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Yasmina Reza, la vita di un’apolide

Yasmina Reza, la vita di un’apolide

Indice dell'articolo

Sin dalle sue origini, Yasmina Reza è destinata ad essere una cittadina del mondo. Sono infatti proprio le sue radici multiculturali ad influenzare profondamente la sua vita e di conseguenza la sua visione del mondo. Yasmina Reza è, infatti, straordinaria scrittrice e le sue esperienze di vita hanno progressivamente influenzato il suo stile di scrittura, unico e riconoscibile allo stesso tempo.

Viaggio attraverso la vita di Yasmina Reza

Quando ci si imbatte nella scrittura di quest’autrice, non si può fare a meno di notare l’attenzione per le inezie apparenti, che poi alla fine tali non sono, il tema della famiglia e delle mille sfaccettature possibili delle relazioni umane, l’empatia della scrittrice stessa verso ognuno dei suoi personaggi. Sono tutti aspetti che affondano le radici nelle origini e nella vita di Yasmina Reza. 

Figlia di un ingegnere iraniano e di una violinista ebreo-ungherese, Yasmina Reza nasce nel 1959 a Parigi. La sua è una famiglia di origini ebraiche in esilio e ciò condiziona profondamente la sua scrittura.

Sin da quando è bambina, la sua casa vede un costante avvicendarsi di persone provenienti da diversi paesi. Questo aspetto, nonché le differenti origini dei suoi genitori, consentono alla Reza di sviluppare assai presto un’acuta sensibilità linguistica per espressioni e modi di dire:

“La mia identità ebraica è solo letteraria, né religiosa né laica, né comunitaria. Ma è un’appartenenza genetica in qualche maniera. Il modo di comportarsi della mia famiglia, i loro amici ebrei, gli atteggiamenti, il modo di vedere la vita, di parlare (che era così particolare), tutto questo è passato ai miei personaggi che hanno quello speciale umorismo fatto di concentrazione, bruschezze, amarezze, sintesi.”

Anche il padre gioca un ruolo importante per l’autrice, che parlando in un’intervista della sua abitudine di “rubare spezzoni di frasi di altri”, ha ricordato come sia stata la figura paterna ad iniziarla a questa pratica: 

“La gente lo sa da anni che io rubo le frasi. Mio padre, quando mi sentiva ridere per qualcosa che aveva detto, tirava fuori una penna stilografica dal taschino interno della sua giacca e me la porgeva.”

Una scena del film "Carnage" tratto dal libro di Yasmina Reza "le dieu du carnage".
Una scena del film “Carnage” tratto dal libro di Yasmina Reza “Le dieu du carnage”.

Gli inizi nel teatro e il progressivo avvicinamento alla scrittura

Nonostante oggi Yasmina Reza sia nota soprattutto per i suoi libri, all’inizio della sua vita la sua fama si lega al mondo del teatro. Comincia infatti la sua carriera come attrice, partecipando a rappresentazioni di Molière e Marivaux. 

Tuttavia, si rende ben presto conto che è la scrittura a rappresentare la sua vera passione. Dato il suo legame con la recitazione, si dedica dapprima a testi destinati al teatro.

Esordisce con Conversation après un enterrement, che le vale il premio Molière come miglior autore nel 1987, cui fanno seguito pièces teatrali rappresentate in numerosi Paesi, quali tra le altre La traversée de l’hiver (1989), Art (1994).

È soprattutto quest’ultima a valere alla Reza il successo internazionale e il riconoscimento indiscusso delle sue doti di scrittrice. Tradotta in 30 paesi, Art vince svariati premi, tra cui di nuovo il premio Molière come miglior autore, il premio Laurence Olivier e l’Evening Standard Award. 

Yasmina Reza: una vita a cavallo tra teatro e scrittura

La commedia Art ha come oggetti d’indagine principale l’arte e l’amicizia. Tre amici si trovano a discutere sulla tela completamente bianca acquistata da uno di loro per una cifra molto ingente e lo scontro delle diverse concezioni dell’arte li porterà a mettere in discussione persino il loro stesso legame. 

Tra le ultime opere per il teatro, si segnalano per importanza L’homme du hasard (1995), Trois versions de la vie (2000), Une pièce espagnol (2004) e Le dieu du carnage (2007, da cui nel 2011 il regista R. Polanski ha tratto l’omonima pellicola). 

In quest’ultima, la Reza si confronta con il tema della famiglia, uno dei più ricorrenti nella sua scrittura. La commedia rappresenta uno spaccato di vita quotidiana. Due famiglie si riuniscono per risolvere un contenzioso, dovuto al fatto che il figlio di una delle due coppie ha picchiato il figlio dell’altra. La discussione, sebbene i personaggi siano animati dalle migliori intenzioni, finisce ben presto per degenerare, arrivando a toccare temi quali misoginia e razzismo. 

Yasmina Reza nel corso della sua vita si è dedicata anche a testi destinati al cinema, occupandosi delle sceneggiature di Le pique-nique de Lulu KreutzA demain, da lei scritte e curate per l’ex marito e regista Didier Martiny. L’autrice ha tuttavia dichiarato di non sentirsi affatto a suo agio con la scrittura per il cinema, in quanto la farebbe sentire “non padrona delle sue parole”. 

I libri di Yasmina Reza

L’iter che porta la nostra autrice ad approdare alla scrittura di libri è lungo e accidentato, anche a causa dell’iniziale sfiducia nelle proprie capacità. Yasmina Reza racconta con queste parole la genesi del suo primo libro: 

Ho sempre avuto enorme rispetto per la letteratura. Considero il teatro un’arte minore. Per questo, per modestia, ho cominciato dal teatro. Ero un’attrice, il teatro era la mia quotidianità. Poi un giorno il mio attuale editore francese, dopo aver visto L’homme du hasard, commedia del ‘95, mi ha invitata a cena proponendomi di scrivere di narrativa. Avevo solo piccoli testi privati. Gli sono piaciuti e ne è uscito fuori il mio primo libro, Hammerklavier (in Italia noto con il titolo Al di sopra delle cose).

Al di sopra delle cose è il ritratto di una donna sensibile ed esigente, lucida ma inquieta, figlia addolorata e al tempo stesso divertita, madre stupita e nostalgica, amica comprensiva ma contestataria. Una raccolta di pensieri, di storie tratte dal quotidiano, che ci parlano del trascorrere inesorabile del tempo, della vita, dell’amore e della morte, dei momenti di dolcezza, di rimorso, di nostalgia. 

Al successo del primo libro fanno seguito altri capolavori di Yasmina Reza. Tra questi si segnalano per importanza la raccolta Felici i felici (2013), un’epica del quotidiano scandagliata nei minimi dettagli, e Babilonia (2016), in cui l’incontro di una donna qualunque con un uomo sconosciuto e misterioso consente all’autrice di affrontare il tema della coppia. 

La relazione è intesa come luogo di connivenze e non detti e dove umorismo e tragedia sono legati a doppio filo, in un teatrino che rischia di crollare da un momento all’altro sui protagonisti della vicenda. Il titolo sprigiona tutto il cinismo dell’autrice: come gli Ebrei di Babilonia, ognuno è in esilio da se stesso e la coppia non è altro che “una condanna senza pietà”. 

L’ultimo libro dell’autrice: Serge, un’epopea di famiglia

L’ultimo libro Serge (2021) è un romanzo famigliare, in parte ispirato alla vita di Yasmina Reza, che parla di memoria e di famiglia afflitta da“mal d’identità”. Si tratta di un romanzo-sceneggiatura, un libro umoristico, eppure allo stesso tempo irrimediabilmente tragico, come molte altre opere dell’autrice. 

Il romanzo racconta la storia di tre fratelli, Nina, Serge e Jean, voce narrante. 

Segnati da un’infanzia difficile a causa delle origini ebraiche e del conservatorismo bigotto del padre ereditato anche da Serge, i protagonisti sono animati da rancori reciproci e dalla ricerca di un’identità che sembra perduta. Al fine di recuperarla, decidono di visitare insieme i campi di concentramento. 

Ed è qui che l’autrice, con incredibile maestria, riesce ad unire tragedia e comicità, sacro e profano: questi luoghi che dovrebbero essere oggetto di rispetto e strumenti di memoria, sono ridotti a mere attrazioni turistiche. Ed è proprio il turismo una delle tematiche da cui il libro scaturisce e che rende l’atto del ricordo un simulacro. A causa del turismo non si ha più a che fare con la memoria, bensì con una forma di feticismo della memoria:

Non ho saputo comportarmi emotivamente in questi luoghi dai nomi cosmici, Auschwitz e Birkenau. Ho oscillato tra la freddezza e una ricerca di commozione che altro non è che un certificato di buona condotta. Allo stesso modo, mi dico, tutti questi ricordati, tutte queste furiose ingiunzioni di memoria non sono forse altrettanti sotterfugi per spianare l’evento e riporlo in buona coscienza nella storia?

 Queste sono le parole, ciniche e lapidarie, con le quali Jean commenta la fine del viaggio. 

Ed è da queste parole che si può cogliere il filo rosso che lega la Weltanschauung dei protagonisti e dell’autrice stessa. Anche lei, come Jean, concepisce a sua volta la vita come un filo da dipanare, un enigma insolubile, che tuttavia a volte, tra le pieghe della scrittura, sembra lasciar intravedere degli scorci, spiragli di effimere verità: 

«Vedo la scrittura come uno stile di vita. Lo faccio perché mi diverte e perché ogni tanto credo di essere capace di farlo. È un tentativo di fissare alcune cose nel tempo. Non credo di aver capito meglio alcunché per il solo fatto di averne parlato. Tutto è sempre rimasto enigmatico ma sono felice di aver potuto talvolta stabilire i termini dell’enigma».

Se ti piace Yasmina Reza, ti lascio qui la recensione di Rebecca al libro Le dieu du carnage.

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