La morte di Ofelia è diventata un’icona, non solo della letteratura, ma anche dell’arte.
Eppure, nella tragedia di Shakespeare, l’Amleto, è un personaggio secondario, con poco più di cinquanta battute.
E allora perché ci resta così impressa? Scorpiamolo insieme!
La storia di Ofelia nell’Amleto
Quando la incontriamo per la prima volta, Ofelia è con suo padre Polonio e suo fratello Laerte, che sta per partire per la Francia. Entrambi la mettono in guardia: Amleto, il principe di Danimarca, la corteggia, ma secondo loro non è davvero innamorato. È solo un gioco, un passatempo che la farà soffrire.
La ragazza, però, è innamorata sul serio. Vorrebbe convincerli che i sentimenti di Amleto sono sinceri. A suo padre dice:
“Mio signore, mi ha dichiarato i suoi sentimenti nella maniera più onesta … E ha rafforzato le parole con i voti più sacri…”
Ma alla fine non può far altro che obbedire: promette al padre di non cedere più alle attenzioni del principe.
In poche battute Shakespeare ci presenta il suo carattere: una fanciulla obbediente, pura, ingenua. In una corte come quella danese, dove dominano intrighi, doppi fini e omicidi, una ragazza così non ha scampo.
Il colpo di grazia arriva quando Amleto, accecato dall’ossessione di vendicare la morte del padre, uccide Polonio per errore. La perdita del padre spezza definitivamente l’animo fragile di Ofelia.
Quando la rivediamo, è ormai segnata dalla follia: canta versi sconnessi, distribuisce fiori carichi di simboli nascosti, parla di amore tradito e di morte.
Poco dopo, esce di scena intonando un ultimo canto. Non la vedremo più. Sarà la regina Gertrude a raccontarci la sua fine: Ofelia è annegata nel fiume, come se la natura stessa avesse accolto il suo dolore.
La morte di Ofelia: Da Shakespeare alla pittura e oltre
Per l’innocente Ofelia pare che Shakespeare si sia ispirato a un fatto reale: nel 1579 una giovane di Stratford-upon-Avon, Katherine Hamlett, morì annegata nel fiume Avon. L’episodio colpì il giovane William, che vent’anni dopo le rese omaggio con questo bel personaggio.
Da allora, la sua immagine ha ispirato pittori, musicisti e attrici.
Il dipinto più famoso è sicuramente “Ofelia” di John Everett Millais (1851). La giovane è raffigurata immersa nell’acqua, con le labbra socchiuse come se stesse ancora cantando. Ogni fiore intorno a lei ha un significato: la rosa dell’amore, la viola del pensiero per il ricordo, il finocchio per l’inganno, la genziana per l’innocenza.

Anche l’attrice francese Sarah Bernhardt, celebre a fine Ottocento, volle lasciare un segno della morte di Ofelia. Non solo la interpretò sul palco, ma la scolpì nel marmo: nella sua scultura The Death of Ophelia, i capelli della ragazza si confondono con le onde dell’acqua, e il suo volto trasmette subito dolore e compassione.
Perché ci parla ancora
Forse perché rappresenta l’innocenza tradita. Forse perché il suo dolore è universale, senza tempo. Ofelia non è un’eroina forte né una ribelle: è una ragazza buona, che si ritrova schiacciata da un mondo troppo crudele.
Eppure, proprio la sua fragilità ci conquista. Eppure è proprio con questa fragilità che è entrata nei nostri cuori.

Certo, troviamo terribilmente ingiusta la sua fine, ma è proprio con la morte di Ofelia che capiamo quanto sia preziosa e delicata l’innocenza. Quanto sia giusto coltivare la parte più buona di noi per creare un mondo migliore.
