Interprete di ben 154 film Ugo Tognazzi è stato uno dei più importanti esponenti del nostro cinema e in particolare della commedia all’italiana, che ha visto il suo periodo d’oro dagli anni 50 agli anni 80. Regista di sei lungometraggi, Tognazzi ha avuto una carriera molto lunga sia nel cinema, sia nella televisione dove ha collaborato spesso con Raimondo Vianello, il quale lo avvicinò per formare un duo che poi sarebbe esploso in rai per alcuni anni.
Chi probabilmente non conosce Ugo Tognazzi in realtà lo avrà certamente visto in una famosa scena del film Amici Miei che è passata alla storia come: “La Supercazzola”. Se non amate particolarmente la commedia all’italiana probabilmente l’attore cremonese non v’intratterrà più di tanto, eppure vi consiglio ugualmente di leggere quest’articolo perché chi è appassionato di teatro e cinema scoprirà in Ugo Tognazzi un interprete straordinariamente importante di quest’arte.
Come tantissimi prima di lui, anche il protagonista di quest’articolo ha iniziato con il teatro, fin da giovanissimo tra l’altro. Pensate che il primo spettacolo nel quale ha recitato è del 1944. In quell’anno aveva solamente 22 anni. Fatta questa panoramica non ci resta che iniziare dal principio e dalla sua infanzia abbastanza travagliata.

Gli inizi
Classe 1922, di Cremona, Ugo Tognazzi manifesta da sempre la sua passione per la recitazione e per il teatro. Contemporaneamente, però, svolge diversi lavori per mantenersi. Lavora inizialmente come ragioniere nel salumificio Negroni e successivamente durante gli anni della guerra, viene chiamato per organizzare spettacoli destinati ai commilitoni. Dopo l’armistizio del 1943 inizia a svolgere il mestiere dell’archivista ma d’improvviso viene chiamato dalla marina della Repubblica sociale per prestare servizio. Quando finalmente riesce a liberarsi da tutti questi ostacoli si trasferisce a Milano e da quel momento comincia finalmente la sua carriera. Come abbiamo poc’anzi detto, anche Ugo Tognazzi esordisce nel teatro mentre il suo esordio cinematografico avviene nel 1950, all’età di ventotto anni. Il regista è Mario Mattoli, importante impresario teatrale, che lo vuole nel film I Cadetti di Guascogna al fianco di Walter Chiari.
Recita per il cinema circa una volta all’anno, tuttavia negli anni Sessanta diventerà molto più prolifico. All’inizio della carriera viene diretto da registi molto popolari come Camillo Mastrocinque, il cineasta che ha diretto i film più celebri di Totò. Il suo volto e la sua verbosità come attore lo fanno un mattatore perfetto per la commedia di quegli anni. Come scrisse il critico Morando Morandini:
“Tognazzi fu la sua quarta specialità, l’unico padano dei quattro grandi comici della sua generazione, tutti nati il 1920 e il 1922, quella dei “Colonnelli” della cinecommedia italiana (Sordi, Manfredi, Gassman), come furono chiamati negli anni 70. Di quel quartetto fu (anzi è: i suoi film restano) il più cangiante, duttile, eclettico”.
Nonostante ciò, Tognazzi, avrà anche spazio in ruoli drammatici. Il più importante è senza dubbio quello di Primo Spaggiari in La tragedia di un uomo ridicolo, film di Bernardo Bertolucci che ottenne un notevole successo e fece vincere a Tognazzi il premio al Festival di Cannes come miglior interpretazione maschile nel 1981.

Ugo Tognazzi e Amici Miei: la perfezione di un ruolo
Innanzitutto, Amici Miei non è un film stand alone ma una vera e propria trilogia diretta in parte da Monicelli. Anche questo dettaglio non è così risaputo, perché ancora oggi, il più celebrato e ricordato resta il primo capitolo. Ugo Tognazzi interpreta Raffaele Mascetti un conte decaduto che si diverte a confondere gli altri con dei discorsi che lui ama definire Supercazzole. La perfezione di un ruolo la si vede ancora oggi, non tanto perché Amici Miei coglie un certo tipo d’italianità irresponsabile, goliardica e rassegnata, ma perché quel modo di fare è diventato vera e propria cultura italiana. Il termine supercazzola, sebbene esistesse, non era minimante celebre. È stato Ugo Tognazzi a dare valore a quest’espressione, a questo neologismo che adesso conosce tutta Italia.
Ugo Tognazzi: un grande attore e una brava persona
Ridurre questo grande interprete alla sola commedia all’italiana sarebbe sbagliato. Ugo Tognazzi, come accennato, ha lavorato anche in film drammatici e difficili. Nel corso della sua carriera è riuscito ad essere credibile anche con personaggi particolari e surreali come nel film grottesco La grande abbuffata, aspra critica alla società consumistica. La sua particolarità di interprete, risiede nel fatto che non si è mai risparmiato e ha accettato ruoli che molti attori non avrebbero mai affrontato. Sono tanti i critici che si sono espressi su questa personalità. E proprio in proposito, vorrei riportare la parole di Cristina Battocletti sul Sole 24 Ore:
“i registi sfruttarono la sua china provocatoria, affidandogli anche parti imbarazzanti – come quella del protagonista ne Il petomane (1983) di Pasquale Festa Campanile –, quando non sporcaccione, o macchiettistiche spinte. È il caso della trilogia de Il vizietto, parodia del mondo omosessuale, che oggi sarebbe giustamente osteggiata e marchiata come intollerabile”
Ugo Tognazzi morì a 68 anni a causa di un’emorragia cerebrale nel 1990. Nel 2020, a trent’anni dalla sua morte, la testata Io Donna gli ha dedicato un numero chiedendo a tantissime personalità un ricordo, un pensiero sul celebre attore. Tra i tantissimi che hanno partecipato vi lasciamo con la dichiarazione di Pupi Avati che disse:
“Ugo era molto generoso: venne a fare il film gratis, anche se io ero reduce da clamorosi insuccessi. Gli ero così riconoscente, che ad ogni ciak dicevo “grazie” anziché stop. Lui mi chiedeva: “ne facciamo un’altra?” E io: “grazie, grazie…”
