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Paolo Villaggio: i film e la maschera di Fantozzi

Indice dell'articolo

Nel cinema italiano le maschere che hanno riflettuto sulle questioni sociali legate al nostro Paese sono tante. Questo perché, fin dal prima della settima arte la nostra tradizione è indissolubilmente legata a quella del teatro, e in special modo, alla commedia.

Da Totò a Checco Zalone, sono tante le maschere sempre uguali in contesti diversi che hanno saputo regalare momenti memorabili del nostro cinema passato e attuale. Tra tutti questi attori di commedia, e non solo ovviamente, spicca Paolo Villaggio, uno degli attori italiani più importanti di sempre. Lui è l’artefice della maschera di Fantozzi, la quale a differenza di molte altre è ancora oggi oggetto di studio per come è cambiata la percezione del suo status nei film interpretati dall’attore genovese. 

Paolo Villaggio è riuscito attraverso i primi due capitoli di Fantozzi, entrambi diretti da Luciano Salce, a raccontare il mondo del lavoro tramite un piccolo borghese che lavorava in fabbrica senza nessuna possibilità di un ascensore sociale. Attraverso il grottesco, il no sense e altri artifizi per ridicolizzare ogni personaggio e situazione, Villaggio è bravissimo a nascondere il dramma solo ad un primo sguardo mentre in alcune sequenze cerca un compromesso tra risata e dispiacere. E ci riesce benissimo.

Chiariamolo subito, i Fantozzi da tenere in considerazione sono unicamente quelli diretti da Salce. Purtroppo, con gli anni questa maschera si è svuotata del suo profondo significato ed ha abbracciato solo una cornice ridicola. 

Paolo Villaggio film
Un primo piano di Paolo Villaggio

Gli inizi

Classe 1932, Paolo Villaggio nasce a Genova in una famiglia borghese: il padre è ingegnere, la madre un’insegnante di lingua tedesca. Il contesto in cui cresce è assai tragico, nel 1941 quando la guerra impazza in Europa, la marina inglese colpì l’area della sua scuola. Quelle saranno Immagini che non dimenticherà mai.

Dopo il liceo s’iscrive a Giurisprudenza ma non termina gli studi per iniziare la carriera in teatro in un’importante compagnia filodrammatica della città. Il resto della sua parabola iniziale è tutta in crescendo e in diversi contesti. Collabora con il suo d’amico infanzia Fabrizio De André scrivendo anche i testi di alcune canzoni, tra cui Il Fannullone. Parallelamente inizia ad esibirsi anche in televisione, nello specifico, nel programma Quelli Della Domenica dove appaiono per la prima volta alcune sue maschere memorabili come quella di Fracchia. 

Il suo talento non termina mica qui. Nel 1971 esce il suo primo romanzo, una raccolta di alcuni racconti pubblicati dal giornale L’Europeo. Se pensate che Paolo Villaggio sia una personalità gradita in quella società vi sbagliate di grosso. Nonostante avesse dimostrato capacità notevoli in diversi spazi, Villaggio negli anni 60 ha un linguaggio troppo volgare, lui stesso è molto restio a una certa televisione perbenista e ingessata. Come possiamo leggere dal dizionario biografico della Treccani:

“Villaggio divenne straordinariamente popolare ma anche oggetto di un’avversione che affonda in una diffusa antipatia tale da alimentare in egual misura la sua notorietà: nella televisione italiana degli anni Sessanta, ispirata al decoro e all’ideale soppressione di conflitti dei salotti familiari della piccola e media borghesia, l’irruzione di un fantasista fallito dall’intonazione tedesca capace di accidentale autolesionismo e di latente aggressività nei confronti del pubblico («Zitta lei, vecchia imbecille!», disse a una popolare e anziana figurante del pubblico dello studio televisivo), ebbe l’effetto di un vero e proprio «colpo di Stato» (Arnaldi, 2018, p. 49)”

I primi film di Paolo Villaggio e i Fantozzi

Parlando dell’ambiente cinematografico, Villaggio esordisce come attore nel 1968 in una pellicola di Francesco Casaretti intitolata Eat it.

Da questo debutto recita circa in una decina di film fino al 1975, anno in cui è rilasciato Fantozzi nelle sale. Cosa racconta questo film? Semplicemente le disavventure del suo protagonista tra famiglia e lavoro. La fabbrica, i colleghi e tutto ciò che ne consegue sono raccontati attraverso un misto di alienazione personale e tirannie subite, specialmente dai capi di Fantozzi. Il suo unico amico è il ragionier Filini, interpretato da Gigi Reder.

Sono tante le sequenze e le espressioni diventate comuni e indimenticabili oggi, tanto da rendere Paolo Villaggio uno degli attori più iconici degli anni 70 e 80! C’è sicuramente chi pensa che La Corazzata Potemkin duri qualcosa come 15 ore, mentre invece supera di poco il minutaggio di un mediometraggio. Per capirci, un’ora e quindici minuti. Nelle righe precedenti accennavo al fatto che la maschera di Fantozzi è ancora oggetto di studio per come è stata rivalutata dalle generazioni successive, quelle che hanno conosciuto un precariato davvero ostico da superare.

Oggi, infatti, il ragionier Fantozzi è un uomo che ha una casa di proprietà, può permettersi un’auto, una figlia e persino delle vacanze. Certo, ovviamente la condizione di sconfitto rimane, tuttavia oggi il suo status sociale sarebbe stato completamente diverso.

Paolo Villaggio non ha solo recitato in commedie, difatti nei suoi ruoli più ricordati sono sempre citati i film La Voce della Luna e Io Speriamo che me la cavo, rispettivamente il primo di Fellini e il secondo della Wertmuller.


I riconoscimenti da lui ottenuti non sono tantissimi, tuttavia nella fase finale della sua vita ,tutti lo hanno voluto premiare per quello che ha realizzato. Dal David di Donatello alla Carriera al Leone D’oro alla carriera, l’attore genovese si è visto riconoscere il suo merito soprattutto alla fine.

Paolo Villaggio muore nel 2017 a causa di complicanze respiratorie dovute al diabete. Purtroppo, ancora oggi è ricordato solamente per i Fantozzi mentre come avete potuto leggere è stato attivo in numerosi contesti e sia chiaro, ho dovuto semplificare o non inserire molte altre attività da lui affrontate per ragioni di spazio. 

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