Teatro e potere, come possono coesistere insieme?
Può uno spettacolo farci ridere mentre parla di potere, controllo e umiliazione pubblica?
Può il teatro affrontare temi complessi senza diventare pesante, astratto o “per pochi”, e anzi usare l’ironia per colpirci più a fondo?
È da domande come queste che prende forma Pundonor, uno spettacolo tragicomico che dialoga apertamente con il pensiero di Michel Foucault, uno dei filosofi che più hanno riflettuto su come il potere agisca nella vita quotidiana. Non solo attraverso le leggi o l’autorità esplicita, ma tramite regole non scritte, sguardi che giudicano, norme che interiorizziamo fino a controllarci da soli.
Un pensiero che può sembrare lontano, teorico e che invece è ancora attuale. Foucault parla ancora oggi di noi: del rapporto con le istituzioni, con il lavoro, con l’esposizione pubblica, con il bisogno di conformarci per non essere messi alla gogna. Temi che conosciamo bene, anche senza studiare filosofia.
Ed è proprio qui che il teatro entra in gioco: prendendo queste riflessioni e trasformandole in corpo, voce, situazione scenica. Lo spettacolo Pundonor parte da Foucault per arrivare allo spettatore, usando il linguaggio del paradosso, del grottesco e del riso.
Da questo incontro tra pensiero e scena nasce l’opera, e da qui prende avvio anche l’intervista che segue alla regista Nicoletta Robello, chiamata a dirigere la versione italiana dello spettacolo.
Ma prima cerchiamo di capire il successo di Pundonor, che ha dato il là per una versione italiana dello spettacolo.
L’esilarante Pundonor in scena a Parma nel 2024…
Andrea Garrote, attrice e regista nata a Buenos Aires nel 1972, fondatrice, insieme al regista Rafael Spregelburd del collettivo El Patrón Vázquez, ha compiuto il miracolo.
La protagonista di Pundonor è una professoressa universitaria di sociologia piuttosto esaurita, che torna in aula dopo un periodo di congedo, decisa a smontare le teorie di Foucault.
È un monologo che spazia dalla confessione personale ai temi cardine della sociologia contemporanea, e che parte da Foucault per parlare all’uomo comune della sua condizione. Insomma per parlare di noi, della nostra società attuale.
Il suo pluripremiato Pundonor (amor proprio in catalano) è arrivato sulle scene italiane nel 2024, in lingua originale, a Parma, nell’ambito della rassegna Giornate d’Autore, prodotte e organizzate da Fondazione Teatro Due. Ora però, la stessa Fondazione ha prodotto anche la sua versione italiana.
Tradotto da Manuela Cherubini, diretto dall’attrice, regista e pedagoga Nicoletta Robello e interpretato da Bruna Rossi, ha debuttato nei giorni scorsi, sempre a Parma. Uno spettacolo che peraltro rende omaggio allo studioso nel centenario della nascita che ricorre il 15 ottobre 2026.

… e la sua versione italiana diretta da Nicoletta Robello. L’intervista
Proprio per approfondire gli aspetti innovativi contenuti in quest’opera che certamente ne ispirerà altre, abbiamo intervistato Nicoletta Robello.
Come si è sviluppato il progetto di portare in scena Pundonor e quali sono stati i passaggi più importanti?
N.R.: “Teatro Due ha ospitato Pundonor nel 2024, a Giornate d’Autore, insieme al Premio Ubu Rafael Spregelburd, che insieme a lei ha fondato circa 30 anni fa la compagnia El Patron Vazquez e che ha co-diretto il monologo.
Io invece partecipavo, curando insieme a Teodoro Bonci del Bene e Fausto Paravidino, gli incontri e le letture con autori e autrici presenti. A partire da quel primo incontro, dunque, è partita l’idea, da parte di Teatro Due, di tradurre e riadattare l’opera in lingua italiana e riportarla su quello stesso palco, affidando a me la regia.
C’è stato un avvicinamento graduale sia al monologo di Andrea Garrote, non essendo una esperta conoscitrice della lingua spagnola, sia a Michel Foucault che ha ispirato la sua opera.

Foucault, la complessità del suo pensiero, rischi e potenzialità nel portarlo in scena
Trattandosi di un autore di estrema complessità, ho dovuto rileggere diversi suoi libri.
C’è stato però fin da subito un grande amore per questo testo e per la forza espressiva di Andrea sul palco. Per il debutto italiano la parte della professoressa è stato affidato ad un’altra attrice che considero straordinaria, Bruna Rossi.
Io e Andrea, che è co-direttrice artistica della versione italiana, abbiamo lavorato a distanza, nel periodo tra ottobre e novembre 2025, a partire dalla traduzione, curata da Manuela Cherubini”.
Per la traduzione del testo che approccio avete privilegiato? Fedeltà al testo o rielaborazione?
N.R.: “Abbiamo cercato una fedeltà strutturale al testo. Si tratta infatti di un’opera straordinaria, capace di mettere in relazione il pensiero di Foucault con la fabula di una professoressa esagitata, decisa a voler mettere in discussione la teoria del filosofo, che finisce per dar vita ad una serie di situazioni tragicomiche e grottesche.
La fedeltà letterale è molto più difficile da rispettare perché ci sono differenze tra lo spagnolo e l’italiano che coinvolgono il ritmo. Abbiamo lavorato molto su questo aspetto e non si poteva fare altrimenti. Le due lingue hanno diverse musicalità da cui derivano schemi ritmici differenti.
Inoltre c’erano alcune parole che nella traduzione in italiano non mantenevano la stessa incisività.
Riguardo la traduzione scenica, ci sono stati dei passaggi obbligati in questo senso, delle modifiche, poiché alcuni riferimenti spaziali erano plausibili solo nel contesto argentino, così come alcuni oggetti che ad un certo punto il personaggio tira fuori dalla borsa”.

Andrea Garrote e Bruna Rossi, due attrici molto diverse. Il ruolo del regista
Pundonor è scritto e interpretato da Andrea Garrote e sembra cucito su misura per lei. Per te la sfida era riuscire, con Bruna Rossi, a renderla altrettanto credibile
N.R.: “Andrea ha una morbidezza naturale, Bruna ha un temperamento più drammatico. C’è stata sicuramente una metamorfosi in Bruna e per me, regista, è sempre appagante accompagnare l’attore/attrice in questi percorsi, che arricchiscono e ampliano il suo ventaglio espressivo”.
Un finale spiazzante che non dà risposte
Portare in scena Foucault e la sua visione sociale. Quali i rischi e quali invece le potenzialità?
N.R.: “Tra i rischi, sicuramente quello di proporre al pubblico passaggi testuali ostici. In scena c’è una docente di sociologia, Claudia Rossi Spinoza, che dedica una lezione a Foucault, e questo già di per sé è rischioso, per i motivi di cui abbiamo parlato: è un autore complesso. Tra le potenzialità, invece, quello di veicolare ad un personaggio semplice, questioni importanti a cui la società di oggi sembra avere abdicato.
Andrea Garrote ha trovato una chiave di lettura del suo pensiero, quella tragicomica, che le ha permesso di dar vita a un gioco teatrale spassoso e divertente.
La professoressa è un personaggio estremamente vitale, determinata a dimostrare l’opposto di quanto affermato dal filosofo e cioè che chi detiene potere, anche se commette palesi scorrettezze, non viene mai sconfessato pubblicamente.
Lei allora inizia a commettere piccoli crimini per essere smascherata, arrivando perfino a rubare all’interno dell’ateneo, senza tuttavia riuscire nell’intento. La svolta arriva quando un giorno, ormai esausta nel portare avanti la sua missione intellettuale, dimentica di indossare la gonna e si presenta in aula in mutande… A quel punto ecco che viene sì smascherata e messa in ridicolo, anche tramite un video diffuso sul web da un suo studente, ma ha raggiunto il suo scopo compiendo un’azione non desiderata”.
Ma lo spettacolo dà una risposta alla questione oppure no?
N.R.: “No, non lo fa. Rimane una domanda aperta e secondo me è giusto che sia così”.

Quel’è l’attualità di Foucault oggi?
N.R.: “È estremamente attuale e mi verrebbe da dire che quanto aveva teorizzato non solo si è realizzato ma è stato anche superato. Gli interrogativi che ha posto a suo tempo oggi si sono fortemente ridimensionati. Questo perché l’uomo di oggi ha meno coscienza, come se si fosse rimpicciolito, non solo nel linguaggio, ma anche nel porsi le domande. Basti pensare alla libertà che ora viene intesa quasi esclusivamente in senso individuale. Si tratta di un’illusione indotta dall’alto, manipolata e fortemente strutturata, cavalcata soprattutto dal mondo del web”.
Cover e foto all’interno: photocredit Andrea Morgillo.
