Ci sono personaggi secondari che, paradossalmente, sanno essere piĂą affascinanti dei protagonisti.
Shakespeare, con l’ Ofelia di Amleto, ce lo dimostra alla grande.
E allora la domanda è: come si fa, da attrici, a entrare nel cuore del pubblico con appena una sessantina di battute?
Ecco qualche pratico consiglio di recitazione per affrontare questo personaggio.
1. Ricerca: parti dal contesto
Partiamo con il primo consiglio di recitazione, tenendo in mente una regola base: l’immedesimazione comincia dalla conoscenza.
Dopo aver letto il copione e sottolineato le mie battute, se dovessi interpretare la dolce Ofelia di Amleto, la prima cosa che farei sarebbe studiare il contesto in cui vive.
Siamo nella corte di Danimarca, in pieno Medioevo: un mondo rigidissimo, pieno di regole e di etichette.
Lei non è una ragazza qualunque: è figlia di Polonio, consigliere del re. Questo significa ricchezza, istruzione di base e, soprattutto, una vita scandita dall’etichetta di corte.
Lo vediamo giĂ nella prima scena, quando padre e fratello le impongono di allontanarsi da Amleto.
Quando devi interpretare un personaggio, il copione è la base da cui partire per capire l’ambientanzione in cui vive.
Ma poi prova ad andare oltre: cerca informazioni storiche, sociali e culturali. Ricorda: epoca, ambiente e famiglia possono influenzare il modo in cui pensa, parla e si muove il tuo personaggio.

2. Immaginazione: riempi i vuoti
Adesso passiamo al secondo consiglio di recitazione.
Il copione non ci dice tutto del nostro personaggio. Ce lo mostra solo in determinate situazioni e dialoghi.
Sta a te, con la tua immaginazione, riempire i vuoti. Immaginare la vita del tuo personaggio al di lĂ di quello che ci racconta il copione.
Nel caso specifico dell’ Ofelia di Amleto, chiediti:
- Qual è stata la sua infanzia?
- Quando si è accorta di essere innamorata di Amleto?
- Cosa fa nelle sue giornate?
- Quali abitudini e ricordi la definiscono?
Questo esercizio è preziosissimo, perchĂ© trasforma l’ Ofelia di Amleto da un insieme di battute a una persona vera.
Attenzione però: l’immaginazione deve restare coerente con il testo. Non è libertà assoluta, ma un modo per rendere tridimensionale il personaggio.
3. Il “Magico Sé”: vivi al suo posto
Terminiamo con il terzo consiglio di recitazione di oggi e arriviamo a uno dei concetti piĂą potenti della recitazione: il Magico SĂ© di Stanislavskij. Concetto che il maestro russo ha ben espresso nel suo volume “Il lavoro dell’attore su se stesso” di cui ti consiglio la lettura.
Dopo aver studiato il copione e usato l’immaginazione, fai un passo in piĂą: immagina te stessa al posto dell’ Ofelia di Amleto.
Chiediti:
- Come mi sentirei se l’uomo che amo mi respingesse?
- Se mio padre venisse ucciso dall’uomo che amo?
- Se mio fratello fosse lontano e tutti gli uomini importanti della mia vita mi abbandonassero?
Questo esercizio ti aiuta a fare tue le emozioni del personaggio. Non stai più “imitando” Ofelia, la stai vivendo. Ed è lì che nasce l’autenticità .
Impariamo dalle grandi attrici
Tante attrici hanno dato vita a Ofelia. Tra le più celebri, due versioni cinematografiche degli anni ’90 sono perfette per capire quanto diverse possano essere le interpretazioni.
- Helena Bonham Carter (Amleto di Zeffirelli): la sua Ofelia è quasi spettrale, smarrita, intrappolata nei propri incubi. Fragile fino a far paura.
- Kate Winslet (Amleto di Branagh): la sua Ofelia esplode di dolore. Ogni gesto e ogni parola gridano sofferenza, ed è impossibile non empatizzare con lei.
Due approcci diversissimi, ma entrambi efficaci. E questo ci insegna che non esiste un solo modo giusto di interpretare un personaggio. Conta la tua sensibilitĂ , il tuo sentire, quello che vuoi comunicare al pubblico.
Interpretare l’ Ofelia di Amleto significa affrontare un personaggio fragile, puro e tragico.
Ma con ricerca, immaginazione e il “Magico Sé” puoi renderla viva e indimenticabile.
Il resto è nelle tue mani — o meglio, nel tuo cuore di attrice.
