“Essere o non essere questo è il problema… ”
È la domanda che l’Amleto di Shakespeare si pone da secoli e che ancora oggi risuona nei teatri di tutto il mondo. Il giovane principe di Danimarca è un personaggio affascinante, complesso e incredibilmente moderno… anche se è stato creato oltre 400 anni fa.
Ma cosa lo rende così speciale? Perché continuiamo a identificarci in lui? Scopriamolo insieme!
Amleto: un principe con un fardello pesantissimo
L’ Amleto di Shakespeare non fa una bella vita… per capirlo prova a metterti nei suoi panni.
Immagina di perdere tuo padre in circostanze misteriose. Non fai in tempo a piangerlo che tua madre si sposa con tuo zio Claudio… e lui diventa re al posto tuo. Pessima situazione, vero? Poi, come se non bastasse, scopri che tuo zio ha ucciso tuo padre!
Ecco, questa è in poche parole la sua storia. Amleto è un giovane che si ritrova sulle spalle un peso enorme: vendicare il padre o lasciar perdere? Agire o restare fermo? Se lo chiede, si tormenta, analizza ogni aspetto della questione. E nel frattempo, noi spettatori finiamo per riconoscerci nei suoi dubbi.
Perché diciamocelo: quante volte anche noi ci siamo chiesti se fare una scelta coraggiosa o aspettare? Amleto ci affascina proprio per questo. Non ha paura di esplorare le sue insicurezze.
L’ Amleto di Shakespeare è un principe filosofico. Si tuffa addirittura dentro le sue incertezze, portandoci con lui in un viaggio fatto di riflessioni sull’esistenza.
Intrighi, fantasmi e vendetta: il contesto di Amleto
Il turbamento di Amleto si rispecchia nella Corte del nuovo re Claudio, che non è certo un ambiente sereno come ci suggerisce uno degli ufficiali danesi “C’è del marcio in Danimarca”.
La corte è infatti un luogo pieno di Intrighi, segreti, tradimenti… e c’è anche un fantasma che vaga per il castello. È proprio lo spettro del re defunto che rivelerà la verità ad Amleto: è stato avvelenato da Claudio, lo zio.
Da qui nasce il conflitto interiore dell’ Amleto di Shakespeare. Vorrebbe vendicare suo padre, ma ha paura di compiere un gesto che potrebbe dannare la sua anima. Così, invece di agire subito, indaga. Vuole essere sicuro. Ma come fare?
Con un’idea geniale: mette in scena una rappresentazione teatrale in cui un re viene ucciso proprio come è successo a suo padre. Vuole vedere la reazione dello zio. E funziona! Claudio sbianca e scappa. Colpevole beccato. Ma l’Amleto di Shakespeare continua a esitare… ed è qui che la tragedia prende una piega drammatica e inesorabile. La sua esitazione porterà ad un finale tragico, per la grande maggioranza dei protagonisti!

Perché l’ Amleto di Shakespeare è un personaggio iconico
A differenza di tanti eroi tragici che agiscono senza pensarci troppo, Amleto è diverso: riflette, analizza, si tormenta. È l’eroe dei dubbi, dell’incertezza. Ed è proprio questo che lo rende eterno e attuale.
Molti personaggi della cultura hanno un conflitto interiore simile al suo. Eccone tre esempi:
- Frodo Baggins (Il Signore degli Anelli): vuole distruggere l’Unico Anello, ma è tentato dal suo potere.
- Bruce Wayne / Batman: combatte il crimine, ma è ossessionato dalla vendetta.
- Walter White (Breaking Bad): inizia a produrre droga per salvare la famiglia, ma finisce per essere corrotto dall’ambizione.
Tutti loro, come Amleto, vivono un conflitto tra morale e desiderio, tra paura e necessità di agire che ce li fanno amare… Insomma, Shakespeare ci aveva visto lungo!
3 lezioni di scrittura dall’ Amleto di Shakepseare
L’ Amleto di Shakespeare è iconico non solo perché tutti prima o poi abbiamo vissuto le sue incertezze e insicurezze, ma anche perché è un personaggio da cui possiamo prendere spunto per dare vita a un protagonsita profondo.
Il Bardo, infatti, con il suo giovane principe di Danimarca ci lascia 3 preziose lezioni di scrittura:
Dai al tuo personaggio un conflitto interiore
Un personaggio è interessante se è animato da un conflitto tra due desideri opposti che, però, devono anche essere coerenti tra loro. Quello di Amleto risponde a questi requisiti: vuole vendicarsi ma ha paura di sbagliare.
Costruisci relazioni credibili tra il tuo protagonista e gli altri personaggi
Un personaggio non è mai veramente solo, ha sempre delle relazioni con gli altri personaggi. Per rendere il tuo protagonista verosimile devi costruire per lui delle relazioni credibili, facendolo comportare in modo diverso a seconda di chi ha di fronte.
D’altronde, anche nella vita reale, noi ci comportiamo in modo differente a seconda della situazione e delle persone che abbiamo davanti. Lo stesso deve essere per i tuoi personaggi.
Cura l’ambientazione
L’ambientazione della tua storia può aiutarti molto a sottolineare e ad amplificare le caratteristiche del tuo personaggio, perciò non sottovalutarla mai. Nell’ Amleto di Shakespeare la stessa corte di Danimarca è descritta come una prigione oscura, perfetta per riflettere il tormento del protagonista.
Se stai scrivendo un romanzo, una sceneggiatura o una storia, questi elementi possono trasformare il tuo protagonista in qualcuno di indimenticabile!
Come interpretare il Principe di Danimarca
Interpretare l’ Amleto di Shakespeare è probabilmente il sogno di ogni attore.
Ma è anche un ruolo molto difficile, non solo perché è stato interpretato da bravissimi attori, come Vittorio Gassman, Mel Gibson e Benedict Cumberbatch e perciò il confronto con loro può essere tremendo…

Ma perchè il Principe di Danimarca non è monodimensionale e il rischio è di cogliere solo il suo aspetto malinconico e triste. L’ Amleto di Shakespeare invece non è solo un ragazzo depresso, è molto di più!
È pieno di sfaccettature e per coglierle tutte è importantissimo saper leggere le battute del principe di Danimarca cogliendo il significato nascosto dietro le parole. Cogliere cioè il sottotesto delle sue battute per capire quali scopi e sentimenti lo portano a dire quello che dice.
Infine, per avere un quadro completo della personalità di Amleto, è bene porre attenzione anche su quelo che gli altri personaggi pensano e dicono di lui. Solo così puoi capire veramente la psicologia di un personaggio profondo come quello di Amleto.

2 Curiosità sull’ Amleto di Shakepseare
Sapevi che la famosa frase “Essere o non essere” non viene detta con un teschio in mano?
È un errore che si è diffuso nel tempo.
L’ Amleto di Shakespeare pronuncia il celebre monologo nel terzo atto, ma il celebre teschio appare solo più avanti, nella scena del becchino, quando tiene tra le mani il cranio del defunto buffone Yorick.
E a proposito di teschi… devi sapere che un pianista polacco, per tutta la sua vita ha desiderato di recitare in un’opera di Shakepeare, ma ahimè è morto senza riuscirci. Ha però voluto lasciare in eredità il suo teschio alla Royal Shakespeare Company, entrando in qualche misura a far parte della prestigiosa compagnia teatrale.
Poi dopo 25 anni il pianista è finalmente riuscito a coronare il suo sogno: il suo teschio è stato effettivamente usato in scena in un Amleto con David Tennant. Meglio tardi che mai… in tutti i sensi!
L’Amleto di Shakespeare: l’eterno specchio dell’animo umano
Siamo arrivati alla fine di questo articolo e abbiamo capito che l’Amleto di Shakespeare è molto di più di un semplice personaggio. È lo specchio delle nostre incertezze, delle nostre paure e delle nostre domande più profonde! Ed è per questo che quel suo “essere o non essere” è ancora oggi tanto attuale!
La sua storia ci ricorda che nella vita non ci sono risposte facili. E che a volte, il dubbio è parte del viaggio.
Se ti è piaciuta questa analisi, continua a scoprire con noi altri grandi personaggi della storia del teatro, del cinema e della letteratura. Ce ne sono tanti che meritano un’attenzione speciale… non perderteli!
