C’era una volta…: la classica formula iniziale di ogni fiaba che si rispetti. Possibilmente, con annesso lieto fine. Nonostante questo titolo carico di promesse, devo avvisarti che la storia del Teatro Eliseo non è una fiaba a lieto fine e che il principe azzurro che sarebbe dovuto accorrere in aiuto con il suo cavallo bianco… ahimè, non si è ancora visto.
Malgrado la chiusura avvenuta nel periodo della pandemia, non è il caso di lasciare ogni speranza, o voi che vorreste entrare; l’Eliseo può vantare una storia gloriosa ed è stato uno dei teatri più importanti del secolo scorso, per il quale sono passati attori del calibro di Anna Magnani ed Eduardo de Filippo.
Perciò, noi non demordiamo e speriamo che presto il Teatro Eliseo possa riaccendere i suoi riflettori.
Nell’attesa che torni a brillare degli antichi fasti, voglio raccontarti la storia di questo teatro suddividendola in 3 atti, come una sorta di buon auspicio: dalla prima apertura del suo sipario, passando attraverso gli anni d’oro, fino ad arrivare alla recente chiusura.
Atto I: gli inizi del Teatro Eliseo
Anche l’Eliseo, come il Quirino, nasce come un piccolo teatro provvisorio.
All’inizio del ‘900 viene infatti costruito il primo “embrione” del futuro teatro, ovvero una struttura in legno dedicata a spettacoli di varietà. Questa struttura viene costruita sulla terrazza di Palazzo Rospigliosi e viene chiamata inizialmente Arena nazionale.
Nel 1910 si decide di dare finalmente dignità a questo teatro: viene smantellata la struttura in legno e al suo posto viene edificato un teatro in muratura, che, in questa nuova veste, diventa un luogo di ritrovo, intrattenimento e cultura centrale per l’alta borghesia e l’aristocrazia di Roma.

Folle elegantissime si accalcano nelle sue sale e agli spettacoli di puro intrattenimento viene affiancata l’operetta, assai in voga all’epoca.
In questi primi anni il Teatro Eliseo subisce poche modifiche, ma essenziali per comprendere il suo futuro assetto: la facciata viene ristrutturata in stile liberty nel 1914, mentre una parte del ridotto viene staccata dalla struttura principale per diventare un Café chantant, in grado di andare incontro ai gusti dell’epoca. Il resto del teatro prende il nuovo nome di Cines.
Atto II: il concorso per il nome e gli anni d’oro del Teatro Eliseo
Dopo anni dalla sua apertura, questo teatro necessita di un nome definitivo. È da questa esigenza che nasce l’idea di indire un concorso per scegliere il nuovo nome di questo teatro, destinato a grandi cose.
Nel 1918 vince il concorso Michele Prosperi: solo allora il teatro prende il nome con cui tutti lo conosciamo. Nome un po’ ironico, se si pensa al suo triste destino: Eliseo è infatti un nome della tradizione ebraica che vuol dire Dio (è la mia) salvezza.

In ogni caso, gli anni a venire sembrano portare fortuna: nel 1935 nasce la Grande Compagnia Spettacoli Eliseo, di cui la star principale è Anna Magnani. Ma quello della Magnani non è l’unico grande nome ad aver calcato il palcoscenico: anche i fratelli De Filippo sono presenti in quasi tutte le stagioni, con spettacoli intramontabili come Natale in casa Cupiello.
Gli anni 40 rappresentano un decennio d’oro per il Teatro Eliseo anche grazie alla nascita della Compagnia italiana di prosa, diretta dal grande Luchino Visconti, che porta in scena drammaturgie del calibro di Un tram che si chiama Desiderio e Morte di un commesso viaggiatore.
III Atto: la storia dell’Eliseo fino agli anni 2000
Nella seconda metà del ‘900 si alternano alla direzione artistica grandi nomi: Vincenzo Torraca, Giuseppe Battista, Umberto Orsini e Vincenzo Monaci sono solo alcuni di questi.
Nel 1977 si decide di sfruttare anche il Ridotto, che, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, diventa una sorta di versione in miniatura del Teatro Eliseo e viene ribattezzato Piccolo Eliseo.
Gli anni 2000 si aprono con una ventata d’aria fresca per l’Eliseo, che comincia ad ospitare drammaturgie sia italiane che straniere, con un occhio di riguardo per la contemporaneità.
Dopo una chiusura temporanea nella stagione 2014-2015, il teatro prova a ingranare di nuovo. Nel 2018 viene acquistato da Luca Barbareschi, che non riesce a salvarlo dal colpo di grazia: nel 2020 l’Eliseo chiude e poco dopo dichiara la bancarotta.
Che fine ha fatto l’Eliseo?
Ormai è da quattro lunghi anni che questo meraviglioso teatro che ha fatto la storia dello spettacolo italiano non ospita più nuove stagioni.
Nel 2023 sembrava essersi aperto uno spiraglio di luce, quando la Regione Lazio aveva comunicato la sua intenzione di acquistare il Teatro Eliseo da Luca Barbareschi. Tuttavia, l’accordo è saltato per l’esosità della richiesta economica e per interessi politici.
Speriamo che il “guazzabuglio del cuore umano” di manzoniana memoria possa andare oltre queste magagne politiche e ridare vita a un luogo che dovrebbe celebrare storia, arte e cultura, ponendosi al di là della sfera politica.
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