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Dentro la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi: audizioni, diploma e tanto altro

Indice dell'articolo

Siamo arrivati alla terza tappa del mio reportage “Dentro le grandi accademie di recitazione” che si propone l’obiettivo di creare un punto di contatto tra gli aspiranti allievi e chi si occupa di alta formazione tutti i giorni.

Dopo aver conosciuto più da vicino l’Accademia Internazionale di Teatro e l’Accademia d’arte drammatica Cassiopea, il direttore Marco Plini mi ha aperto le porte della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, facendomi conoscere una realtà teatrale dinamica in cui convivono più percorsi di formazione che dialogano tra loro: recitazione, regia, scrittura, danza, organizzazione e tecnica.

Puoi vedere l’intervista completa sul canale YouTube di Teatro per Tutti e su Spotify.

Nel corso dell’intervista mi ha spiegato cosa viene osservato durante le prove di ammissione, che tipo di percorso affrontano gli allievi e quale rapporto esiste tra formazione teatrale e mondo del lavoro.

Scuola Civica di Teatro Paolo Grassi: i punti principali dell’intervista

Marco Plini ha parlato di molti aspetti importanti della scuola, ma in questo articolo mi soffermerò sui punti salienti della nostra conversazione: quelli che possono essere più utili per chi sta prendendo seriamente in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso di alta formazione teatrale.

La Paolo Grassi: una scuola dove convivono più percorsi

Uno degli aspetti più importanti che Marco Plini ha illustrato è la natura multidisciplinare della Civica Scuola Paolo Grassi che non è solo una scuola per attori, ma un luogo in cui convivono più mestieri dello spettacolo.

Questo permette agli allievi di entrare in contatto con discipline diverse e di capire che il teatro non è fatto solo da chi sta in scena, ma da un sistema complesso di ruoli professionali e competenze diverse.

Gli studenti del corso di alta formazione in recitazione, per esempio, durante i tre anni di scuola hanno diverse occasioni di collaborare e realizzare progetti laboratoriali con gli studenti del corso di alta formazione in regia.

In questo modo tutti gli studenti delle varie discipline hanno anche la possibilità di confrontarsi e conoscere più da vicino la realtà e i compiti delle altre figure professionali dello spettacolo.

Civica scuola di teatro Paolo Grassi
Marco Plini, direttore e docente della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – photo credits: Denise Prandini

Alle audizioni non devi nasconderti

Un altro aspetto importante che è emerso dall’intervista riguarda l’atteggiamento degli aspiranti allievi durante gli esami di ammissione.

Marco Plini ha detto che spesso i candidati cercano di indovinare ciò che la commissione potrebbe apprezzare. Così facendo incorrono in un errore: si nascondono.

E tendono a nascondersi già quando scelgono il monologo, il dialogo e la poesia che dovranno portare alle audizioni. Scelta che poi spesso porta gli aspiranti allievi a esibirsi cercando soprattutto di stupire la commissione.

Per Marco Plini, invece, il pezzo da portare alle audizioni dovrebbe essere un testo con cui il candidato sente un legame reale: qualcosa che gli permetta di recitare davvero, senza sovrastrutture.

Ha poi ampliato il discorso, affermando che non serve arrivare con chissà quale importante preparazione, che al contrario potrebbe irrigidire l’interpretazione stessa del pezzo.

Naturalmente è necessario studiare seriamente il monologo, prepararlo con attenzione, ma è altrettanto importante avere bene in mente che la commissione non cerca persone che già “sanno recitare” ma persone con l’attitudine giusta per imparare.

Sono aspetti che già erano stati messi in luce sia da Sebastiano Valentini, docente dell’Accademia Internazionale di Teatro che da Tenerezza Fattore, direttrice dell’Accademia d’Arte Drammatica Cassiopea e che suggerisco di tenere in considerazione.

civica scuola di teatro paolo grassi
Photo Credits. Denise Prandini

La vita dentro la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Marco Plini mi ha poi raccontato com’è la vita quotidiana delle allieve e degli allievi dentro la scuola.

Scherzosamente, mi ha raccontato che ai genitori dei ragazzi fuori sede dice sempre che non devono preoccuparsi poi troppo dell’eventuale pericolosità di una grande città come Milano, perché i loro figli passeranno la maggior parte della loro vita proprio dentro le mura della scuola.

La Paolo Grassi, essendo una scuola riconosciuta dal MUR che rilascia un diploma accademico di primo livello, ha un piano di studi molto fitto che richiede un impegno costante.

Gli allievi infatti passano dentro la scuola almeno otto ore al giorno. E molti di loro, spesso, rimangono volontariamente anche oltre le ore di formazione per portare avanti progetti e laboratori.

È un impegno intenso e continuativo, ma è anche una delle ricchezze più grandi di un percorso formativo di alto livello: non permette soltanto di acquisire competenze, ma favorisce anche la nascita di legami, amicizie e collaborazioni che possono proseguire anche dopo la fine della formazione.

La vita dopo il diploma

Durante la nostra conversazione ho chiesto a Marco Plini in che modo la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi aiuta i suoi diplomati ad inserirsi nel mondo del lavoro. Mi ha spiegato che la scuola può contare su un importante sistema di relazioni con registi, teatri e altre realtà di spettacolo, con cui gli studenti già entrano in contatto durante gli anni di formazione.

Questo ovviamente è un grande vantaggio, perché consente ai giovani diplomati di conoscere e di farsi conoscere da chi già lavora nel mondo dello spettacolo.

Plini tuttavia ci tiene a precisare che il mestiere dell’attore è per sua natura precario e che, per quanto la Paolo Grassi possa fare da tramite, non può assicurare un lavoro continuativo. Anche per questo motivo i docenti apprezzano e incoraggiano le collaborazioni tra gli allievi dei vari percorsi formativi. Molto spesso, infatti, da queste collaborazioni nascono progetti e compagnie che possono trovare un supporto concreto da parte della scuola.

civica scuola di teatro paolo grassi
Photo Credits: Densie Prandini

Essere attori non vuol dire essere celebri

Durante l’intervista, Marco Plini mi ha raccontato come cambiano gli allievi alla fine del percorso formativo della Paolo Grassi. Oltre ad acquisire le competenze necessarie,secondo lui il cambiamento più significativo riguarda un altro aspetto: una maggiore consapevolezza del mestiere. Capire cioè che tramite il teatro e la recitazione si può, in qualche misura, contribuire alla società che ci circonda.

Da qui nasce una riflessione che credo valga la pena riportare . Ogni ambizione è legittima e sacrosanta, ma per chi vuole farel’ attore o l’ attrice di professione, avere come unico obiettivo la celebrità può rendere questo mestiere molto frustrante.

Se accanto a questa ambizione c’è anche una ragione più profonda — artistica, umana, culturale o civile — allora il mestiere dell’attore può offrire molte soddisfazioni, anche quando il percorso si rivela difficile.


È proprio questo ultimo aspetto che forse mi ha più colpito dell’intervista. Il direttore Marco Plini è stato molto lucido nel distinguere il desiderio di fare l’attore dal desiderio del successo.

Una distinzione che, secondo me, va messa in evidenza. E che mi spinge a fare anche un’altra piccola riflessione. Voler diventare attori perché ci piace recitare è importante, ma forsen non dovrebbe essere l’unica ragione.

Quando si sale su un palcoscenico non lo facciamo mai solo per noi stessi, ma anche per chi è seduto in platea e ci guarda. E se questo è vero per chi recita solo per hobby e passione, dovrebbe esserlo anche di piùsoprattutto per chi vuole fare l’attore o l’attrice per professione.

Se questo argomento ti interessa, allora iscriviti alla nrewsletter e non ti perderai nessuna intervista del reportage “Dentro le grandi accademie di recitazione”.

Immagine di Copertina – Photo credits, Denise Prandini

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