In Italia un regista e sceneggiatore come Nanni Moretti è un unicum del nostro cinema che forse non si ripeterà mai più. Al di là del gusto personale, un regista che all’interno dei suoi film mescola politica, critica cinematografica e questioni sociali raccontate in modo dissacrante e a volte grottesco non c’è mai stato.
Se dovessimo trovare un cineasta simile a lui, forse Woody Allen sarebbe l’esempio più vicino. Questa comparazione però vale soprattutto per la prima fase della carriera dell’attore e regista perché diciamo da subito che la sua carriera si divide in due fasi, quella giovanile e quella matura.
Quasi come se fosse davvero un altro, i suoi film sono diventati sempre più vicini a quel cinema borghese che lui generalmente disprezzava o che derideva. Chi è rimasto fedele e conosce benissimo questo artista potrebbe rimproverarmi di non aver visto Il Sol Dell’Avvenire, lungometraggio che riprende un po’ quell’ironia dei vecchi fasti ed è stato definito da molti un ritorno alle origini. Io ovviamente non sono d’accordo e vedremo il perché lungo quest’articolo che cercherà di mettere in luce un po’ tutto quello che c’è da sapere di un cineasta davvero unico nel nostro panorama.
Gli inizi di Nanni Moretti, l’esordio alla regia
Classe 1953, proviene da una famiglia molto colta. Il padre è uno storico e docente universitario di epigrafia greca, la madre una professoressa di lettere al ginnasio. Anche il fratello e la sorella di Moretti proseguiranno gli studi universitari mentre il nostro protagonista finito il liceo classico si diede immediatamente al cinema.
Dopo aver diretto alcuni corti, già molto particolari, nel 1976 esce il suo primo lungometraggio Io sono un autarchico. Già solo quest’esordio definisce il regista come uno dei più interessanti talenti nel cinema europeo. Per raccontare la genialità di questo e altri film della fase giovanile serve un po’ di contesto. Siamo negli anni 70 e la cultura comunista in Italia è fortissima, colta e molto rilevante a livello nazionale. Un dato su tutti: nell’anno d’uscita di Io Sono un Autarchico, il 1976, Berlinguer è segretario del partito comunista che è secondo partito d’Italia col 34,4 %.
Eppure, in questa pellicola ridicolizza tantissimo i giovani comunisti, compreso lui, e tutti quei post 68ini che finita la rivoluzione culturale sono rimasti senza un vero scopo. C’è già una tale consapevolezza del mezzo incredibile.
Vi siete mai chiesti come alcuni personaggi film e serie tv riescano a vivere a New York in enormi case facendo i camerieri o altri lavori poco stipendiati? Oggi nella critica se ne parla molto. Il nostro cineasta nel suo esordio già prendeva atto di questo pressapochismo. C’è infatti una scena dove il protagonista interpretato dallo stesso regista chiede al padre 200 mila lire e, come se stesse parlando a noi, dichiara di averlo fatto così se qualcuno si chiede come vive questo ragazzo, adesso lo sa.
La Fase giovanile
La Fase giovanile inizia nel 1976 con la pellicola poc’anzi analizzata e termina nel 1998 con Aprile. C’è chi in realtà preferisce far concludere questo ciclo filmico qualche film prima ma io preferisco quest’approccio.
I tratti stilistici più importanti di questa fase sono rispettivamente l’impegno politico, lo sguardo sul cinema attuale e la fragilità dei rapporti umani. Dal punto di vista della forma, invece, l’estetica di Moretti predilige una regia poco invisibile e ben evidente ma non dedita all’inquadratura ricercata o ad una fotografia curatissima in ogni momento. Questa è la fase ritenuta migliore dalla critica cinematografica e quella per cui i Cahiers du Cinema lo hanno elogiato.

La Fase Matura
Questo ciclo inizia nel 2001 con il film La Stanza Del Figlio con Laura Morante, Palma D’oro al Festival di Cannes. È un film lontanissimo dal periodo precedente e ha, dei suoi tratti stilistici ricorrenti, solo la fragilità dei rapporti umani, raccontati però, con toni assolutamente seri e non ironici.
I seguenti lavori sono tutti molto su questa linea, Nanni Moretti non appare più protagonista, non interpreta più l’alter ego enfatizzato di se stesso e la critica cinematografica è completamente sparita. Sono lontani i tempi in cui derideva la Wertmuller vomitando un liquido dallo strano colore.
Il Sol Dell’Avvenire è stato discusso da molti critici, anche dallo stesso regista che ha inserito qualche easter egg, un ritorno alle origini. Invece secondo l’opinione di chi scrive è solo un film nostalgico che non ha più quell’aggressività, quella spocchia meravigliosa che invece caratterizzava il Moretti giovanissimo.
Non è necessariamente un difetto e nessuno di noi dovrebbe fargliene una colpa. Questo cineasta rimane e rimarrà uno dei più interessanti a livello europeo dopo la seconda metà del Novecento. Io continuo però a preferire di gran lunga la fase giovanile. Quell’artista è oggi, anche d’oltreoceano, memorabile.
