Con il mio reportage “Dentro le grandi accademie di recitazione” mi propongo un piccolo grande obiettivo: creare un ponte tra gli asprianti attori e attrici e chi si occupa di alta formazione teatrale tutti i giorni.
Il nostro viaggio oggi prosegue con la seconda tappa. Ho intervistato Tenerezza Fattore, direttrice e fondatrice dell’Accademia d’Arte Drammatica Cassiopea, per capire cosa significa formarsi come interpreti in un percorso che mette al centro non solo la tecnica ma anche l’ascolto, il corpo, la relazione con l’altro e la crescita personale.
Puoi vedere e ascoltare l‘intervista completa sul Canale YouTube di Teatro per Tutti e su Spotify.
Accademia d’Arte Drammatica Cassiopea: i punti principali dell’intervista
Durante l’intervista con Tenerezza Fattore sono stati toccati moltissimi argomenti: non solo il percorso formativo dell’Accademia Cassiopea, ma anche il significato che oggi può avere il teatro e la responsabilità che ogni artista del palcoscenico porta con sé quando si esibisce.
Di seguito, tuttavia, voglio riassumere i punti salenti della nostra conversazione, particolarmente interessanti per chi sta pensando seriamente di intraprendere un percorso di alta formazione teatrale.
Da dove nasce Cassiopea
Come la stessa direttrice Fattore ha raccontato nell’intervista, la decisione di fondare una scuola di recitazione è fortemente legata alla sua esperienza teatrale al fianco del suo maestro, Michele Francis.
In particolar modo è stata molto importante l’esperienza lavorativa presso Il Carro di Tespi, la compagnia itinerante di Francis. Una compangia teatrale che girava la penisola italiana in lungo e in largo e che in un anno poteva anche arrivare a realizzare più di mille repliche.
Tenerezza Fattore mi ha raccontato che quell’esperienza lavorativa le ha insegnato soprattutto due cose. La prima è l’impegno, anche fisico, che il mestiere dell’attore richiede.
La seconda è l’importanza di “tenere la scena” quando ci si esibisce. Saper catturare l’attenzione dello spettatore, anche di quello più distratto e indisciplinato, non è solo questione di bravura, è anche una responsabilità. Perché sul palcoscenico gli attori non devono solo divertirsi ed esibirsi, ma devono anche comunicare un messaggio, raccontare una storia.
È anche da qui che nasce l’identità di Cassiopea: una scuola che si rivolge non solo a chi ama recitare, ma anche a chi sente il bisogno di usare il teatro come strumento di espressione, comunicazione e creazione artistica.

Recitazione, corpo, energia.
C’è una frase che Tenerezza Fattore ha utilizzato in un video online che è “Insegnare è un atto del cuore”.
Durante l’intervista le ho chiesto di spiegarmi meglio che cosa intendesse. Al di là dell’spetto poetico della frase, dietro c’è un principio semplice, ma importante.
Recitare ha a che fare con le emozioni. E le emozioni non si esprimono solo con le parole, non passano solo attraverso la mente. Le emozioni si manifestano anche attraverso il corpo.
Per questo motivo, all’interno dell’Accademia Cassiopea, oltre alle tecniche base della recitazione, tra cui respirazione diaframmatica e dizione, viene data molta importanza al training fisico e al lavoro sull’energia dell’attore. In questo senso si inserisce anche il riferimento ai chakra, che nel metodo proposto dall’Accademia diventano uno strumento per osservare e comprendere il rapporto tra corpo ed emozione.
L’obiettivo è insegnare agli allievi a comprendere il proprio corpo, a riconoscere il modo in cui le emozioni si manifestano attraverso di esso. E successivamente saper utilizzare il proprio corpo con maggior consapevolezza per portare in scena i travagli emotivi dei personaggi. Senza poi trascurare l’importsnza di liberarsi di tutto questo, una volta che si scende dal palcoscenico.
La direttrice ha voluto precisare che questo lavoro sulle emozioni e sul corpo avviene in un contesto sereno. Gli allievi che non si sentono pronti ad affrontare questo tipo di training attoriale, sono liberi di non intraprenderlo.
Accademia Cassiopea: perché non fanno un semplice provino
Una delle cose che saltano agli occhi se vai a leggere il sito dell’Accademia Cassiopea è che, per essere ammessi, non è previsto un provino. La selezione avviene infatti tramite un stage intensivo – gratuito – di una settimana.
Tenerezza Fattore mi ha spiegato il motivo di questa scelta. La natura stessa di un’audizione mette l’aspirante allievo o allieva in una situazione di forte stress emotivo. In quella trentina di minuti in cui si consuma il provino, il candidato ha l’incombenza di dimostrare di avere le carte in regola per essere ammesso all’Accademia.
All’interno di una stage di una settimana, invece, gli aspiranti allievi vivono una situazione decisamente meno stressante. In un ambiente più sicuro e sereno possono sentirsi più a proprio agio. Inoltre hanno la possibilità di entrare in contatto e di lavorare con la maggior parte degli insegnanti che incontreranno durante il percorso formativo triennale. In questa maniera possono capire meglio se il metodo di lavoro e di insegnamento dell’Accademia Cassiopea è adatto alla loro indole.
Allo stesso modo, il corpo docente ha la possibilità di osservare gli aspiranti allievi con più attenzione. Durante lo stage, infatti, non viene valutato solo se gli aspiranti allievi “sanno recitare”, ma soprattutto viene osservato il loro modo di lavorare, di approcciarsi ai vari esercizi proposti. In questo modo i docenti riescono a farsi un’idea più chiara delle persone che hanno di fronte.
Ciò che viene osservato durante la settimana di stage orientativo riguarda soprattutto la disponibilità, l’ ascolto, la capacità di stare nel gruppo, l’apertura al lavoro. La bravura e il talento, infatti, non sono gli unici elementi che l’Accademia Cassiopea prende in considerazione per selezionare gli allievi.

Come prepararsi alla selezione
Successivamente ho chiesto come un candidato debba prepararsi per affrontare lo stage di orientamento e Tenrezza Fattore ha detto che non è necessaria una preparazione specifica.
Ha posto l’accento sul fatto che spesso chi vuole entrare in una scuola o accademia di alta formazione si sente in dovere di dimostrare di saper fare qualcosa. In realtà, dal suo punto di vista, è molto meglio che gli aspiranti allievi arrivino senza la pretesa di “saper recitare”, perché un’ accademia di recitazione ha proprio lo scopo di insegnarti a farlo.
A suo modo di vedere sono molto più importanti la voglia di imparare e la curiosità. Per questo motivo suggerisce di non perdere mai la voglia di guardare film, di andare a teatro e di leggere.
Questo è un tema che anche Sebastiano Valentini, docente dell’Accademia Internazionale di Teatro, ha affrontato nell’intervista che gli ho fatto.
Entrambi hanno infatti messo in evidenza l’importanza per un attore e un’attrice di accrescere la propria cultura teatrale e cinematografica. Guardare spettacoli, vedere film, leggere testi e confrontarsi con linguaggi diversi aiuta non solo a capire cosa ci piace, ma anche a intuire quale direzione artistica e professionale intraprendere.
Come cambiano gli allievi quando escono dall’Accademia Cassiopea
Dal momento che il metodo utilizzato dall’Accademia Cassiopea mette al centro il corpo e la relazione con l’altro, durante l’intervista ho chiesto a Tenerezza Fattore come cambiano gli allievi dopo i tre anni di formazione
Proprio il lavoro sulla fisicità e sul corpo porta molti allievi ad una crescita personale evidente. Una crescita dovuta anche al lavoro intensivo svolto all’interno dell’Accademia, dove i ragazzi e le ragazze sviluppano legami forti e imparano a conoscersi meglio, e antrare in relazione con gli altri grazie al lavoro teatrale.
L’alta formazione teatrale presso Cassiopea comporta quindi un percorso impegnativo e totalizzante, attraverso il quale si acquisicono non solo competenze recitative ma anche una maggiore sensibilità e consapevolezza. Secondo Fattore, questo percorso porta gli ex allievi a rapportarsi a ciò che li circonda in modo diverso rispetto a prima e, forse, anche più maturo.
Dopo il diploma: accompagnamento e mondo del lavoro
Anche a Fattore, come già avevo fatto con Sebatiano Valentini, ho chiesto cosa accade concretamente dopo il diploma.
L’Accademia Cassiopea rimane in contatto con gli ex allievi e continua a fornire loro supporto e consigli, anche tramite le realtà teatrali e cinematografiche con cui è in relazione. Può capitare che l’Accademia faccia da tramite, sgnalando ex allievi o proponendo loro sefltape a produzioni interessate.
Certamente, come è normale che sia, il diploma non ti assicura un lavoro solido e continuativo, anche per la stessa natura precaria del mestiere dell’attore. Tuttavia, il percorso può offrire strumenti, contatti e occasioni utili per iniziare a orientarsi nel mondo professionale con maggiore consapevolezza.
Ciò che mi ha colpito, parlando con Tenerezza Fattore, è che all’interno dell’Accademia Cassiopea il percorso formativo non separa mai la tecnica dalla persona.
Mi ha piacevolmente sorpresa anche il fatto che l’Accademia spinga gli allievi a conoscere più metodi di recitazione, ad accrescere la propria cultura non solo in ambito teatrale, ma anche attraverso il confronto con discipline diverse.
Certo, il lavoro sulla scena rimane centrale, ma l’Accademia Cassiopea sembra dare importanza e assecondare la curiosità degli allievi e sviluppare la loro disponibilità verso ciò che non conoscono ancora. Penso che questo sia molto importante, perché ritengo che solo attraverso la conoscenza di ciò che non si conosce si può davvero crescere come artisti e come persone.
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