Pier Paolo Pasolini è stato uno dei protagonisti del dibattito sulle trasformazioni profonde subite dalla società italiana nel secondo dopoguerra. ha spaziato dalla poesia al romanzo, dal cinema al teatro, dalla saggistica al giornalismo.
Dedicando la sua vita alla riflessione sulle ingiustizie e le disuguaglianze sociali, ha pubblicato libri e film ancora oggi di fondamentale importanza per comprendere la società italiana uscita dalla guerra. L’importanza di questo grande uomo di cultura è fondamentale. Il pensiero di Pasolini è infatti materi di studio nelle migliori università italiane e straniere.
La vita di Pasolini: tra militanza e scandalo
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 da padre ravennate e madre friulana. L’unione dei genitori rappresenta per lo scrittore il frutto degli effetti dell’Unità d’Italia. Il padre proveniva infatti dal ramo cadetto di una famiglia nobile caduta in disgrazia mentre la madre, maestra elementare, proveniva da una famiglia contadina elevatasi al rango borghese.
Il legame con la madre riveste un ruolo importantissimo per Pasolini, anche per via dei contrasti con il padre. In seguito alla morte del fratello Guido, partigiano ucciso in battaglia, il loro rapporto si rinsalda ancora di più, al punto che alcuni critici hanno parlato di complesso edipico a proposito di Pasolini.
Durante gli anni della guerra si rifugia con la madre a Casarsa, dove esce Poesie a Casarsa, prima raccolta di Pasolini poeta. Nel 1945 conclude la sua laurea in Lettere all’Università di Bologna con una tesi sullo sperimentalismo linguistico di Giovanni Pascoli.
Negli anni successivi alla guerra decide di iscriversi al Partito Comunista e insegna in una scuola media in Friuli, seguendo le orme della madre. Ma già nel 1949 Pasolini è al centro di uno scandalo sessuale e viene sottoposto al primo dei tanti processi che lo vedranno imputato. È accusato di atti osceni in luogo pubblico e corruzione di minori.
Sospeso dall’insegnamento, espluso dal PCI e ripudiato dal padre per la sua omosessualità, si trasferisce a Roma.
Inizialmente il suo soggiorno nella capitale è difficile, essendo isolato e senza lavoro. Ma poi il contatto con l’autenticità delle borgate romane e allo stesso tempo il dialogo e l’amicizia con intellettuali del calibro di Calvino, Morante, Moravia, Ungaretti e Contini risollevano gli animi dello scrittore.
Ed è proprio negli anni romani che Pasolini si afferma con i suoi libri, film e scritti di critica come un intellettuale di primo piano.

I libri e il pensiero di Pasolini
«Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.»
Il soggiorno a Roma offre a Pasolini numerosi spunti di riflessione: oltre ad avere la possibilità di conoscere il dialetto delle borgate romane, lo scrittore ha modo di approfondire le sue riflessioni sui più deboli e sugli strati sociali ai margini della società.
Anche in questo caso, per Pasolini la responsabilità del divario tra classi è da attribuire ad una borghesia consumista e completamente disinteressata ai reali problemi della società italiana.
Prendendo spunto dalle riflessioni del Neorealismo sulle classi popolari, in parte Pasolini se ne discosta, proponendo una rappresentazione più sfaccettata. Gli ultimi non sono solamente creature deboli e indifese, ma sono spesso persone caratterizzate da impulsi e istinti contraddittori, a volte anche violenti.
Un intellettuale di sinistra?
È proprio sul senso profondo di un’ingiustizia sociale che lo scrittore innesta il suo Marxismo. A suo giudizio il capitalismo avrebbe soffocato e uniformato l’Italia contadina e preindustriale, da lui idealizzata.
Sia per la sua visione reazionaria e nostalgica, che per le contaminazioni con un Cristianesimo evangelico e pauperistico, gli intellettuali di sinistra rimproverano Pasolini di avere una visione quasi mitica dei problemi storico-sociali. Basti pensare alle forti critiche mosse nei suoi confronti all’indomani della pubblicazione del volume Le ceneri di Gramsci, raccolta di poemetti uscita nel 1957.
Tuttavia, Pasolini si dichiarerà sempre ateo e lancerà duri attacchi contro la Chiesa cattolica, pur sentendo forte in lui la presenza del Cristianesimo:
“In me ci sono duemila anni di cristianesimo: io con i miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono nel mio patrimonio, nel contenuto e nello stile.”
Ed è solo un esempio delle mille spinte contraddittorie che hanno animato il pensiero di Pasolini. Pasolini è difficile da incasellare, perché è un affascinante e complesso intellettuale… tuttavia per capire il suo pensiero, è bene dare un’occhiata alla sua produzione letteraria… soprattutto i primi romanzi, dove fa confluire molte delle sue riflessioni.
Ragazzi di vita
Gli anni romani sembrano dare uno scossone allo scrittore, che in città scrive alcuni dei suoi capolavori. Vince il Premio Carducci con La meglio gioventù, raccolta di poesie in dialetto friulano (1954). Poi Pasolini si cimenta nel genere del romanzo, dando alle stampe nel 1955 Ragazzi di vita.
Il libro racconta la storia del Riccetto e dei suoi amici. Ma è anche e soprattutto uno spaccato realistico di quelle borgate romane con cui lo scrittore viene in contatto in questi anni. Sono luoghi in cui i ragazzi sono costretti a vivere di sotterfugi, prostituzione e atti all’insegna dell’illegalità per tenersi a galla in una società che li vorrebbe solo vedere affondare.
Il romanzo ottiene un grande successo, ma suscita allo stesso tempo la reazione scandalizzata della Chiesa e di molti intellettuali. Accusano Pasolini di oscenità e bollano il libro come pornografico, a causa del tema della prostituzione maschile.
Sarà Ungaretti a difenderlo a spada tratta, definendo Ragazzi di vita come “uno dei migliori libri di prosa narrativa apparsi in Italia”.

Una vita violenta
Una vita violenta è il secondo importante romanzo di Pasolini, uscito nel 1959 per Garzanti. Concepito dapprima come continuazione di Ragazzi di vita, il libro prende poi in realtà una piega tutta nuova.
Le tematiche e i risvolti sono gli stessi dell’opera precedente di Pasolini. Ma in questo caso la storia si concentra sul personaggio di Tommaso Puzzilli, un ragazzo di borgata. Alla fine avrà un desiderio di riscatto sociale, vanificato da una morte improvvisa.
Anche in film come Accattone (1961) e Mamma Roma (1962), Pasolini riserva la stessa fine ai protagonisti, animati dall’ansia di essere reintegrati nella società.
Pasolini, dopo aver sottoposto il manoscritto ad una profonda revisione per evitare di incorrere in un processo, riesce ad arrivare finalista per il Premio Strega. Ma viene sbaragliato da Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
Tuttavia, il libro rimane al centro del dibattito critico, soprattutto per lo sperimentalismo linguistico. Lo scrittore sceglie di mantenere la parlata romanesca non solo nei dialoghi, ma anche nelle sezioni in cui a parlare è la voce narrante.
L’ esperimento non piace a molti intellettuali. Giorgio Petrocchi, che vi vede una forzatura e un’ “eccessiva soggiacenza del contenuto romanzesco al diktat gergo-dialettale”. Ma lo scrittore rivendicherà questa sua scelta:
“Ho voluto cambiare lingua abbandonando la lingua italiana, l’italiano; una forma di protesta contro le lingue e contro la società”.
Gli anni sessanta e l’approdo al cinema di Pasolini
Dopo essersi dedicato alla poesia dialettale attraverso raccolte come Poesia dialettale del Novecento (in collab. con M. Dell’Arco, 1952) e Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare (1955), Pasolini si cimenta anche nella critica letteraria in scritti come Passione e Ideologia (1960) e nella rivista da lui fondata Officina, dedicata alla critica contro il Neorealismo e la tradizione ermetica novecentesca.
Negli anni ‘60, però, Pasolini comincia a sentire una certa insofferenza verso un unico genere letterario e artistico. Pertanto si rivolge a nuovi mezzi espressivi, in particolare al cinema, al teatro e al giornalismo.
Ma è soprattutto nel cinema che il genio di Pasolini dà i suoi esiti più importanti. In un primo momento sceglie di trasferire i frutti della sua ricerca narrativa sul grande schermo, curando la regia di film come Accattone, Mamma Roma e La ricotta, in cui a dominare la scena è l’ ambientazione tutta romana.
Successivamente, lo scrittore bolognese porta il suo linguaggio cinematografico ad un nuovo livello.
Con il Vangelo di Matteo (1964), riesce a realizzare un’armonica fusione tra letteratura, pittura e musica, creando quel “cinema di poesia” di cui sarà fervente teorico. Esiti di questa ricerca si avranno anche nei successivi capolavori cinematografici di Pasolini, alcuni ispirati dalla tragedia classica, come Medea (1969), Edipo re (1967) e Teorema (1968), animati da un vero e proprio realismo visionario.
Infine, nella cosiddetta Trilogia della Vita, si avvia ad una riscoperta del sesso attraverso gli esempi più importanti della favolistica mondiale. Ne fanno parte i 3 film dedicati agli omonimi capolavori letterari Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una Notte (1974).
La misteriosa morte di Pasolini
Pasolini viene assassinato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 a Ostia da Pino Pelosi. Il “ragazzo di vita”, per sua stessa ammissione, avrebbe percosso con una tavoletta di legno lo scrittore, per poi investirlo più volte con la macchina, fino a rendere il suo cadavere quasi irriconoscibile. Il ragazzo avrebbe messo in atto una vendetta, dovuta alle insistenti avances sessuali di Pasolini.
Ancora oggi, tuttavia, questa storia non convince tutti, anche perché il ragazzo non presentava segni di colluttazione.
Subito dopo la morte dello scrittore, sono state avanzate altre ipotesi di omicidio premeditato, anche a causa degli ultimi controversi scritti del poeta. Secondo l’amico Sergio Citti, la sparizione delle copie del film Salò all’indomani della sua morte sarebbe da attribuire ad un incontro di Pasolini con la malavita per discutere sulla restituzione della pellicola.
Altri invece attribuiscono l’omicidio al libro Petrolio, romanzo uscito postumo nel 1992 in cui lo scrittore avrebbe dedicato un capitolo -poi sparito dai suoi appunti- alla controversa morte di Enrico Mattei.
Resta in ogni caso innegabile il ruolo di fondamentale importanza rivestito da Pasolini nel ‘900.
Egli è stato uno dei pochi a cimentarsi in tutti i generi della narrativa novecentesca. Romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e anche la poesia, chiudendo il secolo all’insegna di una parola letteraria che sa farsi viva voce.
