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Iago, l’ “amico” che ti rovina

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C’è una cosa che tutti temiamo, anche se non sempre lo ammettiamo: fidarci della persona sbagliata. Di quella che ti dice che ti stima, che ti dà consigli, che sembra dalla tua parte… ma sotto sotto vuole solo vederti fallire.

Iago di Otello, è proprio questo. Il falso amico. L’antagonista per eccellenza.
Odia profondamente il protagonista, ma non lo affronta mai apertamente.
Lo distrugge da dentro, in silenzio.
Lo fa ammalare di dubbi e gelosia.

E lo fa con metodo, pazienza e lucidità. Iago non è un pazzo sadico. È peggio: è lucido.
E per questo è diventato uno dei cattivi più inquietanti del teatro di tutti i tempi.

Ma prima di capire quali insegnamenti di scrittura e recitazione può fornirci questo splendido antagonista, vediamo di capire la sua psicologia guardando alla trama di Otello e quindi all’arco narrativo di questo interessante antagonista.

La trama di Otello: l’invidia in scena

L’ Otello di Shakespeare è ambientato tra Venezia e Cipro, in piena epoca rinascimentale. Otello è il cosiddetto Moro di Venezia, un generale valoroso e rispettato, che ha appena sposato di nascosto Desdemona, figlia di un importante senatore veneziano.

Iago, suo sottoposto, lo odia con tutto se stesso. Ma perché? Dunque non c’è un motivo apparente… o meglio il nostro cattivo, per giustificare a se stesso e al pubblico tutto il suo rancore, tira fuori una serie di motivazioni che sembrano più dei pretesti, che delle ragioni vere e proprie.

In apparenza quindi odia Otello perché ha scelto come luogotenente un altro ufficiale, Cassio, al posto suo. Poi ci dice che c’è anche un’altra motivazione: in giro si dice che Otello e sua moglie Emilia abbiano avuto una storia. Non ci sono prove a riguardo, lui per primo non ha indagato ma comunque questo gli basta per odiare Otello.

Iago, Iago di Otello
Il personaggio di Iago, interpretato magistralmente da Kennet Branagh

Ma la verità è un’altra. È più profonda (e più disturbante): è semplicemente invidioso di Otello. Proprio non sopporta che lui, uno straniero, abbia ottenuto rispetto, amore e potere. Cose che Iago vorrebbe per sé e che pensa di meritare molto più del Moro di Venezia.

E così architetta la sua vendetta. Non usa la violenza, ma il cervello. Capisce che Otello è troppo stimato e distruggere la sua reputazione è difficile, se non impossibile.

E allora fa in modo che Otello distrugga se stesso. Sono state le parole del padre di Desdemona ad accendere la lampadina

“Ha tradito suo padre, può tradire anche te”

Insinua quindi nel Moro di Venezia un’idea che lo farà impazzire: lo convince che Desdemona lo tradisce con Cassio.
Da lì in poi, il piano si muove sottile.
Come un burattinaio, muove le fila della trama. Si finge amico di tutti: di Otello, Cassio, Desdemona, ma in realtà li condurrà a dire e a fare ciò che esattamente vuole lui.

Per tutta la durata della tragedia sussurra, insinua, si tira indietro, finge di ritrattare… e nel frattempo, il povero Otello si ammala di gelosia.
Alla fine, Il Moro di Venezia ucciderà Desdemona.

E quando la verità verrà fuori, ormai sarà troppo tardi.
Non si difenderà nemmeno: sceglierà il silenzio.
Che, detto fra noi, è forse ancora più inquietante.

3 lezioni di scrittura

Ora che abbiamo capito la personalità e la psicologia del nostro antagonista, vediamo quali importanti lezioni di scrittura ci ha lasciato Shakespeare con questo bel cattivo.

Il potere del non detto

Sia nella fantasia che nella realtà a volte il Non detto pesa molto di più di mille parole. Ecco, il cattivo di Otello è costruito proprio su questo concetto.

Non fa nulla di apertamente criminale per praticamente tutta la trama: eppure è chiaramente l’antagonista della vicenda, il malvagio della situazione.

Il suo potere manipolatorio sta nei sottintesi, nei silenzi, nei mezzi sguardi.

La lezione di scrittura da parte di Shakespeare è palese: il conflitto più potente è quello che non esplode subito… ma fermenta.

Il fascino del male lucido

Generalmente, quando si pensa ad un cattivo, si pensa alle azioni cattive che compie. Al fatto che possa essere violento, picchiare, rapire. Ebbene, il nostro antagonista non fa niente di tutto ciò.

Lui non è violento, non urla. Insomma non è un criminale folle. Tutto il contrario.

È freddo, razionale, organizzato. Questo lo rende più temibile. È il male che si nasconde nel quotidiano, in chi sembra normale.

La lezione di scrittura è questa: un cattivo non deve per forza fare cose cattive e sanguinarie. E anzi, un antagonista metodico e razionale può addirittura piacere quasi di più del protagonista e lasciare il segno nel cuore dello spettatore.

Un antagonista ha bisogno di uno scopo chiaro

Perché un antagonista sia credibile, deve essere costruito esattamente come si costruisce il protagonista della nostra storia. Deve avere uno scopo chiaro, per cui inizia ad agire.

L’antagonista di Otello ha un obiettivo chiaro come il sole: Distruggere il Moro di Venezia. Fine.

Non servono 10 sottotrame o motivazioni moralmente complesse. È il movente puro dell’invidia che lo guida, e proprio per questo funziona.

La lezione di scrittura è lampante: trova una motivazione chiara e riconoscibile per far agire il tuo antagonista. L’antagonista cattivo perché sì non piace a nessuno, fidati!

Iago, iago di Otello
Film: Otello. Scena con Laurence Fishburne e Kenneth Branagh (1995)

Come interpretare un cattivo: consigli per attori

Portare in scena questo antagonista non è semplice, per questo motivo da molti attori e maestri di recitrazione è considerato un vero e proprio banco di prova.

Detto questo, provo a darti due dritte che possono tornarti utili per interpretare l’antagonista di Otello o personaggi simili a lui: invidiosi, falsi amici o doppiogiochisti.

Studia il sottotesto

Prima di imparare a memoria il copione, è sempre cosa buona e giusta analizzare per bene le battute, per capire le reali motivazioni, intenzioni e emozioni del nostro personaggio.

Questo è ancora più vero, quando hai a che fare con personaggi come il cattivo di Otello, visto che ogni sua battuta si muove su due livelli. Uno detto, l’altro pensato.

Come raccontato nella trama, Iago distrugge Otello fingendosi suo amico e consigliere. Cosa che fa anche con altri personaggi, come Desdemona e Cassio per esempio.

La difficoltà per un attore è far capire la natura doppiogiochista agli spettatori, senza tuttavia renderla palese agli occhi dei personaggi con cui interagisce.

Fortunatamente, a supporto nostro arriva lo stesso Shakespeare, che ha scritto per l’antagonista della sua tragedia molti monologhi, in cui viene fuori la sua vera natura invidiosa e malvagia. E che è bene mostrare in scena con forza!

La chiave per avere un’interpretazione eccellente è perciò capire cosa vuole veramente il tuo personaggio, mentre parla.

Crea il suo passato

per capire bene un personaggio, assieme alla analisi del testo l’attore deve attivare anche un’altra skill che abbiamo tutti quanti: la fantasia e l’immaginazione.

Perché è così tanto invidioso da arrivare a voler distruggere Otello? A farlo impazzire di gelosia, inducendolo all’omicidio di una persona innocente come Desdemona?

Shakespeare non ci racconta niente del suo passato, ma noi attori possiamo crearlo. Creare il passato del nostro personaggio può darci le motivazioni per cui ha un carattere piuttosto che un altro.

Nel caso dell’antagonista dell’Otello potremmo ipotizzare che ha avuto due genitori molto severi, che non lo hanno mai apprezzato… e ora che è adulto, desideroso com’è di ricevere elogi e ricompense, è invidioso se a riceverle è qualcun altro al posto suo!

La dritta che mi sento di darti è quindi questa: per capire e rendere più umano un personaggio, creagli un passato! Empatizzerai con lui e sarai più autentico in scena!

3 Curiosità sul cattivo più doppiogiochista del teatro

  • Il nome “Iago” significa “seguace di Dio”. peccato che, grazie a Shakesèeare, a nessuno viene in mente un santo quando sente questo nome!
  • Il nostro antagonista ha più battute di Otello. Più di 1000 versi. Di fatto, è lui il motore della tragedia. E forse, a discapito del titolo della tragedia, è proprio lui il protagonista!
  • Contrariamente a quello che generlamente capita, in Otello il cattivo non muore. Rimane vivo alla fine. Un caso raro, se pensiamo alle opere di Shakespeare, dove spesso non solo i cattivi, ma anche i buoni fanno una brutta fine!

Insomma, il nostro antagonista è un cattivo eccezionale, davvero particolare. Sembra quasi una “comparsa”, ma proprio lavorando “dietro le quinte” muove le fla della trama a suo piacimento!

E quante persone come lui esistono veramente? Fin troppe. Per questo è tanto inquietante e affascinante!

È la dimostrazione vivente che il male non sempre grida o uccide. A volte sussurra.
Ed è proprio in quel sussurro che si nasconde tutta la sua potenza.

Se sei un giovane scrittore o attore, l’antagonista di Otello può insegnarti due cose fondamentali:
che un cattivo va scritto con la stessa cura del protagonista,
e che la vera complessità sta nell’ambiguità, non nella confusione.

E tu? Hai mai scritto o interpretato un personaggio “doppio” come lui?

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