Nel nostro cinema non tutte le star italiane possono vantare una stella sulla Walk Of Fame di Los Angeles. Il protagonista di quest’articolo invece sì. Attore, doppiatore ed anche regista, Giancarlo Giannini è uno dei volti italiani più conosciuti all’estero ed anche in Italia, essendo stato dirompente sia al cinema, sia in televisione.
In questo articolo ci occuperemo soprattutto della sua carriera da attore e doppiatore perché, lo diciamo subito, come cineasta ha realizzato solo due film e nessuno di questi ha aggiunto qualcosa al suo curriculum. Se infatti non avesse diretto questi due lungometraggi non sarebbe cambiato nulla, avrebbe avuto la stessa considerazione e una fama intoccata.
Come attore Giannini è stato sia caratterista, sia protagonista, avendo partecipato a tantissimi film in carriera. Nel momento in cui scrivo, Giancarlo Giannini ha 82 anni e la sua filmografia vanta ben 156 apparizioni come interprete.
Anche chi non conosce il suo volto lo avrà sicuramente ascoltato come doppiatore in moltissime opere, vendo prestato la sua voce ad alcuni dei più importanti attori di Hollywood. Come attore Giannini invece ha interpretato una consistente varietà di ruoli, spesso legati alla malavita o in ogni caso a personaggi dalla morale ambigua.
Chi ha letto altri miei articoli avrà sicuramente intuito quale inizio di carriera ha avuto Giancarlo Giannini. Sì, sarà banale, ma anche il nostro protagonista di questo testo ha esordito in teatro dove ha ottenuti i suoi primi successi.

La formazione teatrale e il film d’esordio
Classe 1942, nasce a Pitelli (La Spezia) ma all’età di dieci anni si trasferisce con famiglia a Napoli dove si diploma come perito elettronico. Ha già subito le idee chiarissime perché a 18 anni s’iscrive all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma. Iniziando a studiare nella scuola di recitazione più prestigiosa d’Italia si fa subito notare e difatti ottiene diversi ruoli nelle produzioni teatrali di Franco Zeffirelli. Da Romeo e Giulietta a Sogno di una notte di mezz’estate, riesce persino a condividere il palcoscenico con l’attrice Anna Magnani nel dramma sentimentale a La Lupa tratto da una novella di Giovanni Verga.
Per quanto concerne il cinema, l’esordio accade nel 1965 con Libido di Ernesto Gastaldi e Vittorio Salerno. Questo debutto dice tutto sul suo volto, sulla predisposizione estetica perfetta per interpretare una persona ambigua. Difatti in Libido, Giancarlo Giannini, è un uomo impaurito dal fatto che suo padre fosse un maniaco sessuale e che lui possa ereditare questa natura.
L’incredibile carriera del Giannini attore e doppiatore
La sua carriera diventa immediatamente importante perché è una regista a notarlo prima di tutti. Stiamo parlando di Lina Wertmuller, cineasta che gli ha donato i suoi ruoli più iconici. Giannini lavorerà con tanti registi italiani di spessore, da Dino Risi a Ettore Scola, tuttavia fu proprio la Wertmuller spesso sottovalutata a fargli ottenere una nomination agli Oscar come miglior attore protagonista per Pasqualino Settebellezze. Un’altra interpretazione memorabile fu quella nel film Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto dove l’attore interpreta un siciliano comunista burbero che finirà per avere una relazione con una ricca borghese. Per comprendere le capacità attoriali di Giannini questa è un’opera che dovete assolutamente tenere in considerazione.
Parlando invece della sua carriera da doppiatore è stata la voce di Jack Nicholson in film famosissimi come Shining e Al Pacino in molti dei suoi lungometraggi migliori. Dotato di una forte personalità, di una voce inconfondibile e di un carisma davvero invidiabile, è oggi una delle figure più importanti in Italia nell’ambiente e infatti è uno degli attori più chiamati all’estero. Ha partecipato a prodotti come Hannibal di Ridley Scott, Mimic di Guillermo Del Toro, in alcuni James Bond e in molte altre pellicole.
Giancarlo Giannini e il suo pensiero sulla recitazione
Quello che non abbiamo detto è che il nostro attore è l’ultimo di una generazione di maestri della recitazione. Lui stesso, in un’intervista a Vanity Fair afferma:
“È cambiato un po’ tutto. Io ho una certa età, gli amici più cari sono morti, faccio parte di una generazione – Gassman, Mastroianni, Tognazzi, Volonté – che non c’è più, io sono l’ultima goccia. Quello era un cinema che raccontava anche in modo divertente il divenire dell’Italia.
Oggi non c’è più, in compenso c’è questa passione di fare la vita di tutti, Garibaldi, i Papi… È perché manca il coraggio, la fantasia. E ci si prende troppo sul serio, i grandi che ho conosciuto non lo facevano. Fellini veniva e tirava fuori il parmigiano da dentro la stagnola: “Stasera ci facciamo le tagliatelle”. La Magnani sul palcoscenico non faceva che scherzare. Altro che quegli attori che per fare un malato di Aids devono stare quattro mesi in ospedale. Mi ricordo le passeggiate con Rossellini, le serate con Gassman…”
Avrete capito che non è una persona che si fa problemi a parlare dei metodi di recitazione di oggi, ritenuti dalle persone e anche da molti critici necessari per fare un certo tipo d’interpretazione.
Giannini invece appartiene a tutt’altra scuola, forse più semplice e meno impaurita dal non rendere un personaggio davvero realistico, perché in fondo tutto è finzione.
