, creatore di scene, luci e costumi – è noto per aver dato vita a un teatro basato sulla totalità delle arti così rivolto a una percezione integrale dell’opera.

Il suo è un teatro fatto di immagini straordinariamente ricche. È espresso in un linguaggio limpido come può esserlo la musica, la scultura, la pittura, e chi più ne ha più ne metta.

Il Teatro di Romeo Castellucci

Romeo Castellucci è nato a Cesena il 4 agosto 1960, e si forma studiando Pittura e Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel corso della sua carriera e delle numerose sperimentazioni, va definendo e realizzando un teatro che propone una drammaturgia del tutto nuova. Quello di Castellucci è un teatro che va a spodestare la letteratura dal suo primato per diventare una complessa forma d’arte.

Si tratta di un teatro fatto di immagini straordinariamente ricche, il tutto espresso in linguaggi universali come la musica, la scultura, la pittura o l’architettura.
La struttura drammatica delle sue produzioni è quindi radicata nella sua comprensione del teatro come arte plastica complessa e visionaria.

Romeo Castellucci e la Societas Raffaello Sanzio

È il 1981 quando, insieme a Claudia Castellucci, Chiara e Paolo Guidi fonda la “Societas Raffaello Sanzio”.
La Compagnia nasce condividendo l’idea di un teatro caratterizzato da una scena prevalentemente visiva, plastica e sonora, ma è anche un teatro politico.
Il teatro portato in scena dalla Societas difatti

«è la coincidenza tra la rappresentazione e il provare direttamente un’esperienza. In questo senso si può parlare di liturgia: non nel senso sacrale, rituale, ma in quello liturgico»

I loro spettacoli si basano su un evidente carattere di sperimentalismo di matrice avanguardista . Ha la tendenza a staccare la messinscena dal testo letterario, anche se alcuni allestimenti si basano su classici come l’Amleto di Shakespeare o l’Orestea di Eschilo.

La Compagnia rielabora i testi della tradizione classica. La Societas Raffaello Sanzio porta in scena spettacoli caratterizzati da allestimenti e esperimenti con efficaci mix di metodi espressivi differenti, come video-installazioni, musica dando vita anche a veri e propri Happening.

La pratica teatrale messa in atto dalla Compagnia è quindi complessa e ricca di studio. Lavora nella de-costruzione, senza rinnegare la forma teatrale e le sue convenzioni.

Un elemento su cui Castellucci e la Compagnia pongono particolare attenzione è lo studio e la struttura della voce, che perde la sua funzione di mero mezzo: assume una forma specifica, una sostanza.

Questo si basa su quella che Castellucci aveva definito la “tecnica d’Egitto”, in base alla quale non è importante il “cosa” si pronuncia, ma il “come”, l’intonazione.

La scenografia di Romeo Castellucci per lo spettacolo Don Giovanni.
La scenografia di Romeo Castellucci per lo spettacolo Don Giovanni. Foto di Monika Rittershaus.

Il post Societas e i riconoscimenti

Dal 2011 Castellucci realizza singoli progetti in autonomia dalla Socìetas Raffaello Sanzio.

Il suo lavoro è regolarmente presentato e commissionato dai più prestigiosi teatri, teatri d’opera e festival dal respiro internazionale. Ha portato sul palco dell’Opera di Parigi (2015) e del Teatro Real di Madrid (2016) l’opera Moses und Aron di Schönberg. Poi la Jeanne d’Arc au bûcher di Honegger nel 2017 all’Opéra de Lyon. Castellucci ha quindi visto le sue opere messe in scena al Bavarian State Opera di Monaco, alla Dutch National Opera di Amsterdam,al Festival di Salisburgo e all’Opera di Stato di Berlino.

Nel 2005 è stato direttore della sezione teatro della Biennale di Venezia e nel 2008 è stato artista associato della 62a edizione del Festival d’Avignon.

Sono numerosi i premi e riconoscimenti che ha vinto e guadagnato.

Nel 2000 ha ricevuto il Premio Teatro Europeo per le Nuove Realtà Teatrali e nel 2002 è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura francese.
Nel 2013 la Biennale di Venezia gli ha conferito il Leone d’oro per il lavoro di una vita. L’anno successivo gli è stata conferita la laurea honoris causa in musica e teatro dall’Università di Bologna.
La rivista Opernwelt lo ha nominato Regista dell’anno nel 2014 per Orfeo ed Euridice, Scenografo dell’anno nel 2017 per Jeanne d’Arc au bûcher e Regista e Scenografo dell’anno nel 2019 per Salomé.

Sul concetto di volto nel figlio di Dio

Fra le opere più discusse messe in scena da Romeo Castellucci vi è senza dubbio quella che viene considerata addirittura blasfema da alcuni gruppi di fedeli cattolici.

Si tratta di Sul concetto di volto nel Figlio di Dio (rappresentata prima a Parigi e poi al Teatro Parenti di Milano).

L’opera affronta nodi ricorrenti nel teatro della Socìetas Raffaello Sanzio: la religione concepita nel suo humus di simboli e rituali, radice comune al teatro stesso, senza alcuna accezione mistica o teologica.

Per cercare di capire la controversia nata attorno allo spettacolo di Romeo Castellucci bisogna definire il quadro completo, partendo dall’opera stessa che il regista ha definito come una riflessione sulla malattia, sul senso e il mistero della morte.

l tutto si svolge sotto lo sguardo muto del volto di Gesù Cristo come lo dipinse Antonello da Messina nel Salvator Mundi.

È la storia di un vecchio padre assorto e impassibile e del figlio, che si “occupa” di lui.
Non ci sono filtri nella narrazione e nel momento in cui il figlio vorrebbe uscire, il padre lo trattiene a sé, non frenando l’incontinenza. Inizia così un calvario per entrambi, con il figlio che tenta di ripulire lo sporco lasciato dal padre e con quest’ultimo umiliato dalla situazione.

Alla fine, dopo che Castellucci rovescia mezza tanica di putrido liquame sull’anziano padre, escono di scena.

Il volto di Cristo, che fino ad allora aveva solo osservato, inizia a colare liquido marrone come fosse sangue. Inizia ad autodistruggersi, lasciando poi spazio alla scritta “You’re not my sheperd” (“Non sei il mio pastore”).

Foto di scena dello spettacolo di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto nel figlio di Dio.
Foto di scena dello spettacolo di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto nel figlio di Dio.

Le critiche allo spettacolo di Romeo Castellucci

Dalla sua permanenza a Parigi, Sul concetto di volto nel figlio di Dio ha sollevato l’ira degli ultracattolici francesi, con urla allo scandalo e alla blasfemia. I gruppi religiosi hanno infatti più volte tentato di bloccarne la messinscena.

C’è chi ha parlato di blasfemia, si è tentato di impedirne la messinscena, considerando irrispettoso il lavoro della Societas Raffaello Sanzio nei confronti della fede cristiana.

In Italia, nel gennaio del 2012, dopo essere stato a Venezia, Cesena, Torino, Pontedera, Roma ed essere stato recensito da giornali e settimanali, a Milano, in programmazione al Teatro Franco Parenti, lo spettacolo viene bloccato da proteste.

Sarà il regista stesso a difendere la sua opera:

“Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale. Gli escrementi rappresentano la realtà ultima della creatura, ma anche il vocabolario quotidiano del linguaggio d’amore che il figlio porta al proprio padre “.

Sul concetto di Volto nel figlio di Dio non parla di Gesù né di adorazione, non ha un carattere sociale di denuncia e non vuole essere facilmente provocatorio.
Castellucci, però, allo stesso tempo prende le distanze dalla mistica e dalla demistificazione, perché in definitiva si tratta del ritratto di un uomo. Un uomo messo a nudo davanti a altri uomini; i quali, a loro volta, sono messi a nudo da quell’uomo.

Questo spettacolo ribadisce l’eesenza stessa del teatro di castellucci e della compagnia. Un teatro fatto di immagini potenti, feroci e iconiche. Lascia un segno nello stomaco, nella mente e smuove ogni angolo oscuro e nascosto della nostra psiche, dando ogni volta un senso all’azione teatrale come ricerca esistenziale.

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