Ci sono alcuni registi che difficilmente escono dal panorama nazionale. Spesso questo fatto è dovuto a due motivi: l’incapacità o la voglia di essere talmente regionali, di raccontare la propria città o gli usi e costumi di alcune parti d’Italia che difficilmente il cinema di questa tipologia possa uscire dai confini nazionali. Non è un difetto, chiariamoci. Ci sono tantissimi registi che non aspirano all’internazionalità . Uno di questi è certamente Carlo Verdone. Regista, attore e sceneggiatore romano, l’artista in questione è una di quelle persone che davvero tutti gli italiani conoscono o almeno quelli da vent’anni in su.
In quest’articolo ripercorreremo la carriera di questo cineasta di commedia che ha saputo raccontare come pochi altri l’Italia degli anni 80, gli stereotipi, i desideri e le difficoltà giovanili di quegli anni. Il genere predominante è quello della commedia, spesso con un certo tipo di umorismo surreale unito a un susseguirsi di equivoci.
Al di fuori del lazio Carlo Verdone è un regista certamente meno impattante, tuttavia la primissima fase della carriera, quella degli anni 80, è davvero un tesoro da scoprire. Se non lo avete fatto, spero che questo testo vi dia la curiosità per visionare almeno i primissimi film del regista e attore. Il percorso di Carlo Verdone, come vedremo nelle prossime righe, inizierà nel modo più istituzionale possibile.

Carlo Verdone e i suoi primi film
Classe 1950, il regista nasce nella famiglia più adatta al suo destino. Il padre, infatti, è un critico cinematografico, docente universitario e dirigente del Centro Sperimentale di Cinematografia, la più importante accademia in Italia. La madre, invece, è una professoressa di Lettere. Cresciuto in un ambiente cinematografico e avendo fin da piccolo la possibilità di scoprire prodotti audiovisivi importanti del passato, Carlo Verdone ha dichiarato in un’intervista a Vanity Fair quali erano i film che gli faceva vedere suo padre. Il cineasta romano afferma a questo proposito:
“Mi portava a vedere i western, i film storici, i Macisti e gli Ercoli. Ma anche Jerry Lewis, che adorava. Era il suo regalo per me. Anche lì andavamo sempre al primo spettacolo”.
Nonostante fosse una persona molto riservata e timida, dopo il diploma in liceo classico, si laureò alla Facoltà di Lettere e successivamente s’iscrisse proprio al Centro Sperimentale. Dopo i primi corti e delle esperienze teatrali, nel 1980 arriva l’esordio al cinema. Tra l’altro, ancora oggi, è uno dei migliori film del regista. Un Sacco Bello è, come molti altri film del cineasta un racconto di diverse storie e personaggi.
Quello che infatti fa Verdone è riportare i suoi alter ego, tutti interpretati da lui, al cinema. L’esperimento poteva andare malissimo, difatti il rischio di realizzare film troppo teatrali era molto probabile tuttavia ciò non accade mai. Per quanto, infatti, il cinema di Verdone ha questa struttura, lo sguardo del regista è talmente preciso e consapevole di ciò che vuole raccontare e come farlo, che la teatralità non è mai un problema.
Il nuovo approccio di Verdone negli ultimi film
Dagli anni 2000 in poi la filmografia di Verdone cambia e si fa molto molto piĂą riflessivo in modo convenzionale, raccontando i rapporti in crisi con un modulo da classico cinema borghese italiano. Ne sono un esempio i film Io, loro e Lara e Bendetta Follia.

Come mai Carlo Verdone cambia approccio, nonostante cintinui a scrivere commedie? A questo proposito, lo stesso regista romano dichiara in un’intervista a Vanity Fair:
“Rimettermi a fare i personaggi oggi sarebbe patetico, c’è un tempo per tutto. Quando girai “Grande, Grosso e Verdone” sapevo che dopo non avrei potuto continuare, ma le dirò che conservo un bellissimo ricordo di quel film. Specie dell’ultimo episodio, quello con Claudia (Gerini, ndr): lì mi sono piaciuto. E non è scontato, visto che in genere sono un criticone”.
Prosegue dicendo:
“Se mi presentassi con le occhiaie e i capelli che ho adesso a interpretare i personaggi sarebbe triste: lasciamoli lì e continuiamo a renderli immortali. Senza contare che, anche volendo, non ho piĂą la faccia e l’elasticitĂ nei movimenti e del corpo di un tempo”.
Tornando invece al discorso sulla riservatezza e l’inaspettato percorso da lui intrapreso come regista dichiara:
“Nei miei sogni non c’era per niente l’idea dell’attore, tant’è che, quando accompagnavo mio padre alle conferenze davanti a duecento persone, mi dicevo: Ma come fa? Ma non ha paura? Quest’estate, a Pesaro, ho parlato davanti a duemila persone: se il vecchio Carlo avesse saputo che da grande sarei riuscito ad affrontare un pubblico così numeroso probabilmente non ci avrebbe creduto, ma la vita ha deciso così. Ripeto, però: è stata una violenza. Sono molto riservato e timido, ma sul palcoscenico esce una forza che non immaginavo di avere. Mia madre è stata la prima a capirlo, è stata la sponsor della mia carriera”.
Comunque la si pensi, Carlo Verdone è un elemento importantissimo del cinema nazional popolare italiano. A molti potrà non piacere il suo umorismo o la scelta che ha preso in merito all’eliminazione dei suoi personaggi all’interno della sua filmografia recente, tuttavia il regista romano è stato capace di raccontare un momento del Paese, gli anni 80, come pochi altri cineasti in Italiai.
Per chi prova molto affetto verso Carlo Verdone consiglio Vita da Carlo su Paramount+, una serie tv che vi farĂ entrare nella vita quotidiana del regista.
