Gli eroi ci mostrano quello che potremmo essere. Gli antieroi ci raccontano quello che siamo davvero.
Jimmy McGill, meglio noto come Saul Goodman, incarna perfettamente questa verità.
In Breaking Bad era poco più che una spalla comica, un avvocato truffaldino e chiassoso. Ma con il suo stile da imbonitore e il suo fascino meschino ha conquistato talmente tanto il pubblico da meritarsi una serie tutta per sé. Così nasce Better Call Saul, il racconto delle origini dell’avvocato dei criminali più famoso di Albuquerque.
Jimmy sogna il successo. Non sopporta l’idea di essere un fallito e vuole tutto, subito.
Per ottenerlo, è disposto ad arrangiarsi, a scivolare lungo la linea sottile tra giusto e sbagliato.
E anche se a volte ci viene voglia di giudicarlo, alla fine ci ritroviamo sempre a tifare per lui.
Perché Jimmy vive in quella zona grigia dove molti di noi, se siamo onesti, si riconoscono.
Il contesto narrativo: sogni infranti e voglia di riscatto
Jimmy McGill cresce nell’America delle occasioni mancate. Suo padre, uomo buono ma ingenuo, si lascia ingannare da chiunque, finendo per rovinarsi. Jimmy giura a se stesso che non farà mai quella fine.
Dotato di intelligenza e scaltrezza, Jimmy trova presto il modo di sbarcare il lunario con piccole truffe. Tuttavia, per provare a cambiare vita e guadagnarsi il rispetto del fratello Chuck, decide di studiare legge e diventare avvocato.
La sua strada non è semplice. Lavora duramente, supera l’esame di abilitazione, ma quando tenta di farsi assumere nello studio del fratello, scopre che Chuck stesso lo boicotta alle sue spalle. Jimmy, ferito nell’orgoglio, capisce che nessuno gli darà mai una vera possibilità. Se vuole emergere, dovrà fare a modo suo.
Apre il suo studio in uno sgabuzzino di un salone di bellezza. E così comincia il lungo, faticoso, doloroso cammino che lo trasformerà da Jimmy McGill in Saul Goodman.
Un cammino fatto di piccoli compromessi, di scorciatoie pericolose, di scelte che ogni volta sembrano innocue, ma che a poco a poco lo cambiano dentro.
Perché Saul Goodman è un personaggio iconico
Saul Goodman ci affascina perché rappresenta la voglia di farcela, anche quando tutto sembra remare contro.
Non è un eroe, non è un villain. È un sopravvissuto.
In lui vediamo il desiderio di emergere, la rabbia per l’ingiustizia, la paura del fallimento.
E anche se sappiamo che sta sbagliando, non possiamo fare a meno di comprenderlo.
Ogni truffa, ogni bugia, ogni compromesso non sono solo scorciatoie. Sono il tentativo disperato di Jimmy di essere qualcuno.
Questa umanità profonda, messa in scena con incredibile sensibilità da Bob Odenkirk, è ciò che rende Saul Goodman un personaggio che resta nel cuore.
Cosa possiamo imparare da Saul Goodman per scrivere un grande personaggio
Ogni grande personaggio ha dietro di sè il lavoro di un grande autore. nel caso di Saul Goodman abbiamo due grandi sceneggiatori: Vince Gilligan e Peter Gould. Guardando alla loro serie tv Better call Saul, all’universo che hanno creato intorno alla figura del loro protagonista, possiamo imparare alcune importanti lezioni di scrittura.
1. Doppia natura e conflitto interiore
Un personaggio come Jimmy/Saul funziona perché è in perenne conflitto. Vuole essere buono, ma spesso sceglie la via più semplice, anche quando un buono non la scelgierebbe mai. È questo perenne contrasto interno che lo rende vivo e vero autentico.
Quando crei un personaggio, cerca sempre di inserire una tensione: due lati opposti che si contendono il suo destino.
2. La prolessi narrativa
Fin dall’inizio sappiamo che Jimmy diventerà Saul Goodman. Gli sceneggiatori ce lo dicono chiaramente. Ma nonostante questo enorme “spoiler”, noi spettatori abbiamo comunque voglia di vedere la storia di Saul Goodman. Vogliamo scoprire come Jimmy è diventato Saul.
La prolessi (cioè anticipare il destino del personaggio) è una tecnica potente, da non sottovalutare. Se decidi di usarla, ricordati di curare ogni tappa della trasformazione: ogni scelta deve sembrare inevitabile e naturale.
3. I personaggi secondari sono fondamentali
Chuck, Kim, Howard: tutti i personaggi attorno a Jimmy sono scritti con grande attenzione.
E soprttutto, ognuno di loro mostra un lato diverso di lui.
Quando scrivi una storia, non sottovalutre l’importanza dei personaggi secondari. Pensa sempre a come i comprimari possano amplificare il conflitto interiore del protagonista e possano aiutare a descriverne le caratteristiche principali.
Ad esempio, il fratello Chuck rappresenta ciò che idealmente Jimmy vorrebbe essere e che non riesce mai a raggiungere.

Come si interpreta un personaggio come Saul Goodman
Bob Odenkirk ha portato sullo schermo un Saul Goodman complesso e sfaccettato, evitando la trappola di renderlo una caricatura. Il suo personaggio infatti è piuttosto difficile da interpretare, perché con ruoli tanto sopra le righe, la possibilità di scadere nella comicità banale o surreale è davvero alta.
Per questo motivo è bene osservare con attenzione la pfermance di questo grande attore, per comprendere alcune importanti lezioni di recitazione.
Cosa possiamo imparare dalla sua interpretazione?
1. Non cercare di far ridere il pubblico
Un personaggio sopra le righe come Saul non sa di essere ridicolo. Vive sinceramente il suo essere stravagante.
Quando interpreti un personaggio eccentrico, non recitarlo “per far ridere”. Vivilo come se fosse normale per lui comportarsi così. Queto richiede, ovviamente, una bella dose di immedesimazione, perché devi imparare a vedere il mondo come lo vedrebbe il tuo personaggio sopra le righe.
2. Calibra gesti ed espressioni
Bob Odenkirk dosa perfettamente le espressioni facciali, i movimenti, i tempi comici.
Anche se Saul Goodman è vistoso, ogni gesto è naturale, mai forzato. Questo equilibrio rende il personaggio credibile anche nei momenti più assurdi.
3. Mostra sempre il conflitto interiore
Anche nei momenti più leggeri, Saul Goodman porta con sé un’ombra di malinconia.
Quando interpreti un personaggio, non dimenticare mai il suo bagaglio emotivo. Una battuta può far ridere, ma può anche nascondere una ferita.

Curiosità su Saul Goodman
Il nome “Saul Goodman” deriva da una storpiatura di “It’s all good, man!”, che significa “va tutto bene, amico!”.
Un nome studiato per ispirare simpatia e fiducia, perfetto per un avvocato che vende “soluzioni facili” a problemi complicati.
Gli spot televisivi di Saul, con grafica scadente e slogan martellanti, non sono frutto di fantasia: si ispirano ai veri spot di avvocati americani degli anni ’80 e ’90. Un esempio di quanto Better Call Saul sia radicato in un realismo assoluto, anche nei dettagli più bizzarri.
Saul Goodman ci insegna che tra il giusto e lo sbagliato ci sono infinite sfumature di grigio.
La sua storia ci ricorda che ogni scelta, anche la più piccola, può cambiare il nostro cammino.
E per chi scrive o recita, il viaggio di Jimmy McGill è una miniera di spunti: per creare personaggi complessi, per costruire evoluzioni credibili, per interpretare figure ironiche senza perdere di vista la loro umanità.
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