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Il monologo di Fulgenzio, da Vita di Galileo di Brecht

Ben ritrovati con il consueto appuntamento del Monologo del Mese. Dopo aver conosciuto la pensionata Angela del film Figli di Mattia Torre, oggi faremo la conoscenza del monacello Fulgenzio, uno dei personaggi della piece Vita di Galileo di Brecht!

Ad interpretare per noi il monologo di questo personaggio è l’amico e attore Cristian Grechi. Puoi vedere la sua interpretazione nel canale Youtube di Teatro per Tutti!

Perché Fulgenzio di Vita di Galileo di Brecht?

L’opera teatrale Vita di Galileo di Brecht è un’enorme metafora sul potere intrinseco degli scienziati che in tempi di crisi, possono riuscire a risvegliare le coscienze quando il potere vuole schiacciare i diritti delle persone.

Galileo Galilei in tutta la commedia rappresenta proprio la forza intellettuale che si scontra con il volere dispotico che non vuole cambiar niente e mantenere il proprio status quo anche se è a danno della maggior parte della popolazione.

In questo contesto, la posizione del monacello Fulgenzio è particolare. Nonostante riconosca giusto il punto di vista di Galileo Galilei, che vuole rendere pubblico il fatto che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra, ma la Terra a muoversi intorno al Sole, si chiede quale impatto possa avere sulla gente comune una rivelazione di questa portata. Una rivelazione che cambierebbe l’assunto stesso su cui si regge la credenza in Dio e i precetti della religione cristiana.

Dal canto suo, una rivelazione del genere che scardina tutto ciò in cui la povera gente crede, potrebbe essere devastante. E quindi è meglio che non venga diffusa.

Ma Galileo, che rappresenta la forza della ragione e della scienza, spiega al monacello che nascondere la verità alle persone non farebbe loro bene. Non farebbe altro che rafforzare lo status quo delle cose, cioè lo strapotere della Chiesa. E toglierebbe il diritto alle persone di essere consapevoli della loro situazione e quindi il diritto di ribellarsi, se lo ritengono opportuno.

Il monologo che Cristian ha interpretato fa parte di uno dei dialoghi più belli e illuminanti di Vita di Galileo di Brecht, dove politica e filosofia si intrecciano lasciando allo spettatore molto su cui riflettere.

L’ho inserito nella rubrica più amata di Teatro per Tutti, perché spero che possa invogliare a leggere Vita di Galileo di Brecht chi ancora non conosce quest’opera teatrale.

vita di galileo brecht
Ritratto di Galileo Galilei

Chi è Fulgenzio?

Fulgenzio è un giovane monacello che proviene da una famiglia di umili origini. I suoi genitori hanno lavorato tanto e incessantemente per dargli la possibilità di studiare e di diventare un matematico.

Il frate è una persona intelligente e sensibile che ben conosce le fatiche quotidiane delle persone comuni e povere, verso le quali prova una sincera empatia.

Fulgenzio è anche una persona aperta al confronto. Quando Galileo gli fa notare che proteggere le personecomuni da una verità sconvolgente ma illuminante è sbagliato, riconosce il suo errore. Affascinato dalla mente acuta dello scienziato toscano, è uno dei suoi allievi più fedeli.

La trama di Vita di Galileo

L’opera teatrale Vita di Galileo di Brecht racconta la vita del celebre scienziato Galileo Galilei, concentrandosi sul conflitto tra scienza e autorità religiosa nel Seicento.

La storia inizia nel 1609 a Padova, dove il professore di Matematica Galileo sta perfezionando il telescopio e osservando il cielo. Scopre che la Luna non è una sfera perfetta, come insegnava Aristotele, e nota che Giove ha dei satelliti. Queste scoperte confermano la teoria copernicana, secondo cui la Terra non è il centro dell’universo, ma ruota intorno al Sole. Tuttavia, la Chiesa cattolica sostiene il modello geocentrico di Tolomeo, considerandolo coerente con la Bibbia.

Galileo si trasferisce a Firenze alla corte dei Medici, sperando di ottenere protezione e fondi per le sue ricerche. Tuttavia, la sua teoria è accolta con ostilità dai teologi e dagli scienziati tradizionalisti. Nel 1616, la Chiesa vieta ufficialmente la teoria copernicana. Galileo, per prudenza, smette di parlarne apertamente, ma continua a studiare.

Dopo l’elezione di un nuovo papa, Urbano VIII, Galileo spera in un clima più favorevole e nel 1632 pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, in cui difende il sistema copernicano. L’opera irrita il papa e l’Inquisizione convoca Galileo a Roma per un processo. Nel 1633, sotto la minaccia di tortura, Galileo spaventato abiura, rinnegando pubblicamente le sue idee.

Dopo la condanna, viene confinato nella sua villa vicino Firenze. Sembrerebbe ormai sconfitto, ma segretamente continua a scrivere. Nel 1637, termina la sua opera più importante, i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, che sarà fatta uscire clandestinamente e pubblicata in Olanda. Con questo libro, Galileo getta le basi della fisica moderna.

L’opera di Brecht è importantissima. Non è solo la storia di Galileo, ma l’occasione per riflettere sul rapporto tra scienza, potere e responsabilità morale.

Brecht rappresenta Galileo come un genio, ma anche come un uomo pieno di debolezze. Da una mente tanto brillante, decisa com’è a rivelare la verità ci si aspetterebbe maggior coraggio nel difendere le proprie idee. E invece Galileo abiura per paura, rinunciando al ruolo di guida per gli altri scienziati.

Alla fine, Vita di Galileo di Brecht ci pone di fronte ad un grande quesito: la scienza deve servire solo la conoscenza o ha una responsabilità morale verso l’umanità?

È bene notare che Brecht scrisse Vita di Galileo in un periodo segnato dalla bomba atomica e dalla responsabilità degli scienziati nel progresso tecnologico. E questa caratteristica, rende il dramma un’opera attuale, ancora oggi.

vita di galileo brecht
La rappresentazione cosmologica copernicana, la teoria al centro dell’opera “Vita di Galileo” di Brecht.

Il monologo di Fulgenzio

Come ti ho già accennato, il monologo di Fulgenzio si inserisce in un dialogo importante, che rappresenta in qualche misura il tema portante dell’intera opera teatrale.

Fulgenzio è un allievo di Galileo Galilei e, essendo un matematico, ha capito la grande verità rivelatrice che si portano dietro gli studi e le osservazioni del maestro che confermano la teoria copernicana.

Si reca allora da lui per comunicargli la volontà di abbandonare l’astronomia. Galileo crede che Fulgenzio prende questa decisione perché teme la tortura e il rogo. Ma non è solo questo. Fulgenzio vuole abbandonare gli studi di astronomia perché consapevole che tali rivelazioni sconvolgerebbero la povera gente.

Pensa ai propri genitori, umili contadini la cui vita faticosa rientra nel disegno del volere divino. Se venissero alla conoscenza di una verità del genere, tutto ciò in cui credono crollerebbe inesorabilmente. Immagina lo sgomento che i suo genitori e perone come loro proverebbero e conclude che sarebbe meglio per loro non sapere niente.

Il testo del monologo di Fulgenzio

Capisco la vostra amarezza. Alludete a certi poteri straordinari di cui dispone la Chiesa. Ma non si tratta solo di questo. Permettete che vi parli di me? Sono cresciuto in campagna, figlio di genitori contadini: gente semplice, che sa tutto della coltivazione dell’ulivo, ma del resto ben poco istruita. Quando osservo le fasi di Venere, ho sempre loro dinanzi agli occhi. Li vedo seduti, insieme a mia sorella, sulla pietra del focolare, mentre consumano il loro magro pasto. Sopra le loro teste stanno le travi del soffitto, annerite dal fumo dei secoli, e le loro mani spossate dal lavoro reggono un coltelluccio. Certo, non vivono bene; ma nella loro miseria esiste una sorta di ordine riposto, una serie di scadenze: il pavimento della casa da lavare, le stagioni che variano nell’uliveto, le decime da pagare… Le sventure piovono loro addosso con regolarità, quasi seguendo un ciclo. La schiena di mio padre non s’è incurvata tutta in una volta, ma un poco più ogni primavera, lavorando nell’uliveto: allo stesso modo che i parti, succedendosi a intervalli sempre uguali, sempre più facevano di mia madre una creatura senza sesso.

Da dove traggono la forza necessaria per la loro faticosa esistenza? per salire i sentieri pietrosi con le gerle colme sul dorso, per far figli, per mangiare perfino? Dal senso di continuità, di necessità, che infonde in loro lo spettacolo degli alberi che rinverdiscono ogni anno, la vista del campicello e della chiesetta, la spiegazione del Vangelo che ascoltano la domenica. Si son sentiti dire e ripetere che l’occhio di Dio è su di loro, indagatore e quasi ansioso; che intorno a loro è stato costruito il grande teatro del mondo perché vi facciano buona prova, recitando ciascuno la grande o piccola parte che gli è assegnata…

Come la prenderebbero ora, se andassi a dirgli che vivono su un frammento di roccia che rotola ininterrottamente attraverso lo spazio vuoto e gira intorno a un astro, uno fra tanti, e neppure molto importante? Che scopo avrebbe tutta la loro pazienza, la loro sopportazione di tanta infelicità? Quella Sacra Scrittura, che tutto spiega e di tutto mostra la necessità: il sudore, la pazienza, la fame, l’oppressione, a che potrebbe ancora servire se scoprissero che è piena di errori? No: vedo i loro sguardi velarsi di sgomento, e il coltelluccio cadere sulla pietra del focolare; vedo come si sentono traditi, ingannati. Dunque, dicono, non c’è nessun occhio sopra di noi? Siamo noi che dobbiamo provvedere a noi stessi, ignoranti, vecchi, logori come siamo? Non ci è stata assegnata altra parte che di vivere così, da miserabili abitanti di un minuscolo astro, privo di ogni autonomia e niente affatto al centro di tutte le cose? Dunque, la nostra miseria non ha alcun senso, la fame non è una prova di forza, è semplicemente non aver mangiato! E la fatica è piegare la schiena e trascinare pesi, non un merito!

Così direbbero; ed ecco perché nel decreto del Sant’Uffizio ho scorto una nobile misericordia materna, una grande bontà d’animo.

E tu, come lo faresti?

Se hai voglia di interpretare anche tu il monologo di Fulgenzio da Vita di Galileo di Brecht, allora sei nel posto giusto, bando alla timidezza e buttati!

Se vuoi, puoi far parte del gruppo facebook “Monologo del Mese” e partecipare anche tu a questa iniziativa. Oppure puoi andare nella sezione “Monologhi ” del nostro sito per scoprire gli altri monologhi che abbiamo intrapreso fino ad oggi!

 Nel caso tu ne avessi bisogno, abbiamo anche pubblicato un Manuale di Dizione, che potrà tornarti utile per esercitarti un po’.

Se vuoi, puoi anche leggere gli articoli del nostro tutorial di recitazione, che possono esserti utili per chiarire alcuni concetti base. Non pretendiamo con il nostro Tutorial di sostituirci ad una buona scuola di recitazione, ma siamo sicure che potrai trovare alcuni ottimi consigli!

E infine, vogliamo lasciarti un’ultima raccomandazione: non ti preoccupare se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare questo personaggio a noi va benissimo.

Vogliamo solo vedere come lo interpreteresti tu, consapevoli del fatto che diverse interpretazioni possono donare mille sfumature ad un unico personaggio!

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