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Valerio Mastandrea, un attore poliedrico del nostro cinema

Indice dell'articolo

Inominciamo questo nostro articolo sull’attore Valerio Mastandrea con l’estratto di un’intervista pubblicata su Dinamo Press:

“È importante non perdersi mai nella popolarità o schermarsi dietro essa, o peggio utilizzarla per costruire una identità fittizia. Se penso al mio modo di fare l’attore devo ammettere che non riesco a esprimere nessuna distanza dal ruolo che interpreto, per questo mi dicono che non ho tecnica, per questo non vorrei più interpretare personaggi realmente esistiti. Una volta un poeta molto importante mi chiese a bruciapelo: «Perché lei è simpatico alla gente che non conosce?». A parte il gelo che mi provocò la domanda, risposi che forse la gente percepisce la normalità e la naturalezza con cui interpreto i miei ruoli. Perché sono una persona fortunata che fa un lavoro bellissimo, ma consapevole di non essere nessuno”

È lo stesso attore a dire tutto ciò su se stesso e noi siamo abbastanza d’accordo. Abbiamo voluto cominciare con una citazione perché Valerio Mastandrea è un attore molto particolare a cui è spesso legata un certo tipo di recitazione definita “di sottrazione”. Cosa significa? Semplicemente i gesti, le parole, la fisicità, è minimale ma serve tantissimo a far capire alcuni dettagli del personaggio che arrivano anche inconsciamente allo spettatore.

Così come a tutti noi piace “a pelle” una persona e non sappiamo il perché, così funziona anche al cinema nella finzione. Vincitore di ben quattro David di Donatello quest’articolo si svolgerà diversamente un po’ dargli altri perché a farla da padrone saranno proprio alcuni spunti d’intervista che noi commenteremo. Detto ciò, buona lettura.

La Carriera di Valerio Mastandrea

Classe 1972, Valerio Mastandrea, attore e regista principalmente, è una le voci più influenti del panorama italiano odierno. Interprete in 106 film, l’attore romano possiede una faccia incredibile da caratterista. Potrebbe essere uno psicologo, un criminale, un padre di famiglia, un dottore.

valerio mastandrea
film

Rispetto anche ad altri colleghi un volto come il suo è davvero invidiabile. Soprannominato il quarto re di Roma per la sua romanità strabordante, Valerio Mastandrea ha iniziato grazie a Maurizio Costanzo, il quale lo ha voluto per il suo storico programma. Da quando aveva 19 anni non si è più fermato. Regista di due film Ride e Nonostante, nella stessa intervista poc’anzi citata racconta come sia arrivato alla scelta di diventare regista.

Per molti attori rappresenta quasi una prassi, tuttavia è la prima professione a essere quella più intrapresa nel corso del tempo. Per Mastandrea forse non sarà così. Lui afferma:

 “È stato un passaggio molto naturale, dopo che negli ultimi anni ho messo a fuoco la ragione del perché faccio l’attore: per riempire tanti vuoti che sento di avere, certamente non per ambizione o denaro. E negli spazi che rimarranno, nei vuoti ancora da riempire, continuerò a farlo. Ma sparare da un’altra angolazione, raccontare il mondo da un altro punto di vista, è stata un’evoluzione abbastanza naturale. È come se per 25 anni fossi stato il cantante di un gruppo, questa cosa mi ha fatto vincere timidezze, insicurezze, paure; ora ho deciso di andare dietro il mixer, far suonare qualcun altro, ma la musica la faccio uscire come dico io”

In effetti è proprio così e Mastandrea sembra avere anche un certo talento. Se Ride non aveva riscosso granché consenso, il secondo film Nonostante ha invece attirato i favori della critica. Parliamo di un’opera aliena nel cinema italiano recente con canzoni, sequenze oniriche e molto altro. Il tema è quello della morte e del passaggio, perfettamente coerente con le doti interpretative di Mastandrea. Va detto, inoltre, che è stato anche il lungometraggio d’apertura della sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia. 

Un attore poliedrico

Valerio Mastandrea è un attore talmente bravo che dove lo inserisci non passa inosservato e dimostra in ogni ruolo, anche il più piccolo, quanto sia dedito a questo lavoro. Un caso emblematico di tutto ciò lo vediamo in una delle opere migliori di Paolo Virzi: Siccità.

In questo film interpreta Loris, un tassista depresso che si rifiuta di andare in ospedale perché deve concludere il suo turno. È un ruolo molto piccolo perché Siccità ha la coralità come schema narrativo; eppure, il suo personaggio ti rimane dentro a distanza di anni. Solo un grande attore è capace di tali prodezze. Non so se dal suo esordio nel 1994 con Ladri di Cinema diretto da Piero Natoli, qualcuno lo avesse capito; tuttavia, Mastandrea è diventato in pochissimi uno degli di riferimento del cinema italiano. 

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