Oggi per la nostra rubrica “Monologo del Mese” voglio proporti un monologo toccante, che proviene dal bellissimo film denuncia I cento passi, di Marco Tullio Giordana. La pellicola racconta la vita di Peppino Impastato e della sua Radio Aut, da cui denunicava i soprusi e gli esponenti della mafia.
Ad interpretare il discorso pronunciato dal giornalista e scrittore Salvo Vitale all’indomani dell’uccisione di Peppino Impastato è il nostro amico e attore Lorenzo Luparini. Puoi vedere la sua interpretazione nel Canale Youtube di Teatro per Tutti.
Perché il monologo dal film I cento passi?
La scelta è caduta su questo monologo, perché non si parla mai abbastanza del sistema di potere ricattatorio e criminale che è la mafia. Perchè la mafia vive e si alimenta grazie al silenzio complice di tutti coloro che non parlano perchè spaventati o perché conviene non farlo.
E perciò questo è un piccolo contributo che noi di Teatro per Tutti vogliamo portare avanti per ringraziare tutte quelle persone che non ci stanno, che alzano la testa e che denunciano e combattono le ingiustizie.
Chi è Salvo Vitale?
Come accennato poco più su, a pronunciare realmente questo monologo è stato Salvo Vitale, giornalista e scrittore amico di Peppino Impastato, giornalista a sua volta e attivista che lottava contro la mafia siciliana. Fece questo discorso il giorno dopo dell’uccisione di Peppino Impastato, dai microfoni di Radio Aut, dalla quale Impastato insieme anche a Vitale portava avanti la sua guerra contro la mafia.
La trama del film I cento passi
Il film I cento passi di Marco Tullio Giordana segue le vicende del giovane giornalista e attivista antimafia Giuseppe Impastato, da tutti chiamato Peppino. Il ragazzo vive a Cinisi negli anni 70 e fin da subito tenta di sottrarsi al legame che purtroppo la sua famiglia ha con l’ambiente di Cosa Nostra.
Questo sarà motivo di scontro tra Peppino e suo padre, che un po’ per inerzia e un po’ per proteggere la sua famiglia, non ha il coraggio di rompere con la mafia.
Impastato, interpretato da un giovane Luigi Lo Cascio, fin da bambino è mosso da un indomabile spirito civico e così già adolescente e poi ancor di più da adulto prende attivamente parte alla lotta politica contro la mafia.

Importante e rivelatore sarà il suo rapporto con il pittore comunista Stefano Venuti, che sarà il suo “padre etico”. Tra gli anni 60 e 70 Peppino Impastato scrive articoli di giornale contro la mafia che gli valgono il malcontento e l’odio di gran parte della criminalità organizzata. Poi nel 1977 fonda la celebre Radio Aut, dai cui microfoni insieme all’amico fraterno Salvo Vitale attacca e prende in giro la mafia. In particolare, Impastato attacca il capomafia del suo paese, Gaetano Badalementi che chiama ironicamente “Don Tano” e di cui denuncia i numerosi atti criminali.
Nello stesso periodo, Impastato decide di portare la sua lotta alla mafia in politica, perciò si candida alle elezioni comunali con il partito Democrazia Proletaria. Durante un comizio, Peppino impastato pronuncia una frase che suonerà come triste presagio della sua fine:
Noi comunisti perdiamo perché ci piace perdere.
Il govane Peppino Impastato, infatti, verrà ucciso poco tempo dopo, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. Il suo corpo esanime verrà trovato adagiato sui binari della ferrovia, per far credere agli agenti che si fosse suicidato.
Purtroppo l’assassino di Peppino Impastato per molti anni passò inosservato, perché nelle stesse ore venne ritrovato il corpo del politico Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Il film I cento passi di Tullio Giordana, così come la bella canzone del gruppo Modena City Ramblers “I cento passi” hanno il grande merito di diffondere e far conoscere la storia di un giovane eroe, che non deve essere dimenticato.

Il monologo dal film I cento passi
Come detto, questo monologo è stato pronunciato veramente da Salvo Vitale all’indomani del ritrovamento del corpo di Peppino Impastato, ai microfoni di Radio Aut.
Espresse ciò che amici, parenti e attivisti antimafia come lui pensavano del caso di Impastato. Espresse la rabbia e il dolore che suscitò la morte di Impastato, ma anche e soprattutto l’indignazione nei confronti delle istituzioni, delle persone e dei media per l’indifferenza nei confornti di Peppino Impastato, considerato solo un giovane agitatore e violento.
Peppino Impastato era molto più di questo. Era una persona con un profondo senso di giustizia, che voleva solo migliorare le cose e rendere migliore la vita di tutti.
Il testo del monologo
Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
E tu, come lo faresti?
Se anche tu vuoi interpretare questo bel monologo, allora non fare il timido e sfida il nostro amico Lorenzo.
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Se pensi possa tornarti utile, ti informo che su questo sito è presente anche il nostro Manuale di Dizione, che puoi usare per migliorare eventualmente il tuo difetto di pronuncia o il tuo forte accento regionale.
Inoltre, puoi consultare gli articoli della nostra rubrica di recitazione , dove troverai un sacco di consigli utili.
Certamente i nostri articoli non possono sostituirsi ad una buona scuola di recitazione, ma possono comunque essere un valido aiuto a chi sta muovendo i suoi primi passi nell’entusiasmante mondo della recitazione!
E infine non preoccuparti se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare per interpretare “Il Dottore”. A noi va benissimo lo stesso.
Vogliamo solo vedere come reciteresti tu questo monologo.
