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Monologo L’uomo dal fiore in bocca

Ben ritrovati col Monologo del Mese. Ci lasciamo alle spalle lo struggente monologo della giovane Hazel di Colpa delle stelle, per conoscere più da vicino un classico del teatro: L’uomo dal fiore in bocca, di Pirandello. Ad interpretare un monologo di questo bel atto unico è il mio maestro di recitazione, Marco Conte. Puoi vedere la sua interpretazione nel canale Youtube di Teatro per Tutti!

Perché L’uomo dal fiore in bocca?

Ho deciso di inserire questo monologo nella raccolta che più amate, perché L’uomo dal fiore in bocca è, a mio avviso, una delle più belle e commuoventi opere teatrali di quel gran geniaccio di Luigi Pirandello.

È un atto unico in cui apparentemente non succede niente, eppure ti lascia dentro un sacco di cose, di emozioni. E ti fa capire il valore della vita.

Chi è L’uomo dal fiore in bocca?

L’uomo dal fiore in bocca non si sa bene chi sia. Pirandello non gli dà un nome, una identità. È un signore a cui è stato diagnosticato un male incurabile e i medici gli hanno dato pochi mesi di vita.

È proprio per questo motivo che acquisisce una nuova consapevolezza su ciò che lo circonda e sulla vita in generale. Ed è attraverso il suo sguardo che anche noi ci rendiamo conto del valore della vita, di quanto sia importante vivere la nostra esistenza con intensità, per non perderci niente.

L'uomo dal fiore in bocca
Luigi Pirandello, l’autore dell’atto unico “L’uomo dal fiore in bocca”, tratto dalla novella “la morte addosso” del 1923

La trama

La trama dell’atto unico è semplice e scarna, ma a renderlo prezioso sono le parole e le riflessioni del suo protagonista.

Siamo in un café della stazione di un paesello di provincia non ben identificato. È sera e nel locale ci sono due uomini: un avventore, che per un minuto ha perso il treno e che si trova costretto a passar la notte alla stazione, e un uomo, il protagonista della pièce: l’uomo dal fiore in bocca.

La distanza tra i due non potrebbe essere più incolmabile: l’avventore è un uomo ordinario, costretto dalla routine della sua esistenza a vivere la vita senza neanche rendersene conto. L’uomo dal fiore in bocca invece è un uomo che osserva tutto quanto con attenzione, è riflessivo e divorato dalla voglia di vivere tutto con intensità.

I due iniziano a conversare tra loro. L’uomo dal fiore in bocca appare affabile e alla mano, ma ben presto l’avventore si renderà conto che c’è qualcosa di strano in lui. Quel suo osservare con attenzione quasi maniacale i dettagli di ogni cosa, di ogni persona o gesto che gli si para davanti, rendono L’uomo dal fiore in bocca qualcuno di inusuale.

Quel signore distinto e tanto affabile si porta sulle spalle un fardello enorme, che nel corso di quest’intenso atto unico racconterà all’avventore. È malato e sta per morire. E quindi vuole vivere il tempo che gli rimane godendosi tutto quanto, affamato com’è di quella vita che gli sta sfuggendo via.

Gli parlerà della moglie, non appena la scorge da dietro l’angolo di un edificio lì vicino. Gli dirà che lo segue in ogni dove, lo controlla quasi fosse un bambino da non lasciare mai solo. Gli racconterà di quanto sua moglie lo voglia accudire, quando lui invece vuole solo vivere intensamente il tempo che gli resta, consapevole com’è che non potrà più veder, sentire, odorare niente da lì a pochi mesi.

L’uomo dal fiore in bocca, quindi, da signore affabile e alla mano, poco a poco diventerà un uomo disperato. E questa disperazione lo farà diventare aggressivo. Aggressivo contro i vivi, contro chi ha tutta la sua vita davanti e nemmeno se ne accorge. Contro la moglie, che lo vorrebbe sempre a casa al sicuro, che vorrebbe morire con lui. Contro l’avventore che non capisce quanto sia fortunato ad avere la possibilità di vivere la sua vita, di tornare da sua moglie e dalle sue figlie.

L’uomo dal fiore in bocca è un uomo disperatamente attaccato alla vita e ci lascia un grande insegnamento: non dare mai per scontata la nostra esistenza.

l'uomo dal fiore in bocca

Il monologo

Il monologo che ho riportato è quello in cui l’uomo dal fiore in bocca svela all’avventore di avere un tumore, l’Epitelioma. È il momento in cui sia l’avventore che il pubblico capisce il motivo della sua ossessione per i dettagli, per la vita.

È un monologo intenso e drammatico, da cui scaturisce il significato stesso dell’atto unico.

Il testo del monologo

Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che
qualcuno inopinatamente ci scopre addosso… Lei passa per via; un altro passante,
all’improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: – «Scusi, permette?
lei, egregio signore, ci ha la morte addosso». E con quelle due dita protese, la piglia
e butta via… Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti
schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l’hanno addosso; nessuno
la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l’altro.

Ora io, (si alzerà) caro signore, ecco… venga qua… (lo farà alzare e lo condurrà
sotto il lampione acceso)
qua sotto questo lampione… venga… le faccio vedere una
cosa… Guardi, qua, sotto questo baffo… qua, vede che bel tubero violaceo? Sa
come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo… più dolce d’una caramella: –
Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte,
capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: – «Tientelo,
caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!». (Pausa.) Ora mi dica lei, se con questo fiore in
bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e quieto, come quella disgraziata
vorrebbe. (Pausa.) Le grido: – Ah sì, e vuoi che ti baci? – «Sì, baciami!» – Ma sa che
ha fatto? Con uno spillo, l’altra settimana, s’è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi
m’ha preso la testa e mi voleva baciare… baciare in bocca… Perché dice che vuol
morire con me.

(Pausa.) È pazza… (Poi con ira) A casa io non ci sto. Ho bisogno di
starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di
negozio. Perché, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro… lei lo capisce,
posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco… cavare
la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno…
(Riderà.) No no, non tema, caro signore: io scherzo! (Pausa.) Me ne vado. (Pausa.)
Ammazzerei me, se mai…

E tu, come lo faresti?

Se anche tu vuoi interpretare questo bel monologo allora prova a “sfidare” Marco!

Chiedi di entrare a fare parte del gruppo facebook “Monologo del Mese” o visita la pagina “Monologhi ” del sito di Teatro per Tutti!

Se credi possa tornarti utile, sul sito puoi trovare anche il nostro Manuale di Dizione,  che può aiutarti a mitigare il tuo accento regionale.

Infine, se hai bisogno di qualche consiglio o dritta, puoi consultare la rubrica di recitazione , che trovi nel sito di Teatro per Tutti.

I nostri articoli non possono e non vogliono sostituirsi ad una buona scuola di recitazione, ma possono comunque essere d’aiuto a chi sta muovendo i primi passi nel mondo della recitazione!

Non preoccuparti se credi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare per il monologo de L’uomo dal fiore in bocca. A noi va benissimo lo stesso.

L’obiettivo di questa rubrica è vedere come questo stesso monologo possa avere sfaccettature interpretative differenti!

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