In Italia la grande maggioranza delle persone, almeno che non siano “tra gli addetti ai lavori”, non conosce molti autori teatrali contemporanei, sia stranieri che italiani.
E attenzione, non si tratta di drammaturghi contemporanei emergenti che devono ancora farsi le ossa, ma di autori che scrivono (o in alcuni casi hanno scritto perché sono venuti a mancare pochi anni fa) commedie e drammi che riempiono i teatri di tutto il mondo.
Purtroppo l’editoria italiana non viene in aiuto, perché in tantissimi casi è difficile trovare libri e raccolte di testi teatrali contemporanei.
Probabilmente perché si parte dal presupposto che questo tipo di libri non avranno vendite… ma è anche vero che se nessuno stampa queste storie, sarà molto difficile che il pubblico italiano le conosca.
E allora io, nel mio piccolo, vorrei dare un contributo ad alcuni di questi importanti autori contemporanei, che vale davvero la pena conoscere.
E lo farò, parlandoti di tre grandi drammaturghi che, per motivi differenti, hanno catturato la mia attenzione.
1. Edoardo Erba
Il primo autore contemporaneo di cui voglio parlare è Edoardo Erba. Classe 1954, è nato a Pavia ed è considerato uno degli autori più brillanti della sua generazione. Diplomato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, attualmente vive a Roma.
Oltre che drammaturgo, Erba è anche regista e sceneggiatore e nel corso della sua carriera ha scritto molti testi teatrali tradotti e messi in scena in tutto il mondo.

Maratona di New York
Tra i vari gioielli della drammaturgia italiana che ha scritto, a me è piacuto particolarmente Senza Hitler che si immagina un presente in cui Adolf Hitler non diventerà mai il dittatore che tutti conosciamo. Ho avuto la fortuna di vederne la messinscena e vi assicuro che un presente senza Hilter non sarebbe migliore, come nemmeno Hitler sarebbe stato una persona migliore se non fosse diventato dittatore…
Ad ogni modo, tra i suoi testi teatrali più conosciuti e amati e da cui puoi iniziare per conoscere Edoardo Erba, c’è senza dubbio Maratona di New York in cui Steve e Mario, due amici trentenni, si allenano per la celebre maratona del titolo.
La particolarità di questo testo sta nel fatto che gli spettatori assisteranno all’allenamento dei due protagonisti, che consiste nel correre per praticamente un’ora. I due non potrebbero essere più diversi. E già lo si capisce dal loro abbigliamento. Uno è decisamente più allenato e si direbbe essere un maratoneta professionista, l’altro invece è un maratoneta più raffazzonato e impreparato.
Ma l’abbigliamento non è l’unica differenza tra i due. Anche il loro modo di parlare, di pensare e di porsi alla vita è completamente diverso. E mentre la loro conversazione si fa sempre più spinosa, l’allenamento si fa sempre più pesante e alla fine il pubblico avrà il fiatone assieme a Steve e Mario.
Maratona di New York è un’affascinante metafora sulla vita, sul nostro affanarci per raggiungere scopi e obiettivi… È uno di quei testi teatrali che ti lasciano dentro un sacco di riflessioni e a cui ti ritrovi a pensare giorni dopo averlo letto o visto.
2. Sarah Kane
Sarah Kane ha avuto una carriera da drammaturga brevissima, di appena cinque anni, interrotta bruscamente dal suo suicidio avvenuto a Londra il 20 febbraio 1999.
E nonostante questo, i suoi testi teatrali non sono passati inosservati e colpiscono gli spettatori per la violenza esplicita delle vicende rappresentate.
Sarah Kane, infatti, non ha mai avuto remore a rappresentare sulla scena la violenza di cui gli esseri umani sono capaci. A chi criticava questo aspetto molto controverso delle sue opere, rispondeva:
“La lettura che ho fatto nei miei anni formativi è stata l’incredibile violenza della Bibbia. Era pieno di stupri, mutilazioni, guerre e pestilenze”
E in effetti Sarah Kane, nata il 3 febbraio 1971 a Essex, è stata cresciuta in una famiglia evangelista, che ha sempre dato enorme peso alla lettura della Bibbia.

Crave e Piscosi 4.48
Vale la pena soffermarsi un attimo sugli ultimi due testi teatrali di Sarah Kane, che rappresentano una svolta della sua breve e intensa carriera.
Sia in Crave che in Psicosi 4.48 la violenza non è più esplicita e visibile in scena. C’è, ma la si percepisce dalle parole dei monologhi e dei dialoghi dei protagonisti.
Con questi due testi, forse in modo più chiaro ed esplicito, l’autrice comunica il suo disagio interiore. Un disagio enorme, che si traduce in una forte depressione che la porterà al suicidio.
In Crave quattro voci si intrecciano tra loro, nel donare al lettore e allo spettatore una visione pessimista della vita. I quattro personaggi parlano di amore, abuso, desiderio e morte portando avanti quattro narrazioni differenti.
Il testo è volutamente indeterminato e risulta quasi un flusso di pensieri di quattro differenti persone a cui l’autrice neanche da un nome e che identifichiamo solo attraverso quattro lettere: A, C, M e B.
Solo andando avanti con la lettura poi capiremo che quelle lettere sono in realtà le iniziali di quattro differenti parole: A sta per aggressor, e quindi Agressore, C per Child, e perciò Bambino, M indica Mother e perciò Madre e infine B sta per Boy, cioè Ragazzo.
E capiremo anche che le loro narrazioni sono unite in una storia tragica in cui nessuno dei quattro riesce ad andare avanti.
In Psicosi 4.48 l’indeterminatezza già vista in Crave si fa ancora più esplicita. Non ci sono indicazioni di scena, ambientazione. Il testo non ha una struttura narrativa e nemmeno viene indicato chi pronuncia le battute.
Il testo appare piuttosto come un enorme flusso di pensieri di una persona depressa e affetta da psicosi. Una persona che soffre e che vede il suicidio come unica soluzione possibile al suo dolore.
Per questo motivo è visto come un testamento dell’autrice, che infatti si suiciderà pochi giorni dopo aver consegnato il manoscritto al suo editore.
E alla luce di questo, risulta emblematico il titolo stesso: Psicosi 4.48, fa infatti riferimento ad una statistica che afferma che il maggior numero di suicidi avviene proprio alle 4.48 del mattino.
Se vui approfondire la conoscenza di questa autrice, allora ti consiglio di prendere la raccolta Tutto il Teatro, in cui troverai i testi di Sarah Kane tradotti in italiano.
3. Harold Pinter
Tra gi autori teatrali contemporanei di cui vorrei parlare c’è l’inglese Harold Pinter … che certamente non è un nome nuovo per molti amanti del teatro, ma che forse tanti italiani ancora non conoscono a fondo.
Harold Pinter è nato a Londra nel 1930 e ha avuto una carriera lunghissima. Oltre che per il teatro, ha scritto anche per la tv, la radio e il cinema.
Inizia la sua carriera di autore nel secondo dopoguerra. I suoi testi particolari, in cui non si ravvede una trama lineare sono stati associati al Teatro dell’Assurdo. E infatti l’influenza dell’amico Samuel Beckett sui suoi primi testi è davvero notevole.
Nel corso della sua carriera, Pinter sperimenta anche la regia a partire dai primi anni settanta del novecento, lavorando come regista associato presso la Royal National Theatre.
Ma è nella scrittura che Pinter riesce ad esprimersi al meglio. Come autore teatrale e cinematografico Harold Pinter ha sempre sentito l’esigenza di mostrare al suo pubblico le ingiustizie sociali.
Molte delle sue opere, infatti sono delle vere e proprie denunce sociali e politiche come ad esempio Il guardiano o ancora Il linguaggio della montagna.

Il bicchiere della staffa
Rientra in questa categoria di opere denuncia, anche l’atto unico Il bicchiere della staffa che è annoverato tra i cosiddetti drammi politici di Pinter.
L’autore inglese ha definito questo suo testo una
“descrizione degli abusi sui diritti umani perpetrati dai governi totalitari”
E in effetti Pinter scrisse questo atto unico dopo la lettura del libro Prisoner without a name, cell without a number di Jacobo Timerman in cui vengono descritte le torture subite dalla popolazione in Argentina durante la dittatura militare avvenuta tra il 1976 e il 1983.
L’atto unico si suddivide in quattro differenti momenti: Mattina, Pomeriggio, Sera e Notte scanditi dall’interruzone dell’azione e da un improvviso spegnersi delle luci.
Dalle didascalie scritte da Pinter si capisce che ci troviamo in una sorta di prigione, ma non ci sono indicazioni chiare circa la nazione in cui la vicenda si svolge.
Protagonista è Nicolas, un carceriere che ha in custodia una famiglia composta da padre, madre e figlio, un ragazzino di circa dieci anni.
Dalle battute pronunciate dai personaggi, si capisce che la famiglia deve aver commesso un reato di opinione, considerato molto grave dall’autorità. Quest’ultima è rappresentata in scena da Nicolas, un uomo sadico e prepotente, emblema del potere dittatoriale che schiaccia le persone comuni.
Sebbene non ci siano esplicite scene di violenza, dall’atteggiamento e dalle parole dei personaggi quest’ultima è palpabile.
Il bicchiere della staffa trasmette così allo spettatore un profondo senso di angoscia, che assiste inerme ad una vera e propria tortura ai danni di una famiglia, in cui tutti possiamo identificarci.
Se vui approfondire la tua conoscenza di uno degli autori teatrali contemporanei più importanti, allora ti consiglio di leggerti la raccolta Teatro vol 1-2.
Questi sono tre autori teatrali contemporanei che, a mio modesto avviso dovrebbero essere molto più conoscuti e rappresentati in Italia perché hanno tanto da dirci e raccontarci.
Esistono anche altri autori teatrali contemporanei che arricchiscono il teatro di oggi. Per questo motivo ti consiglio di leggerti anche questo mio altro articolo: “5 autori teatrali contemporanei da conoscere assolutamente” .
La drammaturgia contemporanea è infatti bella e coinvolgente come quella del passato e vale la pena conoscerla… parola di Teatro per Tutti!
